domenica 2 febbraio 2014

Quella pistola a Montecitorio

IL TEMPO, 31 gennaio 2014
di Lanfranco Palazzolo

Quando la sinistra porta la pistola a Montecitorio. Gli scontri che si sono verificati ieri nell'aula di Montecitorio hanno lasciato esterrefatti molti osservatori politici. La Camera dei deputati della Repubblica italiana è sempre stata un ring. Qualcuno ha individuato in questo ambiente il clima che aveva vissuto la Camera del Regno d'Italia nel periodo precedente alla nascita del fascismo, quando si verificarono episodi altrettanto gravi di quelli che le telecamere hanno impietosamente ripreso ieri.
Il momento più pericoloso degli scontri in aula è accaduto il 13 giugno 1921 a Montecitorio. Ad innescare la rissa è un parlamentare del Pcd'I (Il Partito comunista di allora) appena eletto alle consultazioni politiche del 15 maggio. Si tratta dell'onorevole Francesco Misiano. Il deputato è una sorta di grillino ante litteram, nel senso che ne ha combinate di tutti i colori: nel 1918 si trasferisce a Berlino dove partecipa ai Moti Spartachisti, restando una settimana asserragliato nella redazione della testata "Vorwärts", sparando all'impazzata. Una volta finite le munizioni Misiano viene arrestato e rinchiuso per dieci mesi nelle carceri tedesche; nel 1919 Misiano raggiunge Fiume, dove cerca di sollevare la popolazione contro Gabriele D'Annunzio. Di fronte a questi precedenti, all'indomani della sua elezione, il suo arrivo è atteso dai deputati del Blocco nazionale e dei fasci di combattimento (Il Pnf ancora non esisteva). Infatti, Francesco Misiano non smentisce la sua fama di duro e si presenta in aula a Montecitorio con una pistola in tasca.
Quando Misiano fa il suo ingresso in aula, a pochi minuti dalla seduta inaugurale della XXVI legislatura, i pochi parlamentari della destra si piazzano all'ingresso dell'aula. Infatti, appena Misiano entra nell'emiciclo scoppia il putiferio. Contro di lui si avventa il deputato Coda insieme ad altri parlamentari della destra. Gli assaltatori si accorgono immediatamente che Misiano ha una pistola carica con se. Durante la colluttazione è il deputato Roberto Farinacci a togliere la pistola dalle mani di Misiano. Il deputato dei Fasci di combattimento fa vedere la pistola a tutti e corre verso i banchi del Governo. Farinacci arriva davanti a Giolitti, che siede al banco del Presidente del Consiglio, dicendo: "Ecco Presidente, la prenda lei!". Giolitti resta quasi impassibile. E risponde a Farinacci: "Non posso prenderla, egregio collega, non ho il porto d'armi". Giolitti fa un segno e chiama un commesso che porta via l'arma. Ma cosa fanno i colleghi di sinistra di fronte a questa aggressione? I comunisti possono ben poco. Sono appena in 15. E i socialisti, che sono un centinaio, non muovono un dito. È Filippo Turati a manifestare e condannare l'aggressione a Misiano. Ma l'aula viene risparmiata dalla rissa. Misiani viene portato fuori e riempito di botte dai deputati del Blocco nazionale.

Nessun commento: