mercoledì 30 aprile 2014

Come funziona il conflitto d'interessi nel paese della Merkel

Ai sensi dell’articolo 55, comma 1, della Legge fondamentale tedesca, il Presidente federale non può far parte del Governo, né di un’assemblea legislativa della Federazione o di un Land. Inoltre, il Presidente federale non può esercitare nessuna altra funzione pubblica remunerata, nessuna professione o mestiere, così come non può far parte della direzione o del consiglio di amministrazione di un'impresa a scopo di lucro (articolo 55, comma 2). Le disposizioni in materia di inconciliabilità (Unvereinbarkeit), ovvero di incompatibilità (Inkompatibilität), tra la carica di Cancelliere federale o di Ministro federale e l'esercizio di attività diverse sono contenute nell'articolo 66 della Legge Fondamentale che stabilisce: “Il Cancelliere federale ed i ministri federali non possono esercitare nessun altro ufficio remunerativo, nessun mestiere o professione, così come non possono appartenere né alla direzione, né, senza l'approvazione del Bundestag, al consiglio di amministrazione di un’impresa istituita a scopo di lucro”.
In applicazione di tale principio è stata in seguito emanata la Legge sui rapporti giuridici dei componenti il Governo federale, del 17 giugno 1953 (Gesetz über die Rechtsverhältnisse der Mitglieder der Bundesregierung - Bundesministergesetz), da ultimo modificata con legge del 23 ottobre 2008.
Per quel che riguarda in particolare gli incarichi accessori e le attività parallele (Nebenämter und Nebentätigkeit) dei membri del Governo, l’articolo 5 della legge stabilisce che il Cancelliere e i Ministri non possono esercitare, parallelamente al loro ufficio, nessun altro incarico (Amt) remunerativo, alcun mestiere (Gewerbe) o professione (Beruf). Durante la loro permanenza in carica non possono appartenere né alla direzione, né al consiglio d'amministrazione o di vigilanza di un’impresa istituita a scopo di lucro o svolgere dietro compenso attività arbitrali o di consulenza extra-giudiziarie, a meno che il Bundestag non approvi espressamente una deroga al divieto di appartenenza ad un Consiglio di vigilanza o di amministrazione. I membri del Governo non possono inoltre rivestire cariche onorifiche pubbliche, salvo deroghe approvate dal Governo federale.
L'articolo 66 della Legge fondamentale ha un corrispettivo in quanto disposto dal precedente articolo 55 in materia di incompatibilità tra la carica di Presidente Federale ed altre attività, con l’unica eccezione che per i componenti del Governo è stata prevista la possibilità di rivestire cariche e di svolgere attività diverse da quelle istituzionali previa approvazione del Bundestag.
Le incompatibilità messe in evidenza dagli articoli sopra citati riguardano le attività remunerative di tipo pubblico e privato. Il comma 1 dell'articolo 5 della Bundesministergesetz è in tal senso chiarissimo, poiché utilizza i sostantivi “mestiere” e “professione”, termini riferibili ad un'attività dipendente o autonoma ma comunque legata ad un lavoro retribuito. Laddove si parla di carica/ufficio (Amt), termine utilizzato per indicare anche attività istituzionali, il legislatore specifica e definisce il sostantivo con l’aggettivo “remunerativo” (besoldetes Amt), che non lascia margini interpretativi. Le incompatibilità di tipo politico, ovvero pluralità di incarichi ed uffici in ambito istituzionale, appaiono quindi escluse dalle incompatibilità enumerate dagli articoli citati.
La direzione di un’impresa rientra in tal senso nella fattispecie di incompatibilità assoluta, mentre la partecipazione ad organi di gestione è ammessa soltanto se approvata dal Bundestag con voto di maggioranza. La deroga è stata interpretata da gran parte della dottrina come uno strumento funzionale in grado di permettere, ove richiesta, la partecipazione dei membri del Governo agli organi di gestione delle imprese economiche di proprietà pubblica o a capitale misto. La Camera bassa viene in tal modo investita dei poteri di controllo necessari a derogare alla disciplina in materia, come dimostra una mozione (stampato BT n. 16/524 del 31 gennaio 2006) inviata al Presidente del Bundestag dal Sottosegretario presso la Cancelleria federale e approvata dall’Assemblea nella seduta del 9 febbraio 2006. La mozione riguardava una richiesta di deroga per tre ministri (Michael Glos, Wolfgang Tiefensee und Sigmar Gabriel, rispettivamente Ministro dell’economia e della tecnologia, Ministro della circolazione stradale, dell’edilizia e dello sviluppo urbanistico, Ministro dell’ambiente) designati dal Governo federale in seno al Consiglio di vigilanza dell’Agenzia tedesca dell’energia (Deutschen Energie-Agentur GmbH), società a responsabilità limitata con sede a Berlino.
Non prevedendo un apparato di carattere sanzionatorio né alcun procedimento dinanzi al Tribunale costituzionale federale o ad altri organismi, la disciplina in materia è stata definita da una parte dei costituzionalisti “lex imperfecta”. Una parte residuale della dottrina ha invece interpretato la norma partendo dagli articoli 63 e 64 della Legge Fondamentale e attribuendo al Presidente Federale la competenza ad accertare l'esistenza di un conflitto di interessi, nell’ambito del procedimento di formazione del Governo.
Poiché i divieti espressi dall'articolo 66 hanno inizio dall'entrata in carica, tale dottrina configura un diritto- dovere del Presidente federale di non procedere alla nomina di un componente del Governo che si trovi in una situazione di conflitto di interessi accertato.
Nel caso in cui l'incompatibilità dovesse ravvisarsi dopo l'entrata in carica, sempre secondo tale linea interpretativa spetterebbe al Cancelliere federale proporre al Presidente le dimissioni del Ministro la cui posizione non risulti conforme ai criteri stabiliti dall'articolo 66.
Per quanto riguarda la mera titolarità di imprese, la dottrina tedesca prevalente ritiene che tale situazione non sia compresa nei divieti di cui all’articolo 66 della Legge fondamentale; ciò significa che ai titolari di funzioni governative non è richiesto di alienare i propri beni e le imprese delle quali sono proprietari.
Infine, a componenti del Governo che siano anche membri del Bundestag (non vi è infatti incompatibilità tra le due cariche) si applicano alcune delle disposizioni contenute nella Legge sullo stato giuridico dei membri del Bundestag (Abgeordnetengesetz), da ultimo modificata con legge dell’08 novembre 2011, e soprattutto le Regole del codice di condotta (Verhaltensregeln), contenute nell’Allegato 1 del Regolamento del Bundestag (Geschäftsordnung des Deutschen Bundestages), in particolare per quanto riguarda i dati e le indicazioni che i deputati sono obbligati a notificare per iscritto al Presidente del Bundestag.

