sabato 28 settembre 2013

E il "Migliore" disse: "Dimettetevi tutti!"

IL TEMPO, 28 settembre 2013
di Lanfranco Palazzolo

Il leader del Partito comunista italiano Palmiro Togliatti aveva una fervida fantasia e grandi capacità politiche. Quando il «Migliore» entrava in Parlamento i suoi avversari politici tremavano. Durante la sua lunga carriera parlamentare il segretario del Partito Comunista italiano mise in atto ogni artificio per sconfiggere la Dc. Tra questi metodi ci fu anche lo stratagemma delle dimissioni collettive, sperimentato almeno in due occasioni: nel 1948 e nel gennaio 1953, quando «il Migliore» indusse, insieme a Pietro Nenni, alle dimissioni i deputati socialisti e comunisti membri dell'Ufficio di Presidenza della Camera.
Togliatti mise in atto - per la prima volta - il sistema delle «dimissioni collettive» proprio all'indomani delle prime elezioni politiche dopo la Costituente. E lo fece durante la seduta pomeridiana della Camera dei deputati del 3 giugno 1948. Nel corso della mattinata aveva cercato di indurre il Parlamento italiano ad istituire una Commissione di controllo sul Piano Marshall e cercato di impedire anche la formazione del V Governo De Gasperi, che vedeva ormai fuori dai giochi di governo il Pci e il Psi, sconfitti alle elezioni politiche del 18 aprile 1948. L'obiettivo dei comunisti, che volevano bloccare il governo e il Piano Marshall, era anche quello di voler dimostrare che la formazione dell’esecutivo De Gasperi era incostituzionale perché, nella formazione era stata violata la Costituzione in quanto erano stati istituiti dei ministeri senza portafoglio. Il Pci sosteneva che la formazione di questi dicasteri era fuori dal dettato costituzionale.
Nel corso dei lavori della mattinata lo scontro politico si incentrò sulla nascita della Commissione di controllo sull'ERP (European recovery program). In quel frangente Togliatti ebbe il soccorso dei deputati monarchici guidati dall'onorevole Covelli, che volevano una Commissione sul Mezzogiorno e miravano ad ottenere uno scambio con il Pci sulla nascita della Commissione anti-piano Marshall. I monarchici appoggiarono il tentativo dell'onorevole Togliatti, ma il gruppo parlamentare della Dc, che aveva la maggioranza assoluta dei voti, bloccò tutto. Togliatti ebbe uno scatto di collera durante la pausa dei lavori. Per dare un segnale intimidatorio alla formazione del governo De Gasperi «Il Migliore» convinse un primo gruppo di quattro parlamentari comunisti a scrivere una lettera di dimissioni al Presidente Giovanni Gronchi per poi passare agli altri. Lo scopo era quello di paralizzare il Parlamento.
I deputati comunisti Nella Marcellino Colombi, Walter Sacchetti, Carlo Olivero ed Elisabetta Gallo fecero consegnare alla presidenza della Camera quattro lettere di dimissioni. E Togliatti consigliò ai suoi deputati di consegnare separatamente le lettere a Gronchi. Il deputato della Democrazia Cristiana Francesco Maria Dominedò, che era un avvocato molto apprezzato, comprese immediatamente la mossa politica del leader del Pci: «Noi ci troviamo dinnanzi ad un atto di dimissioni che assume un carattere collettivo, per cui quello che potrebbe essere il normale esercizio del diritto viene a presentarsi come qualche cosa che si avvicini o sbocchi nell'abuso del diritto, come qualche cosa, per noi che valutiamo e giudichiamo obiettivamente il gesto, che possa raggirare lo spirito della legge e la volontà degli elettori espressasi in un determinato senso».
Ma Togliatti non abboccò all'agguato del parlamentare. Rivolgendosi al Presidente Gronchi, «il Migliore» disse: «Signor Presidente, io ignoro in quali condizioni ella ha ricevuto questa richiesta di dimissioni. Per quel che mi risulta, ella non ha ricevuto nessuna lettera di dimissioni collettive. Ella ha ricevuto delle lettere firmate ciascuna da un membro dell'Assemblea. Si tratta, quindi, di dimissioni di carattere individuale. Le chiedo perciò di porre in votazione ciascuna delle dimissioni separatamente dalle altre».
Inoltre Togliatti - violando la consuetudine dei regolamenti parlamentari - chiese la votazione nominale sulle prime dimissioni da discutere: quelle dell'onorevole Nella Marcellino. La Camera mise ai voti le dimissioni della parlamentare, che furono respinte da 299 deputati contro 133 voti favorevoli. Gli altri tre parlamentari comunisti, che avevano annunciato le loro dimissioni, ci ripensarono sostenendo di voler riflettere sul loro gesto. Il Piano di Togliatti era miseramente fallito e il V governo De Gasperi ottenne il via libera.

Contro i manutengoli del potere finanziario

Voce Repubblicana, 28 settembre 2013
Intervista ad Elio Lannutti 
di Lanfranco Palazzolo

