venerdì 23 maggio 2014

Dove sta andando la politica estera francese?

Il 15 aprile il Ministro degli esteri, Laurent Fabius, è intervenuto in audizione presso la Commissione esteri dell’Assemblea nazionale sull’attualità internazionale.
Riguardo all’Ucraina Fabius ha dichiarato che la Russia, benché lo neghi, sta orchestrando insieme alle frange russofone gli eventi separatisti in corso. La Francia è intenzionata a reagire, ma soprattutto a mantenere il filo del dialogo per trovare una soluzione politica. La reazione dell’Unione europea, in accordo con gli Stati Uniti, si è già tradotta nell’imposizione alla Russia di sanzioni di primo e secondo livello. L’Unione europea sta già lavorando a sanzioni di 3° livello, che potrebbero riguardare i settori energetico, militare ed economico. Poichè, tuttavia, tali sanzioni dovrebbero essere adottate all’unanimità, la dialettica tra gli Stati dell’Unione europea è assai complessa, perché le sanzioni alla Russia comporterebbero – in considerazione di probabili ritorsioni da parte russa - considerevoli difficoltà, soprattutto economiche, per molti Stati dell’UE.
La Francia, dunque, sostiene la necessità di un costante dialogo con tutte le parti coinvolte, e in stretto raccordo soprattutto con la Germania, il Regno Unito e gli Stati Uniti, è in costante contatto con la Russia, compreso il Presidente Putin: è importante, infatti, che la Russia accetti come pienamente legittime le elezioni presidenziali che che dovrebbero svolgersi in Ucraina il prossimo 25 maggio.
Fabius ha quindi annunciato che, insieme a Frank-Walter Steinmeier, suo omologo tedesco, sarà a fine aprile in Moldavia e Georgia per interrogarsi sul futuro delle repubbliche contese della Transnistria, dell’Ossezia del sud e dell’Abcasia: se c’è forte intesa tra Germania e Francia, c’è una buona speranza di poter arrivare ad una posizione condivisa con gli altri Stati dell’UE. La speranza francese è quella di arrivare alla firma di un accordo di associazione con la Moldavia.
Quanto alla Repubblica centrafricana: Fabius ha ricordato che, su impulso e sollecitazione della Francia, il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha adottato il 10 aprile, all'unanimità, una nuova risoluzione che autorizza il mandato di una missione di caschi blu. La nuova missione, denominata MINUSCA, assumerà le responsabilità di MISCA, l’attuale missione internazionale di supporto guidata da paesi africani, la quale continuerà ad attuare il suo mandato fino al 15 settembre, a fianco delle forze francesi dell’operazione “Sangaris” e della missione EUROFOR inviata dall’UE. Fabius ha espresso, tra l’altro, la sua speranza che il ritiro dell'esercito ciadiano dal contingente africano impegnato a Bangui non sia definitivo, visto che la vicinanaza del Ciad con la RCA contribuisce a garantire la sicurezza.
Il ministro ha espresso forte preoccupazione sulla situazione in Libia, informando che la Francia, insieme all’Italia, agli USA ed agli altri partner mediterranei ed europei, sta lavorando per la stabilizzazione democratica del paese.
Sulla Siria Fabius si è detto favorevole alla ricerca di una soluzione politica piuttosto che ad un intervento militare, e ha sottolineato che la Francia si sta battendo per la corretta applicazione della risoluzione del Consiglio di sicurezza sulla libera circolazione degli aiuti umanitari.
Per quanto riguarda l’Iran, la Francia è favorevole all’attuale linea negoziale, che dovrebbe portare ad un accordo che consenta lo sviluppo dell’energia nucleare civile, ma non dell’arma atomica. Tuttavia, poiché non si possono avere garanzie sul rispetto degli accordi da parte iraniana, la Francia sostiene la necessità di aggiungere all’accordo una clausola che consenta, nel caso, un tempo sufficiente per reagire. La Francia chiede inoltre ulteriori controlli da parte degli ispettori dell’AIEA, per verificare che alcuni elementi non siano sfuggiti alle verifiche precedenti.

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