venerdì 11 ottobre 2013

Giustizia: quando Napolitano voleva tenere i detenuti sottochiave...

di Lanfranco Palazzolo
Il Tempo, 10 ottobre 2013

Nel 1998 da ministro dell'Interno contestò l'approvazione della legge "svuota carceri". E Giorgio Napolitano disse: "Fermate quelle scarcerazioni". All'indomani del messaggio del Capo dello Stato alle Camere sulla situazione negli istituti penitenziari italiani, il mondo politico scopre che esiste un'emergenza dei diritti umani negli istituti di pena. 
La vicenda non può e non deve essere presa sotto gamba da nessuno, ma in questi giorni molti osservatori politici sono rimasti sorpresi dalla "sensibilità" del Presidente della Repubblica di fronte alla questione dei diritti dei detenuti.
Ai tempi in cui era ministro dell'Interno Giorgio Napolitano non si mostrò altrettanto sensibile. Nel giugno 1998 scoppiò un caso clamoroso all'interno del primo Governo Prodi, quando si trattò di applicare, per la prima volta, la legge Simeone-Saraceni (1998) che risparmiava il carcere a chiunque dovesse scontare meno di 3 anni. La legge numero 165 dimostrava la volontà del governo dell'Ulivo di affrontare il problema della costante progressione della popolazione detenuta.
A tale scopo, il legislatore affrontò il problema dello scarso accesso alle misure alternative da parte di quei soggetti economicamente deboli che, non potendo fruire di un'assistenza giuridica adeguata, non riuscivano ad evitare il carcere anche quando ne avrebbero diritto. Tutte le misure alternative, contemplate in quel provvedimento venivano concesse solamente su richiesta del condannato e non d'ufficio.
Al momento della prima applicazione di quella legge, nel giugno del 1998, il ministro della Giustizia Giovanni Maria Flick non ebbe alcun problema a dar corso alla norma. Tuttavia, il ministro dell'Interno Giorgio Napolitano si oppose fermamente a quel provvedimento approvato dal suo stesso governo che avrebbe permesso la scarcerazione di 13 mila detenuti. A quel punto Napolitano, il 16 giugno 1998, scrisse una lettera aperta al direttore de La Repubblica Ezio Mauro: "L'entrata in vigore della legge Simeone potrà porre le forze di polizia di fronte a ulteriori incombenze e responsabilità di controllo nei confronti di persone condannate a pene detentive di cui venga sospesa l'esecuzione e ammesse alla concessione di misure alternative. Si tratta di un problema cui il governo, nell'applicare la legge voluta dal Parlamento, dovrà dedicare la massima attenzione".
Ma Napolitano non si limita a questo appunto e sferra un duro attacco al ministro della Giustizia ricordando che "la legge Simeone - continua Napolitano nella lettera apparsa sulla prima pagina di Repubblica del 17 giugno 1998 - (discussa da Camera e Senato sin dal luglio di due anni fa) è stata approvata da una maggioranza larghissima, comprendente gruppi sia di maggioranza sia di opposizione. Risultano però agli atti parlamentari - espresse il 25 settembre 1996 nell'intervento alla Camera del sottosegretario Sinisi - le riserve e le preoccupazioni del ministero dell'Interno". Riserve e preoccupazioni "a più riprese prospettate, e solo parzialmente prese in considerazione, nei rapporti col ministero di Grazia e Giustizia e con la presidenza del Consiglio".
Ma cosa aveva detto il sottosegretario agli Interni - a nome del ministro Napolitano - in quella occasione? A pagina 3563 del verbale di seduta vengono riportate queste parole del sottosegretario Sinisi: "Desidererei formulare un'altra osservazione, che mi è venuta in mente mentre seguivo la discussione sulle linee generali, e desidererei, in questo contributo che offro a nome del ministero dell'Interno, superare un argomento che ripetutamente è stato sollevato in aula. Mi riferisco al fatto che un provvedimento di siffatta natura possa essere utile per decongestionare le carceri. A coloro che hanno sostenuto un simile argomento, vorrei dire che il sovraffollamento delle carceri si supera costruendo nuove carceri e non certo scarcerando coloro che invece meriterebbero di restare detenuti. Certo, bisognerebbe assicurare nelle carceri livelli di civiltà e di dignità consoni ad uno Stato democratico e moderno e che rispetta pienamente i diritti individuali dei cittadini".
Sia allora che al momento dell'approvazione della legge era chiaro che il provvedimento avrebbe riguardato detenuti con meno di tre anni da scontare. E Napolitano non era d'accordo. Oggi, con il messaggio inviato alle Camera, ha cambiato idea. Una testimonianza evidente della saggezza acquisita negli anni. Per fortuna.

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