Con il mio ultimo libro ho voluto attaccare i manutengoli del potere economico. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” Elio Lannutti, autore di “Cleptocrazia. Ladri di futuro” (Imprimatur editore).
Elio Lannutti, di cosa parla “Cleptocrazia”?
“Il mio ultimo libro, che ho pubblicato con la casa editrice Aliberti, parla degli sconquassi e i disastri provocati dai manutengoli del potere economico e da una cricca finanziaria, come banche di affari, agenzie di rating, fondi speculativi e banchieri centrali – che dovrebbero essere considerati criminali seriali, ai quali i governi democratici hanno delegato poteri enormi senza responsabilità e doverose sanzioni – hanno impoverito milioni di famiglie nel mondo globalizzato, distrutto 40 milioni di posti di lavoro dal 7 luglio 2007 (data dello scoppio della bolla dei sub prime), messo a rischio i debiti sovrani di alcuni Stati, che si sono dissanguati per salvare le banche in crisi dalla bancarotta. Questo libro intende tracciare la sospensione della democrazia avvenuta in Italia per due anni con l’incarico dato a uno degli uomini della Goldman Sachs, e il governo del presidente scelto dalla cancellerie europee”.
Da cosa è stata scatenata la crisi economica e finanziaria degli ultimi anni?
“Molti sono i fattori che hanno scatenato questa crisi che è più grave per intensità e durata della grande depressione del 1929, ma la principale responsabilità è certamente da attribuirsi a una cupola para-mafiosa, alla quale sono stati conferiti poteri enormi non bilanciati da pari responsabilità, poteri che non sono assegnati neppure ai governi legittimati dalla volontà popolare. Questa oligarchia finanziaria composta da banchieri centrali, banche di affari e agenzie di rating”.
Perché ce l’ha tanto con le agenzie di rating? Quali sono le loro responsabilità?
Le “sorelle del rating” hanno contribuito a intossicare con swap e derivati l’economia globalizzata e gli enti locali, a causare fallimenti a catena, con l’unica finalità di conseguire enormi profitti, a scapito dei risparmiatori, delle famiglie e delle piccole e medie imprese, vessati da quelle stesse banche che, con i loro dolosi e avidi comportamenti, hanno determinato la crisi sistemica e messo a repentaglio la solidità dell’euro e dell’Europa”.
Cosa dovrebbe fare l’Ue?
“La priorità dell’Europa è imporre a oligarchi senza scrupoli e tecnocrati bancocentrici una stagione di regole che possa sottrarre ai banchieri la potestà di battere moneta falsa con gli strumenti derivati; una riforma della vigilanza con adeguate sanzioni; la costituzione di un’agenzia europea di rating che possa impedire a entità private come Moody’s, Standard & Poor’s e Fitch di dare giudizi prezzolati sugli Stati sovrani seguendo le regole della speculazione ad orologeria”.

Oggi su "Il Tempo" il mio articolo sulle avventure dell'inventore delle dimissioni di massa: Palmiro Togliatti


venerdì 27 settembre 2013

E' arrivato il politico della domenica



Intervista a Raffaele Liucci
Voce Repubblicana, 27 settembre 2013
di Lanfranco Palazzolo

Il mio libro nasce per svelare le cattive cose fatte da Massimo Cacciari  da sindaco di Venezia. Lo ha detto alla “Voce” Raffaele Liucci, autore de “Il politico della domenica. Ascesa e declino di Massimo Cacciari” (Stampa Alternativa).

Perché ha deciso di scrivere un libro su Cacciari?

“Volevo svelare anche ai non veneziani tutte le cattive cose da lui fatte durante il suo lunghissimo regno come sindaco (tre mandati dal 1993 al 2010, più uno in mezzo per interposta persona). Ora Venezia è una città in fortissimo declino, spopolata e svenduta a un turismo rapace, simboleggiato dall’inquinamento visivo e atmosferico provocato dalle grandi navi. Più in generale, Venezia ha sempre prodotto figure politiche catastrofiche, da De Michelis a Brunetta. L’unico che salverei è il «veneziano di terraferma» Bruno Visentini, rara figura di «gran borghese», non a caso odiatissimo in una terra – il Veneto – innervata da parrucconi, beghine e piccoli borghesi anarcoidi. Ma Cacciari esemplifica anche il fallimento dell’intellettuale militante di sinistra affacciatosi alla politica negli anni Sessanta”. 

Considera questo personaggio un prodotto della partitocrazia?

“No, per la verità Cacciari non ha nulla a che fare con la partitocrazia. S’è sempre presentato come un personaggio indipendente e, al di là delle sue frequentazioni più o meno discutibili, non è assimilabile alla «casta», anche per stile di vita. Ciò premesso, debbo aggiungere che Cacciari di politica, secondo me, non ha mai capito nulla, al pari di D’Alema. Come scrivo, «il suo curriculum è una lista ininterrotta di fiaschi, da far impallidire una cantina sociale”.

Cosa ha scritto del Cacciari comunista?

“È stato deputato del Pci negli anni Settanta, membro della commissione Industria di Montecitorio. Ma politicamente nasce come «operaista», al fianco di Toni Negri, insieme al quale illustrava agli operai di Porto Marghera le pagine del Capitale di Marx. Dopo «l’indimenticabile ’89» si trasformerà in uno sponsor della svolta di Achille Occhetto, sentenziando: «Meno male che nel 1948 vinse la Dc, altrimenti avremmo fatto la fine della Romania di Ceausescu”.

Considera Cacciari un trasformista?

“In effetti, io mi dilungo, con stile sarcastico, sulle sue innumerevoli giravolte, da Toni Negri a Rutelli e Montezemolo, passando per don Verzé”.

Le sue teorie filosofiche sono da sempliciotto?

“Più che sempliciotte, direi indecifrabili. Anche molti suoi colleghi filosofi lo accusano di scrivere in «filosofese». Del resto, nella cultura italiana l’oscurità è stata sempre sinonimo di profondità. Nei paesi più civili, invece, come non si stancava di ripetere Paolo Sylos Labini sulla scia di Salvemini ed Ernesto Rossi, «la chiarezza nello scrivere e nel parlare è lo specchio dell’integrità morale». 

giovedì 26 settembre 2013

La fiamma aperta a qualsiasi soluzione



Intervista aa Davide Conti
Voce Repubblicana, 26 settembre 2013
di Lanfranco Palazzolo
 
