venerdì 11 ottobre 2013

Quella strage e la Resistenza



Intervista a Massimo Recchioni
Voce Repubblicana, 11 ottobre 2013
di Lanfranco Palazzolo

Il caso Moranino è stato utilizzato per gettare fango sulla Resistenza. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” Massimo Recchioni, autore di "Francesco Moranino, il Comandante 'Gemisto'. Un processo alla Resistenza" (Derive Approdi - Roma).
Massimo Recchioni, come nasce l’idea di questo libro scritto su un esponente della Resistenza che fu oggetto di un processo che si concluse con la condanna all’ergastolo per la strage della missione Strassera, voluta dagli Alleati in Piemonte per sostenere la Resistenza? Perché ha accusato i detrattori di Modanino di aver messo in atto un revisionismo di destra?
“Secondo me, l’episodio di Francesco Moranino è stato uno degli episodi di frontiera che è stato usato per gettare fango sulla Resistenza o sulla parte comunista della lotta contro il nazismo. Ritengo che, rispetto al caso Moranino, ci sono stati casi ben più gravi. Questo episodio è sintomatico di come la Guerra fredda è stata vissuta nel nostro paese. Oggi, molti ricordano Moranino per la vicenda della missione Strassera, ma ci sono altri aspetti che vengono dimenticati di questo capo partigiano”.
E’ stato giusto uccidere 5 uomini e, successivamente, due donne per il solo sospetto che fossero delle spie?
“Nell’inverno del 1944, con i rastrellamenti nazisti in corso, le formazioni partigiane non potevano permettersi di convivere con delle presunte spie. Il processo nei confronti della missione Strassera venne fatto in una baita di montagna. Per cautela venne presa questa decisione”.
E’ vero, come fu testimoniato al processo di Firenze contro Moranino, che il capo partigiano non accettava il contributo di altre formazioni politiche e che ci furono delle minacce di morte per chi si era interessato della sorte della missione Strassera?
“Io dico che non è vero. I comunisti ritenevano, fin dalla guerra di Spagna, che il nazismo potesse essere battuto solo con il consenso più ampio. I monarchici entrarono nelle formazioni partigiane. La politica resistenziale comunista era favorevole al massimo allargamento possibile. Al di la di Moranino, il capo partigiano non poteva decidere una linea del genere”.
Dopo la condanna all’ergastolo di Moranino, ci fu una sorta di favoritismo nei confronti di Moranino che lo portò alla Grazia e poi all’amnistia? A memoria d’uomo non si ricorda la commutazione di una pena grave come l’ergastolo in una pena ridotta, alla grazia e all’amnistia.
“Molte testimonianze non vennero prese in considerazione nel corso del processo di Firenze. Anche la testimonianza di Sandro Pertini non fu presa in considerazione. Anche gli esecutori materiali della fucilazione cambiarono versione nel corso degli anni. Questi episodi furono considerati sorprendenti per un dibattimento importante come quello”.

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