sabato 30 novembre 2013

Quel congresso è andato bene

Voce Repubblicana, 
30  novembre 2013
Intervista a Marco Boato
Di Lanfranco Palazzolo

Il congresso dei Verdi è andato molto bene. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” Marco Boato, esponente storico dei Verdi e componente del Consiglio di Presidenza della Federazione dei Verdi.

Marco Boato, come è andata la XXXII assemblea dei Verdi?

“Il Congresso dei Verdi è andato meglio di quanto ci si aspettasse per dire la verità. Siamo in una fase politica molto difficile che riguarda le forze politiche minori che sono rimaste fuori dal Parlamento e che si trovano in difficoltà in prospettiva delle prossime elezioni europee. Anche a causa della legge elettorale incostituzionale voluta da Veltroni e da Berlusconi. C’è stato un dibattito molto intenso, anche se c’è stata qualche caduta di stile da parte della minoranza interna che ha tutto il diritto di fare opposizione. Il risultato finale di sabato scorso è stato che Luana Zanella a Angelo Bonelli hanno ottenuto una percentuale intorno all’80 per cento. E’ la prima volta che in Italia viene eletta una coppia di portavoce in rispetto alla rappresentanza di genere. Siamo passati dalla terminologia di presidente a quella di portavoce”.

Che ruolo ha svolto Alfonso Pecoraro Scanio alla vigilia del congresso? Di lui si è parlato molto mettendo in evidenza il ruolo che avrebbe avuto alla vigilia di questo appuntamento.

“Di Alfonso Pecoraro Scanio hanno parlato molti quotidiani. Per la prima volta dopo molti anni, Pecoraro Scanio è venuto come delegato delle Marche. In quella regione c’è la maggioranza della componente che lui guida, che nel partito è largamente minoritaria. Pecoraro è venuto al congresso e ha parlato. Lui ha fatto un intervento evitando di porsi come il leader di uno schieramento interno. E ha fatto un appello all’unità. Non c’è stata nessuna polemica. Tutti lo hanno ascoltato con grande rispetto”.

Voi guardate con grande attenzione alle prossime scadenze europee. Come pensate di presentarvi alle elezioni europee?

“Le difficoltà politiche le hanno tutti i partiti verdi europei. Ci sono problemi in tutti i paesi dell’Unione europea, tranne che nei Verdi tedeschi e nel Nord Europa. Nel Parlamento europeo uscente i Verdi sono il 4 gruppo parlamentare uscente. Nella fascia mediterranea i verdi vvono una grande difficoltà. Le forze che abbiamo sono inadeguate. I Verdi da soli non bastano. Abbiamo lanciato la parola d’ordine della costituente ecologista. Questa non è una posizione di grande forza. Il punto di forza della prossima campagna per le europee dovrà essere quella di legarsi ai verdi europei. E’ tornata ad iscriversi ai Verdi italiani anche Monica Frassoni, dopo alcuni anni. I Verdi italiani e quelli di altri paesi l’hanno candidata per le primarie che i verdi stanno facendo in vista delle prossime elezioni europee per la Commissione Ue”.

Ma che titolo ha fatto l'ANSA su quel confronto?


Io non so chi sia il direttore dell'ANSA, ma questo titolo non lo condivido. Chi ha visto il dibattito di ieri ha potuto constatare che ci sono due candidati che non sapevano che cazzo dire e uno che aveva le idee chiarissime: Pippo Civati. Io non voterei mai per nessuno dei tre, ma l'esito del confronto era chiaro per Civati. Ecco perchè io dico: ma si poteva fare un titolo così.....????????!

venerdì 29 novembre 2013

Un accordo positivo



Intervista a Carlo Jean
Voce Repubblicana, 29 novembre 2013
di Lanfranco Palazzolo

L'accordo raggiunto a Ginevra sul nucleare iraniano è sostanzialmente positivo. Lo ha detto alla “Voce” il generale Carlo Jean, esperto di geopolitica e strategie militari.
Generale Jean, cosa pensa dell'accordo raggiunto a Ginevra tra l'Iran e il gruppo 5+1 sullo sviluppo del nucleare iraniano. Cosa pensa delle reazioni di Israele che ha guardato con una certa diffidenza a questo accordo?
“L'accordo non piace al Governo israeliano, ma anche a quello dell'Arabia Saudita. Questo è un accordo sostanzialmente positivo perchè blocca la proliferazione nucleare iraniana, ed è un patto interinale che vale per sei mesi. E in questi sei mesi dovrebbero proseguire i negoziati per un accordo più completo”.
Pensa che Rohani abbia raccolto i frutti della sua nuova politica o ci troviamo di fronte a una prova di debolezza di questo regime?
“Non è sicuramente una prova di debolezza perchè era già ampiamente penalizzato dalle sanzioni che erano state imposte dalla Comunità internazionale. Il governo di Teheran ha ottenuto il riconoscimento degli Stati Uniti la legittimità di procedere all'arricchimento dell'uranio per fini scientifici. A patto che questo arricchimento avvenga entro i limiti stabiliti e per le centrali nucleari a scopi energetici”.
Quali sono le preoccupazioni politiche dell'Arabia Saudita?
“Secondo l'Arabia Saudita, l'Iran non doveva assolutamente procedere all'arricchimento dell'Uranio. Mentre gli Stati Uniti hanno riconosciuto questo diritto che è stabilito nel trattato di non proliferazione nucleare, a patto che avvenga per scopi pacifici”.
L'AIEA è a conoscenza di tutti gli impianti nucleari costruite dal regime di Teheran sul suo territorio?
“L'AIEA è a conoscenza di tutti gli impianti nucleari iraniani. L'intelligence iraniana e quella americana sono molto attive in Iran. E quindi tutto è a conoscenza delle autorità. Il punto che non è chiaro riguarda l'impianto di acqua pesante che si trova ad Arak, città che si trova a Sud-Ovest di Teheran. Occorrerà leggere con attenzione il comunicato finale sugli accordi per capire il punto che riguarda questo impianto. L'Iran  ha incassato due grandi conquiste con questo accordo: il cambio della strategia americana e ha ottenuto i fondi bloccati nelle banche asiatiche. Si tratta di quei fondi che erano stati fermati dalle sanzioni decretate dalla comunità internazionale. Si tratta di oltre 4 miliardi di dollari”.
L'Iran era al collasso finanziario?
“No, il regime iraniano non era arrivato al collasso. La preoccupazione delle autorità di Teheran è che i fenomeni del risveglio arabo o della primavera araba si estendessero anche nel loro paese. E in particolare che vi fosse una sorta di nuova rivoluzione verde simile a quella che avevamo visto all'inizio del secondo mandato di Ahmadinejad”.  

