mercoledì 21 agosto 2013

Il maschilismo italico è ancora forte



Intervista a Franco Grillini
Voce Repubblicana, 21 agosto 2013 
di Lanfranco Palazzolo

Il maschilismo non si cambia solo con la repressione penale. Lo ha detto alla “Voce” il Presidente onorario dell’Arcigay Franco Grillini.
Franco Grillini, in quest’ultimo periodo ci sono state tante polemiche sull’intolleranza omofobica. Nel mezzo di queste polemiche è finito un ex esponente del Partito democratico sardo, Gianluigi Piras, che ha auspicato lo stupro per l’atleta russa Yelena Isinbayeva dopo sue dichiarazioni a favore della legge anti-gay della Russia.
“Un politico dovrebbe contare fino a 10 prima di parlare di argomenti così delicati. Piras è uscito di senno. Le affermazioni della Isinbayeva erano oggettivamente gravi, ma nulla giustifica le espressioni utilizzate dall’ex esponente del Pd. La violenza sulle persone e sulle donne non devono avere mai nessun tipo di giustificazione e non possono essere esibite come vendetta. Si è trattato di un colpo di sole, ma i colpi di sole non avvengono mai a caso. Quando vengono pronunciate espressioni di quel genere si mette in evidenza un determinato tipo di formazione tipica degli uomini. In molti casi il maschilismo si manifesta in persone dalle quali non ci aspetterebbe mai di sentire certe dichiarazioni. Questo avviene perché la cultura maschilista domina la nostra società. Ed è una cultura che insegna il dominio maschile sul mondo. Il caso di Piras è la dimostrazione eclatante di una situazione di questo tipo. Piras ha fatto bene a lasciare il suo incarico di Presidente del Forum sui diritti in Sardegna”.
La ripresa della stagione politica potrebbe portare dei buoni risultati per la legge contro l’omofobia e il femminicidio?
“Ormai viviamo in un’epoca politica in cui è chiaro a tutti che dobbiamo adeguarci a quella che – a ragione – viene definita come un’emergenza sociale. Un tempo i delitti passionali venivano relegati in poche righe dai giornali. E la legge li giustificava. Mi riferisco al delitto d’onore. A demolire l’orrore del cosiddetto delitto d’onore non è stato il Parlamento, ma la Corte costituzionale. La stessa violenza sessuale non era considerato un delitto contro la persona, ma un delitto d’onore. Era una mostruosità giuridica inconcepibile che permetteva al cosiddetto Pater familias di picchiare i genitori a sangue. Se nel nostro Codice penale c’erano queste norme figuriamoci cosa è rimasto nella mentalità degli italiani. Lo abbiamo visto nel caso di Piras”.
Oggi siamo alla fine di questa violenza di genere?
“La cultura si sta ribellando a questi abusi. Queste norme che il Parlamento sta studiando sono solo norme repressive. Il mondo non si cambia aumentando la repressione e la galera. La misura restrittiva non basta da sola. Bisogna cambiare la mentalità e la cultura maschilista. Il violento deve essere curato con una terapia. Ci vuole anche questo”. 

Nessun commento: