martedì 10 dicembre 2013

Il merito è del Procuratore di Roma

Intervista a Paola Severino
Voce Repubblicana, 
10 dicembre 2013 
di Lanfranco Palazzolo

Il procuratore della Repubblica di Roma Pignatone ha avuto il merito di capire bene e di scoprire il fenomeno dell’infiltrazione mafiosa nella capitale. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” l’ex ministro della Giustizia Paola Severino a margine del convegno della LUISS sulla penetrazione della criminalità organizzata a Roma e nel Lazio.
Professoressa Paola Severino, ai tempi in cui era ministro della Giustizia avevate compreso i pericoli delle infiltrazioni criminali a Roma e che la capitale era controllata dalla ‘ndrangheta?
“Ne avevamo parlato spesso con il Procuratore Pignatone perché la delicatezza di queste indagini che si vanno facendo in questo campo vanno trattate in maniera particolarmente adeguata. Il procuratore di Roma Pignatone ha avuto il merito di capire molto bene questo fenomeno e individuarlo con grande intelligenza e a colpire. Noi abbiamo una norma molto ampia che è quella dell’articolo 416 bis, ma poi bisogna trovare le prove che certi comportamenti siano dei fenomeni siano effettivamente legati alla criminalità organizzati. Il merito di chi fa le indagini è di provare che di fronte ad un’attività apparentemente lecita, come quella che si fa nei mercati ortofrutticoli, abbia le caratteristiche di un’attività mafiosa. La criminalità organizzata è un camaleonte: si comporta in una determinato modo nel Lazio e in Lombardia. Il fatto che questa criminalità cambi colore non significa che la sostanza cambi. Si tratta di organizzazioni che utilizzano le loro capacità di intimidazione per arricchirsi alle spalle delle attività economiche oneste”.
Ritiene che la politica sia una variabile dipendente dalla criminalità organizzata che agisce nella capitale?
“Credo che lo scambio politico-mafioso possa avvenire anche in quei casi. L’individuazione sociologica del fenomeno e la prova concreta della sua esistenza e quindi una sua possibile condanna giudiziaria si mantengono su aspetti diversi. Il difficile è provare l’esistenza di questi fenomeni. Bisogna trovare una condivisione sociale per combattere questi fenomeni. Bisogna insegnare alle persone che la corruzione e il clientelismo corrompono la parte sana del nostro paese”.
Pensa che l’amnistia possa aiutare la riforma della giustizia italiana o non crede sia utile?
“L’amnistia è indubbiamente un provvedimento emergenziale. C’è la punta dell’Iceberg e ed è necessario svuotare il carcere. Bisogna approvare fenomeni di carattere strutturale. Se noi svuotiamo e riempiamo le carceri non risolviamo il problema. Credo che sia importante affrontare il tema della custodia cautelare. Questo è un problema che deve essere risolto al più presto e mi pare che l’attuale ministro della Giustizia lo stia facendo con provvedimenti che sono all’esame di questo parlamento”.

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