sabato 31 agosto 2013

A Parigi c'è un compagno neogollista



Intervista a Riccardo Nencini
Voce Repubblicana, 31 agosto 2013
di Lanfranco Palazzolo

Il ministro degli Esteri Emma Bonino ha assunto una posizione chiara e puntuale sulla Siria. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il segretario del Partito socialista italiano Riccardo Nencini.
Onorevole Nencini, cosa pensa della posizione assunta dal nostro paese sulla crisi in corso in Siria?
“La posizione espressa dal ministro Emma Bonino è stata puntuale, chiara ed ha evidenziato il ruolo che sta giocando l’Italia di fronte alle Nazioni Unite e con l’Europa. Il ministro degli Esteri ha parlato delle iniziative assunte dall’Unione europea e da quelle che stanno per essere assunte dopo che si è appreso dell’utilizzo delle armi chimiche da parte del regime di Assad. Prima di definire ogni funzione interventista e di avallare un intervento militare, noi pensiamo che serva il placet delle Nazioni Unite. E’ impossibile che l’Italia ne possa fare a meno. Rimane però sul tappeto la questione umanitaria come dovere istituzionale. E questo va sottolineato”.
Come lei sa, la Turchia segue il conflitto in Siria parteggiando per i ribelli scesi in campo contro Assad e a fianco degli altri sunniti in lotta contro Damasco. Che ruolo possono avere in questo conflitto i paesi che confinano con la Siria?
“La questione medio orientale si presta a due caratteristiche del tutto nuove. La questione israelo-palestinese non è più centrale nell’ambito della questione medio orientale. Ma lo sono altre questioni importanti come la Siria, la Turchia, il Libano. I cambiamenti che abbiamo visto in questi ultimi due o tre anni non si fermeranno qui. Questa è la mia opinione. Le organizzazioni internazionali hanno ormai un ruolo marginale, come ad esempio le Nazioni Unite. Invece, hanno un ruolo importante i paesi che agiscono all’interno del conflitto, come la Turchia e la Russia.  Mosca, sta provando ad avere in Medio Oriente quel ruolo che aveva all’epoca dell’Urss”.
Pensa che gli Stati Uniti faranno sul serio in Siria? Nell’ultimo anno hanno minacciato più volte un intervento, ma non hanno fatto nulla.
“Nulla ci dice che facciano sul serio veramente. In questi ultimi anni abbiamo avuto una conferma opposta del comportamento americano che si è disinteressato progressivamente di quello che stava accadendo in Medio Oriente e nel mondo arabo. Gli Usa non hanno predisposto nulla per un attacco in Siria”.
Lei è socialista. Non le dispiace che il Presidente della Repubblica francese, il socialista Hollande, abbia assunto una posizione favorevole all’intervento in Siria?
“Da Sarkozy in poi la Francia è tornata ad attuare una politica neogollista. A sua tempo la Francia aveva rifiutato di entrare nella Nato e aveva una sua posizione di politica estera slegata dagli altri paesi occidentali. Temo che oggi la Francia e stia percorrendo di nuovo quel tipo di strada”. 

venerdì 30 agosto 2013

Morsi ha governato male l'Egitto



Intervista a Elio Palmizio 
Voce Repubblicana, 30 agosto 2013
di Lanfranco Palazzolo

L'ex premier egiziano Morsi non ha saputo governare l'Egitto. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il deputato Elio Palmizio del Popolo della Libertà, membro della Commissione Esteri a Montecitorio.
Senatore Palmizio, gli Stati Uniti hanno scoperto che il regime siriano di Assad utilizza le armi chimiche per massacrare i ribelli che tentano di rovesciare il suo regime. Cosa pensa del possibile intervento e della posizione assunta dal nostro paese?
“L'audizione che abbiamo svolto il 27 agosto era dedicata alla situazione in Egitto, ma il massacro di circa 1300 civili in Siria ha provocato un clima di indignazione in tutto il mondo che abbiamo pensato bene di occuparci anche della drammatica situazione in Siria. L'utilizzo delle armi chimiche è un gravissimo crimine contro l'umanità e come tutti gli atti di questo genere deve essere perseguito dalla Comunità internazionale. Ma – come ha detto il ministro Bonino – l'Italia non intende fare alcuna mossa a meno che non ci sia un preciso rimando da parte del Consiglio di sicurezza dell'Onu”.
Non ci sono altre strade?
“Si può tentare un ricorso alla Corte penale internazionale de l'Aja sui crimini di guerra. Sarà molto difficile che da parte del Consiglio di sicurezza ci sia un intervento esplicito visto che pende su questo organo un veto della Russia e forse anche quello della Cina”.
Cosa pensa di quello che sta accadendo in Egitto?
“In questo paese è in corso uno scontro durissimo tra arabi sunniti, mentre in Siria i contendenti sono gli arabi sunniti contrapposti agli sciiti. Personalmente non sono d'accordo con questo discorso. In Egitto si sta verificando un contrasto ad un modo di governare totalmente fallimentare  da parte di una setta pericolosa che porta il nome di Fratelli musulmani. Il partito che faceva riferimento al premier incarcerato Morsi non ha governato il paese e non ha fatto nulla per il paese. In questi mesi era in corso una pericolosa deriva autoritaria. Ad esempio, in altri paesi come la Tunisia stanno facendo altri accordi tra laici e fratellanza musulmana”.
L'errore di Morsi è stato quello di non accettare le richieste del FMI di fare le riforme economiche?
“Il suo errore è stato quello di non fare alcuna riforma economica e il tentativo di cambiare la Costituzione in una forma più autoritaria di quanto non lo fosse in passato durante il regime di Mubarak. Morsi ha dimostrato di non essere in grado di governare l'Egitto economicamente ed istituzionalmente”.
Che ruolo ha avuto la magistratura egiziana nel crollo del regime di Morsi?
“La magistratura si sta comportando come un potere terzo rispetto al Governo e agli altri poteri dello Stato egiziano. Lo abbiamo visto nei procedimenti intentati all'ex capo dello Stato Mubarak, che è stato prosciolto dalle accuse più gravi”. 

giovedì 29 agosto 2013

Meno male che Emma è coerente



Intervista a Gea Schirò Planeta
Voce Repubblicana, 29 agosto 2013
di Lanfranco Palazzolo

