sabato 16 novembre 2013

Alfano, fermati finchè sei in tempo!

Intervista ad Adolfo Urso
Voce Repubblicana, 
17 novembre 2013
di Lanfranco Palazzolo

Angelino Alfano deve evitare di commettere lo stesso errore di Gianfranco Fini. Lo ha detto alla “Voce” Adolfo Urso autore, con Mauro Mazza, di “Venti anni e una notte. 1993-2013 La parabola della Destra italiana raccontata dai suoi protagonisti” (Castelvecchi).
Adolfo Urso, con questo libro lei ha ripercorso una fase importante della storia della destra italiana.
Il libro che abbiamo scritto non è un saggio di nostalgia e nemmeno di rivendicazione. Si tratta di un libro critico ed autocritico nei confronti di una destra di governo e di un centrodestra – quindi verso Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi – che hanno suscitato tante aspettative, ma provocato tante delusioni. Il libro rievoca i 20 anni di An a partire dalla candidatura a sindaco di Roma di Gianfranco Fini. Il libro si apre con l'endorsment di Berlusconi a Fini nel 1993”.
Perché questo titolo?
E' una parafrasi del libro pubblicato da Giuseppe Bottai nel 1949: 'Venti anni e un giorno'. Noi abbiamo invece parlato di 'venti anni e una notte'”.
A quale “notte” si riferisce?
Alla notte nella quale Silvio Berlusconi, prima di presentare le liste dei candidati alle elezioni del 2013, cancella dall'elenco dei candidati gran parte della classe che aveva guidato Alleanza nazionale. Questo centrodestra avrebbe potuto cambiare l'Italia e all'inizio del secolo aveva avuto un grande consenso internazionale. Lo stesso Gianfranco Fini ebbe l'occasione di rappresentare l'Italia nella Convenzione europea che avrebbe dovuto riscrivere la Carta costituzionale europea. Nei mesi in cui il paese si stringeva attorno ai caduti di Nassirya il paese avrebbe potuto farcela se il centrodestra avesse avuto il coraggio di fare le riforme che il paese chiedeva. Messo il paese di fronte alla sollevazione di piazza messa in atto dalla Cgil, il governo Berlusconi rinunciò alle sue proposte di cambiamento. Negli stessi anni quelle riforme venivano messe in atto dalla Spd e poi dalla grande coalizione tedesca guidata dalla Merkel e molti altri grandi paesi europei”.
Qual è stato per lei l'errore fatale: lo scioglimento di An o decidere di andare con Fini?
Fini non ha commesso un errore quando è entrato nel Pdl. Quello era l'approdo sognato da molti esponenti di An. Quando An fu concepita – e io ne ero il coordinatore del partito - si pensava che questo soggetto dovesse rappresentare tutto il centrodestra italiano. Prima che scendesse in campo Berlusconi, facemmo un manifesto rivolto a tutti per fare un grande contenitore. Con l'ingresso di Berlusconi accettammo il ruolo di coprire una parte di quello schieramento. Credo che l'errore commesso da Fini nel 2010 fu quello di uscire dal centrodestra e di non volere la 'terza gamba' del centrodestra. Consiglio ad Angelino Alfano di evitare quello stesso errore”.

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