Il Msi non fu chiuso alle dinamiche della Prima Repubblica e riuscì anche ad incidere nel quadro politico italiano. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” Davide Conti, autore de “L'anima nera della Repubblica” (Laterza), libro in cui vengono ripercorse le tappe della storia del Movimento sociale italiano e di come questo soggetto politico è riuscito ad incidere sulla scena politica del nostro paese. Davide Conti è consulente dell'Archivio storico del Senato.
Davide Conti, come ha identificato il Msi nel suo libro?
“Nel mio libro ho evidenziato come il Movimento sociale ha agito nel sistema dei partiti democratici nati dalle ceneri del fascismo e del ventennio mussoliniano. L'estrema destra non ha rappresentato solo un elemento marginale o un'anomalia della società politica, economica e civile, quanto piuttosto un'area molto più estesa di quello stretto perimetro elettorale in cui venne confinato il Msi durante gli anni della 'guerra fredda'”.
Questo soggetto politico ebbe un ruolo?
“Questo partito ebbe una sua influenza socio-culturale che gli permise di essere presente nel sistema della Repubblica antifascista. Il Msi mise in mostra una certa capacità di saper incidere negli equilibri politici della Prima Repubblica”.
Il Msi era chiuso al “nuovo” che si era determinato dalla rinascita della democrazia italiana o guardava solo al passato?
“Il Msi, pur nascendo come elemento organizzativo di stampo reducistico di una comunità politica scompaginata dalla sconfitta bellica, appare come un partito nato dalle ceneri del passato, ma allo stesso tempo dimostra anche di essere pronto all'inserimento di una nuova dinamica politica nazionale scaturita dallo scontro della “guerra fredda” tra i due blocchi di potere legati alla Dc e al Partito comunista”.
Cosa ha rappresentato Giorgio Almirante nella storia di questo partito?
“Almirante riusci a rappresentare la sintesi tra caratterizzazione identitaria del partito e desiderio di legittimazione politica. Questi due elementi si prestavano a più di una contraddizione, che il leader missino riuscì sempre a tenere insieme. Almirante cerco di trasformare la discriminante storica antifascista in quella anticomunista, cercando di portare il suo partito in stabilmente in questo secondo blocco filoatlantico. Ma il successo politico del Msi, manifestatosi tra la fine degli '60 e l'inizio degli anni '70 non produsse mai la fine della marginalizzazione politica del Msi”.
Negli anni '80, prima della svolta di Fiuggi è cambiato qualcosa?
“In quel periodo i missini stabilizzano la loro presenza nella scena politica italiana e la loro messa 'fuorilegge' viene derubricata. Tuttavia, questo partito non riesce a svolgere nessuna funzione in grado di incidere sugli equilibri politici italiani”.  

mercoledì 25 settembre 2013

Nessuno resti indifferente a quel dramma



Intervista a Giulio Terzi
Voce Repubblicana, 25 settembre 2013
di Lanfranco Palazzolo

La Comunità internazionale e l'Onu non possono restare indifferenti di fronte alla sorte che corrono i 3000 iraniani che si trovano a Camp Liberty e che rischiano di essere massacrati nel silenzio di tutti i mezzi di informazione mondiale. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” l'ex ministro degli Esteri Giulio Terzi di Sant'Agata.

Ministro Terzi, all'inizio di settembre il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI), che si batte contro l'attuale regime teocratico iraniano, è stato duramente colpito da un massacro perpetrato da  militari iracheni con la complicità degli iraniani a Campo Ashraf. E molti Mujaheddin del popolo iraniano sono attualmente tenuti sotto ostaggio dagli iracheni. La scorsa settimana si è tenuta un'importante riunione del CNRI a Ginevra, al quale lei ha partecipato. Cosa si è detto?

“Ho partecipato a questa importane riunione indetta dal Consiglio Nazionale della Resistenza iraniana, la governance degli ex Mujaheddin che si oppongono al regime iraniano. In passato, questa organizzazione è stata accusata di essere coinvolta in atti di terrorismo. Ma da oltre 10 anni questa organizzazione ha solo una caratterizzazione politica. L'Unione europea e gli Stati Uniti hanno tolto questa organizzazione dalla lista nera delle organizzazioni terroristiche. Quindi si tratta di un'organizzazione che ha una sua marcata caratterizzazione di opposizione forte al regime teocratico iraniano”.

Quali sono stati i recenti sviluppi politici del CNRI? 

“In un convegno che si è svolto tre mesi fa vicino a Parigi, questo movimento ha presentato una carta politica, costituente, nella quale è riaffermata la perfetta uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge fra uomini e donne, la laicità dello Stato, i principi della democrazia elettiva  e i principi che dovrebbero essere il punto di riferimento dell'Iran, qualora il paese si aprisse ad un sistema interamente democratico. Questo è lo sfondo nel quale si muove in CNRI”.

Perché il CNRI è ignorato da tutti?

“La riunione che si è svolta la scorsa settimana a Ginevra aveva proprio questo obiettivo. Si è cercato di mobilitare l'attenzione dell'opinione pubblica internazionale di fronte al dramma accaduto lo scorso 1° settembre, quando dei gruppi militari o paramilitari di forze speciali sono entrati a campo Ashraf, situato a pochi chilometri da Baghdad che dal 2003 rappresenta una zona dove risiedono persone protette dalle Nazioni Unite, e hanno ucciso a bruciapelo 52 residenti su 100. Questo campo è stato evacuato. E gli iraniani rimasti sono stati portati vicino all'aeroporto di Baghdad, a Campo Liberty. Il massacro di Campo Ashraf ha destato una grande impressione. Adesso la preoccupazione si sposta sulla sorte degli altri 3000 iraniani che si trovano a Camp Liberty”.   

domenica 22 settembre 2013

Alcune precisazioni sul mio libro per "Affaritaliani", Pietro Mancini ed Eugenio Scalfari


Qualche giorno fa è apparso un articolo sul libro che ho pubblicato lo scorso anno: "E io non pago!". Pubblico l'articolo e la mia replica.  

 Scalfari e la onorevole: voi non sapete chi siamo noi!