La posizione assunta dal ministro degli Esteri Emma Bonino sulla Siria è stata di coerenza e riflessione. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” l’onorevole Gea Schirò Planeta di Scelta Civica, membro della Commissione Affari comunitari.
Onorevole Schirò, cosa pensa della posizione di prudenza assunta dal nostro paese sulla crisi siriana e dopo che si appreso dell’utilizzo di armi chimiche da parte del regime dittatoriale di Assad?
“Non è stata una posizione di prudenza, ma di coerenza e riflessione politica. L’esperienza del ministro Emma Bonino è una garanzia. Da lei ci aspettavamo una posizione come questa. Dal dibattito che si è svolto nelle Commissioni esteri congiunte di Camera e Senato sono emerse delle novità nell’espressione dei punti di vista. Nel mio intervento ho parlato della posizione della Turchia. Secondo me questo è il momento giusto per affrettare l’ingresso della Turchia nell’Unione europea perché, in questo modo, si romperebbe quel fronte arabo saudita e turco di sostegno ai ribelli e si incoraggerebbero dei segnali all’Europa”.  
Come giudica l’inasprimento assunto dall’amministrazione americana sul conflitto. Questo è dovuto alla posizione assunta dal Segretario di Stato Usa Kerry oppure dai repubblicani?
“I repubblicani hanno sempre avuto una linea chiara a favore dell’interventismo americano negli scenari internazionali. Il capo dei servizi segreti dell’Arabia Saudita, che gestì l’acquisto di armi per 40 milioni di Sterline dall’Inghilterra, non è un pacifista. Secondo me quello non è il punto. I grandi giochi politici ci sono in queste mediazioni interne di cui noi non siamo a conoscenza. La prudenza c’è stata, ma gli interessi Usa dell’area sono diminuiti. Il problema è l’Europa e non la posizione degli Stati Uniti. L’Unione europea potrebbe creare una grande NAFTA del Mediterraneo, ampliando gli scambi anche con il Medio Oriente e il Maghreb”.
E’ preoccupata della situazione in Egitto, paese in cui  lo scontro tra le fratellanze musulmane e la giunta militare torna periodicamente? I militari hanno fatto bene ad affidare il governo ad un economista liberale?
“E’ difficile giudicare gli eventi in paesi dove non esiste un’agibilità democratica. Non dobbiamo dimenticare che anche Mubarak era un generale dell’esercito egiziano. Il disastro politico dell’Egitto è stato provocato anche da una Costituzione scritta troppo in fretta e senza contare sull’apporto di altri paesi vicini. Questa accortezza è stata messa in atto dall’Afghanistan che si è avvalso dei contributi di altri costituzionalisti arabi, americani ed europei. I militari hanno riportato il ceto medio produttivo alla serenità, ma i crimini commessi dalla Giunta militare nelle piazza del Cairo e in altri luoghi del paese rientrano nei crimini contro l’umanità”.

Il Corriere della Sera online cita "Il Parlamento inutile"

A sentire Gabriele Turi, nello scorso ventennio il fronte berlusconiano avrebbe perseguito con successo un disegno di conquista dell’egemonia intellettuale. Ma nel suo libro La cultura delle destre (Bollati Boringhieri) cita soprattutto iniziative abortite, riviste defunte, fondazioni inoperose. Ma quale egemonia? Semmai il saggio di Turi illustra due fenomeni diversi, con cui l’esperienza politica del Cavaliere ha rapporti solo indiretti: la crisi devastante dell’intellighenzia di sinistra, da cui provengono quasi tutte le «teste d’uovo» berlusconiane, e la persistenza di un antico senso comune conservatore, un po’ bigotto e assai refrattario all’antifascismo, tornato a galla proprio grazie al naufragio dell’ideologia progressista.
Assai più utile, per capire il prolungato successo del Cavaliere, risulta il saggio di Giovanni Orsina Il berlusconismo nella storia d’Italia (Marsilio), che presenta il messaggio politico del proprietario di Mediaset come «un’emulsione di liberalismo e populismo». Al centro l’autore colloca il mito della «buona società civile», oppressa dallo Stato esoso e dalle pretese pedagogiche dei partiti, della quale Berlusconi dichiarava di voler liberare le energie compresse. Ma il guaio, che la stessa analisi di Orsina spesso segnala, è che la società italiana così sana, competitiva e vivace non lo è proprio, per cui i governi di centrodestra non hanno fatto molto più che assecondarne la tendenza al declino, contribuendo a rendere ancora più distruttiva l’ondata dell’antipolitica che il magnate di Arcore aveva già copiosamente alimentato.
Alla fine, se emulsione è stata, nella miscela berlusconiana il populismo ha prevalso di gran lunga sul liberalismo, ridotto in sostanza alla pur fondata denuncia dell’oppressione fiscale. Ma si è trattato di un populismo molto particolare, di cui ci aiuta a sviscerare la natura Stenio Solinas, autore irregolare cresciuto nell’alveo della destra. Egli scrive del Cavaliere nel pamphlet Gli ultimi Mohicani (Bietti): «In lui l’imprenditore ha sempre vinto sull’uomo di Stato, l’azienda sulla nazione, l’interesse privato sul bene pubblico». Ma ciò non deriva dalla perfidia dell’interessato: piuttosto dalla sua convinzione, cui molti cittadini hanno creduto, che si potesse gestire il governo alla stregua di un’impresa privata. Ho vinto nella trincea del lavoro, proclamava Berlusconi, e posso fare lo stesso alla guida dell’Italia. Ovvio che ai suoi elettori non importasse un fico del conflitto d’interessi, malgrado gli strascichi giudiziari che si è portato dietro.
Attenzione, però. Dopo l’uragano di Mani pulite quel discorso non ha fatto breccia soltanto a destra. «Il berlusconismo, il prodismo e infine il montismo – nota Solinas – hanno raccontato in fondo la stessa cosa: l’aziendalizzazione della politica, l’idea di sostituire qualcosa d’impalpabile eppure reale (sentimenti, tradizioni, aspettative, memorie) con una logica imprenditorial-manageriale». Visto che gli uomini di partito avevano fatto fiasco, l’Italia si è affidata a un altro genere di élite, a personaggi molto diversi tra loro, ma tutti provenienti dal mondo economico. Berlusconi è stato il più abile a recitare il copione, ma il suo successo è un sintomo della malattia italiana, non certo la cura e nemmeno la causa.
Vent’anni dopo, il bilancio avvilisce. Basta sfogliare l’impressionante sciocchezzaio raccolto da Lanfranco Palazzolo, piluccando nei resoconti dei dibattiti alla Camera e al Senato, nel volume Il Parlamento inutile (I libri del Borghese), per verificare a che punto sia arrivato il degrado della politica. Scorrendo il libro ci si diverte, ma si ride amaro, perché si ha la percezione sconcertante di un Paese decapitato, senza classe dirigente. Un vuoto vertiginoso dal quale, per inciso, non può certo salvarci la retorica a suon di «uno vale uno», ultima espressione del semplicismo antipolitico di cui una democrazia può anche morire.
Stenio Solinas, Gli ultimi Mohicani. Quel che resta della politica, Bietti, pagine 122, € 13
Giovanni Orsina, Il berlusconismo nella storia d’Italia, Marsilio, pagine 239, € 19,50
Gabriele Turi, La cultura delle destre. Alla ricerca dell’egemonia culturale in Italia, Bollati Boringhieri, pagine 175, € 14
Lanfranco Palazzolo, Il Parlamento inutile. Stupidario parlamentare, I libri del Borghese, pagine 225, € 16
Antonio Carioti

