giovedì 1 agosto 2013

Berlusconi non c'entra con quei referendum

Intervista a Giancarlo Galan
Voce Repubblicana, 1° agosto 2013
di Lanfranco Palazzolo

Le vicende giudiziarie di Silvio Berlusconi non c’entrano con l’appoggio che abbiamo dato sui referendum sulla giustizia. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” l’ex ministro dei Beni Culturali e Presidente della Commissione Cultura della Camera Giancarlo Galan.
Onorevole Galan, perché ha deciso di firmare i referendum radicali sulla giustizia? Molti suoi colleghi di partito hanno fatto questa scelta. In questa decisione c’entrano anche le vicende giudiziarie di Silvio Berlusconi?
“Io non ho firmato solo i referendum radicali sulla giustizia, ma li ho firmati tutti. In questa scelta le vicende giudiziarie di Silvio Berlusconi non c’entrano nulla. Io sono semplicemente d’accordo con questi referendum e ritengo siano un grande strumento di partecipazione popolare e diretta che si dice manchi nel nostro paese. Il cittadino, con un semplice sì o no esprime la sua posizione su quel quesito. Uno di questi referendum riguarda il lavoro. Io sono favorevole ad una riforma complessiva del mondo del lavoro, anche per gli immigrati. Io firmo questi referendum anche per dare ai cittadini la possibilità di esprimersi”.
Perché il Parlamento non è mai riuscito a varare una nuova legge sulla responsabilità civile dei giudici, soprattutto nella scorsa legislatura?
“Il problema è che non avevamo il 51 per cento dei voti. Avevamo degli alleati che non ci hanno permesso di arrivare a questo risultato. Basta pensare a Gianfranco Fini. Molte riforme sono rimaste sulla carta. O si ha la maggioranza assoluta o si subiscono i condizionamenti degli avversari”.
Cosa cambierà una sentenza di condanna in Cassazione per Berlusconi?
“Le vicende di Berlusconi non devono cambiare niente. Noi siamo un grande partito politico che ha una sua linea. E sostenere certe battaglie non significa subire i condizionamenti delle sentenze. Il nostro dovere è quello di ascoltare i nostri elettori e la gente. Noi non dobbiamo sottrarci a questa sfida”.
Perché è favorevole alla fine del finanziamento pubblico ai partiti?
“La mia concezione della democrazia è legata alla tradizione liberale. In Italia ci sono stati due referendum sul finanziamento pubblico dei partiti. Ed è bene ricordare ai cittadini che il sostegno pubblico ai partiti deve finire. In Gran Bretagna vengono finanziati solo i partiti che sono all’opposizione. Negli Stati Uniti il finanziamento pubblico non esiste. E’ ora di finirla”.
Come reagirà il Pd di fronte al vostro appoggio a questi referendum?
“Non mi interessa. Loro dovrebbero firmare questi referendum. Un partito vicino ai propri elettori dovrebbe fare questo. E loro non lo fanno”.
E’ contento di questo governo?
“No. Questo è l’unico governo possibile. Da questo governo mi aspettavo riforme ben più incisive. Invece, questo governo è alle prese con la sua sopravvivenza”.

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