I grandi errori dell'ANSA

Ogni volta che entro sul sito dell'Ansa trovo una marea di errori. Oggi ho letto una notizia che in apparenza riguardava l'Iran. Ho pensato immediatamente che il regime di Rohani fosse giunto al capolinea. Ma poi ho guardato la notizia e ho letto che la nota di agenzia riguardava l'Iraq.........Poveri noi.

 Ah, dimenticavo! C'è anche questo.


giovedì 28 novembre 2013

I 20 anni di Berlusconi



Il TEMPO, 
28 novembre 2013
Di Lanfranco Palazzolo

I 19 anni di Silvio Berlusconi in Parlamento sono stati intensi. Mai come in questo periodo lo scontro politico è stato così duro. E mai un leader di partito di una forza politica democratica ha resistito così a lungo. Alcide De Gasperi rimane al governo 7 anni, Bettino Craxi resta in sella poco più di tre anni. Berlusconi vince 3 consultazioni politiche, ne  pareggia due e ne perde una: nel 1996. E il politico rimasto più a lungo alla guida di un governo: ben 10 anni. L'esordio politico di Berlusconi è segnato da una clamorosa vittoria alle elezioni politiche del 27 e 28 marzo 1994. In poche settimane Berlusconi, sull'onda del successo di An alle amministrative di Roma (dicembre '93), fonda Forza Italia. Per fermare la “gioiosa macchina da guerra” del Pds, Berlusconi riesce a costruire una doppia alleanza: il Polo delle libertà (Fi e Lega Nord) e il Polo del buon Governo (Fi e An) che ottiene il 47,5%. Un successo che fa affondare l'Alleanza dei progressisti di Achille Occhetto e il Patto Segni.  Tuttavia, il Pds e Rifondazione comunista mobilitano sindacati e quant'altro per rendere la vita difficile a Berlusconi. Dopo una manifestazione di piazza dei sindacati, il 12 novembre 1994, è la Lega Nord a togliere la fiducia a Berlusconi a pochi giorni dal clamoroso avviso di garanzia inviato dai magistrati di Milano al premier (22 novembre 1994). Dal I° Governo Berlusconi nasce un esecutivo di “unità nazionale” guidato da Lamberto Dini. Ben presto Berlusconi capisce che l'esecutivo messo in piedi è un pretesto per perdere tempo. Massimo D'Alema, insieme ad altri, riesce a convincere Romano Prodi a scendere in pista e costruisce una fragile alleanza con la formula della “desistenza”, con i comunisti di Bertinotti, che vince le elezioni del 20 aprile 1996 per appena due punti. L'Ulivo vince con il 39,8%. Ma si tratta di un'affermazione fragile. Dopo due anni Romano Prodi viene sfiduciato da Fausto Bertinotti e D'Alema sostituisce Rifondazione con un cospicuo gruppo di centristi e con Oliviero Diliberto. Dopo due esecutivi fallimentari, D'Alema lascia le polveri dell'Ulivo a Giuliano Amato. Berlusconi esce trionfatore dalle elezioni parlamentari del 13 maggio 2001 contro l'inconsistente Francesco Rutelli riproponendo l'alleanza con Bossi e con l'Udc. Il Cavaliere riesce a governare per un'intera legislatura e con due governi facendo fronte alle liti tra Giulio Tremonti, la lega e l'Udc di Casini, che diventa per 5 anni Presidente della Camera. Alle consultazioni politiche del 2006, ritorna a Palazzo Chigi Romano Prodi che, dopo una campagna elettorale incerta, riesce a ottenere la maggioranza nei due rami del Parlamento grazie ai senatori a vita e a uno striminzito 0,5 % alla Camera. Il risultato è contestato da Berlusconi. A distruggere la coalizione ci pensano i giudici che mandano un avviso di garanzia al ministro della Giustizia Clemente Mastella e Walter Veltroni, che si fa eleggere segretario del Pd e demolisce il governo Prodi. Veltroni sfiderà Silvio Berlusconi alle successive elezioni politiche del 13-14 aprile 2008. Di fronte ad un avversario che lo ignora e non lo nomina mai, Berlusconi riesce a sconfiggere il Pd a vocazione maggioritaria che spedisce fuori dal Parlamento socialisti, comunisti e Verdi. Nel 2008 si ripete lo schema del 2001: alla presidenza della Camera viene eletto Gianfranco Fini che, dopo aver avallato la nascita del Pdl, diventerà il principale nemico del IV° governo Berlusconi. L'esecutivo affronta molte prove: toglie l'Ici sulla prima casa e si occupa dell'emergenza del terremoto in Abruzzo. Ma dopo l'ennesimo successo del centrodestra alle elezioni amministrative del 2010, Gianfranco Fini promuove una scissione parlamentare che fallisce miseramente. Alla fine del 2011 il clima di odio contro il cavaliere costringe il premier Berlusconi a dare le dimissioni senza alcun voto di sfiducia. A sostituire Berlusconi viene chiamato il neonominato senatore a vita Mario Monti. Il governo del “professore” si distingue per le tasse. Di fronte ad un fronte composto dal centrosinistra dai centristi ex alleati di Berlusconi e da Mario Monti, alle elezioni anticipate del 24-25 febbraio 2013 Berlusconi arriva ad un passo dalla vittoria che sfuma solo perché il Pd stipula un patto elettorale con la SVP a Bolzano. Ma il Pd non ottiene la maggioranza al Senato. Pierluigi Bersani si dimette, Mario Monti abbandona scelta civica. Ma per cancellare dalla scena politica Berlusconi rientra in scena la magistratura. Il resto è storia di domani. 