mercoledì 28 agosto 2013

La decadenza di Silvio non è scontata



Intervista a Carlo Giovanardi
Voce Repubblicana, 28 agosto 2013
di Lanfranco Palazzolo

Il voto sulla decadenza di Silvio Berlusconi non è un atto dovuto come si è voluto far credere. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il senatore del Pdl Carlo Giovanardi, membro della Giunta delle Immunità del Senato della Repubblica.
Senatore Giovanardi, cosa accadrà sulla decadenza di Silvio Berlusconi da senatore? Qual è stato il comportamento del Partito democratico in questo frangente?
“Vorrei precisare alcune cose che ancora non sono chiare all’opinione pubblica italiana. Secondo l’articolo 66 della Costituzione (ineleggibilità e incompatibilità), quando l’aula si esprimerà sulla decadenza di Silvio Berlusconi sarà liberissima di pronunciarsi pro o contro sulla base di una valutazione politica o giuridica. Non ci troviamo di fronte alla ratifica di un atto dovuto e di un voto scontato. La Giunta delle Immunità farà un lavoro preparatorio per indicare all’aula se votare pro o contro la decadenza. Inoltre, l’articolo 25 della Costituzione (Rapporti civili e applicazione della legge) è chiarissimo: nessun cittadino può essere chiamato a rispondere con una pena per un fatto che non era stato determinato come tale dalla legge nel momento in cui il fatto è stato commesso. E’ assurdo rendere una norma di legge, come quella delle legge Severino retroattiva. E’ un principio contrario alla nostra Costituzione. Applicare un principio del genere è tipico dei regimi totalitari come quello nazista o quello comunista, che consideravano retroattiva la pena. Bisogna partire da questo principio prima di valutare il lavoro che sta svolgendo la Giunta per le immunità”.
Lei ritiene che la Giunta non dovrebbe esprimersi su questi casi per alcuni anni, fino a che non verranno individuati reati commessi dopo l’entrata in vigore della legge Severino?
“Qui ci troviamo di fronte ad un’altra anomalia. Si è detto che la legge è uguale per tutti. Questo è quello che dice il Partito democratico. Ma su 60 milioni di cittadini italiani oggi a chi può essere applicata questa norma: solo a Silvio Berlusconi: senatore in carica e condannato con una sentenza passata in giudicato. La norma può essere applicata solo a Silvio Berlusconi. E’ una norma ad personam. Ecco perché bisogna applicare correttamente la legge Severino”.
La legge Severino è anticostituzionale?
“Assolutamente sì oppure dobbiamo cambiare sistema e cancellare l’articolo 25 della Costituzione e tutte le norme collegate del codice di diritto penale. Le conseguenze politiche e morali per Silvio Berlusconi sarebbero terribili. E poi qualcuno ha il coraggio anche di dire che questa non sarebbe una pena afflittiva. Basta adoperare la logica. Questa è la prima volta che verrebbe approvata una norma di carattere penale circoscritta ad una persona. E il principio che rischia di applicare il Senato è aberrante”.

martedì 27 agosto 2013

Qui non vince nessuno



Intervista a Roberto D'Alimonte
Voce Repubblicana, 27 agosto 2013
di Lanfranco Palazzolo

Se si andasse oggi al voto non vincerebbe nessuno. Lo ha detto alla “Voce” il politologo ed editorialista del “Sole 24 Ore” Roberto D’Alimonte.
Prof. D’Alimonte, la legislatura è giunta al capolinea sui temi della giustizia? Pensa che oggi non ci sia più nessuna prospettiva di attuare le riforme?
“Non ho la sfera di cristallo. Non posso sapere se, alla fine di questo scontro, Berlusconi metterà in pratica la minaccia di far cadere questo governo. Se cade questo governo sarà molto difficile fare una nuova legge elettorale. Oggi non esiste una convergenza di interessi per una nuova legge elettorale. Ognuno la pensa diversamente. E senza un governo in carica tutto è molto complicato”.
Berlusconi è sicuro di una vittoria in vista di elezioni anticipate?
“Io non credo che Berlusconi vincerà le prossime elezioni politiche. Ritengo che lui pensi di potercela fare. Questa è la carta più importante che ha in mano”.
Berlusconi guadagnerebbe un maggior numero di consensi se accettasse la sentenza definitiva del processo Mediaset e decidesse di essere affidato ai servizi sociali per espiare la pena, come hanno fatto anche altri esponenti di Forza Italia come Cesare Previti?
“Anche questo non si può dire. Fare previsioni elettorale oggi è del tutto impossibile. Quando prima ho detto che Berlusconi non vincerebbe le prossime elezioni politiche volevo anche aggiungere che non ci sarà nessun vincitore se si andrà al voto con questo sistema elettorale. Anche gli avversari di Silvio Berlusconi avranno grossi problemi politici da affrontare in una situazione di stallo come l’attuale. Oggi è impossibile fare previsioni elettorali. Si possono fare solo previsioni per gli scenari generali. E l’esito sarà quello di uno stallo”.
Ritiene che il Presidente del Consiglio Enrico Letta stia giocando una grande partita politica di mediazione con la giunta delle immunità del Senato per evitare la caduta del governo?
“Non sono un insider. Non posso saperlo. Credo che i margini per una mediazione in questo campo siano molto ristretti. Non credo ci siano le possibilità di una mediazione”.
E’ rimasto sorpreso dalla posizione del Movimento 5 stelle che vorrebbe andare alle prossime elezioni politiche anche con il “porcellum”?
“Grillo ha detto che non gli dispiace l’attuale sistema di voto perché pensa di avere un voto più degli altri. Credo che non abbia capito le difficoltà che potrebbe incontrare il suo partito al Senato, dove non otterrebbe certo la maggioranza dei seggi. Anche se riuscisse ad essere il primo partito alla Camera non riuscirebbe a vincere al senato”.   
L’esperienza di questi mesi ci insegna che le larghe intese sono un fallimento?
“Sono molto difficili. Non siamo la Germania. I partiti sono molto diversi. E poi da noi manca il senso di responsabilità comune”.

sabato 24 agosto 2013

Quella autorità messa in discussione evoca lo stupro


Intervista a Rosetta Stella
Voce Repubblicana, 24 agosto 2013
di Lanfranco Palazzolo

Quando l’autorità dell’uomo viene messa in discussione questa richiama – per senso di autodifesa – la dimensione della violenza sessuale. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” Rosetta Stella, saggista e studiosa del pensiero femminista.

Rosetta Stella, in queste settimane, il mondo politico italiano ha toccato con mano il suo maschilismo. Un consigliere di Sel ha augurato ad una ex rappresentante della Lega, che a sua volta si era chiesta le ragioni per le quali il ministro Kyenge non era stata violentata, di essere stuprata da un nutrito numero di uomini di colore; un esponente del Pd sardo ha attaccato un atleta russa augurandole uno stupro. Perché questa violenza verbale ingiustificabile? E’ solo maschilismo?

“Il maschilismo è una spiegazione di tipo culturale. La questione è molto più profonda e ha a che fare con l’aggressività maschile. Questo sentimento si sfoga nelle strade più semplici e più ovvie. Secondo un codice della lingua, l’aggressività degli uomini  contro le donne - con la minaccia di uno stupro - è la strada più facile per dimostrarsi più forti. E’ qualcosa che ha a che fare con la sessualità maschile e la sua crisi. Questa situazione di crisi si manifesta in una crisi dell’autorità maschile. Quando questa sensazione va in tilt, la sensazione più facile è quella di aggredire le donne con la forma e con le parole che evocano lo stupro”.

Perché questa è la cosa più facile?

“La ragione è che questo comportamento non espone gli uomini alla reazione altrettanto aggressiva da parte degli altri uomini. E’ un giuoco tra uomini che mette in difficoltà l’esercizio dell’autorità. Da questo punto di vista, le donne che sono rappresentate in politica, si configurano come l’oggetto più facile di questi attacchi perché sono donne di potere”.

Lei pensa che gli uomini italiani arrivano a pensare queste cose nei confronti delle donne che non apprezzano o che intendono contrastare? La mentalità degli uomini italiani è molto più arretrata e sbagliata più di quanto pensiamo?

“Noi abbiamo la possibilità di giudicare quello che vediamo. E quello che abbiamo davanti agli occhi è ciò che accade davanti a noi. Ma a livelli diversi questi fatti accadono sempre e in qualsiasi paese. Quando l’autorità maschile viene messa in difficoltà, questa richiama immediatamente la dimensione sessuale, quasi come se non dovesse esserci alcuna distinzione simbolica fra la pratica della sessualità maschile e l’esercizio della propria autorità nel suo livello più complessivo. Questo atteggiamento sembra più vistoso nel nostro paese perché noi abbiamo come tenuto congelato per 20 anni una riflessione maschile sulla propria crisi. Questo atteggiamento è colpa del berlusconismo che ha sdoganato una sorta di libertinismo sessuale attraverso cui passava l’autorità”. 

venerdì 23 agosto 2013

La Giunta per le Immunità non abbia fretta



Voce Repubblicana, 23 agosto 2013
Intervista a Giovanni Guzzetta
di Lanfranco Palazzolo

La Giunta delle Immunità non deve prendere decisioni affrettate e a colpi di maggioranza su Silvio Berlusconi. Lo ha detto alla “Voce” il costituzionalista Giovanni Guzzetta.
Prof. Guzzetta, mentre i saggi stanno per completare il loro lavoro sulle riforme la crisi politica sta diventando sempre più evidente. E’ stato giusto affrontare una corposa agenda di riforme costituzionali?
“E’ stato opportuno farlo.  La situazione è intricata perché gli strumenti istituzionali che dovrebbero servire a districarla non sono abbastanza efficaci. E quindi una riforma istituzionale è la premessa perché poi vengano assaliti i nodi decennali – e non secolari – del nostro sistema costituzionale”.
In questi giorni il Presidente del Consiglio Letta ha parlato spesso della legge elettorale. E’ la prima urgenza?
“No, non penso questo. Il primo problema da affrontare è quello di una riforma organica della Costituzione per la quale la riforma elettorale è fondamentale a patto che si inserisca in un quadro di riforme completo. Negli ultimi 30 anni abbiamo avuto tutte le leggi elettorali possibili. Alcune erano migliori, altre lo erano meno e alcune erano davvero pessime. Ma anche con quelle che vengono definite le migliori leggi elettorali possibili il sistema decisionale politico non migliora. I problemi restano sul tappeto. La legge elettorale serve ai cittadini per dare un impulso al funzionamento delle istituzioni all’inizio della legislatura. Il problema arriva quando non ci sono i meccanismi giusti. Altrimenti, dopo pochi mesi, questo impulso dato dalla decisione degli elettori si perde e aumentano le crisi politiche”.
Qual è la sua posizione sul semipresidenzialismo? Qualcuno sostiene che in Italia ci sia già, di fatto, un sistema semipresidenziale.
“Io sono un sostenitore del semipresidenzialismo e sostengo il comitato che sta facendo una raccolta di firme a favore di questa forma di governo. Credo che la soluzione del semipresidenzialismo alla francese con una soluzione di legge elettorale uninominale sia la soluzione migliore per l’Italia. Negli ultimi anni, il sistema politico italiano ha funzionato in termini parapresidenziali. Le istituzioni devono avere il coraggio di prendersi le proprie responsabilità politiche. Ricordo che il processo di presidenzializzazione sta diventando prevalente in tutto il mondo. Il sistema parlamentare italiano ha perso il suo ruolo di mediazione anche perché i partiti non sono stati in grado di assolverlo”.
Cosa accadrà sulla decadenza di Silvio Berlusconi come senatore?   
“Come ho avuto modo di dire, la legge Severino ha dei forti dubbi di legittimità costituzionale. E la Giunta delle immunità dovrebbe sollevare la questione al Senato piuttosto che assumere decisioni a colpi di maggioranza su questioni molto delicate”.

giovedì 22 agosto 2013

Quelle preoccupazioni sono legittime



Intervista a Stefano Ceccanti
Voce Repubblicana, 
di Lanfranco Palazzolo

Le preoccupazioni sul futuro delle riforme sono del tutto legittime. Lo ha detto alla “Voce” il costituzionalista Stefano Ceccanti, membro della Commissione dei saggi incaricata di elaborare una proposta di riforma costituzionale.  
Senatore Ceccanti, il mese di settembre sarà molto importante per verificare la tenuta del governo di fronte ad una serie di importanti riforme costituzionali da mettere in cantiere. Cosa accadrà di fronte alle polemiche viste sulla giustizia?
“Le preoccupazioni su quello che accadrà sono del tutto legittime sulla tenuta del governo e della legislatura. Il punto è proprio questo. Alla fine di settembre la Commissione dei saggi terminerà il suo mandato nell’alveo del compito che ci era stato assegnato sulle riforme, esclusa la giustizia. Noi abbiamo un compito simmetrico rispetto a quello il Parlamento sta varando la legge di procedura. Il nostro compito non comprende il titolo IV sulla giustizia, ma riguarda le altre parti. Noi facciamo il nostro lavoro. Tutto il resto non dipende da noi”.
Temete che le forze parlamentari recepiranno il vostro lavoro con una certa insofferenza?
“Se il quadro politico regge, da questo punto di vista non vedo problemi nel proseguire nel cammino che ci eravamo dati. Ci eravamo posti degli obiettivi importanti sul fronte del bicameralismo, sul Titolo V,  sulla forma di governo e sulla riforma elettorale. Non so se la crisi politica trascinerà con se anche la fine della legislatura, ma porterebbe via con se la possibilità di fare riforme costituzionali condivise”.
Il punto più spinoso riguarda la legge elettorale. Crede che sarà questo il tema di maggior polemica politica? Il Premier Letta ne ha parlato spesso in questi giorni.
“Noi ci troviamo di fronte a tre minoranze principali: il Pd, il Pdl e il M5s. Quest’ultima minoranza non vuole praticamente nulla. Anzi, il M5s vorrebbe una legge elettorale che peggiori notevolmente la situazione politica. Per loro andrebbe bene una legge elettorale che non permette a nessuno di vincere e costringe i partiti alle alleanze per potere criticare le nuove coalizioni. Un’intesa sulla legge elettorale è possibile solo tra Pd e Pdl. Quest’ultimo partito non vuole i collegi uninominali. Quindi ci troviamo nella condizione di non poter utilizzare questo strumento che, indubbiamente, sarebbe il migliore. L’unica scelta possibile è quella che ipotizza Luciano Violante: stabilire il premio di maggioranza, nei due rami del parlamento, attraverso un ballottaggio tra i due candidati premier che hanno ottenuto più voti. A differenza di Violante io credo che sia necessario fare una legge elettorale simile a quella dei Comuni mettendo una soglia per il passaggio al secondo turno e nello stesso tempo limitare l’ampiezza delle circoscrizioni elettorali”.

mercoledì 21 agosto 2013

Il maschilismo italico è ancora forte



Intervista a Franco Grillini
Voce Repubblicana, 21 agosto 2013 
di Lanfranco Palazzolo

Il maschilismo non si cambia solo con la repressione penale. Lo ha detto alla “Voce” il Presidente onorario dell’Arcigay Franco Grillini.
Franco Grillini, in quest’ultimo periodo ci sono state tante polemiche sull’intolleranza omofobica. Nel mezzo di queste polemiche è finito un ex esponente del Partito democratico sardo, Gianluigi Piras, che ha auspicato lo stupro per l’atleta russa Yelena Isinbayeva dopo sue dichiarazioni a favore della legge anti-gay della Russia.
“Un politico dovrebbe contare fino a 10 prima di parlare di argomenti così delicati. Piras è uscito di senno. Le affermazioni della Isinbayeva erano oggettivamente gravi, ma nulla giustifica le espressioni utilizzate dall’ex esponente del Pd. La violenza sulle persone e sulle donne non devono avere mai nessun tipo di giustificazione e non possono essere esibite come vendetta. Si è trattato di un colpo di sole, ma i colpi di sole non avvengono mai a caso. Quando vengono pronunciate espressioni di quel genere si mette in evidenza un determinato tipo di formazione tipica degli uomini. In molti casi il maschilismo si manifesta in persone dalle quali non ci aspetterebbe mai di sentire certe dichiarazioni. Questo avviene perché la cultura maschilista domina la nostra società. Ed è una cultura che insegna il dominio maschile sul mondo. Il caso di Piras è la dimostrazione eclatante di una situazione di questo tipo. Piras ha fatto bene a lasciare il suo incarico di Presidente del Forum sui diritti in Sardegna”.
La ripresa della stagione politica potrebbe portare dei buoni risultati per la legge contro l’omofobia e il femminicidio?
“Ormai viviamo in un’epoca politica in cui è chiaro a tutti che dobbiamo adeguarci a quella che – a ragione – viene definita come un’emergenza sociale. Un tempo i delitti passionali venivano relegati in poche righe dai giornali. E la legge li giustificava. Mi riferisco al delitto d’onore. A demolire l’orrore del cosiddetto delitto d’onore non è stato il Parlamento, ma la Corte costituzionale. La stessa violenza sessuale non era considerato un delitto contro la persona, ma un delitto d’onore. Era una mostruosità giuridica inconcepibile che permetteva al cosiddetto Pater familias di picchiare i genitori a sangue. Se nel nostro Codice penale c’erano queste norme figuriamoci cosa è rimasto nella mentalità degli italiani. Lo abbiamo visto nel caso di Piras”.
Oggi siamo alla fine di questa violenza di genere?
“La cultura si sta ribellando a questi abusi. Queste norme che il Parlamento sta studiando sono solo norme repressive. Il mondo non si cambia aumentando la repressione e la galera. La misura restrittiva non basta da sola. Bisogna cambiare la mentalità e la cultura maschilista. Il violento deve essere curato con una terapia. Ci vuole anche questo”. 