11 - 09 - 2013 Pietro Mancini

Premiata per il suo salto della quaglia, da sinistra a destra, con la nomina e lo stipendione di delegata della Regione Calabria all’Infanzia, Marilina Intrieri ha rispedito al mittente una lettera della Prefettura di Crotone, in cui non le era stato attribuito il titolo di onorevole, nella sua qualità di silenziosa deputata prodiana nella mini-legislatura 2006-2008.
Quello della signora calabrese non è un caso isolato di furibondi rappresentanti della Casta.
Alla fine dello scorso anno, il parroco di Caivano, don Maurizio Patriciello, si rivolse alla prefetta di Caserta, donna Carmela Pagano, chiamandola “Signora” e non “Signora prefetta”. A quel punto, l’allora prefetto di Napoli, il sussiegoso don Andrea De Martino, perse le staffe, bacchettando il sacerdote ed esigendo il “giusto rispetto” per la rappresentante del governo.
«Lei non sa chi sono io !  Ecco gli onorevoli che ci hanno provato». E’ questo il titolo di un volume, curato da Lanfranco Palazzolo, redattore di Radio Radicale. Il libro, che si rifà soprattutto alle decisioni assunte nella giunta per le autorizzazioni a procedere,  in merito a sanzioni per violazioni del codice della strada (dopo il ’93 la legislazione è cambiata), ha un piacevole sottotitolo, riecheggiante il principe Antonio de Curtis, in arte Totò: “E io non pago!
Elencati i casi di  alcuni politici, da Giorgio Almirante a Vittorio Sgarbi, fino a Claudio Burlando, Governatore della Liguria.
LANFRANCO PALAZZOLO; AUTORE DI "E IO NON PAGO!"
Peccato che non venga ricordato un illustre sbeffeggiatore di vigili urbani, appunto con il tradizionale «Lei non sa chi sono io!». Si tratta di Eugenio Scalfari.  Proprio lui, il Fondatore di “Repubblica”, l’austero Moralizzatore e il Grande Nemico di Silvio Berlusconi.
Quando Scalfari era, grazie a Giacomo Mancini, deputato socialista, nel 1972, parcheggiò vicino alla Stazione Centrale di Milano, in uno dei due posti lì riservati ai carabinieri. Un vigile lo invitò a spostare l’auto.
L’allora parlamentare riferì che, a discussione in corso, arrivò un’autovettura, col questore di Milano, che occupò l’altro posto riservato: a memoria, ci si ricorda della successiva, secca smentita della questura. In ogni modo, finì che, dopo il classico «Lei non sa chi sono io!», il deputato lasciò l’automobile in sosta vietata e venne ovviamente sanzionato dal vigile, anche perché risultò che la patente era scaduta («Non me ne ero accorto», si giustificò Scalfari).
L’episodio contribuì alla trombatura di Scalfari  perchè, essendone venuto a conoscenza, Bettino Craxi, tutt’altro che simpatizzante di don Eugenio, lo spiattellò a un amico cronista, che lo pubblicò, con risalto, l’indomani, sul “Corriere della sera”.
Pietro Mancini

LA MIA RISPOSTA
EUGENIO SCALFARI
"E io non pago!"

Martedì, 17 settembre 2013 - 12:32:00

Caro Direttore,

lo scorso 11 settembre è uscito su Affaritaliani.it un articolo su un mio libro nel quale compaiono numerose imprecisioni. Il titolo del libro è questo "E io non pago!" e non "Lei non sa chi sono io. Gli
onorevoli che ci hanno provato". L'autore di questo articolo, Pietro Mancini, non ha evidentemente letto il mio libro visto che il caso di Eugenio Scalfari è stato pubblicato in bella vista a pagina 132 e ss. Devo aggiungere che nel mio libro non è assolutamente stato inserito alcun provvedimento sull'attuale presidente della Regione Liguria Burlando. In merito alla segnalazione fatta su Craxi non credo sia vera. La vicenda venne alla luce perchè Scalfari era popolarissimo e lo stesso Scalfari non si preoccupò di nasconderla pubblicando una lettera di fuoco al sindaco di Milano. Aggiungo anche un altro elemento. Scalfari riteneva che il beneficiario per parcheggio per privilegiati fosse appannaggio del questore Guida, ma in realtà si trattava di un medico di guardia al pronto soccorso ferroviario. Per questa ragione le chiedo di pubblicare queste mie precisazioni nel suo quotidiano online.
Con amicizia, la ringrazio.

sabato 21 settembre 2013

Io ci credo, ma non ho deciso



Intervista a Giorgio Zanin
Voce Repubblicana, 21 settembre 2013
di Lanfranco Palazzolo

Credo nello strumento referendario, ma sui singoli quesiti non ho ancora preso una posizione definitiva. Lo farò al momento più opportuno. Lo ha detto alla “Voce” l'onorevole Giorgio Zanin del Partito democratico.
Onorevole Zanin, perchè ha firmato tutti i referendum radicali mentre tutti gli esponenti del suo partito si sono ben guardati dal farlo? Li condivide tutti?
“Li ho firmati tutti perchè ho sempre creduto alla partecipazione popolare dei cittadini. E ho sempre pensato che il referendum sia uno degli strumenti fondamentali per modificare e modellare la legge. In linea generale, le proposte referendarie mi hanno sempre visto – a prescindere dalle mie posizioni a favore o contro – sempre tra i firmatari e come sostenitore. Per quanto mi riguarda, la mia priorità era di accreditare i referendum affinchè i riferendum si svolgessero. Questa è la mia priorità”.
Di questi referendum cosa condivide? C'è un referendum che pensa di sostenere politicamente oltre ad apporre la firma per permetterne la presentazione?
“Ancora non ho messo a fuoco i singoli quesiti referendari. Ritengo giustoi farlo all'interno di un dibattito politico costruttivo. La natura stessa del referendum porta – per metodo – la capacità dei cittadini di ascoltare le argomentazioni. Ed io intendo fare questo quando arriverà il momento del dibattito. Al momento opportuno manifesterò la mia posizione quesito per quesito”.
Ha sempre votato tutti i referendum?
“Sì, certo”.
Si ricorda cosa aveva votato per i referendum del 1993 sul finanziamento pubblico ai partiti politici e sull'abolizione del ministero dell'Agricoltura?
“Sono ormai passati 20 anni da quella consultazione referendaria del 18 aprile. Credo di aver votato a favore dell'abolizione del finanziamento pubblico dei partiti. Ritengo che oggi si debba riflettere sul finanziamento pubblico dei partiti. Anche se non ho preso una decisione definitiva ed esiste un ddl del governo, ritengo che la politica debba interrogarsi sulle forme di finanziamento dei partiti politici”.
Si ricorda se nel 1987 aveva votato a favore del referendum sulla responsabilità civile dei magistrati?
“Non ricordo bene quel referendum. Ricordo bene la battaglia per l'abolizione delle centrali nucleari. Ero contro l'utilizzo dell'energia nucleare. Ho ribadito questa mia posizione due anni fa quando questo referendum è stato riproposto e la battaglia è stata vinta di nuovo”. 
Crede che l'astensionismo faciliti il voto referendario?
“L'elettorato italiano ci abituato ad ogni sorpresa. Quindi non mi sorprendo di nulla. Il risultato sul referendum sull'acqua fu una lezione per tutti. Fui tra quelli – nel Pd – che prese una posizione netta a sostegno dell'ala ecologista del partito. Direi che quella fu indubbiamente una bella pagina di politica”.   

