martedì 19 novembre 2013

Sbloccate i contratti dei dipendenti pubblici



Intervista a Massimo Battaglia
Voce Repubblicana, 19 novembre 2013
di Lanfranco Palazzolo

I dipendenti pubblici vogliono lo sblocco dei loro contratti. La crisi non può gravare solo sulle spalle dei lavoratori pubblici. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” Massimo Battaglia, segretario della Federazione Confsal-Unsa.
Massimo Battaglia oggi scenderete in piazza per tutelare i dipendenti pubblici. Ci spiega cosa chiedete?
“Questa mattina, la Federazione Confsal-Unsa terrà un sit-in insieme ai lavoratori pubblici davanti alla Camera dei Deputati, per chiedere al Parlamento di eliminare la norma nella Legge di stabilità che proroga il blocco dei contratti al 31/12/2014, trovando la copertura finanziaria negli sprechi della spesa pubblica. Come rappresentante sindacale parlerò tra le 10.30 e le 11.00 per difendere gli interessi degli iscritti che rappresentiamo come sindacato. La legge di stabilità aggrava, invece che risolvere, la drammatica condizione dei dipendenti pubblici che patiscono ancora il blocco del contratto e il blocco dello stipendio che sta impoverendo fino alla soglia di povertà le loro famiglie. Questa legge ribadisce il blocco dello stipendio, il blocco del salario accessorio e prevede l’ulteriore rateizzazione della liquidazione. Ma ciò che è ancor più intollerabile è la determinazione dell’indennità di vacanza contrattuale per gli anni 2015-2017 cosa che fa intendere la chiara volontà politica di non procedere alla riapertura dei contratti fino al 2017”.
Cosa denunciate al Parlamento e cosa chiedete che cambi per migliorare le condizioni dei dipendenti della pubblica amministrazione e dei lavoratori che difendente?
“Il sindacato denuncia che il blocco del contratto, scaduto dal 31 dicembre 2009, unito al blocco dello stipendio, sarebbe costato finora più di 6 mila euro netti ad ogni lavoratore pubblico. Parallelamente, le tasse sono aumentate e l’inflazione ha corroso il potere d’acquisto della busta paga. Così, interi nuclei di dipendenti pubblici sarebbero sulla soglia di povertà”.
Qual è la ragione che vi ha spinto a scendere i piazza davanti al Parlamento?
“Scendiamo in piazza per rivendicare il rispetto dovuto a una categoria che giornalmente, anche senza risorse adeguate per il personale e per la strumentazione, fa funzionare tra mille difficoltà la macchina pubblica, erogando i servizi a cittadini e imprese e per protestare contro il trattamento persecutorio che da anni viene rivolto ad ogni Finanziaria, da tutti  i governi, nei confronti dei dipendenti pubblici”.
In un comunicato di qualche settimana fa lei ha utilizzato dei toni molto duri nei confronti del Presidente del Consiglio Enrico Letta. Cosa aveva detto in quella circostanza?
“Il governo Letta, sostenuto da un ampio arco parlamentare, sta uccidendo i lavoratori pubblici. Spero di cambiare opinione nei prossimi giorni”.

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