Non mi rallegro per quell'accordo



Intervista a Fiamma Nirenstein
Voce Repubblicana,
 28 novembre 2013
di Lanfranco Palazzolo

C'è ben poco da rallegrarsi per l'accordo raggiunto tra Iran e il gruppo 5+1 sul nucleare. Lo ha detto alla “Voce” l'ex parlamentare del Pdl e giornalista Fiamma Nirenstein.
Onorevole Nirenstein, cosa pensa dell'accordo che è stato raggiunto tra la notte di sabato e domenica a Ginevra sul possibile stop del nucleare iraniano? Il Governo israeliano non ha preso molto bene questo accordo. Lei cosa ne pensa?
 “Sinceramente, guardando l'accordo nei suoi particolari, c'è ben poco da rallegrarsi per l'avvio della trattativa con l'Iran. Il mondo si è mobilitato per questo patto. Mi chiedo quale sia il beneficio per tutti. L'Iran è un regime molto pericoloso per tutti. Questo paese utilizza il terrorismo e sta conducendo una guerra e una politica di sterminio accando al Presidente siriano Assad. Inoltre, questo regime continua ad opprimere i suoi cittadini in maniera terribile ed insopportabile. Sarebbe stato opportuno impedire con maggiore determinazione che questo paese si doti di un'arma atomica”.
Cosa la preoccupa di questo accordo?
“Manca una seria prospettiva che dimostri l'impossibilità che l'Iran si doterà dell'arma nucleare. Non si nota alcun cambiamento basilare nella politica iraniana sul nucleare. Non c'è alcun documento comune e tutto viene rimandato nell'arco di sei mesi. L'Iran non ha pensato di fare un passo indietro sulla politica nucleare. L'Iran non ha consegnato all'AIEA il materiale fissile arricchito. Inoltre, per la prima volta in questi decenni, viene riconosciuto all'Iran il diritto di arricchire l'Uranio. L'impianto di Arak può ancora produrre plutonio. Nulla è stato impedito all'Iran per dotarsi di una bomba atomica o di un impianto nucleare. Quindi siamo ancora in una situazione molto drammatica. Molte delle restrizioni stabilite sono prive di significato”.
Come hanno preso questo accordo in Iran?
“Loro sono felicissimi. Nessuno di loro si aspettava un regalo di questo genere. L'unico paese arabo che si è congratulato con l'Iran per questo accordo è stata la Siria di Assad. Invece, tutto il mondo sunnita è allarmato per questo accordo raggiunto dall'Iran con l'AIEA. Il governo dell'Arabia Saudita ha detto che non accetta uno scherzo del genere. Il Governo Israeliano, che è molto prudente, aspetterà i sei mesi che separano questo accordo dalla firma di un patto definitivo sul nucleare iraniano prima di dare un giudizio definitivo”.
Cosa fara il governo iraniano dei 5 miliardi dollari sbloccati dall'accordo nelle banche asiatiche?
“Rimetteranno in moto l'economia. Non so cosa potranno fare con questi soldi. Questo paese esce da quello stato di bisogno che fino a questo momento ha costituito una garanzia. Questa situazione aveva indotto la Guida Suprema dell'Iran Alì Khamenei ad assmere una posizione moderata”.  

mercoledì 27 novembre 2013

La manifestazione di oggi in via del Plebiscito vista dal sottoscritto













Il manifesto del giorno: le risate della Lorenzin e di Zingaretti

Questo è un dei manifesti meglio riusciti degli ultimi mesi perchè riesce a coinvolgere il passante e a ottenere un facile consenso, soprattutto grazie alla consapevolezza che non c'è di mezzo un partito. A difendere gli interessi della sanità sono gli stesso operatori che sparano a zero contro chi gestisce la sanità nel Lazio. Bravissimi.

Fermiamo quell'omicidio politico



Voce Repubblicana, 27 novembre 2013
Intervista a Giancarlo Galan
di Lanfranco Palazzolo

Dobbiamo impedire l'omicidio politico di Silvio Berlusconi. Lo ha detto alla “Voce” l'onorevole Giancarlo Galan di Forza Italia.
Onorevole Galan, sabato scorso abbiamo visto un Silvio Berlusconi molto vivace e deciso a difendersi dagli attacchi sulla sua decandenza. Cosa accadrà?
“L'intervento di Silvio Berlusconi mi è piaciuto moltissimo perché era pieno di orgoglio e di voglia di combattere. Ho rivisto un Berlusconi che ha rivendicato con orgoglio 20 anni di storia di Forza Italia”.
Ci sarà la manifestazione del 27 per Berlusconi e come valuta le parole rivolte da Berlusconi al Presidente della Repubblica?
“Noi abbiamo il dovere morale di fare tutto quello che è possibile – forse anche qualcosa in più – per evitare che avvenga un omicidio politico con la decadenza di Berlusconi. Non mi interessa sapere cosa accadrà in questi giorni, ma sono preoeccupato di quello che accadrà nel nostro paese nei prossimi mesi o nei prossimi anni. Temo il ritorno del sistema consociativo che vede il compromesso continuo dei partiti politici”.
Cosa pensa di Angelino Alfano, che non è stato mai citato da Berlusconi nell'intervento di sabato scorso? Pensa che Alfano non abbia una grande personalità politica?
“Questo lo abbiamo sempre pensato tutti. D'Altra parte, quando lui ha guidato la macchina del partito è stato costretto alla rinuncia ed è stato lui a pregare Berlusconi per tornare nel partito. Berlusconi ha fatto questo errore su Alfano. Devo dire che ammiro molto Berlusconi per il suo atteggiamento. Alfano ha avuto praticamente tutto da Silvio Berlusconi. E il leader di Forza Italia ha avuto la forza di non citarlo e a reprimere il nervoso nei suoi confronti. Io non ci sarei riuscito”.
Cosa è successo nel Pdl?
“Quelli che preparavano la successione a Silvio Berlusconi hanno scelto il metodo peggiore: il tradimento. Meritavamo di meglio. Non mi sarei mai aspettato tanta meschineria e tanta codardia”.
E' rimasto sorpreso dal comportamento degli esponenti politici del Nuovo Centro Destra? Se la aspettava quel tipo di tradimento?
“Sono parecchi quelli che mi hanno sorpreso. Non vorrei far nomi. Alcuni che hanno combattuto per il sistema maggioritario e hanno lottato contro il consociativismo oggi si ritrovano nella politica dei compromessi con Letta. Io non li capisco. E poi non capisco nemmeno certi attacchi”.
Quali?
“Io non accetto di essere definito come un pericoloso estremista. Non lo sono mai stato e non fa parte certo delle mie caratteristiche politiche. Gli estremisti sono quelli che vogliono imporre le sofferenze ad Eluana Englaro, come ad esempio Renzo Tondo o chi ha imposto sofferenze incredibili a questa ragazza?! Io mi sono sempre battuto per i diritti dei gay e non li ho mai criminalizzati come hanno fatto certi esponenti del Ncd”.

martedì 26 novembre 2013

Ecco come il Pd ha espulso l'ambientalismo



Voce Repubblicana, 26 novembre 2013
Intervista ad Angelo Bonelli
di Lanfranco Palazzolo

Il Partito democratico ha espulso l’ambientalismo dal proprio programma. Lo ha detto alla “Voce” Angelo Bonelli, eletto dalla XXXII assemblea dei Verdi come portavoce dei Verdi insieme a Luana Zanella.
Angelo Bonelli, come è andata l’assemblea dei Verdi?
“E’ stato un appuntamento molto positivo. Per la prima volta nella storia politica dei congressi italiani è stata introdotta la parità di genere. A guidare i Verdi saranno un uomo e una donna. I portavoce siamo io e Luana Zanella. Questa è una grande innovazione. Auspico che anche altri partiti possano seguire il nostro esempio ed adottare non solo la parità di genere, ma il pluralismo politico. Gli altri partiti sono ormai diventati degli organismi padronali. Oggi abbiamo tinto di rosa la politica italiana con programmi e contenuti”.
Come è andato il dibattito congressuale? Non crede che, alla vigilia del congresso, si sia parlato troppo di Alfonso Pecoraro Scanio?
“Non dire che si è parlato solo di Pecoraro Scanio. Lo hanno fatto gli organi di stampa che si ricordano solo della grande emergenza ambientale solo quando ci sono delle vittime. Non si ricordano che l’informazione deve essere fatta in un altro modo. Chi fa informazione non sa che ci sono 6 milioni di italiani che non sanno cosa mangiano, non sanno i rischi che corrono e non sanno cosa c’è nel loro sangue. In molte aree del nostro paese non sono state fatte bonifiche e non hanno mai sentito parlare di conversione ecologica. Nessuno pensa a mettere in sicurezza il nostro territorio che corre gravi rischi. Cambiare queste cose significa anche creare lavoro”.
Quali sono i rischi che corre il nostro territorio e perché manca la pianificazione?
“Io ho sempre individuato almeno due problemi: devono essere dichiarate le responsabilità di fronte ai rischi idrogeologici e alla tutela del territorio; dobbiamo fare una legge che eviti il consumo del territorio. Non si può continuare a finanziare l’emergenza per far finta di nulla su quanto accaduto pochi giorni prima”.
Il vostro partito non ha voluto dichiarare l’appoggio a un candidato che corre alla segreteria del Pd. Dareste il bollino verde a Matteo Renzi?
“I bollini verdi non si danno a nessuno. Noi non siamo abilitati a darlo a nessuno. Sappiamo che il Partito democratico ha espulso l’ambientalismo. I parlamentari che si occupavano di ambiente sono praticamente usciti dal Pd. Noi, invece, con ‘green italy’ vogliamo costruire una forza ambientalista. Vedremo quando il Pd si esprimerà concretamente sui fatti di Taranto e su altri temi importanti dell’ambiente. Taranto è un territorio senza legge”.
Cosa pensa di SeL?
“Noi contestiamo a Vendola il fatto che non ha voluto prendere per Taranto quei provvedimenti che la procura ha dovuto prendere perché la Regione Puglia era latitante”.

lunedì 25 novembre 2013

Garibaldi fu sconfitto sul Tevere



IL TEMPO, 25 novembre 2013
di Lanfranco Palazzolo

L'ultima sconfitta del generale sulle rive del Tevere. Giuseppe Garibaldi è riuscito a sconfiggere molti nemici prima di appendere la sciabola al chiodo. Nella sua lunga e onorata carriera di generale e di uomo pubblico, Garibaldi è anche andato incontro a molte delusioni. Nel 1875, il generale presenta un progetto di legge per evitare lo straripamento del fiume Tevere. Si tratta di un'iniziativa ambiziosa, ma anche di una fissazione di Garibaldi che non sopporta di vedere il fiume della nuova capitale del Regno in quelle condizioni. Il fiume è soggetto allo straripamento e alla malaria come  accade nel 1870; anno in cui Roma viene liberata dai papalini. Nella relazione al suo progetto di legge, Garibaldi scrive che non sopporta “il vedere un fiume che corre sregolato, senza difese alle sue sponde, lasciando intieramente in balia delle sue acque perfino una grande città, capitale di uno Stato”. Queste parole vengono ripetute da Garibaldi in aula il 25 maggio 1875. Il giorno dopo, nel corso di quello che passerà alla storia come il suo ultimo intervento in Parlamento, Garibaldi dice di aver presentato quel progetto per fare di Roma il vanto del mondo agli occhi dei turisti che vogliono vederla: “E quando noi l'avremmo dotata di lavori che la preservino dalle inondazioni e dalla malaria, certamente si moltiplicherà il numero dei visitatori”. Garibaldi propone la deviazione del fiume Aniene e la sistemazione del tratto urbano del Tevere nella prospettiva di creare il grande porto di Roma ad Ostia. I deputati, che  vedono piombare Garibaldi a Roma, ricordando il suo scontro con Cavour nel 1861, non hanno voglia di appoggiare il suo progetto sul Tevere. Il Presidente del Consiglio Marco Minghetti, che vuole raggiungere il pareggio di bilancio a tutti i costi, risponde a Garibaldi che lui non ha nessun problema a dare al provvedimento il timbro dell'urgenza, ma a patto che alla previsione di spesa corrisponda anche una previsione d'entrata cioè una nuova tassa. Viene subito nominata una Commissione incaricata di esaminare il progetto. La presiede un vecchio marpione della sinistra storica: Agostino Depretis. I deputati non vogliono l'introduzione di una “tassa Garibaldi”. Il deputato Ferdinando Petruccelli della Gattina,  è contrario alla “tassa Garibaldi”. L'autore dei “Moribondi di Palazzo Carignano” propone, in alternativa, alcuni tagli (irrealizzabili) al bilancio: la soppressione del Consiglio di Stato, delle sottopreture e della Corte di Cassazione. Ma Pretuccelli della Gattina solleva un'altra obiezione: perché fare qualcosa per il Tevere mentre nel suo collegio della Valle del Busento è stato fatto nulla?! Un'autentica pugnalata alle spalle del generale. Garibaldi osserva atterrito lo scontro. In una lettera a Jessie Withe Mario, la “Giovanna D'Arco” del Risorgimento italiano, Garibaldi scrive: “Con le loro Commissioni superiori, le quali nominano le sottocommissioni, vi mandano all'infinito, e non si arriva a capo di nulla”. Garibaldi è amareggiato. Da Caprera, manda ben sette articoli al quotidiano “La Gazzetta della Capitale” sulla sistemazione del Tevere. I deputati si metteranno d'accordo per un progetto che prevede l'erezione di argini urbani. Garibaldi non approva l'iniziativa affermando che quella non è la soluzione. Da allora, il generale che temeva l'avvento della democrazia parlamentare dicendo che l'Italia non avrebbe dovuto 'affidare la sua sorte a cinquecento dottori', non si fece più vedere a Montecitorio.   