venerdì 20 settembre 2013

Ecco come il Pd ha salvato i vescovi



Intervista a Franco Grillini
Voce Repubblicana, 20 settembre 2013 
di Lanfranco Palazzolo

Sul ddl anti-omofobia il Partito democratico è responsabile del via libera all'emendamento salva vescovi. Lo ha detto alla “Voce” il Presidente di Gaynet Franco Grillini, consigliere regionale dell'Emilia Romagna.
Onorevole Grillini, cosa pensa del dibattito che si sta svolgendo alla Camera dei deputati sul ddl anti-omofobia, provvedimento che ha visto uno scontro interno tra Pd e Pdl. Alla fine, sono rientrate le dimissioni del relatore del Pdl Antonio Leone. Quali sono le sue valutazioni su quello che abbiamo visto?
“Il giudizio su quello che ho visto mercoledì è totalmente negativo. Le responsabilità sono tutte del Partito democratico che ha deciso di dare il via libera all'emendamento 'salva vescovi' come è stato contestato dalla comunità lgbt. In questa legge ci sarà l'aggravante. Senza questa aggravante il provvedimento sarebbe stato del tutto inutile. Questo provvedimento da il via libera di insulto e di omofobia e transfobia da parte delle organizzazioni religiose. In questi giorni abbiamo visto una polemica sulla libertà di opinione che è stata molto pelosa ed interessata. Infatti, in questi giorni abbiamo visto scendere in campo esponenti dell'area cattolica. Dopo anni tutti si sono resi conto che nel nostro paese esiste un problema di libertà di espressione”.
Quali sono le contraddizioni di questa polemica?
“In questi anni nessuno di è accorto che la legge Mancino è stata la riedizione della Legge Reale del 1975. Le due leggi puniscono i reati di opinione. Solo oggi tutti si accorgono che esiste un problema di libertà di opinione. E lo fanno soprattutto quando arriva in Parlamento il ddl anti-omofobia, chge punisce anche la transfobia. Ritengo che l'emendamento salva-vescovi vanifichi gli sforzi che sono stati compiuti su questa legge.  Questo provvedimento avrebbe dovuto combattere l'omofobia e la transfobia. Invece oggi ci troviamo davanti un provvedimento che, in pratica la legittima”.
Come si è comportata la Presidente della Commssione Giustizia Ferranti?
“La Commissione Giustizia ha dato il via libera ad un testo base del tutto insoddisfacente perchè era privo dell'aggravante prevista dall'articolo 3 della legge Reale. E poi, rispetto al Codice penale non cambia assolutamente nulla. In questa legge non si prende atto che i crimini d'odio devono essere considerati come atti di razzismo. Invece la legge prende atto di certi reati, ma non cambia nulla. Credo che i problemi siano sorti tutti nel Comitato dei 9 dove il Pd ha messo in atto uno scambio sul provvedimento per renderlo inefficace: hanno messo l'aggravante, ma hanno salvato i vescovi”.
Che figura ha fatto il Parlamento?
“Una figuraccia. Il provvedimento è stato rinviato troppe volte anche per la volontà di Ivan Scalfarotto di trovare un compromesso con il Pdl”.  

giovedì 19 settembre 2013

Il Pd non ha una posizione sull'eutanasia



Voce Repubblicana, 19 settembre 2013
di Lanfranco Palazzolo
Intervista a Serena Pellegrino
 
Il Partito democratico non ha una posizione comune sulla legge che riguarda l'eutanasia. Noi di Sinistra ecologia e libertà ce l'abbiamo. Lo ha detto alla “Voce Repbubblicana” la deputata di Sinistra Ecologia e libertà Serena Pellegrino.
Onorevole Pellegrino, perchè ha firmato la proposta di legge di iniziativa popolare sull'eutanasia anche se l'esperienza della pdl di iniziativa popolare è sconfortante?
“Ricordo che Sinistra ecologia e libertà e io stessa ci siamo fatti promotori – in questa legislatura – di alcune proposte di legge di iniziativa popolare come quella sull'acqua tanto per fare un esempio. Per noi è indispensabile che ci siano anche queste proposte di iniziativa popolare. E poi è necessario dare gambe a queste proposte. Ci vuole qualcuno che dia forza a queste iniziative. Noi ci siamo resi promotori di questo. Per quanto riguarda invece questa proposta ritengo indispensabile per l'Italia non può eludere un argomento come l'eutanasia legale sul quale altri paesi hanno una legislazione all'avanguardia. Noi dobbiamo evitare che ci siano italiani costretti ad espatriare per assolvere a questo loro desiderio”.
Lei ha avuto modo di riflettere sulla scelta compiuta dall'ex deputato del Pdup e del Pci Lucio Magri che ha deciso di ricorrere all'eutanasia in Svizzera senza ricorrere ad una battaglia politica su questo argomento?
“Ho condiviso la scelta di Lucio Magri. E l'ho rispettata perchè ritengo che noi possiamo decidere tutto sulla nostra vita e non possiamo decidre sul fine vita. Questa è una grande sciocchezza. C'è un grande medico che ha detto: 'possiamo citare in giudizio un parrucchiere perchè ci ha tagliato male i capelli, ma non possiamo decidere sul nostro fine vita'. Questo per me è sostanziale”.
Ha capito qual è la posizione di altri partiti politici su questo argomento? Ha compresocosa pensa il Partito democratico sull'eutanasia?
“Credo che il Partito democratico non abbia assunto una posizione comune su questo argomento. Invece, noi di Sinistra ecologia e libertà abbiamo il nostro documento su questo argomento. Se il Partito democratico sarà chiamato ad esprimersi su questa legge troverà la formula del voto secondo coscienza”.
Come parlamentare, lei si è occupata spesso dei Centri di identificazione ed espulsione. Qual è la situazione del CIE di Gradisca d'Isonzo dove spesso scoppiano gravi disordini?
“Nel mese di agosto e settembre mi sono impegnata molto su questo Centro di identificazione e accoglienza. Io mi sto battendo per far entrare in questi centri anche i consiglieri regionali. Quel Centro è un autentico lager dove nessuno può uscire. E' una situazione assurda. Non si possono costringere in questa condizione delle persone. Un paese democratico non può permettere che si verifichino situazioni come queste”.   

