giovedì 22 agosto 2013

Quelle preoccupazioni sono legittime



Intervista a Stefano Ceccanti
Voce Repubblicana, 
di Lanfranco Palazzolo

Le preoccupazioni sul futuro delle riforme sono del tutto legittime. Lo ha detto alla “Voce” il costituzionalista Stefano Ceccanti, membro della Commissione dei saggi incaricata di elaborare una proposta di riforma costituzionale.  
Senatore Ceccanti, il mese di settembre sarà molto importante per verificare la tenuta del governo di fronte ad una serie di importanti riforme costituzionali da mettere in cantiere. Cosa accadrà di fronte alle polemiche viste sulla giustizia?
“Le preoccupazioni su quello che accadrà sono del tutto legittime sulla tenuta del governo e della legislatura. Il punto è proprio questo. Alla fine di settembre la Commissione dei saggi terminerà il suo mandato nell’alveo del compito che ci era stato assegnato sulle riforme, esclusa la giustizia. Noi abbiamo un compito simmetrico rispetto a quello il Parlamento sta varando la legge di procedura. Il nostro compito non comprende il titolo IV sulla giustizia, ma riguarda le altre parti. Noi facciamo il nostro lavoro. Tutto il resto non dipende da noi”.
Temete che le forze parlamentari recepiranno il vostro lavoro con una certa insofferenza?
“Se il quadro politico regge, da questo punto di vista non vedo problemi nel proseguire nel cammino che ci eravamo dati. Ci eravamo posti degli obiettivi importanti sul fronte del bicameralismo, sul Titolo V,  sulla forma di governo e sulla riforma elettorale. Non so se la crisi politica trascinerà con se anche la fine della legislatura, ma porterebbe via con se la possibilità di fare riforme costituzionali condivise”.
Il punto più spinoso riguarda la legge elettorale. Crede che sarà questo il tema di maggior polemica politica? Il Premier Letta ne ha parlato spesso in questi giorni.
“Noi ci troviamo di fronte a tre minoranze principali: il Pd, il Pdl e il M5s. Quest’ultima minoranza non vuole praticamente nulla. Anzi, il M5s vorrebbe una legge elettorale che peggiori notevolmente la situazione politica. Per loro andrebbe bene una legge elettorale che non permette a nessuno di vincere e costringe i partiti alle alleanze per potere criticare le nuove coalizioni. Un’intesa sulla legge elettorale è possibile solo tra Pd e Pdl. Quest’ultimo partito non vuole i collegi uninominali. Quindi ci troviamo nella condizione di non poter utilizzare questo strumento che, indubbiamente, sarebbe il migliore. L’unica scelta possibile è quella che ipotizza Luciano Violante: stabilire il premio di maggioranza, nei due rami del parlamento, attraverso un ballottaggio tra i due candidati premier che hanno ottenuto più voti. A differenza di Violante io credo che sia necessario fare una legge elettorale simile a quella dei Comuni mettendo una soglia per il passaggio al secondo turno e nello stesso tempo limitare l’ampiezza delle circoscrizioni elettorali”.

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