venerdì 20 dicembre 2013

Cambiamo la cultura sul carcere




Intervista a Rosario Tortorella
Voce Repubblicana, 
20 dicembre 2013
di Lanfranco Palazzolo 

Oggi, più che mai, è necessario cambiare la cultura sul carcere. Lo ha detto alla “Voce” Rosario Tortorella, segretario del Si.Di.Pe. (Sindacato dei dirigenti penitenziari).
Rosario Tortorella, perché si è fatto promotore della marcia a favore dell'amnistia?
“Noi aderiamo alla marcia per l'amnistia perché i direttori penitenziari intendono prendere le distanze da un certo modo di pensare l'esecuzione della pena. In coerenza di quelle che sono le richieste della Cedu, che la pena sia rispettosa dei diritti della persona e della dignità umana. In questo senso sono state fatte alcune cose: si sono attivati nell'amministrazione penitenziaria, si è attivato il ministro della Giustizia, ma si deve fare ancora di più. Anche i direttori dei penitenziari soffrono per la situazione delle carceri e per l'impossibilità di assicurare quei diritti fondamentali che la Costituzione e l'ordinamento penitenziario prevedono e sono impossibilitati a rispettare. Non solo. Essi stessi vivono questa situazione di disagio con ripercussioni importanti sulla loro attività professionali perché questa comporta grosse difficoltà che vengono risolte grazie al contributo di tutti gli operatori penitenziari”. 
Nei giorni scorsi si è verificato un grave episodio nel carcere di Torino che ha provocato due morti tra il personale impegnato in quell'istituto penitenziario. Parlare di questo episodio è molto difficile. Vuole dire qualcosa su questo?
“Parlare di questo argomento è molto difficile, ma è necessario farlo. Le persone coinvolte nel fatto erano persone normali, che erano state definite come persone 'splendide'. Il fatto che un episodio del genere abbia colpito queste persone è indicativo della situazione che si vive in questa situazione. Ecco perché occorre attenzione nei confronti della polizia penitenziaria, per gli operatori psicopedagogici e in funzionari giuridici. La situazione è abnorme. Il punto di equilibrio di questa situazione sono i dirigenti penitenziari che sono gli armonizzatori di questo delicato equilibrio. Tutto questo avviene mentre la spending review si è abbattuta sulle nostre carceri”.
Qual è il problema di queste strutture?
“Il principale problema è che non tutti gli istituti penitenziari hanno un direttore. Oggi, purtroppo, abbiamo più strutture dirette da un solo dirigente mentre si stanno implementando le misure alternative, che chiediamo di applicare da anni”.
I reati che riempiono le carceri sono quelli sugli stupefacenti e quelli finanziari? La custodia cautelare è sempre necessaria?
“Occorre cambiare la cultura sul carcere e quella sulla sicurezza della collettività. Non tutti i problemi si risolvono con il carcere. Il decreto svuota-carceri e il nuovo decreto della Cancellieri ha avviato questo percorso, però occorre fare di più”. 

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