mercoledì 23 ottobre 2013

La nuova presidentessa Antimafia

Il Tempo, 23 ottobre 2013
di Lanfranco Palazzolo

La nuova professionista dell'Antimafia. Rosi Bindi è stata eletta ieri, al ballottaggio con il grillino Luigi Gaetti, Presidente della Commissione Antimafia con 25 voti. Nessuno è in grado di dire come sia nata questa candidatura, né quale sia stato in passato l'impegno Antimafia dell'esponente del Pd. La Bindi viene eletta con i voti di Pd e socialisti e Sel, partito con il quale il Pd avrebbe raggiunto un accordo per poi affidare la presidenza a Claudio Fava (Sel). Ma la Bindi nega questo patto. Il Pdl critica questa elezione. La senatrice Elisabetta Alberti Casellati (Pdl) parla di “ennesima ferita al governo”. Sulla stessa linea schiera il senatore Carlo Giovanardi che parla di “stridente contraddizione” rispetto alle larghe intese. Il vicepresidente dei senatori del Pdl Giuseppe Esposito chiede le dimissioni della Bindi. Al coro delle dimissioni si associano il presidente della Commissione esteri Fabrizio Cicchitto, il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri (Pdl) e il capogruppo del Pdl alla Camera Renato Brunetta che chiede al Pd responsabilità: “un ruolo così delicato non può essere appannaggio di una sola parte politica”. Sin dall'inizio della legislatura il Pd inizia le manovre per portare la Bindi in Antimafia. Infatti, la notizia trapela sui giornali il 4 maggio scorso, quando “Il Messaggero” annuncia che il Pd l'avrebbe candidata per quel ruolo. Questa elezione non può che lasciare sconcerto nel cuore di quegli italiani per bene che si battono contro la mafia e le organizzazioni criminali. Quando la Bindi si è candidata alle elezioni politiche in Calabria, la sua presenza in lista è costata molto a quelle donne del Partito democratico che si sono battute per anni contro la 'ndrangheta. Ne sa qualcosa Maria Carmela Lanzetta, sindaco di Monasterace. La donna coraggio del Pd e vittima di diversi attentati da parte della 'ndrangheta. Non appena la donna coraggio del Pd viene a sapere di essere stata fatta fuori dalle liste in favore della Bindi cerca la presidentessa del Pd: “Ho chiesto al commissario regionale di mettermi in contatto con lei: vorrei porle delle domande”. E poi aggiunge: “L'inserimento della Bindi in lista ha bloccato tutto. La mia candidatura? Sarebbe bastata una telefonata”. Bersani risponde piccato da Catanzaro alle polemiche dell'esponente del Pd calabrese vittima di numerose minacce: “'Non accetto di sentire dire che Bersani o il Pd sono disattenti alla Locride. Come si è visto noi abbiamo affiancato al massimo queste esperienze nuove amministrative, questa capacita' di reazione”. La dichiarazione di Bersani non risulta confermata dai fatti. Infatti, il 9 luglio 2013, abbandonata da tutto il Pd, Maria Carmela Lanzetta lascia per sempre il Comune di Monasterace, rassegnando le dimissioni da sindaco. La Lanzetta si dimette perché la Giunta comunale rifiuta di costituirsi parte civile nei confronti di alcune persone indagate in un procedimento a carico di un dipendente comunale. E dopo averla fatta fuori dalla lista del Pd, Rosi Bindi scrive questo comunicato: “Conosco la passione e il coraggio di Maria Carmela Lanzetta e so quanto è gravoso il suo compito. Ma sento che di fronte al suo gesto la stima e la solidarietà non bastano. Queste parole devono tradursi in un impegno concreto, in una vicinanza politica reale capace di colmare la sua solitudine che è anche la solitudine della Calabria”. Ma il candidato alla segreteria del Pd Gianni Pittella denuncia: “Se una donna capace e coraggiosa come Maria Carmela Lanzetta, sindaco di Monasterace, ha deciso di dimettersi avrà avuto le sue valide ragioni che non mi permetto di giudicare. Quello che però sento il dovere di denunciare è che, in Calabria, il sindaco Lanzetta è stato lasciato solo”.
Si può solo ricordare anche un altro precedente sconcertante in merito all'impegno della ex Presidente del Pd “contro” la mafia. Il 5 dicembre 2009 la Bindi partecipa al “No B. Day”, manifestazione nel corso della quale il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi viene insultato dai manifestanti che lo accusano di essere un mafioso. Alla vigilia dell'iniziativa il pentito Gaspare Spatuzza, senza fornire alcuna prova, cita Silvio Berlusconi nel corso del maxi processo contro la mafia nell'aula bunker di Torino: “Graviano mi fece il nome di Berlusconi, quello di Canale 5, e disse che era coinvolto anche un nostro compaesano, Dell'Utri”. In quella occasione, lo stesso Pd prende le distanze dalla manifestazione, ma la Bindi annuncia comunque la sua presenza.

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