sabato 26 aprile 2014

I cessi sotto il colonnato del Bernini per la beatificazione di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II

Il Bernini ha fatto indubbiamente un culo come un secchio per progettare e costruire il colonnato di Piazza San Pietro. Dal punto di vista stilistico, Piazza San Pietro oltre che monumento simbolo del barocco italiano è anche una delle architetture più classiche realizzate dopo al Rinascimento. Detto questo, non so come la prenderebbe oggi il Bernini nell'apprendere che il colonnato progettato con tanto impegno è stato riempito di cessi ambulanti ad uso e consumo delle folle venute ad assistere alla santificazione del Papa Buono e del Papa Anticomunista. Sarà davvero curioso vedere la faccia di quelli che saranno costretti ad assistere alla cerimonia del 27 aprile e che, nello stesso tempo, dovranno turarsi il naso di fronte ad una dei migliori esempi dell'architettura barocca.



giovedì 17 aprile 2014

Grillo e la cretinaggine dei funzionari della Camera

Martedì scorso ho visto Grillo alla Camera. Era venuto per presentare la proposta di legge per abolire Equitalia. Lui, alludo a Grillo, non mi ha fatto una grande impressione. Devo dire che non ho avuto nemmeno un'impressione negativa del leader del M5s. Appena è arrivato ha preso per il culo - giustamente - tutti i fotografi: "Non mi avevate mai visto prima?!", ha detto polemicamente Grillo mentre faceva il suo ingresso trionfale nell'auletta dei gruppi. Mi ha impressionato la cretinaggine dei funzionari della Camera che mi hanno impedito di registrare la Conferenza stampa che - fortunatamente - è stata diffusa anche dal sito della Camera. E quindi registrata in diretta da tutti. Questa conferenza stampa comunque non la dimenticherò per una cosa: la faccia inquietante del Commesso della Camera che mi ha seguito con gli occhi per tutti questi scatti. Il suo volto inquietante lo vedete nella sua lucentezza nella penultima foto. Passo e chiudo.