mercoledì 18 settembre 2013

Silvio, non ti dimettere



Intervista a Lucio Barani
Voce Repubblicana, 18 settembre  2013
di Lanfranco Palazzolo

Silvio Berlusconi non deve dimettersi da senatore. Il leader del Pdl ha il dovere di resistere. Lo ha detto alla “Voce” il senatore del Pdl Lucio Barani, che specifica di voler esprimere solo giudizi politici.
Senatore Barani, in queste ore si è sparsa la voce che Berlusconi sta pensando ad un gesto prima che venga discussa in aula la sua decadenza. Berlusconi deve dimettersi?
“No, quella delle dimissioni di Silvio Berlusconi non è affatto la strada giusta. Dopo vent’anni di persecuzione giudiziaria un giudice è riuscito a condannare Berlusconi in maniera ignominiosa. E’ impensabile vedere una sentenza assurda come quella che ha condannato il leader del centrodestra. Il giudice che ha voluto condannare Berlusconi lo ha fatto senza avere uno straccio di indizio e di prova. Il giudice che ha condannato Berlusconi è venuto meno al dettato costituzionale. Molti giudici hanno visto quello che è successo a Pietro Grasso, diventato presidente del Senato. Molti magistrati hanno pensato che se si fossero comportati in un determinato modo sarebbero diventati come la seconda carica dello Stato. Di esempi come questi ce ne sono ovunque. Ecco perché Berlusconi deve resistere”.
Oggi è finita agli arresti domiciliari Maria Rita Lorenzetti, presidente di Italferr ed esponente del Pd.
“La Lorenzetti è stata deputata dei Ds e Dalemiana e poi presidente della Regione Umbria. Poi è approdata ad Italferr. Nella sua carriera la Lorenzetti ha fatto una politica di parte, guardando i suoi interessi politici. Qui mi fermo perché dovremmo tirare in ballo i poteri forti che vogliono dominare l’Italia. Ci sono dei politici italiani che favoriscono il nostro vassallaggio economico come Carlo Azeglio Ciampi, Giuliano Amato e Romano Prodi. Questi uomini forti della Repubblica hanno favorito l’occupazione economica del nostro paese, favorendo il colpo di stato della magistratura. Il popolo sceglie Berlusconi e la magistratura lo toglie dalla scena politica. Ma nessuno può eliminare giudiziariamente Berlusconi”.
Il sindaco di Firenze Renzi minaccia sfracelli contro il Pdl e Berlusconi annunciando che il centrodestra sarà asfaltato. Cosa ne pensa?
“Renzi, nella sua vita, dopo aver partecipato a trasmissioni televisive si è laureato, ha fatto il sindacalista, il presidente della Provincia e il sindaco di Firenze. Renzi non ha mai lavorato in vita sua e non ha mai timbrato un cartellino. Ha solo vissuto di politica. Renzi è andato in tutta Italia a fare la sua campagna elettorale. E lo ha fatto con un gruppo di potere alle spalle per svendere l’Italia. Renzi starebbe bene in quella vecchia trasmissione di RadioMontecarlo che si intitolava Bla-bla-bla. Lui sarebbe stato il mattatore di quella trasmissione. Ma con le parole non si guida un paese. E a Firenze lo sanno”. 

martedì 17 settembre 2013

Il Pd non deve agire in quell'ottica



Intervista a Ettore Romoli
Voce Repubblicana, 17 settembre 2013 
di Lanfranco Palazzolo

Il Partito democratico deve ragionare sulla decadenza di Silvio Berlusocni e non agire nell’ottica di eliminarlo dalla scena politica. Lo ha detto alla “Voce” il sindaco di Gorizia Ettore Romoli.
Sindaco Romoli, lei è stato parlamentare del Pdl. Pensa che il governo reggerà di fronte alle polemiche sulla decadenza di Berlusconi?
“Io mi auguro che si trovi un intesa che permetta la corretta interpretazione della legge. Non si può ‘uccidere’ il principale leader di una forza politica di governo. Si deve consentire l’agibilità politica di Silvio Berlusconi e non impedirgli di fare politica. Il Partito democratico non deve ragionare nell’ottica di voler distruggere Berlusconi. E’ assurdo”.
La vicinanza con il confine sloveno vi crea problemi economici rispetto ai costi inferiori di alcuni beni?
“Ogni anno perdiamo gettito sulla benzina e sulle sigarette. Chi compra le sigarette oltre confine paga il 40% in meno. Lo stesso discorso vale per la benzina, gli omogeneizzati e altri beni alimentari. La differenza dei costi sta facendo notevoli danni alla città di Gorizia. In più, dobbiamo fare i conti con il gioco d’azzardo e la prostituzione, settori molto fiorenti al di la del confine. Questi elementi sono pericolosi. Molti cittadini di Gorizia si sono rovinati con il gioco d’azzardo”.
Siete preoccupati della crisi?
“L’economia della nostra città è molto fragile. Dobbiamo ricordare che per oltre due decenni abbiamo beneficiato dell’economia fragile della Jugoslavia. Tutti i cittadini di quella nazione venivano a comprare ogni bene da noi”.
Al confine con la Slovenia si avvertono gli effetti del cosiddetto Mercato europeo?
“No, questi effetti non si sentono. Oggi non ci troviamo di fronte a due mercati separati. Le distorsioni dei due mercati ci sono perché manca totalmente una politica fiscale comune. Non esiste. Ogni stato mantiene le sue imposte. L’imposta sulle società in Slovenia è del 19 per cento. Da noi supera il 30 per cento”.
Cosa pensa della crisi della Slovenia?
“Per noi i rischi sono relativi. Il sistema economico sloveno si sta sfaldando con una certa rapidità. Il premier dell’attuale governo sloveno non è stato in grado di mettere in campo misure efficaci. Noi non ci auguriamo una crisi economica slovena, ma se ci fosse ci sarebbero alcuni benefici per noi. Ma sarebbero benefici del tutto modesti per un’economia di confine”.
Quali sono i vostri rapporti con la governatrice della Regione Debora Serracchiani?
“La Serracchiani è un personaggio politico di grande valore. Adesso vedremo se è in grado di amministrare la Regione. Non abbiamo visto grandi cose se non gli annunci sui tagli della politica. In questi giorni abbiamo scoperto che gli assessori attuali guadagnano più di quelli precedenti. Valuteremo questa presidenza sui fatti”.

sabato 14 settembre 2013

Che Dio stramaledica la lingua inglese!



Intervista a Giorgio Pagano
Voce Repubblicana, 14 settembre 2013
di Lanfranco Palazzolo

La lingua inglese sta colonizzando tutte le altre lingue dell'Unione europea. Lo ha detto alla “Voce ” Giorgio Pagano, segretario dell'Associazione radicale esperanto dopo che la Corte di giustizia Ue ha deciso di annullare alcuni bandi di concorso per posti di lavoro nelle istituzioni Ue perché scritti solo in inglese, francese e tedesco.
Giorgio Pagano, l'Italia ha vinto la sua battaglia sui bandi di concorso europei facendo rispettare la Carta dei diritti fondamentali.
“La Carta dei diritti fondamentali è uno dei capisaldi del diritto Ue. E' stata approvata nel 2000. In questo documento c'è anche scritto quali sono le lingue ufficiali dell'Ue. L'avvocato Gentili, che ha difeso il nostro paese davanti alla Corte di giustizia europea, è stato molto bravo. Lo abbiamo più volte invitato ai convegni sull'internazionalizzazione della lingua italiana. Di fronte a quello che stiamo vivendo negli ultimi decenni, oggi ci troviamo di fronte ad una situazione che vede il predominio della lingua inglese su tutte le altre lingue dell'Ue. Lo scorso 6 settembre la nostra associazione ha tenuto una manifestazione ricordando il manifesto discorso fatto da Churchill a favore del predominio della lingua inglese nel 1943”.
Cosa sosteneva il premier inglese?
“Secondo Churchill il predominio della lingua inglese avrebbe garantito alla Gran Bretagna maggiori introiti economici rispetto ad un'occupazione militare. Già questo la dice lunga su questo tipo di processo culturale. E' ovvio che questi 70 anni non sono passati invano. Molti capi di Stato si sono piegati alla lingua inglese. Lo ha fatto anche la Francia. Fortunatamente esiste anche la Corte di Giustizia Ue che garantisce l'utilizzo della lingua. Oggi, però possiamo dire che esiste un oligopolio linguistico, diviso tra inglese, francese e tedesco. Il 26 settembre si celebrerà la giornata della lingua madre dei paesi europei. Il sito che pubblicizza questa manifestazione ufficiale è redatto in lingua inglese. Trovo che questa sia una grande contraddizione. La Commissione europea è abituata al metodo dell'oligopolio linguistico”.
L'Italia che situazione deve affrontare?
“In Italia è in corso un processo di discriminazione linguistica ai danni dell'Italiano. Chi vuole studiare al politecnico di Milano deve farlo in inglese perché la sua lingua madre viene vietata dall'università italiana. Il paradosso è che il ministro dell'Università Carrozza sta facendo ricorso su questo al Consiglio di Stato. Non possiamo arrivare a questa forma di annichilimento dell'italiano”.
Non temete che questa battaglia porti indietro il nostro paese?
“Ci battiamo per questo dagli anni '80. Vogliamo una lingua comune dell'Umanità, paritaria per tutti come l'Esperanto senza portare acqua al mulino del mondo angloamericano”.

venerdì 13 settembre 2013

Occhio a quelle autorità



Intervista Vincenzo Pepe
Voce Repubblicana, 13 settembre 2013
di Lanfranco Palazzolo

Le autorità di bacino devono redigere un piano per evitare il dissesto idrogeologico e altri rischi per il territorio. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il Presidente di FareAmbiente Vincenzo Pepe.
Presidente Pepe, l'inizio dell'autunno è un momento particolarmente difficile dal punto di vista ambientale. Gli scorsi anni abbiamo tutti assistito ad autentici disastri perché non si è fatta prevenzione per evitare il dissesto idrogeologico. Cosa è necessario fare soprattutto nelle grandi città?
“Come  organizzazione ambientale abbiamo sempre puntato alla gestione ordinaria delle acque e al sistema ordinario di manutenzione per evitare disastri. Nelle grandi città è necessario fare questo per evitare rischi. Il danno ambientale provoca morti e danni ingenti che mettono in ginocchio la nostra economia. Dobbiamo fare di tutto per evitare questo. I cittadini devono essere parte attiva di questa gestione del territorio e non devono girarsi dall'altra parte. Questo discorso riguarda soprattutto le grandi città. Ecco perché abbiamo sempre pensato di introdurre nelle scuole i corsi di educazione ambientale come materia obbligatoria”. 
Il problema si risolve solo in questa attenzione?
“No, è necessario vigilare sul lavoro delle cosiddette Autorità di bacino. Questi enti devono redigere il cosiddetto piano di bacino. Ma nessuno conosce questo piano, nessuno vede questo piano. Poi ci sono anche molte autorità che non lo redigono nemmeno. Il piano di bacino è superiore a qualsiasi altro piano, anche al piano urbanistico che fa qualsiasi altro comune. Il comune non può redigere un suo piano urbanistico se questo è contro il piano di bacino o è in contrasto con esso. Se l'autorità di bacino ritiene che un territorio sia a rischio R4, il livello più alto di rischio, in quella zona non può essere svolta alcuna attività umana o di altro genere”.
Con quali altri enti potrebbe essere in contrasto il piano di bacino?
Il piano di bacino deve essere rispettato anche da coloro che redigono il piano dei singoli parchi. Se il piano di un parco in area protetta è in contrasto con un piano di bacino, la giurisprudenza ha stabilito che il piano di bacino deve essere sempre rispettato. Ed è giusto che sia così. E' assurdo costruire ai margini di un letto di un fiume o insediare accampamenti, come è accaduto qualche tempo fa a Soverato. Lei ricorderà bene quel caso. Il fiume si è portato via un accampamento. Anche il caso di Sarno è emblematico dell'abbandono del territorio”.
I cittadini conoscono questi piani, ne sono informati?
“Sono davvero in pochi a conoscere queste cose. Il problema è anche questo. L'autorità di bacino dovrebbe fare educazione ambientale oltre a redigere questi piani. Dobbiamo cambiare certe abitudini per evitare di piangere sul prossimo disastro”.  

giovedì 12 settembre 2013

Che fine ha fatto l'Occidente?



