martedì 23 luglio 2013

Quella giustizia fa scappare gli investitori

Voce Repubblicana, 23 luglio 2013
di Lanfranco Palazzolo
Intervista a Paolo Sarzana
 
La giustizia italiana non è una garanzia per attrarre gli investimenti dall’estero. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” Paolo Sarzana, responsabile comunicazione e marketing di Teleperformance multinazionale francese che fornisce servizi alle imprese tramite call center sia di custumer care (assistenza al cliente) sia di telemarketing (vendita di prodotti e servizi) – impiega nel nostro Paese 3.200 dipendenti (tra quattro sedi e soluzioni di telelavoro) e con un fatturato di 100 milioni è il terzo player in Italia.
Paolo Sarzana, qual è il rapporto tra giustizia e industria nel nostro paese e quanto è difficile affrontare il mercato quando si incontra la malagiustizia?
“Non posso dare alcuna testimonianza per quanto riguarda la giustizia penale. Non ho mai avuto esperienze relative a questo settore della giustizia. Potrei obiettare sul tema della giustizia amministrativa. Questo è un settore che non sempre ha una precisa comprensione di cosa significa fare impresa. Ogni anno dobbiamo affrontare delle pastoie burocratiche che rendono difficile il nostro lavoro. Invece di essere d’aiuto all’occupazione questa realtà di pone come ostacolo allo sviluppo. Noi operiamo soprattutto al Sud, in una provincia difficile come Taranto”.
In che circostanze avete trovato ostacoli con la giustizia?
“Noi siamo stati i primi e l’unica azienda in Italia ad applicare il decreto Damiano del 2007 che provvedeva alla trasformazione dei contratti a progetto in contratti di lavoro subordinato. Questo passaggio permise l’assunzione di 2000 dipendenti nella nostra sede di Taranto. Ma nel 2010 abbiamo ricevuto una cartella esattoriale di ben 17 milioni di euro da parte di Gerit-Equitalia per questioni burocratiche. Per risolvere questo problema abbiamo dovuto pagare 200mila euro e sprecare tante energie. Si è trattato di un grande dispendio di tempo e denaro per la nostra azienda che continua a dare tanti posti di lavoro al Sud. E questo si è rivelato un grande problema per noi”.
Lei sarebbe favorevole all’introduzione di una norma che stabilisca la responsabilità civile per i magistrati?
“Ci sono tante professioni che contemplano una responsabilità diretta per chi le svolge. I giornalisti ed altri professionisti pagano per i loro errori. I magistrati non sono responsabili per le loro decisioni. Questo non vale per i magistrati che decidono su questioni che hanno ripercussioni incredibili nel campo del lavoro, dello sviluppo e dell’occupazione”.
Pensa che il Pil del nostro paese sarebbe più alto senza la malagiustizia?
“Le aziende straniere che investono in Italia, prima di farlo, fanno una verifica sul sistema giudiziario del nostro paese, sui tempi dei processi. Il nostro paese parte chiaramente penalizzato dal punto di vista di chi vorrebbe investire da noi”.

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