domenica 13 aprile 2014

Quanti soldi per i partigiani. "Il Tempo", di Lanfranco Palazzolo

E il ministro dell'Economia Padoan regala 300 mila euro ai Partigiani e ai seguaci di Giuseppe Garibaldi. Anche se il Governo Renzi ha dichiarato guerra alla burocrazia e vuole tagliare gli stipendi dei manager di stato, i ministri del suo esecutivo si dimostrano molto comprensivi nei confronti delle associazioni dei partigiani. E in vista del prossimo 25 aprile queste associazioni non si faranno mancare niente, con il consenso del Movimento 5 Stelle e l'approvazione del ministro della Difesa Roberta Pinotti.
Lo scorso 9 aprile la Commissione Difesa della Camera dei deputati ha dato parere favorevole, con l'avallo del Movimento 5 Stelle, al via libera al Decreto interministeriale numero 87 con il quale il ministro della Difesa Roberta Pinotti, insieme a quello dell'Economia Padoan, ha presentato lo schema di riparto (Atto del Governo n.73) per lo stanziamento di altri 300 mila euro per le associazioni combattentistiche e partigiane previsto nel Decreto 114 del 2013 (Proroga delle missioni internazionali), convertito dalla legge 135 dello scorso anno (Comma 25 bis, Articolo 1).
Questo stanziamento, per il quale era previsto l'avallo del ministero dell'Economia, si aggiunge ai 674 mila euro che lo stesso decreto 114 (Comma 25) aveva previsto per le associazioni combattentistiche e partigiane, vincolandole alla pubblicazione e alla rendicontazione delle loro spese. Il totale di questi stanziamenti, fissati per legge, è di 974mila euro. Una bella cifra. Ma come si dividono i fondi le associazioni dei partigiani con l'integrazione voluta dal ministro dell'Economia Padoan?
L'associazione italiana dei combattenti Volontari antifascisti in Spagna se la passa molto bene. Rispetto al 2012 i contributi a questa associazione aumentano da 10.750 a 15.550 euro. Anche l'Associazione Nazionale dei Partigiani italiani continua a godere di ottima salute in vista delle celebrazioni del prossimo 25 aprile. Infatti, rispetto al 2012, l'ANPI passa da un contributo di 65.300 euro a uno stanziamento di 94.350 euro. Anche la Federazione Italiana dei Volontari della Libertà, fondata da Enrico Mattei, non conosce crisi: il suo contributo passa da 57.880 euro a 83.550 euro. Col vento in poppa anche la Federazione italiana delle associazioni partigiane, nata da una costola dell'ANPI, voluta da Ferruccio Parri. Anche in questo caso il contributo aumenta da 10.800 euro a 15.600 euro.
Anche l'Associazione Nazionale Veterani Reduci Garibaldini passa, nel biennio 2012-13, da 10.800 euro a 15.600 euro. È bene ricordare che questa associazione è nata nel 1871 e poi rifondata nel luglio 1944 a Roma presso lo studio del notaio Marini. Ma il ministero della Difesa si è ricordato di tutti e tutti hanno gradito questo sistema di finanziamenti? Pare proprio di no. La parlamentare del Movimento 5 Stelle Tatiana Basilio, che ha dato parere favorevole a questi stanziamenti, chiede che questi fondi non siano più distribuiti a pioggia, mentre nel parere favorevole della Commissione, i parlamentari della Commissione hanno denunciato la dimenticanza dell'Associazione dei familiari delle vittime delle Fosse Ardeatine. La Commissione Difesa ha comunque chiesto interventi per favorire forme d'integrazione tra le associazioni aventi finalità analoghe.
Ma nessuna delle Associazioni è disposta a dividere con le altre associazioni una fetta di questi contributi. Nemmeno i garibaldini che stavolta si sono ben guardati dal dire: «Obbedisco!».
Lanfranco Palazzolo