Annagloria - La migliore canzone di sempre del festival di Sanremo


Non so se vi siete mai posti l'interrogativo su quale sia stata la canzone più bella del festival di Sanremo. Io ho sempre la risposta pronta su questo argomento. La canzone più bella l'ho individuata nel festival di Sanremo più sfigato: quello del 1975. Neanche a dirlo, la canzone che ritengo la migliore non è nemmeno finita in finale. Si tratta de "La paura di morire" di Annagloria.

domenica 24 novembre 2013

"IL COMPAGNO MUSSOLINI" VISTO DA NICHOLAS FARRELL

Il DUCE ERA DI SINISTRA? LA DOMANDA RICORRE SEMPRE PIU' SPESSO NELLA NOSTRA SAGGISTICA. IL SAGGISTA INGLESE NICHOLAS FARRELL HA SCRITTO QUESTO LIBRO NEL QUALE CRITICA IL FASCISMO E LO DEFINISCE DI SINISTRA, ALMENO LA SUA GENESI. ASCOLTIAMO COSA MI HA DETTO IN QUESTA BELLA CONVERSAZIONE. BUON ASCOLTO.

sabato 23 novembre 2013

E quel giorno Jfk mi disse: "Il duce ha fatto delle cose buone in Italia".

 
Philip Cordaro è stato uno dei punti di riferimento tra la famiglia Kennedy e la comunità italo-americana. Nel 1946 fu uno degli organizzatori della campagna elettorale di Kennedy come Congressman e poi lo aiutò per arrivare al Senato nel 1953 e alla Casa Bianca. Abbiamo parlato con lui dei rapporti con la famiglia Kennedy. Ricordiamo che Cordaro ha pubblicato la prima biografia italiana su Kennedy nel 1961 con la casa editrice Sciascia. Cordaro ha trascorso una vita negli Stati Uniti, insegnando nelle università e scrivendo su quotidiani e riviste. Ha conosciuto i potenti d'oltreoceano. Ha difeso le comunità italiane in America, e persino Umberto II di Savoia lo ha voluto accanto a sé nel suo viaggio oltreoceano. Oggi Philip Cordaro, nato a Palermo nel 1918, doppia cittadinanza italiana e americana (si è stabilito negli USA dopo la guerra), ha pubblicato "America, amore mio" (Mauro Pagliai Editore), un grande affresco di tributo alla comunità italo-americana pieno di curiosità sulla storia a stelle e strisce. Ecco cosa ci ha raccontato su Jfk.

 

Ecco come sbarcava il lunario Keplero



Intervista ad Andrea Albini
Voce Repubblicana, 23 novembre 2013
di Lanfranco Palazzolo

Giovanni Keplero, che fu un grande astronomo, si guadagnava da vivere facendo gli oroscopi. Lo ha detto alla “Voce” Andrea Albini, autore de “L’autunno dell’astrologia. Il declino scientifico del discorso sulle stelle da Copernico ai nostri giorni” (Odradek).
Andrea Albini, l’astrologia ha condizionato la storia politica mondiale e pensa che questa credenza abbia avuto un ruolo nel corso degli anni?
“Nell’antichità e anche nel Rinascimento abbiamo le prove che molti uomini politici erano fortemente influenzati dall’astrologia. A cominciare dagli imperatori romani che emettevano editti per combattere gli indovini. Nel Rinascimento, Ludovico il Moro non faceva nulla se prima non consultava un mago. Questa situazione si è protratta fino al ‘600. Fino a quel periodo la situazione era favorevole all’astrologia. Ma il rapporto tra la politica è l’astrologia è sempre stato molto ambiguo. Fino a quando la politica è riuscita ad utilizzare l’astrologia a suo vantaggio la cosa andava benissimo. La questione diventava un grosso problema quando erano gli altri ad utilizzare l’astrologia contro i potenti. Nel ‘600 cambia la percezione comune nei confronti dell’astrologia grazie al modo di fare scienza da parte di Galileo. In quel periodo si arriva anche al predominio del copernicanesimo. Da questo momento la Terra non viene considerata come il luogo di tutti gli influssi dei corpi celesti. Gli scienziati si accorgono che la terra ha un ruolo marginale nell’universo e che non è al centro di esso”.
Ci sono state commistioni tra scienza e astrologia?
“Diciamo che un grande astronomo come Giovanni Keplero, famoso per aver scoperto le leggi dei moti planetari, era anche un astrologo e ha fatto tanti oroscopi su commissione. Non si vergognava di fare gli oroscopi. Anzi, grazie agli oroscopi lui ci guadagnava. All’epoca nessuno pagava gli astronomi. Anche i medici utilizzavano l’astrologia come metodo diagnostico. Allora la medicina era in fase sperimentale. Non tutti i medici, però, amavano l’astrologia”.
La Chiesa si oppose duramente all’astrologia?
“Si opponeva all’astrologia solo quando questa era troppo predittiva. E quindi metteva in discussione la dottrina della redenzione. La Chiesa vedeva compromessa la sua funzione. Gli astrologi rispondevano che nei loro oroscopi c’era un margine di incertezza e sottolineavano che Dio avrebbe potuto cambiare il destino. Quando gli astrologi hanno pensato di fare oroscopi infallibili è scoppiata la guerra aperta con la Chiesa”.
La Francia può essere considerata la patria degli astrologi?
“L’astrologia ha origine in Oriente e poi arriva in occidente. Nel periodo tardo rinascimentale si recuperano molti testi astrologici di Tolomeo. In quel periodo si trovavano tanti amanti dell’astrologia anche nella corte papale”.

