sabato 19 ottobre 2013

Quella privatizzazione non convince

Intervista a Sergio Boccadutri
Voce Repubblicana, 19 ottobre 2013
di Lanfranco Palazzolo

La privatizzazione di Alitalia presenta ancora molte zone opache. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” l'onorevole Sergio Boccadutri, di Sinistra ecologia e libertà, primo firmatario della proposta di legge che prevede l'istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulla cessione dei beni produttivi della società Alitalia – Linee aeree italiane Spa alla Compagnia aerea italiana Spa. Ecco cosa è accaduto in questi anni e cosa è accaduto a molti lavoratori di Alitalia.
Onorevole Boccadutri, cosa non la convince rispetto a quello che è accaduto in Alitalia dal 2008 in poi?
“ La vicenda che ha portato nel 2008 alla messa in liquidazione di Alitalia – Linee aeree italiane Spa e alla cessione dei principali beni produttivi di quella azienda alla Compagnia aerea italiana Spa (CAI) presenta ancora delle zone opache che vedono intrecciarsi interessi economici e politici. Ciò che si è verificato è stata una sostanziale socializzazione delle perdite a carico dell’erario e dei contribuenti, con uno spropositato arricchimento di gruppi industriali e finanziari: a farne le spese sono stati i lavoratori di Alitalia”.
Cosa è accaduto quando Corrado Passera, all'epoca in Intesa San Paolo, è diventato advisor per la privatizzazione di Alitalia?
“È in questo contesto è maturato il cosiddetto 'Piano Fenice', che prevede la costituzione di una new company in cui fare confluire tutti i beni produttivi dell’azienda (i marchi, gli slot e, sembrerebbe, gli aerei), chiedendo l’amministrazione straordinaria per la bad company, cui sarebbero rimasti tutti i debiti. Un piano che prevedeva che i lavoratori non sarebbero “transitati” alla nuova compagnia insieme ai beni produttivi. Infatti la newco avrebbe poi provveduto a stipulare nuovi contratti di lavoro, selezionando il personale e sbarazzandosi comodamente di persone sgradite per carichi familiari, età, condizioni di salute, orientamento sindacale e politico. Una cessione di ramo d’azienda anomala, che ha visto transitare solo i beni produttivi di reddito, violando ogni principio codicistico di diritto del lavoro”.
Quale principio?
“Ricordo che l’articolo 2112 del codice civile stabilisce infatti che 'in caso di trasferimento di azienda, il rapporto di lavoro continua con il cessionario e il lavoratore conserva tutti i diritti che ne derivano'”.
Questo articolo è stato rispettato?
No. Per aggirare il dettato codicistico, qualche mese dopo fu approvato il decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, che stabilì come le operazioni di cessione di singoli beni dell’azienda non costituiscano trasferimento di azienda, di ramo o di parti dell’azienda agli effetti previsti dall’articolo 2112 del codice civile”.

Nessun commento: