giovedì 14 novembre 2013

Il generale che salvò i carabinieri dalla deportazione

Intervista a Stefano Fabei
Voce Repubblicana, 
14 novembre 2013
di Lanfranco Palazzolo

Niccolò Nicchiarelli è l’uomo che salvò il corpo dei Carabinieri dalla deportazione nazista in Germania. Lo ha detto alla “Voce” Stefano Fabei, autore de “Il generale delle Camicie nere” (Pietro Macchione editore).
Stefano Fabei, chi è il protagonista del libro?
Niccolo Nicchiarelli è stato un soldato del Novecento. Volontario a soli 16 anni nella Grande guerra, catturato nel 1915 dai tedeschi, rimase in un campo di concentramento in Germania fino al 1918. Tornato in Italia, aderì al fascismo cominciando una lunga carriera all’interno della milizia.
Quali sono state le tappe fondamentali del suo percorso politico-militare nel Ventennio?
Già ufficiale dell’Esercito, negli anni ‘20 comandò la legione «Cacciatori del Tevere» della MVSN, ricoprendo al contempo incarichi politici in Umbria, quindi il reparto autonomo della milizia nella colonia di confino a Lipari, la legione «San Giusto» di Trieste. Nel decennio successivo fu a capo della 3a legione libica, segretario federale di Bengasi e membro del direttorio del PNF, membro della Camera dei fasci e delle corporazioni”.
Durante la guerra che ruoli ricoprì?
“Dal giugno 1940 al gennaio del 1941 fu alla testa della 233ª legione CCNN in Africa settentrionale e partecipò alla conquista di Sidi el Barrani e alla difesa di Bardia. Dal luglio successivo comandò la legione Camicie nere «Tagliamento» in Russia fino alla primavera del 1942. Rientrato in Italia, dopo una breve permanenza a Torino, comandò in Jugoslavia il raggruppamento «XXI Aprile» che ricondusse in patria dopo l’armistizio”.
Aderì a Salò?
“Sì. Fu al vertice della Guardia nazionale repubblicana (GNR), che raggruppava Camicie nere e carabinieri, prima come vice di Renato Ricci, quindi, dopo la rimozione di quest’ultimo voluta da Graziani, come luogotenente generale subordinato direttamente a Mussolini. Va detto a riguardo che Nicchiarelli cercò di fare il possibile per proteggere i carabinieri, che i duri di Salò avrebbero volentieri deportato in Germania perchè filo monarchici. Infatti, furono non poche le tensioni con i nazisti e i fascisti intransigenti alla Pavolini”.
Cosa fece negli ultimi giorni della Repubblica sociale?
“Lasciata Milano tra il 25 e il 26 aprile 1945, raggiunse con una consistente colonna di fascisti e militari Como, da dove nel frattempo il Duce si era allontanato per il suo incerto destino. Catturato dai partigiani, dopo pochi mesi di galera fu processato e assolto”.
E dopo la guerra?
“Tra il 1946 e il 1948 pare – ma questo è un periodo non compreso nel mio libro – abbia svolto una parte nel Fronte antibolscevico internazionale, una struttura «pre-Gladio», in difesa della neonata repubblica dalla potenziale «minaccia rossa», operando a tal fine come altri uomini che avevano aderito al fascismo in funzione anticomunista”.

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