sabato 20 luglio 2013

Il codice penale contro l'industria

Intervista a Marco Pucci
Voce Repubblicana, 20 luglio 2013
di Lanfranco Palazzolo

Il sistema Italia non è in grado di attrarre investimenti a causa della sua burocrazia e perché manca un sistema in grado di recepire nuove politiche industriali di sviluppo. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” Marco Pucci, amministratore delegato della ThyssenKrupp Acciai Speciali Terni a margine del convegno organizzato a Roma da “Reti” su “Giustizia e industria”.
Marco Pucci, lei ha vissuto un’odissea giudiziaria. E’ stato condannato, in qualità di responsabile marketing della multinazionale per la quale lavora, dai giudici che si sono occupati del rogo alla ThyessenKrupp di Torino pur non avendo avuto nessuna responsabilità diretta con quel fatto e non avendo mai messo piede a Torino. E’ vero?
“Dopo tanti anni – l’incidente accadde nel dicembre del 2007 – ancora mi chiedo il motivo per il quale sono stato condannato. Nel giudizio di primo grado sono stato condannato a 13 anni ½. In appello la pena è stata ridotta a sette anni. Da omicidio doloso si è passato ad omicidio con colpa cosciente. Adesso stiamo aspettando il giudizio della Cassazione”.
Come ha vissuto questa situazione?
“Quella che ho vissuto è indubbiamente una situazione da incubo. E’ difficile riuscire a farsi una ragione di questa condanna. Io ero nel Consiglio di amministrazione della ThyessenKrupp e degli Acciai speciali terni. In quel periodo ero delegato al Marketing. Io non avevo mai messo piede a Torino e non conoscevo nemmeno la linea di produzione dell’azienda nel capoluogo torinese. Mi sento completamente innocente. In un ‘intervista ad un grande quotidiano nazionale mi venne chiesto se avessi intenzione di fuggire all’estero per evitare la condanna definitiva. Io risposi semplicemente che un innocente non scappa. I giudizi che furono espressi dopo le sentenze mi hanno lasciato perplesso. Ho letto sui giornali che la sentenza sulla ThyessenKrupp era stata esemplare, come se fosse un dovere condannare per forza un imputato. La giustizia deve essere una giustizia giusta. Io sono fiducioso. Ritengo che alla fine la giustizia, quella vera, prevarrà”.
Ritiene che la cattiva giustizia sia un freno allo sviluppo del nostro paese? Qui non si tratta di negare il ruolo della giustizia, ma di distinguere quando la giustizia frena lo sviluppo. Ritiene che nella giustizia italiana ci sia un pregiudizio nei confronti del mondo produttivo?
“Se ci sia un pregiudizio o meno non sono in grado di valutarlo. Chiunque abbia intenzione di investire dei capitali nel nostro paese deve avere un sistema in grado di recepire questi investimenti. Ecco perché ci vogliono certezze del diritto e delle autorizzazioni burocratiche. E’ chiaro che il sistema Italia non è in grado di attrarre investimenti da parte di imprese estere”.

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