giovedì 10 ottobre 2013

Eugenio Curiel dimenticato



Intervista a Gianni Fresu
Voce Repubblicana, 10 ottobre 2013
di Lanfranco Palazzolo

Nei confronti di Eugenio Curiel c'è stato un doloso oblio. Lo ha detto alla “Voce” il lo storico Gianni Fresu, autore di “Eugenio Curiel. Il lungo viaggio contro il fascismo” (Odradek).
Prof. Fresu, la figura di Eugenio Curiel, segretario del Fronte della gioventù comunista e direttore de “l'Unità” clandestina è stata colpevolmente dimenticata. Perchè ha deciso di scrivere questo libro sulla figura di questo giovane ebreo impegnato nel Pci?
“Ho deciso di affrontare questo tema perché c'è stato un doloso oblio nei confronti di questo intellettuale. Ci sono molti aspetti da sottolineare sulla figura di Curiel. La sua formazione è piuttosto eterodossa rispetto ai canoni tradizionali del marxismo. Nella sua formazione, Curiel è rimasto attratto dall'antroposofia steineriana e poi c'è il fatto che lui arriva attraverso un processo di progressiva coscienza di cosa era il fascismo. Oltre a questo, lui unisce insieme due interessi culturali prevalenti: quello scientifico, che gli derivava dal padre: Curiel si laurea ad appena 21 anni in fisica nucleare e arriva immediatamente ad avere prospettive di inserimento accademico nelle università. Inoltre, il suo interesse per la filosofia lo porta ad interessarsi all'idealismo per poi passare al materialismo storico”.
Perché questa figura è così importante?
“La sua importanza deriva dal fatto che ci troviamo di fronte ad una delle personalità più rappresentative della generazione degli 'anni difficili' e degli 'anni di mezzo' del regime fascista. Si tratta di quei giovani cresciuti durante il fascismo, allevati pane e fascismo, che costituirono invece, a sorpresa, l'anello debole del regime. Il fascismo pensava di costruire 'l'Uomo nuovo' e la grandezza della nazione attraverso la generazione di cui faceva parte Curiel. Ma quello fu un calcolo sbagliato. Si tratta di una generazione che si rivolta all'interno del fascismo. All'interno dei littoriali della cultura si forma una schiera di giovani di grande spessore come Ingrao e Trombadori. Negli anni '30 l'antifascismo è sconfitto”, ma questi giovani rappresentano una nuova generazione che si staccherà progressivamente dal fascismo ed entrerà nella Resistenza. Curiel è a capo di questa tendenza”.
Il suo avvicinamento al comunismo è precedente alle leggi razziali e perché questi giovani entrano nelle organizzazioni fasciste?
“In quegli anni si arrivò alla conclusione che l'approccio settario all'antifascismo, basato sull'idea di cospirazione, aveva prodotto solo risultati negativi. Le organizzazioni antifasciste non avevano legami con la realtà italiana. Il Pci era l'unico ad avere qualche legame con questa realtà. Ma molti antifascisti entrano nei GUF e nelle organizzazioni sindacali fascisti. E questa era la chiave di volta di questa nuova strategia”.

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