martedì 17 dicembre 2013

Sosteniamo quella marcia



Intervista ad Alfredo Arpaia
Voce Repubblicana, 17 dicembre 2013
di Lanfranco Palazzolo

La LIDU sostiene la marcia per l'amnistia. Lo ha detto alla “Voce” l'ex parlamentare repubblicano Alfredo Arpaia, Presidente della Lega Italiana per i Diritti dell'Uomo.
Onorevole Arpaia, perchè ha aderito all'iniziativa radicale della marcia di Natale per l'amnistia.
“Sostengo questa battaglia perché l'amnistia è un provvedimento necessario, ma non risolutivo. Il provvedimento è necessario – come ha sottolineato anche il Presidente Napolitano – per dare una risposta ad una richiesta della Corte europea dei diritti dell'Uomo che ha condannato il nostro paese per il sovraffollamento delle carceri. Per questo è necessario dare una risposta a questi problemi con l'amnistia ed eventualmente con l'indulto, se necessario. Questi potrebbero essere i due provvedimenti necessari. Per risolvere il problema della vivibilità delle nostre carceri però bisognerà varare altri provvedimenti”.
A quali possibili provvedimenti si riferisce?
“Mi riferisco alle cosiddette 'porte aperte' del carcere per il recupero di coloro che sono stati privati della libertà. C'è anche la possibilità di applicare delle pene alternative. Questo è un altro punto necessario. Inoltre non posso far altro che criticare certe leggi assurde, come quelle che hanno introdotto nel nostro ordinamento il reato di immigrazione clandestina.  Questo reato ha reso le nostre carceri affollate. La lunghezza dei processi ha contribuito al sovraffollamento carcerario. E' stato un grave errore utilizzare la carcerazione preventiva. Ecco perché condivido in pieno questa battaglia e parteciperò alla marcia di Natale a Roma a nome della Lega dei Diritti dell'Uomo”.
Nel 2007, quando venne approvato l'indulto, dopo un anno le carceri italiane si sono nuovamente riempite. Come andrebbe sfruttato questo  periodo in caso di un'amnistia varata dal Parlamento?
“Il primo provvedimento da affrontare è quello di riformare la legge sulla legalizzazione delle droghe leggere. Non possiamo dimenticare che in Italia ci sono circa 24 mila detenuti per questo reato in carcere. Una riforma di questa legislazione permetterebbe di rendere gli istituti penitenziari più vivibili. La legalizzazione delle droghe leggere sarebbe un'ottima alternativa. In questi casi la detenzione non risolve i problemi del reo, ma li aggrava. Questo è uno dei punti da affrontare. Tra le iniziative da prendere sarebbe anche necessaria una maggiore sensibilizzazione degli operatori finanziari a difesa dei diritti dell'Uomo. Ci vuole umanità nel trattamento penitenziario. Il provvedimento di amnistia, da solo, non può bastare”.
Ci sono situazioni che ci può segnalare positivamente?
“Sì, quella del carcere di Nisida. E' un istituto per minori nel quale i giovani detenuti sono occupati con il lavoro. La rieducazione comincia anche da qui”. 

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