Domenico Bilotti cita il sottoscritto e "Leonardo Sciascia deputato radicale" su Politicamentecorretto.com

Negli ultimi anni in molti hanno inteso esprimere un plauso e un ricordo nei confronti di Leonardo Sciascia, anche da spalti che, mentre il grande scrittore era in vita, non si erano distinti nel condividerne le cause o nell’apprezzarne le scelte stilistiche più ricercate. Basti pensare che di Sciascia si parlò sul pur prestigiosissimo Osservatore Romano, nonostante l’intellettuale siciliano fosse apertamente anticlericale (un lato sovente sottaciuto nelle “agiografie” contemporanee) e, tuttavia, nelle commemorazioni di parte ecclesiale un fondamento condivisibile c’era: quello di una basilare antropologia umanistica nel pensiero di Sciascia, nonostante il rifiuto di “divise” e “parrocchie”.
E Leonardo Sciascia viene ricordato anche dagli ultimi epigoni del Partito Comunista Italiano, che non lo amarono mai particolarmente, salvo il tentativo di recuperarne il profilo di grande impegno civile al tempo del “buongoverno”, quando, rotto ogni legame di classe (anche sul piano formale), il PCI si preparava a penetrare nel frenetico e generico “pantheon” di ideologie mal conciliabili che proseguirà, più gravemente, col PDS-DS-PD (il premier Renzi, pur provenendo da un certo cattolicesimo vicino alla Democrazia Cristiana, unito all’appeal comunicativo del berlusconismo, può pescare in qualunque immaginario proprio perché il suo partito non ne ha più uno).
In realtà, come ben ricorda Lanfranco Palazzolo e pur con tutte le -mai troppo evidenziate- tipicità del caso, fu soprattutto, sul piano politico, “deputato” (intellettuale, militante) radicale. Nella misura in cui la vicinanza di Sciascia al radicalismo italiano fu, innanzitutto, una voce matura e seria contro il proibizionismo giuridico.
Tra i primi ad intuire le connessioni che la grande criminalità organizzata andava tessendo rispetto al potere finanziario, Sciascia avversò con tenacia le leggi dell’emergenza: draconiane coi deboli e inadeguate nel realizzare obiettivi davvero condivisibili di sicurezza sociale. Non solo: riteneva arretrata la codificazione penale e processuale penale, pur non criticandone aprioristicamente l’ambizione sistematica che certo aveva quando venne emanata.
Non era favorevole alla legalizzazione delle droghe leggere, è vero, ma ammetteva apertamente che in ciò potesse essere influenzato dal dilagare del consumo di stupefacenti negli anni della sua maturità civile e letteraria -una massificazione che solo l’antiproibizionismo sembrava avere a cuore di contenere alla radice.
Non era un moralista nel senso più tedioso e conformistico del termine. Al bigottismo che non riesce a contrastare -e, forse, culturalmente fomenta- le peggiori perversioni, preferiva una sobrietà declinata in modo consapevolmente non sanzionistico.
Il forte potere, se non vuole essere apparato di prevaricazioni, ha una sola possibilità: difendere il decoro del debole.  

Domenico Bilotti

sabato 12 aprile 2014

Ecco i finanziamenti previsti dal decreto interminsteriale per le associazioni combattentistiche



