martedì 12 novembre 2013

Non usate la marina italiana per quello scopo

Intervista a Luigi Ramponi
Voce Repubblicana, 
12 novembre 2013
di Lanfranco Palazzolo

E’ un errore impiegare le forze armate italiane per aiutare gli immigrati. Lo ha detto alla “Voce” il generale Luigi Ramponi.
Senatore Ramponi, dopo il tragico incidente di Lampedusa crede che le forze armate italiane possano fermare l’immigrazione clandestina?
“Per ora le forze armate stanno facendo il contrario. Stanno cercando di evitare che ci siano nuovi decessi. Anzi, paradossalmente il nostro esercito sta facendo in modo che l’immigrazione si svolga senza problemi, garantendo la cosiddetta immigrazione scorretta. Io sono favorevole al salvataggio del maggior numero possibile di vite umane, ma temo le conseguenze di questa situazione. Temo che da oggi in poi – come è capitato ad Agrigento durante la cerimonia dei funerali – se non riusciamo a salvarli tutti veniamo accusati di essere degli incapaci. Inoltre, il rischio è che si sparge la voce che se gli italiani vedono un gommone all’orizzonte corrono a salvarlo. E quindi questo rischia di facilitare l’immigrazione selvaggia e scorretta. Quindi l’operazione in atto evita che ci siano persone che muoiono, però francamente mi sembra che sia una cosa non fatta bene. Si pensa e si dice che l’Europa verrà a collaborare vedendo che noi ci impegniamo. Ma vedendo come lo facciamo, i massimi esponenti politici della Commissione europea diranno: ‘gli italiani sono in grado di farlo’. E si chiederanno perché anche la Grecia, la Spagna e la Francia non lo fanno. Quindi ci troviamo di fronte ad un grave errore. Ed è impensabile che una marea di immigrati possa venire da noi per poi aumentare la massa dei disoccupati nel nostro paese”.
Crede che la strategia migliore sia quella degli accordi con i paesi che si affacciano sul Mediterraneo?
“Questa è la strada più logica. Gli accordi con i paesi di partenza è un principio molto saggio che ci permetterebbe di evitare questi flussi. A suo tempo l’Italia fornì dei mezzi per fare il pattugliamento. E poi la Rivoluzione libica ha sconvolto tutto. Anche la rivoluzione egiziana e tunisina ha portato ad una grave situazione di precarietà in campo economico. E quindi, gli stessi egiziani e tunisini e libici si aggiungono alle altre nazionalità che fuggono dai loro paesi per arrivare in Italia”.
In questi giorni il Presidente della Repubblica Napolitano è intervenuto sulla legge che rifinanzia le missioni italiane all’estero. Crede che questa legge è fondamentale per salvare l’esercito italiano dalla crack?
“Non c’è dubbio che da 15 anni a questa parte le nostre forze armate vivono questa realtà. Non si possono tagliare i fondi per il personale, per l’ammodernamento. Si taglia sul funzionamento e sull’esercizio e sulle scorte. Però, a tutt’oggi alcune risorse per le missioni servono all’addestramento e la manutenzione delle le forze armate in Italia”.

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