sabato 14 dicembre 2013

Gli ispiratori di quella Carta Costituzionale

Intervista a Philip Cordaro
Voce Repubblicana, 14 dicembre 2013
di Lanfranco Palazzolo

Gli americani si sono ispirati anche al nostro paese quando scrissero la loro Costituzione nella seconda metà del '700. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” Philip Cordaro, autore di “America, amore mio” (Mauro Pagliai editore), saggio che ripercorre la vita di Cordaro negli Stati Uniti come giornalista e docente universitario. 
Philip Cordaro, lei ha vissuto gran parte della sua vita negli Stati Uniti e ha difeso gli interessi della comunità italiana in quel paese contribuendo alle vittorie politiche di John Fitzgerald Kennedy alla Congresso e al Senato. Il nostro paese ha condizionato la crescita istituzionale americana? 
 “Sì. Duecento e più anni fa gli americani colti desideravano ardentemente conoscere la lingua e la cultura italiana. Ai tempi della redazione della Costituzione degli Stati Uniti, alla fine del '700, i padri costituenti consultarono i testi dei nostri filosofi e ne fecero tesoro. Questa bella corrispondenza culturale procedeva, però, soltanto in una direzione: gli americani attingevano al pensiero 'classico' degli italiani”. 
Con questo libro pensa di aver scritto un saggio sull'integrazione italiana negli Usa? 
“No, non penso di aver svolto un lavoro del genere. Gli immigrati italiani si sono sempre ispirati, con maggiore o minore successo, all'idea di integrarsi, nel modo di vivere e di intendere la vita del paese che li aveva ospitati. Negli Stati Uniti, a questo riguardo, il processo di integrazione è stato più veloce che altrove, anche se non si può affermare che esso sia del tutto completato. La storia vera e completa degli immigrati italiani nessuno l'ha ancora scritta e scriverla non è per niente facile, ammesso che sia possibile. Ci sono stati, è vero, dei tentativi lodevoli, ma settoriali”. 
Lei come scriverebbe la storia degli italiani negli Stati Uniti? 
 “Senza retorica. Il mio auspicio è che presto o tardi possa venire alla luce un'ampia e veritiera storia della Comunità italiana negli Stati Uniti. Mi auguro che sia una storia priva di distorsioni, di sciovinismo, di volute omissioni, di sciocche ed inutili iperboli”. 
Il suo libro è privo di mitizzazioni? 
“In ogni mia pubblicazione mi sono sempre sforzato non solo di descrivere fatti veri, ma anche di presentarli nel contesto della mentalità e delle tradizioni locali che li hanno generati. L'autorevole critico di un grande quotidiano romano termino la recensione della mia biografia di Kennedy asserendo che 'il libro di Cordaro ci ha fatto capire tante cose'. Credo soltanto per la verità di essere riuscito a chiarire il complesso, pittoresco, minuziosissimo lavoro delle campagne elettorali. Il mio compito è quello di raccontare ciò che ho scritto e sentito. Credo di averlo fatto nel miglior modo possibile in 'America, amore mio'”.

Nessun commento: