martedì 18 febbraio 2014

Lo chiameremo Debenedettino da Pontassieve

IL TEMPO, 18 febbraio 2014
di Lanfranco Palazzolo

Lo chiameremo Debenedettino da Pontassieve. Il «no» di Fabrizio Barca all’ingresso nel Governo Renzi, con le motivazioni spiegate al falso Nichi Vendola de «La Zanzara», aumenta le inquietudini che hanno caratterizzato questa crisi di governo aperta dal blitz del giovane Matteo Renzi alla Direzione del Pd di venerdì scorso. L'ex ministro degli affari Regionali, visibilmente alterato, ha spiegato al falso «Nichi» di aver ricevuto pressioni importanti da Carlo De Benedetti: «È iniziata la sarabanda del paron della "Repubblica" che continua... Lui non si rende conto che io più vedo un imprenditore dietro un’operazione politica più ho conferma di tutte le mie preoccupazioni. Un imprenditore che si fa sentire».
La passione di Carlo De Benedetti per Matteo Renzi è molto recente ed intensa. Già alla vigilia delle ultime elezioni politiche il «paron» del gruppo «l'Espresso», che pochi mesi prima aveva caldeggiato Mario Monti al quotidiano tedesco «Die Zeit» («Tutto il Pd lo vuole come leader»), «raccomanda» Matteo Renzi al segretario del Partito democratico Pierluigi Bersani, ma come «ruota di scorta». Senza peli sulla lingua, il potentissimo imprenditore aveva dichiarato che il futuro presidente del Consiglio Pierluigi Bersani avrebbe dovuto mettere al suo servizio il giovane sindaco di Firenze: «Credo che il prossimo presidente del Consiglio sarà Bersani - aveva pronosticato erroneamente De Benedetti il 5 dicembre 2012 - e, se rimane la legge elettorale attuale, il primo partito, grazie alla legge elettorale voluta dal centrodestra, avrà una maggioranza schiacciante alla Camera, spero però faccia una coalizione più larga». De Benedetti aggiunge: «Non credo che Renzi si ritirerà. È una forza che Bersani dovrebbe usare. A Renzi va il merito di aver reso queste primarie un'azione vera e di aver raccolto dei consensi che non erano del Pd» (vedi «l'Unità» del 6 dicembre 2012, pag. 2).
Ma la previsione di De Benedetti non si avvera e il consiglio viene disatteso da Enrico Letta, che diventa presidente del Consiglio al posto di Bersani. Quello di De Benedetti viene considerato da molti come il primo «bacio della morte» verso Renzi. Se si leggono con attenzione le dichiarazioni di incoronazione di Carlo De Benedetti ai vari leader della sinistra si scopre che aveva detto le stesse cose di Francesco Rutelli: «Come leader del centrosinistra vedo Rutelli»; di Walter Veltroni: «Avevo auspicato che si andasse alla costituzione del Partito democratico e avevo anche indicato in Veltroni il leader che avrebbe potuto realizzarlo» e di Pierluigi Bersani. Tutti buchi nell'acqua. Il 4 maggio 2013 De Benedetti replica la raccomandazione su Renzi.
Incalzato da Vittorio Zucconi, nell'ambito del festival dei nuovi media a Dogliani, Carlo De Benedetti dichiara: «Quello di Matteo Renzi è oggi l'unico nome davvero spendibile per il centrosinistra. Il nome di un amministratore locale, di una persona nuova» (Vedi «Repubblica», 5 maggio 2013, pag. 8). Il 13 novembre 2013 il «Corriere della Sera» anticipa le parole di Carlo De Benedetti in vista delle elezioni primarie del Pd: «Alle primarie del Pd - spiega il 'paron' di Repubblica ad Alan Friedman - voterò Renzi». Il matrimonio politico tra la tessera numero 1 del Pd e Renzi è ormai perfezionato. Tuttavia, il 17 dicembre 2013, nonostante tutte queste dichiarazioni di affetto, De Benedetti sconfessa il suo nuovo figliol prodigo. Quando Renzi scende in campo contro la Web-Tax, che il governo Letta pensa di introdurre, De Benedetti gli spiega: «Penso che Renzi sulla web tax sia stato mal consigliato. Rinviare il problema e dire 'risolviamolo in Europa', mi sembra un po' buttare la palla in tribuna, ecco» («Mix24» di Giovanni Minoli, 16 dicembre 2013). Ma questa critica è comunque la conferma che al cuor non si comanda. Dopo aver visto crollare tanti leader alla prima difficoltà, il «paron» di «Repubblica» si è fatto in quattro per raccomandare la sua ultima speranza in ogni dove.
Ma qualcuno non ha gradito e, involontariamente, come Fabrizio Barca, ha alzato la voce svelando la forza di questa nuova passione di quello che Alberto Statera aveva definito: «Un certo De Benedetti».

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