venerdì 5 luglio 2013

Quello non era l'ultimo ragioniere della Santa Sede

Intervista a Maurizio Turco
Voce Repubblicana, 5 luglio 2013
di Lanfranco Palazzolo

Mons. Scarano non era l’ultimo ragioniere della Santa Sede. Lo ha detto alla “Voce” Maurizio Turco autore, insieme a Carlo Pontesilli e Gabriele Di Battista, di “Paradiso Ior. La banca vaticana tra criminalità finanziaria, politica e riciclaggio di denaro. Dalle origini al crack Monte dei Paschi” (Castelvecchi).
Maurizio Turco, come possiamo valutare le dimissioni del Direttore generale dello Ior Paolo Cipriani e del suo vice Massimo Tulli nell’ambito delle inchieste che li riguardano?
“Il Vaticano e lo IOR continuano a reagire a quelle che sono le iniziative delle Repubblica italiana. Queste dimissioni sono qualcosa di grave e di importante rispetto a quello che è accaduto finora sulla copertura di responsabilità e responsabili. La teoria che stiamo sviluppando da anni – con le nostre interrogazioni al Parlamento europeo – dimostrano che da anni abbiamo denunciato una centrale di riciclaggio all’interno dell’Unione europea. Questo è un dato di fatto. Per anni abbiamo chiesto quale necessità ci fosse per mantenere questa banca in Vaticano. Il Vaticano ha bisogno di una banca? La storia di questa banca è una storia di scandali.   Il problema è che questa banca non è affatto in grado di autocontrollarsi”.
Quali valutazioni avete fatto su mons. Nunzio Scarano, ex responsabile del servizio di contabilità analitica dell’Amministrazione del patrimonio della Sede Apostolica (Apsa), l’organismo che gestisce i beni della Santa Sede, che è finito in carcere con l’accusa di corruzione?
“Mons. Scarano era uno dei dirigenti dell’Apsa, anche se si vuole farlo passare come uno degli ultimi ragionieri. Ci troviamo di fronte ad un quadro chiarissimo. C’è solo bisogno di ammettere le proprie responsabilità di mancata vigilanza. Questo è il minimo sindacale che si chiede. C’è stata una connivenza di tutte le alte sfere curiali che hanno coperto questo modo di fare. Nonostante quello che è accaduto con il caso Marcinkus in questa vicenda non cambia assolutamente nulla. Negli anni ’80 i metodi dello IOR erano istituzionalizzati. Adesso vengono fuori dei casi che sembrano personali. Ma non è così. La mancanza di controlli interni allo IOR è un dato incontestabile. L’ex Presidente di questa banca, Ettore Gotti Tedeschi, non poteva nemmeno sapere nemmeno chi aveva i conti allo IOR. E per questo ha lasciato il suo incarico. Ecco perché chi entra ai vertici dello IOR viene da grandi banche”.
Papa Francesco riuscirà a cambiare questa situazione che imbarazza la Chiesa?
“Senza le decisioni del giudice Nello Rossi, che ha scoperchiato questa inchiesta, non si sarebbe arrivati a questa riflessione. Anche il Papa ha dimostrato di voler cambiare il corso delle cose per lo IOR e ha cancellato il clima di connivenza che c’era in Vaticano su queste vicende”.

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