mercoledì 3 luglio 2013

Silvio è il centrodestra

Intervista a Paolo Armaroli
Voce Repubblicana, 2 luglio 2013
di Lanfranco Palazzolo

Silvio Berlusconi continua ad essere il centrodestra. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” Paolo Armaroli costituzionalista ed ex parlamentare di Alleanza Nazionale. Ecco cosa ci ha detto.
Onorevole Armaroli, cosa pensa della sentenza del processo di Milano sul caso Ruby e quali effetti politici potrà determinare?
“Devo dire che le sentenze, quali che esse siano, vanno rispettate. Ma visto che si tratta di una sentenza di primo grado direi che è inutile fasciarsi la testa prima di essersela rotta. Per quanto riguarda il futuro del Pdl, se per questo soggetto politico si può dire che ha un leader senza partito per il Pd invece assistiamo ad un partito senza leader. Questo la dice lunga. Le cose non vanno estremizzate. Berlusconi continua ad essere il centrodestra. La sua presenza ha permesso una sua rimonta incredibile, simile a quella delle elezioni politiche del 2006. Basta osservare quello che è accaduto alle ultime elezioni amministrative, nel corso delle quali Silvio Berlusconi non ha corso. Un partito senza Berlusconi è un azzardo. A meno che non si voglia una squadra materasso della quale il Partito democratico farebbe polpette”.
Come ha visto il dibattito intorno alla figura di Marina Berlusconi?
“Se ne parla. Ha un cognome importante ed impegnativo come quello di Berlusconi. Secondo quanto leggo ha delle capacità organizzative fuori dal comune. Questo sarebbe un elemento di arricchimento per tutta la coalizione. Il Fronte Nazionale in Francia si è rigenerato grazie al ruolo di Marine Le Pen, che ha continuato l'opera del padre”.
Nel Pdl, qualcuno sostiene l'ipotesi dello sganciamento del partito da questa maggioranza dopo la sentenza Ruby. E qualche ministro non ha fatto mistero che sarebbe disponibile alle dimissioni se Berlusconi lo chiedesse. Cosa ne pensa?
“Non voglio mettermi nei panni di Silvio Berlusconi. Penso che il leader del Pdl, molto responsabilmente, ritenga che si possa ancora andare avanti per un certo percorso. Credo che la sentenza di Milano non abbia fatto piacere ad Enrico Letta. L'attuale Presidente del Consiglio teme che i falchi di destra e di sinistra possano avere la loro rivalsa contro questa formula di governo. Ma il Governo Letta è chiamato a fare riforme molto importanti che sono state rimandate per anni. E mettere tutto questo in discussione è un azzardo”.
Crede che sulla giustizia sia opportuno tentare la strada referendaria su temi quali la separazione delle carriere e la carcerazione preventiva?
“I referendum sono molto importanti. Basta osservare quello che è accaduto nel 1993. Il referendum elettorale ha cambiato la geografia politica italiana. Visto che il legislatore non ha fatto nulla per cambiare i la giustizia del nostro paese, ben vengano questi quesiti. Oggi ne abbiamo bisogno”.

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