martedì 9 luglio 2013

Per eliminare le province basta un articolo

Voce Repubblicana, 9 luglio 2013
Intervista a Gregorio Gitti
di Lanfranco Palazzolo

Dal Governo Letta mi aspetto un ddl costituzionale semplice e stringato che abroghi le province. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il deputato di Scelta Civica per l’Italia Gregorio Gitti, responsabile dell’ufficio per gli enti locali del partito.
Onorevole Gitti, cosa pensa della bocciatura della Corte Costituzionale della riforma delle provincie che aveva avviato l’ex Presidente del Consiglio Mario Monti e del progetto, dell’attuale Governo, di varare un ddl Costituzionale che elimini le province?
“La riforma che aveva avviato l’ex Presidente del Consiglio Mario Monti è stata bocciata solo per una motivazione tecnico-formale: è stato utilizzato il decreto legge. Il Governo Monti ha dovuto fare tante cose in poco tempo e aveva pensato all’accorpamento delle province. Il Governo Letta ha intenzione di presentare un ddl costituzionale a ridisegnare tutto il sistema delle autonomie. Mi aspetto un ddl costituzionale molto secco e semplice che abroghi le province. In questo momento le province assorbono spese per 10 miliardi. Queste competenze possono essere spalmate tra le regioni e i comuni. Ma questa riforma deve essere fatta nell’ambito della riforma del titolo V della Costituzione. Deve essere ridisegnata la mappa della divisione territoriale e delle competenze tra gli enti. Occorre immaginare nuove forme di gestione territoriale anche tra regioni e comuni. Trovo che sia assurdo affidare il tema dell’energia alle competenze delle regioni. Ci vuole una configurazione più efficiente nell’ambito dei servizi e della finanza”.
La riforma, se fatta male, potrebbe aumentare i costi della spesa pubblica? Riallocare lavoratori e competenze non è una scelta semplicissima. Non trova?
“Certo, questo è vero. Ogni riforma comporta una fase esecutiva, come avviene nell’ambito delle fusioni societarie. Ci deve essere un ‘piano industriale’ e uno sforzo notevolissimo che comporta la collaborazione di tutti e dei sindacati, che devono dimostrare una rapidità delle decisioni e una certa lungimiranza. In questo caso il compito che aspetta questa riforma non è semplice. Se non si fa qualche cosa il nostro Stato non riuscirà a reggere”.
Cosa pensa delle riforme delle province avviate dalle Regioni a Statuto speciale come la Sicilia, che ha istituito oltre 30 consorzi, e la Sardegna, dove è in corso un braccio di ferro tra le province abolite e la regione?
“Non possiamo immaginare che le regioni a Statuto speciale si inventino regole diverse dalle altre regioni a statuto ordinario. E’ necessario che venga assunta una decisione nazionale che valga per tutti e non solo per le Regioni a Statuto Speciale. Alcune forze conservatrici hanno vinto la partita in Sicilia. Credo che il Regionalismo a Statuto Speciale deve essere oggetto di un’attenta riflessione”.

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