venerdì 22 novembre 2013

Ecco quanto magnano alla Regione Emilia Romagna



Intervista a Monica Mischiatti
Voce Repubblicana, 22 novembre 2013
di Lanfranco Palazzolo

La legge sull'anagrafe degli eletti in Emilia Romagna non ha funzionato. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” Monica Mischiatti, dell'Associazione radicale Piero Capone che ha chiesto le dimissioni della Giunta regionale e il voto anticipato.
Monica Mischiatti, la vostra associazione ha tenuto una manifestazione davanti alla sede della Regione Emilia Romagna e avete chiesto le dimissioni del Presidente della Giunta Vasco Errani sulla vicenda dell'uso improprio dei fondi dei gruppi consiliari.
“La nostra iniziativa è andata molto bene. Noi eravamo presenti insieme ad altre associazioni che hanno protestato davanti alla Regione Emilia Romagna. Eravamo un gruppetto abbastanza numeroso. Ci siamo presentati davanti alla sede regionale con i cartelli e con un carrello della Coop pieno di doni natalizi. Abbiamo simulato dei cesti natalizi visto che nell'inchiesta della Guardia di Finanza si è parlato anche di questo. Questo carrello faceva abbastanza scena. La stampa ha seguito questa iniziativa insieme alle testate locali. Abbiamo fatto la manifestazione perché mercoledì scorso si riuniva il Consiglio regionale dell'Emilia Romagna     che si riunisce una volta ogni tre settimane. Abbiamo approfittato dell'occasione”.
Al Consiglio regionale dell'Emilia Romagna l'assemblea si riunisce una volta al mese?
“Sì, la seduta si svolge una volta al mese circa. Il grosso del lavoro viene svolto nelle Commissioni permanenti e poi vanno in Consiglio e decidono”.
Ma questa è una notizia inquietante.
“Infatti, è inquietante. Ma loro hanno sempre fatto così. Molto spesso vengono organizzate manifestazioni davanti alla sede del Consiglio regionale in giorni in cui l'assemblea non lavora e nessuno se ne accorge di queste iniziative. Spesso queste iniziative sono seguite dalla stampa, ma in molti casi mancano gli interlocutori politici perché il Consiglio è vuoto o lavorano solo alcune commissioni”.
Come si è comportato Vasco Errani di fronte allo scandalo dei fondi ai gruppi consiliari? E dopo le dimissioni del capogruppo del Pd sono cadute altre teste?
“No, non si è dimesso nessuno. Anzi, il Presidente della Regione Emilia Romagna ha raccolto la solidarietà di tanti esponenti politici. Errani ha detto che l'Emilia Romagna è la vetrina dell'Italia ed è la vetrina dell'efficienza. In realtà, abbiamo visto che la spartizione partitocratica c'è anche qui con le spese incontrollate dei gruppi consiliari. Non siamo andati lì per chiedere le dimissioni generalizzate di tutti. Noi avevamo fatto varare la legge sull'anagrafe degli eletti. Ma la legge regionale non ha funzionato. Abbiamo saputo tutto sugli stipendi dei consiglieri regionali, ma le spese pazze, le cene pazze non sono mai state denunciate. Lo stesso M5S non ha denunciato nessuna irregolarità”.

giovedì 21 novembre 2013

Quel Mussolini è un vero compagno



Intervista a Nicholas Farrel 
Voce Repubblicana, 21 novembre 2013
di Lanfranco Palazzolo

Mussolini era visto come il messia del Psi. Lo ha detto alla “Voce” Nicholas Farrell, autore, insieme a Giancarlo Mazzuca, de “Il compagno Mussolini” (Rubbettino), libro che ripercorre la storia socialista del futuro duce del fascismo per spiegarci che il fascismo fu un movimento di sinistra.
Nicholas Farrell, cosa ha scritto ne “Il compagno Mussolini”?
“Da inglese mi ha sempre interessato molto la parola 'fascista'. Per noi inglesi il fascismo non c'entra niente la destra anglosassone. Anzi, secondo la nostra mentalità il fascismo ha elementi in comune con il comunismo piuttosto che con la democrazia e il capitalismo di mercato. Spesso il fascismo viene confuso con la destra anglosassone. Su questo c'è molta confusione. Da qui è nata l'idea di una biografia su Mussolini e poi l'analisi sul Mussolini socialista. La rottura tra Mussolini e il Partito socialista arriva sull'intervento italiano nella Prima guerra mondiale. Mussolini era convinto che la popolazione fosse più fedele all'idea di patria piuttosto che al concetto di classe sociale. E il nocciolo del fascismo è qui”.
Lei ritiene che il fascismo sia di sinistra?
“Fondamentalmente sì. Per il fascismo lo Stato è la soluzione, mentre per la Destra lo Stato è un problema. Secondo me, qualsiasi movimento che vede nello Stato la soluzione dei problemi è di sinistra. Non dimentichiamo che il fascismo, alla sua nascita, era di sinistra: era contro la monarchia e voleva dare il voto alle donne. Inoltre, il fascismo ha cercato di dare soluzioni statali ai veri problemi del paese. La nascita del Walfare durante il fascismo è una prova di questo”.
Mussolini conobbe Lenin?
“Su questo non sono riuscito a scoprire nulla di concreto. E' possibile che lo abbia incontrato. Lo storico De Felice ha detto che è probabile che ci sia stato un incontro tra i due. Il mondo dei socialisti in Svizzera non era enorme. E si conoscevano tutti”.
Come veniva considerato Mussolini nel Partito socialista italiano?
“Veniva considerato come l'astro nascente del Psi. Mussolini era visceralmente antidemocratico e antiparlamentare già ai tempi del socialismo. Lui considerava il Parlamento come una creatura della Borghesia”.
Mussolini credeva nella dittatura del proletariato?
“Nel Psi c'era una spaccatura tra rivoluzionari e riformisti. Mussolini voleva la rivoluzione extraparlamentare di piazza”.
Cosa pensava Mussolini della Rivoluzione d'ottobre?
“Inizialmente Mussolini era a favore della Rivoluzione. Il futuro Duce accolse molto bene la rivoluzione di febbraio, ma non approvò la seconda rivoluzione di Ottobre perchè aveva compreso che avrebbe determinato il ritiro della Russia dalla 'Grande guerra'”.
Mussolini era un anticlericale?
“Sì, ma ebbe numerose crisi mistiche. Nel 1924 scrisse addirittura una lettera a Padre Pio”.

mercoledì 20 novembre 2013

Jfk amava molto l'Italia



Intervista a Philip Cordaro
Voce Repubblicana, 20 novembre 2013
di Lanfranco Palazzolo

Jfk amava molto l'Italia e gli italiani. Lo ha detto alla “Voce” Philip Cordaro, autore della prima biografia pubblicata in Italia su Kennedy nel 1961 e amico del Presidente Usa assassinato a Dallas il 22 novembre 1963. In questi giorni Cordaro ha pubblicato “America amore mio” (Mauro Pagliai editore).

Philip Cordaro, alla fine della Seconda guerra mondiale lei ebbe la possibilità di conoscere Kennedy. Come avvenne l'incontro con il futuro Presidente degli Stati Uniti?

“Subito dopo la guerra ho lasciato gli Stati Uniti perché mio fratello, che è morto, mi ha consigliato di venire perché mi promise che mi avrebbe fatto nominare vicepresidente della Camera di Commercio per gli Stati Uniti. Mio fratello era uno dei dirigenti della Camera di Commercio italiana negli Usa. Ho avuto il visto e sono andato negli Stati Uniti. In quel momento era molto difficile avere un visto. Sono arrivato a Boston, dove avevo una zia che mi ospitava. Ho trovato immediatamente un posto di lavoro nell'organizzazione del 'progresso italo-americano', un quotidiano diffuso in tutti gli Usa”.

Ha conosciuto la famiglia Kennedy in occasione della campagna elettorale di Kennedy come membro del Congresso nel 1946?

“Ho intervistato Kennedy nel 1946, in occasione della sua campagna elettorale a Boston. Ricordo che in quella occasione Kennedy mi accolse molto bene. In quella occasione Kennedy mi chiese di suggerirgli, di volta in volta, quello che ritenevo interessante, opportuno per gli italo-americani che volevano raggiungere la famiglia. In quella occasione ho iniziato a collaborare con lui nella campagna per il Congresso degli Stati Uniti e poi l'ho aiutato nella campagna per il Senato, realizzando anche un giornale per quella occasione”.

Si ricorda cosa pensava Kennedy degli italiani e del nostro paese?

“Kennedy pensava bene degli italiani. Amava molto il nostro paese e la nostra mentalità. Il Papà di Kennedy, che era ambasciatore a Londra, era amico di Vittorio Emanuele III e ha portato anche i figli a Roma per ricevere la prima comunione”.

Chi fece la prima comunione a Jfk?

“Penso fu il futuro Papa Pacelli a fargli la Prima Comunione. La famiglia Kennedy aveva buoni rapporti con lui”.

Lei aveva rapporti con il Parlamento italiano?

“Sì, conoscevo molti parlamentari italiani. Chiesi al Presidente della Repubblica Luigi Einaudi di scrivere una lettera di elogio a Kennedy perchè il deputato si impegnò molto per una revisione molto favorevole del trattato di pace italiano”.

Jfk aveva buoni rapporti con Joe McCharty?

“McCarthy era una testa calda. Jfk aveva rapporti personali con lui, ma non politici”.

Kennedy era preoccupato del comunismo?

“Come tutti in quel periodo. Ma non promosse mai nessuna legge sul comunismo. In Usa c'era un partito comunista, ma non contava nulla”.

Il generale che salvò i carabinieri italiani dalla deportazione in Germania. Intervista a Stefano Fabei


Paracadutisti sul Foro Italico il 16 novembre








martedì 19 novembre 2013

Caspita, che conservatore quel Jfk!

