sabato 28 settembre 2013

E il "Migliore" disse: "Dimettetevi tutti!"

IL TEMPO, 28 settembre 2013
di Lanfranco Palazzolo

Il leader del Partito comunista italiano Palmiro Togliatti aveva una fervida fantasia e grandi capacità politiche. Quando il «Migliore» entrava in Parlamento i suoi avversari politici tremavano. Durante la sua lunga carriera parlamentare il segretario del Partito Comunista italiano mise in atto ogni artificio per sconfiggere la Dc. Tra questi metodi ci fu anche lo stratagemma delle dimissioni collettive, sperimentato almeno in due occasioni: nel 1948 e nel gennaio 1953, quando «il Migliore» indusse, insieme a Pietro Nenni, alle dimissioni i deputati socialisti e comunisti membri dell'Ufficio di Presidenza della Camera.
Togliatti mise in atto - per la prima volta - il sistema delle «dimissioni collettive» proprio all'indomani delle prime elezioni politiche dopo la Costituente. E lo fece durante la seduta pomeridiana della Camera dei deputati del 3 giugno 1948. Nel corso della mattinata aveva cercato di indurre il Parlamento italiano ad istituire una Commissione di controllo sul Piano Marshall e cercato di impedire anche la formazione del V Governo De Gasperi, che vedeva ormai fuori dai giochi di governo il Pci e il Psi, sconfitti alle elezioni politiche del 18 aprile 1948. L'obiettivo dei comunisti, che volevano bloccare il governo e il Piano Marshall, era anche quello di voler dimostrare che la formazione dell’esecutivo De Gasperi era incostituzionale perché, nella formazione era stata violata la Costituzione in quanto erano stati istituiti dei ministeri senza portafoglio. Il Pci sosteneva che la formazione di questi dicasteri era fuori dal dettato costituzionale.
Nel corso dei lavori della mattinata lo scontro politico si incentrò sulla nascita della Commissione di controllo sull'ERP (European recovery program). In quel frangente Togliatti ebbe il soccorso dei deputati monarchici guidati dall'onorevole Covelli, che volevano una Commissione sul Mezzogiorno e miravano ad ottenere uno scambio con il Pci sulla nascita della Commissione anti-piano Marshall. I monarchici appoggiarono il tentativo dell'onorevole Togliatti, ma il gruppo parlamentare della Dc, che aveva la maggioranza assoluta dei voti, bloccò tutto. Togliatti ebbe uno scatto di collera durante la pausa dei lavori. Per dare un segnale intimidatorio alla formazione del governo De Gasperi «Il Migliore» convinse un primo gruppo di quattro parlamentari comunisti a scrivere una lettera di dimissioni al Presidente Giovanni Gronchi per poi passare agli altri. Lo scopo era quello di paralizzare il Parlamento.
I deputati comunisti Nella Marcellino Colombi, Walter Sacchetti, Carlo Olivero ed Elisabetta Gallo fecero consegnare alla presidenza della Camera quattro lettere di dimissioni. E Togliatti consigliò ai suoi deputati di consegnare separatamente le lettere a Gronchi. Il deputato della Democrazia Cristiana Francesco Maria Dominedò, che era un avvocato molto apprezzato, comprese immediatamente la mossa politica del leader del Pci: «Noi ci troviamo dinnanzi ad un atto di dimissioni che assume un carattere collettivo, per cui quello che potrebbe essere il normale esercizio del diritto viene a presentarsi come qualche cosa che si avvicini o sbocchi nell'abuso del diritto, come qualche cosa, per noi che valutiamo e giudichiamo obiettivamente il gesto, che possa raggirare lo spirito della legge e la volontà degli elettori espressasi in un determinato senso».
Ma Togliatti non abboccò all'agguato del parlamentare. Rivolgendosi al Presidente Gronchi, «il Migliore» disse: «Signor Presidente, io ignoro in quali condizioni ella ha ricevuto questa richiesta di dimissioni. Per quel che mi risulta, ella non ha ricevuto nessuna lettera di dimissioni collettive. Ella ha ricevuto delle lettere firmate ciascuna da un membro dell'Assemblea. Si tratta, quindi, di dimissioni di carattere individuale. Le chiedo perciò di porre in votazione ciascuna delle dimissioni separatamente dalle altre».
Inoltre Togliatti - violando la consuetudine dei regolamenti parlamentari - chiese la votazione nominale sulle prime dimissioni da discutere: quelle dell'onorevole Nella Marcellino. La Camera mise ai voti le dimissioni della parlamentare, che furono respinte da 299 deputati contro 133 voti favorevoli. Gli altri tre parlamentari comunisti, che avevano annunciato le loro dimissioni, ci ripensarono sostenendo di voler riflettere sul loro gesto. Il Piano di Togliatti era miseramente fallito e il V governo De Gasperi ottenne il via libera.

Contro i manutengoli del potere finanziario

Voce Repubblicana, 28 settembre 2013
Intervista ad Elio Lannutti 
di Lanfranco Palazzolo

Con il mio ultimo libro ho voluto attaccare i manutengoli del potere economico. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” Elio Lannutti, autore di “Cleptocrazia. Ladri di futuro” (Imprimatur editore).
Elio Lannutti, di cosa parla “Cleptocrazia”?
“Il mio ultimo libro, che ho pubblicato con la casa editrice Aliberti, parla degli sconquassi e i disastri provocati dai manutengoli del potere economico e da una cricca finanziaria, come banche di affari, agenzie di rating, fondi speculativi e banchieri centrali – che dovrebbero essere considerati criminali seriali, ai quali i governi democratici hanno delegato poteri enormi senza responsabilità e doverose sanzioni – hanno impoverito milioni di famiglie nel mondo globalizzato, distrutto 40 milioni di posti di lavoro dal 7 luglio 2007 (data dello scoppio della bolla dei sub prime), messo a rischio i debiti sovrani di alcuni Stati, che si sono dissanguati per salvare le banche in crisi dalla bancarotta. Questo libro intende tracciare la sospensione della democrazia avvenuta in Italia per due anni con l’incarico dato a uno degli uomini della Goldman Sachs, e il governo del presidente scelto dalla cancellerie europee”.
Da cosa è stata scatenata la crisi economica e finanziaria degli ultimi anni?
“Molti sono i fattori che hanno scatenato questa crisi che è più grave per intensità e durata della grande depressione del 1929, ma la principale responsabilità è certamente da attribuirsi a una cupola para-mafiosa, alla quale sono stati conferiti poteri enormi non bilanciati da pari responsabilità, poteri che non sono assegnati neppure ai governi legittimati dalla volontà popolare. Questa oligarchia finanziaria composta da banchieri centrali, banche di affari e agenzie di rating”.
Perché ce l’ha tanto con le agenzie di rating? Quali sono le loro responsabilità?
Le “sorelle del rating” hanno contribuito a intossicare con swap e derivati l’economia globalizzata e gli enti locali, a causare fallimenti a catena, con l’unica finalità di conseguire enormi profitti, a scapito dei risparmiatori, delle famiglie e delle piccole e medie imprese, vessati da quelle stesse banche che, con i loro dolosi e avidi comportamenti, hanno determinato la crisi sistemica e messo a repentaglio la solidità dell’euro e dell’Europa”.
Cosa dovrebbe fare l’Ue?
“La priorità dell’Europa è imporre a oligarchi senza scrupoli e tecnocrati bancocentrici una stagione di regole che possa sottrarre ai banchieri la potestà di battere moneta falsa con gli strumenti derivati; una riforma della vigilanza con adeguate sanzioni; la costituzione di un’agenzia europea di rating che possa impedire a entità private come Moody’s, Standard & Poor’s e Fitch di dare giudizi prezzolati sugli Stati sovrani seguendo le regole della speculazione ad orologeria”.

Oggi su "Il Tempo" il mio articolo sulle avventure dell'inventore delle dimissioni di massa: Palmiro Togliatti