venerdì 17 gennaio 2014

MATTEO RENZI SRL



IL TEMPO
17 gennaio 2014
di Lanfranco Palazzolo



Matteo Renzi srl, segretario a responsabilità limitata. Tutti gli analisti politici hanno osservato con attenzione lo scontro interno al Pd, alimentato dalla corrente Bersaniana, sulla possibilità che il segretario del partito, il sindaco di Firenze Matteo Renzi, incontri il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi. La questione è antica e risale al 7 dicembre 2010, quando il primo cittadino della ex capitale del Regno Renzi si reca ad Arcore per incontrare l'allora Presidente del Consiglio. Il segretario del Pd Pierluigi Bersani non prende molto bene quell'incontro: “A mio gusto sarebbe stato meglio andare a Palazzo Chigi, non è vietato per un sindaco incontrare il Presidente del Consiglio ma esistono delle sedi, sennò si può capire male”. Anche i maggiorenti locali del Pd, come il segretario regionale Andrea Manciulli, criticano Renzi per la scelta di allora: “Mi dispiace che sia caduto in questa trappola mediatica”. Trappola o meno, per Renzi è rimasto il veto ideologico all'incontro con Silvio Berlusconi. Eppure Renzi non ha fatto altro che seguire l'esempio del suo segretario. Alludiamo a Pierluigi Bersani. Infatti è stato proprio lui a dire che non avrebbe avuto problemi ad incontrare Silvio Berlusconi e che, per parlare di cose serie, sarebbe andato anche ad Arcore. Su queste dichiarazioni ci sono ampi resoconti giornalistici. La dichiarazione di Bersani risale alla mattina del 23 marzo 2010, 9 mesi prima della visita di Renzi a casa Berlusconi ad Arcore. Rileggere le dichiarazioni di Bersani è quantomai interessante per capire il livello dello scontro interno al Pd di oggi: “Se Berlusconi si decide a discutere un piano di investimenti anticrisi – dichiara il 23 marzo 2010 Bersani a Borgo Sabotino (Lt) - che partano subito, io sono pronto ad andare anche ad Arcore per parlare con lui.  Questo paese – osserva l'allora il segretario del Pd - ha necessità di dare un po' di fiato all'economia, che è in apnea. Occorre - ha proseguito - un piano anticrisi fatto di investimenti pubblici in grado di generare anche quelli privati. Basterebbe un piano di piccole opere immediatamente cantierabili, da affiancare ad investimenti importanti come per la banda larga; inoltre vanno chiamati dei soggetti come Enel, Eni e Telecom, che garantiscano la committenza pubblica”. Non contento di questa prima dichiarazione, Bersani si ripete al Tg5 delle 20 lo stesso giorno: “Sento parlare di dialogo da un presidente del Consiglio che con 28 fiducie e 56 decreti legge ha mortificato non solo il Parlamento ma anche la sua stessa maggioranza. Certo, se il presidente del Consiglio intende discutere di temi reali come un piano di investimenti anti-crisi io vado anche ad Arcore...”. Oggi a Renzi non è permesso nemmeno di parlare di riforme con il Cavaliere. Eppure il segretario del partito è lui.

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