Il Tempo, 19 novembre 2013
Di Lanfranco Palazzolo

Il camerata Jfk. Nei giorni dell'anniversario dell'attentato di Dallas, che provocò la morte del Presidente degli Stati Uniti John Fitzgerald Kennedy, tutti gli storici della “bella politica progressista” sono pronti a spellarsi le mani per Jfk. Ma il giudizio che è stato consegnato alla storia su quest'uomo è legato a ciò che si è voluto vedere dell'immagine di quel Presidente, senza giudicare Jfk per quello che effettivamente fu. John Kennedy fu un politico ancorato ai valori della conservazione. La storia della destra fu per Kennedy motivo di ispirazione. Durante un suo viaggio in Spagna, negli anni '30, mentre era in corso la guerra civile, Jfk disse che il fascismo e il nazismo erano connaturati all'Italia e alla Germania e che parteggiava per i franchisti. I socialisti Luigi Covatta e Gino Rocchi, nel loro libro dal titolo “John Kennedy, l'uomo della nuova frontiera” (1964) furono costretti ad ammetterlo. Il giovane Kennedy non rimase stupito quando vide dei nazisti che, nell'agosto 1939, bruciavano i libri non graditi al regime, come raccontò A. Gromiko in “John Kennedy e la macchina del potere”. Kennedy decise di scendere “in campo” dopo aver letto, all'inizio degli anni '40, un saggio di Amintore Fanfani, dal titolo “Cattolicesimo e protestantesimo nella formazione storica del capitalismo”. Quel libro era stato scritto da Fanfani durante il ventennio e fu un saggio molto considerato dal regime. Kennedy rivelò questa passione per il Fanfani corporativo quando il segretario della Dc venne alla Convention democratica del 1956. Nel suo primo saggio dal titolo “Perchè l'Inghilterra dormì” (1940), Kennedy accusò la democrazia inglese di essere stata troppo debole, sostenendo questa tesi: “Dovremmo riconoscere i vantaggi di una dittatura nella preparazione di una guerra”. Nell'agosto 1945 dalla sua bocca sarebbe uscito di peggio, durante una visita in Germania: “Chi ha visto questi luoghi – disse Jfk - può senz'altro immaginare come Hitler, dall'odio che adesso lo circonda, tra alcuni anni emergerà come una delle personalità più importanti che siano mai vissute”. Lo stesso filosofo liberale Bertrand Russel non esitò a definire Kennedy più “malvagio di Hitler” per aver scatanato la guerra in Vietnam. Nel suo secondo saggio dal titolo “Ritratti del coraggio” (1955), Kennedy magnificò la figura del senatore Robert Taft che ebbe il “coraggio” di dire che il processo di Norimberga contro i criminali nazisti era stato ingiusto. E proprio grazie all'aiuto di Taft Kennedy approdò al Senato. Rose Kennedy, la madre di Jfk, fu l'unica donna ad essere nominata contessa della borghesia nera, durante il pontificato di Papa Pacelli, pontefice disprezzato dalla sinistra. Gli uomini di collegamento di Jfk con gli italo-americani erano fascisti. L'italo americano Philip Cordaro gli presentò il futuro deputato del Msi Angelo Nicosia, che frequentò casa Kennedy e accompagno spesso i Kennedy in Italia. Martin Luther King non lo votò alle presidenziali del '60 perché non si fidava di lui. E aveva ragione. Il fratello di jfk, il ministro della Giustizia Robert Kennedy, lo fece intercettare perché temeva fosse comunista. All'indomani della sconfitta della baia dei Porci Jfk si permise il lusso di una citazione di Galeazzo Ciano: “La vittoria ha tanti padri, mentre la sconfitta è sempre orfana”. Alla fine del 1962 la filosofa americana Ayn Rand attaccò la “nuova frontiera” di Kennedy definendola “The fascist new frontier”. Nel 1962 un militante della sinistra, tale Giovanni Ardizzone, venne ucciso dalla polizia italiana mentre manifestava contro Kennedy. Ma oggi, nessuno dei grandi progressisti italiani, sprecherebbe una sola parola per difendere questo studente per togliere dal suo Pantheon il “compagno Jfk”.

Sbloccate i contratti dei dipendenti pubblici



Intervista a Massimo Battaglia
Voce Repubblicana, 19 novembre 2013
di Lanfranco Palazzolo

I dipendenti pubblici vogliono lo sblocco dei loro contratti. La crisi non può gravare solo sulle spalle dei lavoratori pubblici. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” Massimo Battaglia, segretario della Federazione Confsal-Unsa.
Massimo Battaglia oggi scenderete in piazza per tutelare i dipendenti pubblici. Ci spiega cosa chiedete?
“Questa mattina, la Federazione Confsal-Unsa terrà un sit-in insieme ai lavoratori pubblici davanti alla Camera dei Deputati, per chiedere al Parlamento di eliminare la norma nella Legge di stabilità che proroga il blocco dei contratti al 31/12/2014, trovando la copertura finanziaria negli sprechi della spesa pubblica. Come rappresentante sindacale parlerò tra le 10.30 e le 11.00 per difendere gli interessi degli iscritti che rappresentiamo come sindacato. La legge di stabilità aggrava, invece che risolvere, la drammatica condizione dei dipendenti pubblici che patiscono ancora il blocco del contratto e il blocco dello stipendio che sta impoverendo fino alla soglia di povertà le loro famiglie. Questa legge ribadisce il blocco dello stipendio, il blocco del salario accessorio e prevede l’ulteriore rateizzazione della liquidazione. Ma ciò che è ancor più intollerabile è la determinazione dell’indennità di vacanza contrattuale per gli anni 2015-2017 cosa che fa intendere la chiara volontà politica di non procedere alla riapertura dei contratti fino al 2017”.
Cosa denunciate al Parlamento e cosa chiedete che cambi per migliorare le condizioni dei dipendenti della pubblica amministrazione e dei lavoratori che difendente?
“Il sindacato denuncia che il blocco del contratto, scaduto dal 31 dicembre 2009, unito al blocco dello stipendio, sarebbe costato finora più di 6 mila euro netti ad ogni lavoratore pubblico. Parallelamente, le tasse sono aumentate e l’inflazione ha corroso il potere d’acquisto della busta paga. Così, interi nuclei di dipendenti pubblici sarebbero sulla soglia di povertà”.
Qual è la ragione che vi ha spinto a scendere i piazza davanti al Parlamento?
“Scendiamo in piazza per rivendicare il rispetto dovuto a una categoria che giornalmente, anche senza risorse adeguate per il personale e per la strumentazione, fa funzionare tra mille difficoltà la macchina pubblica, erogando i servizi a cittadini e imprese e per protestare contro il trattamento persecutorio che da anni viene rivolto ad ogni Finanziaria, da tutti  i governi, nei confronti dei dipendenti pubblici”.
In un comunicato di qualche settimana fa lei ha utilizzato dei toni molto duri nei confronti del Presidente del Consiglio Enrico Letta. Cosa aveva detto in quella circostanza?
“Il governo Letta, sostenuto da un ampio arco parlamentare, sta uccidendo i lavoratori pubblici. Spero di cambiare opinione nei prossimi giorni”.