La seguente tabella offre una comparazione dei contributi assegnati ai singoli enti negli anni 2008, 2009, 2010, 2011, 2012 e 2013. Per il 2013 gli importi includono i due diversi stanziamenti previsti dai richiamati commi 25 e 25-bis del decreto legge n, 114 del 2013.
Associazioni Combattentistiche
2008
2009
2010
2011
2012
2013
Associazione Italiana Ciechi di Guerra
31.969
22.500
14.000
12.800
15.150
21.900
Associazione Italiana Combattenti Interalleati
13.461
10.000
8.000
7.300
8.600
12.450
Associazione Nazionale Combattenti e Reduci
302.868
212.000
76.500
70.000
67.950
98.200
Associazione Italiana Combattenti Volontari Antifascisti in Spagna
13.461
22.000
10.000
9.150
10.750
15.550
Associazione Nazionale Famiglie dei Caduti e Dispersi in Guerra
294.455
298.000
152.500
139.600
135.650
196.050
Associazione Nazionale tra le Famiglie Italiane dei Martiri Caduti per la Libertà della Patria
92.543
65.000
24.500
22.498
26.950
38.950
Associazione Nazionale fra Mutilati e Invalidi di Guerra
454.302
302.000
147.500
135.000
131.250
189.650
Associazione Nazionale Partigiani di Italia
210.325
165.500
73.500
62.250
65.300
94.350
Associazione Nazionale Veterani Reduci Garibaldini
16.826
24.000
10.000
9.150
10.800
15.600
Federazione Italiana delle Associazioni Partigiane
50.478
28.000
10.000
9.150
10.800
15.600
Federazione Italiana Volontari della Libertà
55.525
96.500
65.000
59.500
57.800
83.550
Gruppo Medaglie d'Oro al Valor Militare d'Italia
16.826
17.000
4.000
3.700
4.300
6.200
Istituto del Nastro Azzurro fra Combattenti e Decorati al Valor Militare
42.065
29.500
3.000
2.800
3.200
4.600
Associazione Nazionale ex Internati
58.891
46.000
14.500
13.250
15.800
22.850
Associazione Nazionale Reduci dalla Prigionia, dall'Internamento e dalla Guerra di Liberazione
96.750
81.500
78.500
71.850
69.800
100.850
Associazione Nazionale Combattenti della Guerra di Liberazione inquadrati nei Reparti regolari delle Forze Armate
79.924
80.500
45.000
41.150
39.900
57.650
Totale contributi
1.830.668
1.500.000
736.500
674.148
674.000
974.000
La tabella che segue reca, invece, gli stanziamenti previsti, singolarmente, nell'arco dell'anno 2013, dai commi 25 e 25-bis dell'articolo 1 del D.L. n. 114/2013.
Associazioni Combattentistiche
2013
c. 25 D.L. 114/2013

2013
c.25-
bis D.L. 114/2013
Associazione Italiana Ciechi di Guerra
15.150
6.750,00
Associazione Italiana Combattenti Interalleati
8.600
3.850,00
Associazione Nazionale Combattenti e Reduci
67.950
30.250,00
Associazione Italiana Combattenti Volontari Antifascisti in Spagna
10.750
4.800,00
Associazione Nazionale Famiglie dei Caduti e Dispersi in Guerra
135.650
60.400,00
Associazione Nazionale tra le Famiglie Italiane dei Martiri Caduti per la Libertà della Patria
26.950
12.000,00
Associazione Nazionale fra Mutilati e Invalidi di Guerra
131.250
58.400,00
Associazione Nazionale Partigiani di Italia
65.300
29.050,00
Associazione Nazionale Veterani Reduci Garibaldini
10.800
4.800,00
Federazione Italiana delle Associazioni Partigiane
10.800
4.800,00
Federazione Italiana Volontari della Libertà
57.800
25.750,00
Gruppo Medaglie d'Oro al Valor Militare d'Italia
4.300
1.900,00
Istituto del Nastro Azzurro fra Combattenti e Decorati al Valor Militare
3.200
1.400,00
Associazione Nazionale ex Internati
15.800
7.050,00
Associazione Nazionale Reduci dalla Prigionia, dall'Internamento e dalla Guerra di Liberazione
69.800
31.050,00
Associazione Nazionale Combattenti della Guerra di Liberazione inquadrati nei Reparti regolari delle Forze Armate
39.900
17.750,00
Totale contributi
674.000
300.000

sabato 5 aprile 2014

Elisabetta II a tempo di rock al Quirinale


Riecco Lanfranco Palazzolo su "Stampa & Regime" a Radio Radicale


In questo periodo sono molto fortunato. Quando qualcuno non si sveglia la rassegna Stampa & Regime la faccio io. Dopo la Rassegna dello scorso 13 febbraio è ricapitato ancora. Ecco come me la sono cavata in questa rassegna improvvisata lo scorso 2 aprile. Buona visione.