venerdì 14 febbraio 2014

Congiure e coltellate. È la sindrome Sinistra al Pci al Pd il «vizietto» è sempre lo stesso sfiduciare il leader per prendere il suo posto

IL TEMPO, 
14 FEBBRAIO 2014
Lanfranco Palazzolo

Il leader della sinistra è pronto a tavola per essere mangiato. Enrico Letta è solo l'ultima vittima di una lunga serie di congiure. La sinistra produce tanti leader che, nella Seconda Repubblica, durano poco. Da Achille Occhetto in poi la sinistra ha vissuto la sua storia al servizio delle faide interne invece di pensare ai problemi del paese.

Ne sa qualcosa l'ex segretario del Pci e poi del Pds Achille Occhetto. Il leader del monolite comunista viene eletto segretario del Partito Comunista italiano il 21 giugno 1988. Occhetto resta in sella sei anni senza mai diventare Presidente del Consiglio e passando attraverso un operazione trasformista volta a cambiare il Pci in un finto partito socialdemocratico. Nel 1991 l'operazione riesce malissimo. Infatti, il 4 febbraio 1991, grazie ad una congiura interna, il leader in pectore del neonato Pds non riesce ad ottenere il quorum necessario per diventare segretario del partito. Quando un dirigente gli spiega che ci sono troppi assenti per eleggerlo alla guida dei Democratici di sinistra, Occhetto fugge al bar per farsi una birra per dimenticare. Ma, purtroppo per lui, è tutto vero. Si deve ripetere l'elezione per farlo diventare segretario davvero. Occhetto resterà al suo posto per altri tre anni. Si dimetterà dopo due sonore sconfitte della «gioiosa macchina da guerra» alle elezioni politiche del marzo 1994 e il rovescio delle elezioni europee del giugno 1994. Stavolta Occhetto si dimette accusando i compagni di partito di «remare contro».
Al suo posto, il primo luglio 1994, arriva Massimo D'Alema. Il leader con i baffi resta in sella per 4 anni pieni di grandi successi e altrettanto grandi congiure. È lui a costruire una coalizione segnata dall'ambigua alleanza con Rifondazione Comunista. Il patto di desistenza dell'alleanza progressista porta alla Presidenza del Consiglio Romano Prodi. E poi, al momento opportuno, quando l'alleanza di comodo con Rifondazione frana, D'Alema depone Prodi e si fa nominare Presidente del Consiglio al suo posto il 21 ottobre 1998. Il 6 novembre 1998 D'Alema lascia la segreteria del partito all'«ammanicato» Walter Veltroni. Nell'arco di soli due anni Veltroni e D'Alema si bruciano: il primo non riesce a dominare i Democratici di Sinistra, nati nel 1998 dall'ennesima operazione di trasformismo a sinistra, ed è costretto ad andare in esilio al Comune di Roma; mentre il secondo passa da un rovescio elettorale all'altro. Infatti, nella primavera del 2000, dopo due governi fallimentari e litigiosi, Massimo D'Alema è costretto ad abbandonare Palazzo Chigi per «Ko» tecnico, dopo il disastro delle elezioni regionali.
A questo punto sembra toccare a Giuliano Amato, il leader dei momenti amari. Ma, nell'arco di un anno, l'ambiziosissimo sindaco di Roma Francesco Rutelli scalza il «dottor sottile» come candidato del centrosinistra alle politiche del 2001. Cicciobello riesce ad ottenere l'incoronazione del centrosinistra come candidato premier. Ma i disastri provocati dal trio Prodi-D'Alema-Amato lasciano il segno. E Rutelli perde la partita. Per farlo fuori da ogni possibile leadership futura ci pensa il regista comunista Nanni Moretti. Nel corso di un comizio a Piazza Navona, il 3 febbraio 2002. Moretti manda il pensione Rutelli al grido: «Con questi dirigenti non vinceremo mai».
Al centrosinistra non resta che rispolverare Romano Prodi. Il professore, reduce dagli sfracelli europei, vince le primarie de l'Unione nel 2005 (16 ottobre) con oltre 3 milioni di voti. Ma il risultato alle politiche è penoso: l'Unione prodiana riesce appena ad ottenere una maggioranza risicata al Senato. A quel punto riappare dal nulla il sindaco di Roma Francesco Rutelli. Con un metodo simile a quello di Renzi, Veltroni si fa eleggere segretario del Pd il 14 ottobre 2007 con 2 milioni e 600 mila voti circa. Da quel momento il leader «democratico» inizia ad attaccare quotidianamente Romano Prodi e, come aveva fatto D'Alema con Prodi nel 1998, riesce a conquistare la candidatura a Palazzo Chigi. Ma senza vincere le elezioni del 2008. Al resto ci penseranno le sconfitte politiche.
Dopo le elezioni regionali in Sardegna, il 17 febbraio 2009, Veltroni è costretto alle dimissioni accusando tutti di «remare contro».
Anche Pierluigi Bersani seguirà una sorte simile dopo essere stato eletto segretario del Pd e aver vinto le primarie del centrosinistra nel dicembre 2012. Dopo la sconfitta delle politiche nel 2013, Bersani non riesce a portare Prodi al Quirinale grazie a una congiura dei renziani. Il 24 settembre 2013 Bersani viene addirittura lasciato senza ufficio nella sede nazionale del Pd in Largo del Nazareno. Almeno a Enrico Letta hanno provato a promettere il ministero dell'Economia...

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