lunedì 6 gennaio 2014

Renzi contro le coppie di fatto



IL TEMPO, 6 gennaio 2014
di Lanfranco Palazzolo

Me lo ha detto un ex comunista: ci sono cose più importanti delle coppie di fatto! C’è stato un tempo lontano in cui l’attuale segretario del Partito democratico e sindaco di Firenze non aveva i riflettori puntati addosso. E la sua parola di politico di terza fila era poco ascoltata. Ma la responsabilità dell’impegno politico pone i grandi leader di fronte a nuove sfide e a grandi obiettivi. E Matteo Renzi ha interpretato “alla grande” questo tempo di battaglia introducendo nuovi argomenti su cui si era espresso diversamente in passato. Ma questa è la politica. Il successo si rincorre attraverso la convenienza del momento. Tuttavia, l’attento osservatore della politica sa benissimo che Renzi è stato un presidente di Provincia molto attento ai temi della famiglia e della sicurezza. Quando il Comune di Firenze ha dichiarato guerra ai “vulavà”, il Presidente della provincia Renzi ha chiamato il suo “cameramen” e ha girato un video per gridare al mondo che quella era la strada giusta per fermare il disordine nelle strade. E Renzi ha fatto lo stesso quando il centrosinistra morente di Romano Prodi, nel lontano 2007, ha messo all’ordine del giorno il tema delle coppie di fatto. Un argomento allora politicamente intrattabile di fronte alla risicata alleanza prodiana, ma utile a Renzi per mettere in evidenza la sua praticità politica di ex boy-scout. Nel febbraio 2007, di fronte al dibattito laicista sulle coppie di fatto, il Presidente della Provincia di Firenze Matteo Renzi decide di cimentarsi su questo argomento, dedicando la sua newsletter al tema del momento. Il futuro Obama del lungarno si dichiara avverso all’iniziativa parlamentare del centrosinistra. Da buon boy-scout, Renzi attacca l’iniziativa della maggioranza con queste parole nella newsletterina dal titolo: “Dico quel che penso”. In questo documento da rileggere a caratteri cubitali, Renzi presenta le sue credenziali di fine linguista della politica: “Dopo fiumi d’inchiostro su tutti i giornali alla fine sono spuntati i benedetti (si fa per dire) Pacs. Che naturalmente non si chiamano Pacs, ma Dico. Ora la prima domanda potrebbe essere: ma chi gliele trova le sigle al centrosinistra? Qualcuno che non sta bene, diciamo la verità. Una sigla del genere sembra fatta per suscitare ironie e battute…. Del resto – aggiunge – siamo ormai abituati alle espressioni strampalate”. La newsletter, oggi sparita dalla circolazione, suscita il vivo interesse del quotidiano dei vescovi “Avvenire”, che il 16 febbraio 2007 intervista Renzi su questo argomento (pagina 9, taglio basso) chiedendogli perché, proprio lui, espressione di una coalizione di centrosinistra, scende in campo contro la proposta sulle coppie di fatto. E il Presidente boy-scout risponde senza esitazione: “Perché non ritengo quella sulle coppie di fatto la questione prioritaria su cui stare mesi a discutere per poi trovare una faticosa mediazione. Mi sembra un controsenso rispetto alle vere urgenze del paese. E poi perché – prosegue il Presidente della Provincia di Firenze – si tratta essenzialmente di una battaglia mediatica intorno alla presunta laicità della politica”. Renzi è impietoso e aggiunge una frase che gli verrà rinfacciata da molti dei suoi detrattori interni al Pd: “Il tasso di laicità della politica non si misura su questo tema, ma sul grado di dare risposte non ideologiche ai reali problemi della gente. Questi provvedimenti sono carichi di forza ideologica, sono un compromesso politico, ma toccano la minoranza delle persone”. Ma nell’intervista Renzi sfodera dal cilindro un aneddoto che lascia intendere come la toscana rossa – quella che serve quando fa comodo – la pensi sulle coppie di fatto: “Le racconto quello che mi è capitato l’altra sera in una casa del popolo della ‘Toscana rossa’ durante un dibattito sul Partito democratico: un ex comunista si è alzato in piedi e mi ha detto: ‘Premesso che va bene tutto, ma proprio su queste cose bisogna litigare?’”. Il finale dell’intervista farebbe piangere anche il fondatore dei boy-scout Robert Baden Powell: “Io penso che si debba deideologizzare il dibattito e uscire da questa rissa verbale quotidiana per poi affrontare in modo serio la questione, ricordando che la famiglia è la cellula della società non perché lo dicono i cattolici, ma perché è il fondamento di un modo di stare insieme”. Già, ma a quanto pare oggi è tornato il tempo delle ideologie e delle battaglie di minoranza. E la famiglia resta ancora il fondamento di un modo di stare insieme oppure le coppie di fatto servono a qualcos’altro?

 L'intervista del 2007 su "Avvenire"


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