sabato 26 ottobre 2013

Robert Kennedy, il padre di tutte le intercettazioni

Nella foto Robert Kennedy suggerisce l'intercettazione del giorno al fratello
di Lanfranco Palazzolo
Il Tempo, 26 ottobre 2013

Robert Kennedy, il padre di tutte le intercettazioni telefoniche. Gli Stati Uniti sono un paese dove le intercettazioni telefoniche sono un grave danno per l'immagine della politica. Il primo politico a farne uso su larga scala, per combattere i nemici del fratello e controllare le amicizie scomode della famiglia Kennedy, fu indubbiamente Robert Kennedy ai tempi in cui era ministro della Giustizia.
La polemica che toccò il fratello di Jfk rischiò di fermare l'ascesa politica del fratello dell'ex presidente ucciso a Dallas circa 50 anni fa. Tutto accadde tra il 1966 e il 1967 nei mesi in cui Robert Kennedy era impegnato ad attaccare la figura del Presidente degli Stati Uniti Lyndon Johnson.
Nel maggio 1966 la Corte suprema degli Stati Uniti respinse la condanna di Fred B. Black Jr, vicino di casa di Johnson ai tempi in cui era vicepresidente. Black, che era stato condannato per aver evaso al fisco 91 mila dollari, era socio di affari del braccio destro di Johnson quando era al Senato, tale Bobby Baker.
La Corte suprema respinse quella condanna perché si era scoperto che il ministero della Giustizia, guidato da Bob Kennedy, aveva investigato su questo personaggio con sistemi poco leciti come le intercettazioni. Secondo la tradizione avviata dal Presidente democratico Roosevelt e dal ministro della Giustizia Biddle, negli Usa erano autorizzate solo le intercettazioni sui reati potevano mettere a rischio la sicurezza nazionale.
I retroscena di quella vicenda vennero alla luce il 5 dicembre 1966, quando il deputato repubblicano H.R.Gross scrisse una lettera al capo dell'FBI Hoover per chiedere delucidazioni sui sistemi utilizzati da Robert Kennedy: «Le sarei grato se lei volesse inviarmi qualsiasi documento in suo possesso in cui si autorizzi l'FBI a usare 'sistemi illegali di ascolto». Hoover rispose immediatamente inviando al deputato dello Iowa un documento che incastrava Robert Kennedy e che provava la complicità del ministro nell'utilizzazione dei «metodi illegali di ascolto».
Hoover scrisse che le intercettazioni furono autorizzate «per sua insistenza», riferendosi a R. Kennedy. La lettera che Hoover aveva allegato alla risposta era chiarissima. Nel documento, datato 17 agosto 1961, Robert Kennedy autorizzava, con tanto di firma, le intercettazioni «illegali».
Ma le sorprese non erano finite. Nella seconda metà del dicembre 1966 spuntò un verbale del giudice A. Evans, ex vicedirettore dell'FBI ai tempi di Kennedy ministro della Giustizia: Kennedy, era scritto in quel documento riservato, «si è compiaciuto per il fatto che avessimo adottato la sorveglianza microfonica…ovunque fosse stato possibile per indagare sulle questioni del crimine organizzato».
Aggiungeva inoltre che Bobby aveva detto che «avrebbe voluto vedere una lista delle sorveglianze tecniche in atto». Nell'altro memorandum spuntato, si scoprì che era stato Evans a proporre a Kennedy le intercettazioni di massa il 17 agosto 1961. Ma le risposte di Kennedy diventavano ogni giorno più ridicole. L'indomani della polemica, l'ex ministro dichiarò: «In due occasioni ho ascoltato delle conversazioni sul crimine organizzato che sembravano registrate ma non pensavo affatto che fossero registrate illegalmente o per tramite di un'agenzia federale».
Al termine di quella polemica Robert Kennedy era esausto e, senza un minimo di dignità, tentò di ottenere l'aiuto della Casa Bianca. Secondo quanto scrisse allora il «Washington Post»: «un collaboratore di Kennedy ha avvicinato due alti funzionari della Casa Bianca per sollecitare il loro aiuto e soffocare la polemica. I collaboratori di Johnson, esprimendogli tutta la loro solidarietà, hanno sostenuto che il Presidente non poteva 'controllare Hoover».

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