venerdì 9 agosto 2013

A Bruxelles fanno sul serio



Intervista a Maurizio Turco
Voce Repubblicana, 9 agosto 2013
di Lanfranco Palazzolo

Nel Parlamento europeo esiste una serietà sconosciuta ai costumi politici di questo parlamento. A Strasburgo nessuno si sognerebbe mai di prendere le impronte dei deputati per garantire le regolarità delle votazioni in aula. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” l’ex deputato di Radicali Italiani Maurizio Turco.
Onorevole Turco, in queste settimane il Parlamento italiano ha dato una pessima immagine di se stesso. I deputati e i senatori se ne sono dette di tutti i colori. Qualcuno ha parlato di lobby dei sodomiti. Perché il linguaggio dei deputati e dei senatori è scaduto e caduto così in basso?
“Io ho avuto anche modo di essere eletto al Parlamento europeo tra il 1999 e il 2004. In cinque anni di legislatura europea ho compreso che tra l’assemblea di Strasburgo e Montecitorio c’è un abisso. Nel Parlamento europeo non c’è bisogno di consegnare le proprie impronte digitali per votare. In Italia, nella scorsa legislatura si è arrivati anche a fare questo per scongiurare la minaccia dei cosiddetti pianisti. Il fenomeno dei pianisti provocherebbe proteste tra gli stessi deputati europei e nessuno lo permetterebbe. Oltre alla distinzione partitica c’è anche quella nazionale. Nel Parlamento europeo c’è maggiore libertà e meno condizionamenti nel convergere su posizioni diverse anche nell’ambito della disciplina dei gruppi parlamentari. In quella assemblea viene rispettata la libertà del singolo parlamentare. Al Parlamento europeo un provvedimento ha un inizio e una fine. In Italia questo non avviene. E il Parlamento italiano è rimasto sempre lo stesso e con gli stessi limiti”.
Qual è il problema?
“Basta osservare la Costituzione italiana. Gli articoli 39 e 49 della nostra carta costituzionale, sui sindacati e sui partiti, non hanno mai avuto l’onore di vedere sulla Gazzetta ufficiale una legge attuativa. Il problema è questo. In Italia abbiamo dovuto lottare per far applicare il Regolamento della Camera dei deputati. Molte delle norme del Regolamento della Camera sono considerate desuete. Nel nostro Parlamento non si possono presentare degli emendamenti alle mozioni perché questa viene considerata una norma desueta anche se esiste un articolo in materia. Per non parlare dei tempi di risposta del governo agli atti di sindacato ispettivo sui quali il Presidente della Camera ci ha dato ragione senza però attuare quella norma. Nel nostro Parlamento non si riesce ad andare oltre quelli che sono gli interessi particolari”.
Quali sono le responsabilità della stampa sulla disinformazione di quello che succede in Parlamento?
“La stampa ha delle grosse responsabilità. Oggi tutto è nelle mani dei cosiddetti retroscenisti, che rendono il dibattito politico come un gigantesco gossip nel quale non si rende conto di quello che succede in aula”.

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