martedì 20 agosto 2013

La legge Mancino non basta più per fermare il razzismo negli stadi



Intervista a Mauro Valeri
Voce Repubblicana, 20 agosto 2013
di Lanfranco Palazzolo

La legge Mancino non basta più per combattere il razzismo negli stadi. E il caso Constant lo dimostra. Lo ha detto alla “Voce” Mauro Valeri, autore di “Che razza di tifo” (Donzelli), libro che ha analizzato i comportamenti razzisti dei supporter delle squadre italiane di calcio. Valeri è anche diretto l’osservatorio nazionale sulla xenofobia.
Mauro Valeri, il prossimo campionato di calcio si annuncia come molto difficile per diversi motivi. Nessuno è in grado di dire cosa succederà di fronte alle nuove norme contro il razzismo.
“Il prossimo campionato di calcio metterà alla prova tutti perché le nuove sanzioni previste dalla Federazione internazionale del calcio sono molto rigide nei confronti degli episodi di razzismo, sia del razzismo che avviene negli spalti che per quello che avviene in campo. Ne abbiamo avuto la prova la scorsa settimana, quando sono state comminate dieci giornate di squalifica per un giocatore del Matera che ha offeso un suo avversario di colore”.
Qual è il problema da affrontare?
“E’ la definizione di razzismo nello sport e nel calcio in particolare, dove c’è ancora molto da dibattere. Il caso del giocatore del Milan Constant è stato molto emblematico in questo perché mentre la DIGOS non ha ritenuto di ricorrere alla legge Mancino per i cori razzisti nei confronti del giocatore rossonero, la giustizia sportiva ha ritenuto di individuare in quei cori una volontà di colpire con l’odio razziale il giocatore del Milan. Dobbiamo capire la definizione di razzismo negli stadi. La legge Mancino non basta più. I casi per definire i cori razzisti – secondo questa normativa – sono pochi. Ecco perché la Digos non ha sentito la necessità di applicare questa legge. Ma è anche chiaro che c’è un allarme razzismo che, in modo sempre più frequente, colpisce i giocatori neri. La nuova normativa della FIFA tutela molto di più i giocatori”.
Quando i dirigenti sconsigliano ai giocatori di evitare iniziative come l’abbandono del campo da parte dei giocatori colpiti dai cori hanno ragione?
“Le nuove norme della FIFA parlano chiaro. Queste nuove norme garantiscono una tutela maggiore dei calciatori oggetto di cori razzisti e nascono dalle richieste avanzate dai giocatori della Premier League inglese”.
Quando il giudice sportivo dovrà decidere una squalifica per un giocatore importante autore di gesti razzisti come si comporterà?
“Il timore è proprio questo. Quando è Boateng ha lasciato il campo dove il Milan affrontava in amichevole il Pro Patria tutti si sono dichiarati contro il razzismo, ma gli episodi successivi accaduti durante il campionato di calcio sono stati silenziati. Il campionato 2012-13 è stato il peggiore degli ultimi 12 anni sul fronte del razzismo. E la FIFA e l’Uefa hanno messo il nostro paese sotto osservazione”.

sabato 17 agosto 2013

Incredibile, in SIRIA pensano a Marina Berlusconi

Ieri stavo osservando la lista degli accessi al mio blog. Sono rimasto sorpreso nel constatare l'ingresso nel mio blog dalla Siria. Con tutto quello che sta accadendo da quelle parti mi sembra davvero assurdo che qualcuno possa pensare alle vicende di Marina Berlusconi. Significa che nel mezzo di una guerra come questa si può anche arrivare a pensare a questo. 

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lunedì 12 agosto 2013

I GRANDI ERRORI DI SKYTG24 "GRAVI LESIONI ALLA RETINA DI (I)N OCCHIO"





L'ATLETI(T)CA SECONDO TGCOM24



FRANCESCO COMPAGNA SECONDO IL TELEVIDEO

Quando vedo alcune notizie pubblicate sui giornali o altrove mi rendo conto che spesso la storia del nostro partito - alludo al Partito Repubblicano Italiano - viene dimenticata facilmente. Prendete questa notizia sulla scomparsa di Nello Ajello e come è stato storpiato il nome del compianto Francesco Compagna. Roba da interrogazione parlamentare.....

 

domenica 11 agosto 2013

La politica secondo Scilipoti ossia lo stupidario della Casta

LIBERO, 10 agosto 2013
di Tommaso Labranca

Si prende tra le mani lo Stupidario parlamentare (Ed. Il Borghese) di Lanfranco Palazzolo e si resta stupiti. Possibile che un argomento come «gaffes, figuracce, insulti, invettive» di deputati e senatori occupi solo 210 pagine? Poi si specifica: «…nella XVI legislatura». 
Orrore, dunque. Questo ammasso di trivialismi, infelicissime uscite e incapacità palesate è stato accumulato in poco più di quattro anni. Dal Louis XVI al Victorian Age, nelle monarchie erano i sovrani a battezzare periodi e stili. La nostra malinconica dinastia è confinata nei palinsesti televisivi, così dobbiamo fare altre scelte, chiamando quella XVI legislatura «Age Scilipotiènne». In fondo è lo stesso Palazzolo a scrivere «Domenico Scilipoti viene additato da tutti come il simbolo della degenerazione della politica italiana» in testa alla voce che riguarda la più vivace trottola parlamentare, passato dall’Idv al filoberlusconismo. Con le uscite del deputato siciliano si potrebbero riempire server e server di Wikipedia, ma Palazzolo fa un’ottima cernita, ricordando quel 30 maggio 2012 in cui Scilipoti parlò a lungo della B.C.E. senza accorgersi che all’ordine del giorno c’era la C.E.B. (Banca di Sviluppo del Consiglio d’Europa).
Una distrazione come ne sono elencate parecchie in questa raccolta e che affiorano qua e là nell’emiciclo dove la noia porta a cercare sollazzo nel Solitario dell’iPad. Cosa successa qualche giorno fa anche a Rosi Bindi, ma che è un vizio diffuso anche tra i parlamentari francesi, spesso beccati in momenti ludici su tablet di varie marche sotto gli occhi severi di Marianna. Cosa più grave, da noi le distrazioni si installano anche nello scranno presidenziale. Gianfranco Fini dice spudoratamente al da lui poco stimato Gianluca Pini della Lega Nord di non averlo ascoltato perché preso a fare altro. «Non c’è bisogno di sentirlo, basta leggerlo successivamente» insiste Fini che si becca un «Lei è un cialtrone» dal suo quasi omonimo.
Quando su quello scranno sedeva Rosy Bindi certe cose non succedevano e se oggi Rosi gioca con l’iPad mentre si parla di Iva, allora stava sempre all’erta. «Quando la Bindi siede sullo scranno più alto della Camera, gli avversari del Pd sono costretti a soccombere o tacere se il tema non è di suo gradimento», ricorda Palazzolo. Al Senato appare molto meno rigida Rosi Mauro che, alle 12.05 del 20 settembre 2012, interrompe una seduta perché il suo turno è scaduto, chi la dovrebbe sostituire non è arrivato e lei ha un misterioso quanto improrogabile appuntamento. La fuga accende uno sdegno bipartisan con Sandro Bondi che si dichiara esterrefatto e raccoglie l’appoggio persino della Finocchiaro. Lanfranco Palazzolo ha fatto una grande cernita tra le mille stupidaggine ascoltate in questi anni e che lui segue per lavoro, essendo giornalista politico, ma forse anche per piacere, vista la raccolta che ha creato sul suo canale YouTube. Le più divertenti restano le uscite della minutaglia parlamentare, di quelli eletti in sperdute valli per difendere i formaggi locali e che in aula si perdono in strafalcioni, citazioni sbagliate tra latino maccheronico e pidgin english senza alcuna soggezione dei fregi di Sartorio.
Però nemmeno i grandi nomi sono esenti dalla tendenza alla bêtise. Alessandra Mussolini dà il meglio quando si esprime con le magliette come The Yellow Kid,  il precursore dei fumetti, ma è indimenticabile quando giustifica il suo aver votato anche per un collega assente dicendo: «Sta in bagno…» con una spontaneità da prima elementare. 
Di Antonio Di Pietro è riportato un buon campionario e leggendo le sue sparate dai toni sanguigni pare di sentire il suo inconfondibile accento mentre si rivolge a Berlusconi: «Lei … è moralmente riprovevole perché lei, comprando il voto di alcuni parlamentari, ha violentato la Costituzione!» 
Il libro gronda interventi assurdi dei deputati di Italia dei valori, di sicuro i più ruspanti, ma solo perché non erano ancora arrivati quelli dei Cinquestelle. Pare quasi incredibile che il partito dipietrista sia scomparso e suonano agghiaccianti e profetiche le parole di un altro grande desaparecido, Gianfranco Fini, che il 3 agosto 2011, come Presidente della Camera, zittì un prolisso Tonino dicendogli: «Il suo tempo è terminato, onorevole di Pietro». 
Sembra quasi il titolo di uno spaghetti-western.

sabato 10 agosto 2013

Un esercito sull'orlo del CRACK



Voce Repubblicana, 10 agosto 2013
Intervista a Carlo Jean
di Lanfranco Palazzolo

L’esercito italiano rischia il crack finanziario. Ridurre le spese per la Difesa sarebbe fatale. Lo ha detto alla “Voce” il generale Carlo Jean, esperto di strategia militare e di geopolitico. Lo studioso insegna studi strategici alla Facoltà di Scienze Politiche dell'Università Luiss, è membro del Consiglio Scientifico della Treccani, del Comitato Scientifico della Confindustria e del Comitato Scientifico della Fondazione Italia-USA.
Generale Jean, gli eserciti di tutto il mondo vivono una grave crisi finanziaria. In Italia cala il numero dei carabinieri, dei soldati, ma gli amministrativi restano al loro posto. Cosa sta succedendo?
“Ridurre gli stanziamenti per la Difesa nel nostro paese è un grosso problema. E’ molto difficile farlo perché le spese per le nostre forze armate sono le più basse. Noi siamo il paese occidentale che spende meno nella percentuale del PIL. Gran parte delle spese – mi riferisco a quelle che riguardano i Carabinieri – sono dedicate in gran parte al personale. Questo è dovuto alla complessità del passaggio da un esercito di leva ad un esercito professionale. Questo passaggio è stato valutato male o forse maniera incompleta. La Difesa italiana si trova male non tanto per la questione del personale, quanto perché le spese di addestramento dei soldati sono scarsamente coperte”.
Ci sono stati dei problemi pratici che hanno messo in evidenza questo limite?
“Sì, è accaduto recentemente nel corso della campagna di Libia. Nel 2011 la nave Garibaldi è dovuta tornare nel porto perché la Marina non aveva più i soldi per mantenerla in mare. In molti casi, sempre in quel periodo, i piloti degli aerei hanno ridotto le ore di volo. Tutti i fondi sono concentrati nelle operazioni per le missioni dell’esercito italiano all’estero”.
Lei intravede il rischio di un crack simile a quello che rischia l’esercito austriaco che sta ritirando le sue unità all’estero?
“Il nostro esercito è al limite di questo crack. L’esercito ha potuto vivere solo perché gli vengono assegnati i fondi per le missioni all’estero nella legge semestrale che viene approvata dal Parlamento. Adesso, anche con la riduzione delle unità italiane all’estero il problema sarà più evidente. Il problema sarà quello di trovare nuovi fondi dal bilancio ordinario. Ma – a mio avviso – è un tentativo molto difficile. Aveva cercato di farlo il sottosegretario Crosetto nell’ultimo governo Berlusconi, provando a vendere infrastrutture per ottenere qualche risorsa all’esercizio della Difesa. Almeno per pagare i programmi internazionali”.
Cosa accadrà sul progetto dell’F35?
“Questo progetto non è responsabile della crisi della Difesa. Le spese dell’F35 sono scaglionate in 12 anni. Questo progetto serve per far fronte agli impegni internazionali che abbiamo preso in sede NATO”. 

venerdì 9 agosto 2013

A Bruxelles fanno sul serio



Intervista a Maurizio Turco
Voce Repubblicana, 9 agosto 2013
di Lanfranco Palazzolo

Nel Parlamento europeo esiste una serietà sconosciuta ai costumi politici di questo parlamento. A Strasburgo nessuno si sognerebbe mai di prendere le impronte dei deputati per garantire le regolarità delle votazioni in aula. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” l’ex deputato di Radicali Italiani Maurizio Turco.
Onorevole Turco, in queste settimane il Parlamento italiano ha dato una pessima immagine di se stesso. I deputati e i senatori se ne sono dette di tutti i colori. Qualcuno ha parlato di lobby dei sodomiti. Perché il linguaggio dei deputati e dei senatori è scaduto e caduto così in basso?
“Io ho avuto anche modo di essere eletto al Parlamento europeo tra il 1999 e il 2004. In cinque anni di legislatura europea ho compreso che tra l’assemblea di Strasburgo e Montecitorio c’è un abisso. Nel Parlamento europeo non c’è bisogno di consegnare le proprie impronte digitali per votare. In Italia, nella scorsa legislatura si è arrivati anche a fare questo per scongiurare la minaccia dei cosiddetti pianisti. Il fenomeno dei pianisti provocherebbe proteste tra gli stessi deputati europei e nessuno lo permetterebbe. Oltre alla distinzione partitica c’è anche quella nazionale. Nel Parlamento europeo c’è maggiore libertà e meno condizionamenti nel convergere su posizioni diverse anche nell’ambito della disciplina dei gruppi parlamentari. In quella assemblea viene rispettata la libertà del singolo parlamentare. Al Parlamento europeo un provvedimento ha un inizio e una fine. In Italia questo non avviene. E il Parlamento italiano è rimasto sempre lo stesso e con gli stessi limiti”.
Qual è il problema?
“Basta osservare la Costituzione italiana. Gli articoli 39 e 49 della nostra carta costituzionale, sui sindacati e sui partiti, non hanno mai avuto l’onore di vedere sulla Gazzetta ufficiale una legge attuativa. Il problema è questo. In Italia abbiamo dovuto lottare per far applicare il Regolamento della Camera dei deputati. Molte delle norme del Regolamento della Camera sono considerate desuete. Nel nostro Parlamento non si possono presentare degli emendamenti alle mozioni perché questa viene considerata una norma desueta anche se esiste un articolo in materia. Per non parlare dei tempi di risposta del governo agli atti di sindacato ispettivo sui quali il Presidente della Camera ci ha dato ragione senza però attuare quella norma. Nel nostro Parlamento non si riesce ad andare oltre quelli che sono gli interessi particolari”.
Quali sono le responsabilità della stampa sulla disinformazione di quello che succede in Parlamento?
“La stampa ha delle grosse responsabilità. Oggi tutto è nelle mani dei cosiddetti retroscenisti, che rendono il dibattito politico come un gigantesco gossip nel quale non si rende conto di quello che succede in aula”.

giovedì 8 agosto 2013

Un giudice molto superficiale



Intervista a Luigi Compagna
Voce Repubblicana, 8 agosto 2013
di Lanfranco Palazzolo

L’iniziativa del giudice Esposito mi è parsa davvero molto singolare. Questo giudice è stato molto superficiale nel fare quelle dichiarazioni sulla sentenza che ha visto la condanna di Silvio Berlusconi. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il senatore di Grandi Autonomie e Libertà Luigi Compagna.
Senatore Compagna, il giudice Antonio Esposito, presidente della sezione feriale della Cassazione, che giovedì scorso ha confermato la condanna di Silvio Berlusconi nel processo per i diritti tv Mediaset, ha dichiarato al quotidiano “Il Mattino” che la sentenza su Silvio Berlusconi è giusta perché il leader del Pdl era a conoscenza dell’evasione fiscale di Mediaset. Cosa pensa di queste dichiarazioni?
“Mi è parsa molto singolare l’iniziativa dell’intervista da parte del giudice Esposito. Trovo che le considerazioni fatte dal magistrato della Corte di Cassazione siano frammentarie e superficiali. Non penso sia utile per nessuno trascinare questa discussione a mezzo stampa. Trovo che non sia affatto utile per il giudice Esposito che, nei giorni scorsi, è stato gratificato da un’attenzione giornalistica fuori dal comune e di cattivo gusto. La sua reazione a quello che è accaduto in questi giorni mi è parsa di pessimo gusto. Aspettiamo le motivazioni della sentenza e ne discutano quelli che hanno seguito più di me questa vicenda”.
Ad avviso del Primo presidente della Cassazione, Giorgio Santacroce, è stata "inopportuna" l'intervista concessa a "Il Mattino" da Esposito. Pensa che questa intervista abbia gettato una ombra inquietante sul verdetto contro Berlusconi?
“Io aggiungerei che questa intervista è stata veramente sguaiata ed inelegante. E le assicuro che sono un moderato nell’espressione del mio linguaggio”.
Cosa accadrà nel futuro prossimo negli equilibri del governo? Enrico Letta andrà avanti?
“Noi non abbiamo mai avuto intenzione di sovrapporre le questioni di Silvio Berlusconi a quelle della vita dell’attuale governo Letta. Inoltre, abbiamo sempre denunciato ogni forma di malagiustizia e abbiamo anche aderito ai referendum radicali che considero importantissimi per la vita del diritto nel nostro paese. La nostra battaglia sulla giustizia giusta risale a prima di Berlusconi. Io stesso mi sono battuto su questi temi ai tempi del Partito liberale italiano, tra il 1992 e il 1994. Il rispetto della magistratura è una questione importante, ma non vogliamo una giustizia diversa. Ecco perché sosterremo questi referendum”.
Lei è favorevole all’ingresso in politica di Marina Berlusconi?
“Non tocca a me pronunciarmi su questo argomento. Io non sono né favorevole, ma nemmeno contro questo impegno politico. Questa vicenda ha dei profili umani e personali sui quali sono educato alla massima discrezione. Io mi chiamo Luigi Compagna, non Esposito”.