domenica 27 ottobre 2013

La chiameremo compagna coscialunga. La sinistra vista da Miss Italia

Il Tempo, 27 ottobre 2013
di Lanfranco Palazzolo

La chiameremo compagna coscialunga. La sinistra italiana non riesce nemmeno a mettersi d’accordo su Miss Italia. In questi anni la sinistra italiana ha attaccato a più riprese il concorso che assegna il titolo della ragazza più bella. Un tempo il Partito comunista italiano era molto più tenero nei confronti di questi concorsi. Secondo i dettami della dottrina togliattiana questo tipo di manifestazioni non dovevano essere disprezzate. Infatti, una vittoria di una ragazza comunista in uno di questi concorsi avrebbe confermato il valore degli ideali della sinistra italiana, capaci di imporsi in ogni dove. Ecco perché il 9 settembre 1954 “l’Unità” intervista la neo-eletta Miss Italia Eugenia Bonino. Ma quando nel settembre 1985 una ragazza iscritta alla Federazione giovanile comunista italiana (FGCI) diventa Miss Reggio Emilia scoppia il tripudio proletario de “l’Unità”. Il popolo della sinistra si ribella perché il quotidiano del Pci decide di mettere le notizie del concorso in prima pagina. Allora un gruppo di giovani ragazze iscritte alla FGCI prende carta e penna per difendere il giornale diretto dal compagno Emanuele Macaluso: “Ciò che ci preoccupa però è il vostro ‘sdegno’ perché un giornale nazionale, popolare come il nostro ha richiamato in prima pagina il risultato di un concorso nazionale…Compagne, ci preoccupa il vostro sdegno”. Eppure, nel dicembre 1987 a Modena, dove il Pci ha il 51 per cento dei voti, scoppia uno scontro furibondo. In città vengono promossi una serie di concorsi di bellezza come “Il sedere più bello”. Un lettore de “l’Unità” di Mestre scrive una lettera di fuoco al giornale del Pci e chiede: “Come è possibile che nell’Emilia rossa e a Modena, avanguardia del socialismo, si svolgano queste gare”. Il vicedirettore Emanuele Macaluso risponde: “Guardiamo al nuovo con occhio critico, ma rivolto in avanti”. Nemmeno il più abile democristiano sarebbe stato in grado di dare una risposta del genere.
Un altro colpo all’internazionalismo comunista viene assestato da Alba Parietti. Nel 1978 la show girl di sinistra partecipa a Miss Italia, ma non riesce nemmeno ad arrivare alla finale. Nel 1996 entra invece nella giuria, ma rilascia una dichiarazione assurda sulla candidata di colore Denny Mendez. Il fotografo Bob Kreiger giudica la Mendez inidonea a rappresentare la bellezza italiana. La Parietti difende il fotografo: “Ritengo giusta l'opinione di Krieger. Io non sono razzista e penso di poter affermare in tutta tranquillità che una ragazza nera non può essere Miss Italia. Così non lo potrebbero essere una cinese, una giapponese, un'indiana, una russa, una tedesca. Non rientra nei canoni. Razzisti sono invece tutti coloro che si scandalizzano all' idea che la Mendez possa essere esclusa dall' incoronazione. Dicono: ‘Poverina’ e per ignoranza giudicano razzista un'affermazione che appare logica e razionale” (Corsera, 7 settembre 1996). Il patron della manifestazione invece caccia la Parietti e poi la riammette dopo che la showgirl dichiara che le sue parole sono state fraintese. A dispetto dell’ulivista Alba Parietti, la Mendez vince la competizione.
Nel settembre 2007 è Walter Veltroni a scagliarsi contro la manifestazione di bellezza avviando una campagna denigratoria contro il concorso: “Sono tornato a casa, ieri sera, ho acceso la tv su Raiuno e c'era Miss Italia. Mi ha fatto impressione Mi sono chiesto se era 'Schegge'. Questo è un Paese che ha la testa girata indietro, un Paese che non ha voglia di cambiare e dove c'è una fortissima prevalenza dell'esperienza sull'innovazione”. Nell’ansia di seguire la linea del prossimo segretario del Pd, il ministro dell’Istruzione Giuseppe Fioroni propone di istituire “Miss cervello”. Tre anni dopo Ritanna Armeni chiede l’abolizione di questo concorso ed espone la sua tesi: “C’è un filo nella testa del maschio e del potere che lega la gara di bellezza, un certo uso del corpo e la prostituzione o la possibile prostituzione” (“Il Riformista”, 15 settembre 2010). Ma ci sono altri compagni che sono di larghe vedute. L’ex deputato di Rifondazione Comunista Vladimir Luxuria viene nominato direttore artistico di “Miss Italia Trans”, ma nessuno si scompone. Nel gruppo degli indignados della sinistra italiana appare Anna Paola Concia che, nel corso della seduta della Camera del 16 marzo 2011 annuncia iniziative delle donne parlamentari contro la “grave” iniziativa del Coni che istituisce “Miss Italia sport”. Anche la Presidente della Camera Laura Boldrini definisce “moderna e civile”, la decisione della Rai di non mandare in onda Miss Italia: “Le ragazze italiane debbono poter andare in tv senza sfilare con un numero”. Certo, il problema si porrebbe se qualcuno costringesse queste ragazze a farlo. E allora perché impedirlo? Ma questo fronte granitico che si batte contro le Miss viene improvvidamente rotto dalla compagna anconetana Silvana Amati. L’austera senatrice del Pd, fassiniana della prima ora, non ci vede nulla di male nel concorso. E quando la parlamentare democratica viene a sapere che la Rai rinuncia a mandare in onda il concorso scrive un’interrogazione a risposta scritta al ministro dello Sviluppo economico Flavio Zanonato nella quale chiede questi chiarimenti: “Se al Ministro in indirizzo risultino le ragioni che hanno spinto la direzione generale della Rai ad assumere tale decisione; se non ritenga opportuno attivarsi, per quanto di competenza, al fine di fornire ogni chiarimento in ordine ai costi e ai guadagni derivati dalle ultime trasmissioni del concorso Miss Italia, anche al fine di consentire una valutazione di tale decisione; se risulti se i vertici della Rai abbiano valutato attentamente l'entità del mancato introito che la cancellazione della manifestazione determinerà nelle casse dell'azienda sul fronte della pubblicità, delle sponsorizzazioni e del televoto”. Ma il ministro si guarda bene a scrivere una risposta. Magari Ritanna Armeni lo avrebbe accusato di fomentare la prostituzione…

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