giovedì 12 dicembre 2013

Perchè quell'ordinanza è inappellabile?

Intervista a Giovanni Pesce
Voce Repubblicana, 
12 dicembre 2013
di Lanfranco Palazzolo

Presenteremo un ricorso al Tribunale amministrativo regionale sull'ordinanza dell'Ufficio centrale della Corte di Cassazione sui referendum sulla giustizia. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” l'avvocato Giovanni Pesce.
Avvocato Pesce, lei ha annunciato un'iniziativa sull'ordinanza della Corte di Cassazione che ha bocciato i referendum sulla giustizia. Ci spiega quali sono le sue perplessità su questa ordinanza?
“L'ordinanza con la quale l'Ufficio centrale della Corte di Cassazione ha dichiarato non legittima la richiesta dei referendum radicale dovrà essere integrata da un provvedimento che si spera possa spiegare le motivazioni dell'integrali del rigetto. La prima ordinanza che abbiamo potuto visionare non fa che contenere un rinvio all'attività di un altro ufficio: il Centro elaborazione dati che ha esaminato i quesiti referendari”.
Che cosa si evince da questi tabulati sull'esito relativo al controllo delle firme sui referendum?
“Da questi tabulati del CED si dovrebbe evincere che per tutti e sei i quesiti ci sono state circa 800mila sottoscrizioni irregolari. Di fronte ad un provvedimento di questo tipo non vi sarebbe nessun rimedio dell'ordinamento. L'attività dell'Ufficio centrale non potrebbe essere qualificata come attività giurisdizionale o come attività amministrativa. Non ci sarebbe la possibilità di sollecitare un esame o un giudizio di questa ordinanza”.
Lei contesta che non vi sia la possibilità di un appello per questa ordinanza dell'Uff. Centrale della Cassazione?
“Come avvocato mi sono chiesto come mai l'ordinamento possa accettare una simile incongruenza. L'articolo 75 della Costituzione non chiude la possibilità di una verifica sull'operato dell'ufficio centrale della Cassazione. La stessa legge 352 del 1970 sembra lasciare una porta aperta. L'indirizzo giurisprudenziale qualifica questa attività o procedura come si supporto alla Corte di Cassazione come organo legislativo, e quindi non censurabile. L'Ufficio centrale della Cassazione ha delegato un ufficio come il CED la verifica delle sottoscrizioni. L'attività che ha posto in atto questo ufficio dovrebbe essere considerata come amministrativa. E assurdo pensare che di fronte ad un possibile errore del CED non vi sia la possibilità di un rimedio o di un appello. Questo non dovrebbe essere consentito dall'articolo 75 della Costituzione. L'idea sarebbe quella di ricorrere al TAR del Lazio e sollecitare un'istruttoria sul CED che ha svolto questo controllo. La legge non contempla l'intervento del CED. Questo controllo deve essere svolto dalla Corte di Cassazione e non da un ufficio diverso”.
Lei pensa che il CED abbia svolto un ruolo illegittimo?
“Nessuno sa chi ha compiuto questa attività per il CED e che criterio è stato assegnato alla macchina del CED per dare un responso”.

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