Voce Repubblicana, 12 settembre 2013
Intervista a Corradino Mineo
di Lanfranco Palazzolo

Di fronte alla crisi siriana è mancata la politica dell'Occidente. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il senatore Corradino Mineo del Partito democratico.

Senatore Mineo, trova saggia la posizione assunta dalla nostra politica estera e dal ministro Bonino sulla Siria?

“L'analisi che abbiamo ascoltato dal ministro degli Esteri Emma Bonino in questi giorni è stata completa e positiva. La proposta italiana ed Europea è debole perchè è debole l'Italia ed è debole l'Europa. Dire che il nostro paese è contro la guerra è giusto, ma dire che parteciperemo solo con il via libera dell'Onu quando sappiamo che l'Onu non funziona più e il Consiglio di sicurezza è largamente paralizzato significa che, di fatto, non possiamo fare nulla. D'altra parte, dire oggi che è necessario mettersi d'accordo quando la situazione è degenerata in un massacro mi sembra una posizione debole”.

Che posizione avrebbe dovuto assumere il governo?

“Forse il mio governo avrebbe dovuto – nel momento in cui dice 'no' ad un intervento militare – mettesse con maggior forza nell'agenda internazionale l'assenza di una politica dell'Occidente rispetto all'assenza della politica delle organizzazioni internazionali”.

La posizione dei paesi confinanti con la Siria rende più difficile un negoziato. Abbiamo visto che Israele vuole l'intervento, la Turchia preme per intervenire, anche l'Iraq è interessato alla questione e gli Hezbollah sono contro Assad. La collaborazione di questi paesi è necessaria?

“Assad è un 'macellaio'. Anche suo padre non era da meno. La responsabilità della Comunità internazionale è stata di non averlo bloccato in tempo all'inizio di questa assurda repressione e di questa strage della società civile siriana. Il mondo arabo è diviso. Emma Bonino ha fatto bene a sottolineare più volte che lo scontro al quale stiamo assistendo in Egitto è uno scontro tra sunniti, mentre quello in Siria vede contrapposti gli Sciiti dai sunniti. In Siria ci sono molti spettatori interessati ad alimentare il caos. In Siria stiamo assistendo allo stesso 'spettacolo' che abbiamo visto in Libano, dove una banda accusa l'altra delle peggiori nefandezze. Ma qui non ci troviamo di fronte ad una guerra tra bande, ma oggi ci troviamo di fronte al massacro di un'intera società. Ecco perchè credo che, di fronte ad una situazione come questa, non ci siano soluzioni. La politica dell'Occidente non può essere gestita in maniera prudente e suicida. L'erroe della nostra politica estera è quello di sostenere le risoluzioni dell'Onu senza dire che questa organizzazione internazionale deve essere cambiata e riformata. Oggi l'Onu si limita a riflettere una situazione superata che è quella dell'equilibrio uscito al termine della Seconda guerra mondiale. Ed è un errore mantenere questo equilibrio”.   

mercoledì 11 settembre 2013

Il Pd è allergico a quei referendum



Intervista a Ferdinando Padelletti
Voce Repubblicana,  11 settembre 2013
di Lanfranco Palazzolo

Il Partito democratico non avrebbe mai potuto sostenere i referendum sulla giustizia a causa della loro contiguità con la magistratura di sinistra. Lo ha detto alla “Voce” il consigliere provinciale del Pdl a Pordenone Ferdinando Padelletti, uno degli esponenti politici del partito di Berlusconi che si è mobilitato sui referendum sulla giustizia..
Consigliere Padelletti, perché ha deciso di sostenere questi referendum sulla giustizia?
“Ho sempre avuto ottimi rapporti con i radicali. Ho sempre sostenuto queste battaglie. Di questi referendum ho condiviso tutti i temi. E ci siamo impegnati a raccogliere le firme su questi referendum. La scorsa settimana abbiamo raccolto 150 firme a Spilimbergo, sabato scorso abbiamo raccolto a Pordenone 350 firme”.
Quindi non avete firmato solo i referendum sulla giustizia?
“No, abbiamo preso tutti i moduli”. 
Ha ricevuto pressioni dal partito per la raccolta delle firme?
“No, è stata un'iniziativa spontanea. Solo in questi giorni mi hanno chiamato dal partito di Roma per chiedere la mia disponibilità a raccogliere le firme. Forse questo intervento è tardivo. Ma vedo che anche oggi dal Popolo delle libertà si sono mobilitati a raccogliere le firme. Dal partito si stanno mobilitando per chiedere la disponibilità a tutti i consiglieri comunali e provinciali del partito. Dalla sede centrale del Pdl ci hanno indicato come obiettivo di raccogliere nella provincia di Pordenone almeno 4000 firme. Ho parlato proprio oggi con la segreteria locale del nostro partito. E mi hanno assicurato che l'obiettivo è stato raggiunto”.
Il tema della giustizia è molto sentito nella vostra regione. Cosa è accaduto per la vicenda che riguarda lo scandalo dei rimborsi ai gruppi consiliari?
“Tutti i partiti della Regione sono stati coinvolti nella gestione allegra dei gruppi consiliari. Sono emerse situazioni abbastanza discutibili. Ci sono state contestazioni per ricevute di albergo di circa 200 euro. Si tratta di casi profondamente diversi da quelli che si sono verificati alla Regione Lazio con Fiorito. Non mi sembra che questa vicenda sia paragonabile con quelle che abbiamo visto in altre Regioni”.
Pensa che il Pdl si sia mosso troppo tardi sui referendum?
“Penso che ci sia stato un ritardo. E' cambiato tutto con la dichiarazione politica di Silvio Berlusconi. Dopo la firma di Silvio Berlusconi ai referendum c'è stata la mobilitazione. Da parte dei radicali c'è stata la massima disponibilità. Ad esempio è stato permesso di mostrare il nostro vessillo durante la raccolta delle firme. E questo non piaciuto al Pd”.
Perché il Pd ha ostacolato questi referendum?
“Questo dipende dalla contiguità del Pd con i giudici di sinistra. Noi questo lo abbiamo sempre denunciato. Ecco perché il Pd ha ostacolato la raccolta delle firme”.