martedì 16 luglio 2013

Anatomia di un suicidio "democratico"

 Intervista ad Alessandro Gilioli
Voce Repubblicana, 16 luglio 2013
di Lanfranco Palazzolo

Il Pd non ha una sua identità politica. Lo ha detto alla “Voce” il caporedattore de “l’Espresso” Alessandro Gilioli, autore di “Chi ha suicidato il Pd” (Imprimatur Editore), libro che analizza gli errori del Partito democratico nell’ultima campagna elettorale fino alla rielezione del Presidente della Repubblica Napolitano e alla formazione del governo tra Pd e Pdl.
Alessandro Gilioli, qualche mese fa lei aveva pubblicato un libro dal titolo “Bersani ti voglio bene”. Oggi ne pubblica un altro dal titolo molto polemico.
“Il precedente libro su Bersani era polemico nei confronti della segreteria del Partito democratico. Si trattava di un appello a non fare le cose che poi i dirigenti del Partito democratico e Bersani hanno poi fatto. Non voglio rivendicare la coerenza ad ogni costo, ma le cose stanno così. In quel libro era contenuto un appello al segretario del Pd Bersani affinché non si suicidasse. Alla fine è andata proprio così, ahimè! Devo dire che tra questi due libri c’è una continuità di fondo. ‘Bersani ti voglio bene’ era anche un libro ironico, rappresentava un rifacimento del ‘Berlinguer ti voglio bene’”.
Qual è il problema del Partito democratico?
“Oggi ci troviamo di fronte ad un Partito democratico praticamente indeciso su tutto, che si trova a fare i conti con una grossa carenza identitaria e incapacità di darsi degli obiettivi. L’unico obiettivo del gruppo dirigente attualmente in carica sembra essere solo quello dell’autoperpetuazione. Questo gruppo di potere non ha nessuna strategia perché in realtà non ha nessun obiettivo a cui tendere. Questo comportamento ha portato ad una campagna elettorale del tutto assurda. Tutto questo accadeva mentre Berlusconi ha fatto una campagna elettorale basata sulla riduzione della pressione fiscale e sull’abolizione dell’IMU. Lo stesso ha fatto Beppe Grillo, che ha incentrato la sua campagna elettorale sulla lotta alla casta”.
Che tipo di campagna elettorale ha fatto il Pd?
“Il Pd ha fatto quel poco di campagna elettorale su quanto avrebbe dovuto discostarsi dall’agenda Monti. Si è trattato di acqua tiepida senza alcuna identità politica. Questo comportamento ha portato ad un risultato pessimo. Questa crisi identitaria ha portato a tutti gli errori successivi. Nel giro di pochi giorni il Pd ha cambiato e stravolto la propria strategia politica. In un primo tempo sembrava che questo partito potesse allearsi con Mario Monti e poi ha tentato di allearsi con il Movimento 5 Stelle. Gli altri errori sono arrivati nel momento in cui si doveva decidere il candidato al Quirinale. E’ stato scelto Franco Marini, candidato favorevole alle larghe intese per poi passare all’antiberlusconiano Romano Prodi, per tornare a Giorgio Napolitano. Questi cambiamenti hanno manifestato una carenza identitaria”.

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