mercoledì 14 maggio 2014

Il Compagno G visto dal sottoscritto

IL TEMPO, 14 maggio 2014
di Lanfranco Palazzolo

Il primo «rottamatore» finito in carcere. Per chi vota Primo Greganti? L’interrogativo è rimbalzato su qualche quotidiano italiano. Ma sono stati in pochi a dare una risposta convincente. Molti giornali, per non sbagliare, si sono limitati a scrivere che si tratta del «Compagno G», legando l’appartenenza politica di Greganti al vecchio Pci. Ma non è così.
Domenica scorsa, con un certo pudore, il quotidiano economico Il Sole 24 Ore ha pubblicato (pagina 6, in basso a sinistra) un trafiletto microscopico che riguarda il «Voto del compagno G».
Ecco cosa scrive il quotidiano di Confindustria: «Il 29 gennaio di quest’anno, il direttore generale di Expo 2015, Angelo Paris, gli domanda: "Il voto... Il voto a Renzi?" E Greganti gli risponde: "Dunque voto Renzi"».
Ma che rapporti aveva e ha Greganti con il Partito Democratico? Per capire come Greganti si è approcciato al Pd basterebbe leggere i numerosi attacchi di Greganti, in perfetto stile da rottamatore, contro i dirigenti dei Democratici di Sinistra ripresi puntualmente dal quotidiano l'Unità durante la fase costituente del Pd. Il 2 marzo 2007 (pagina 6, taglio basso) è il giornale dei Ds a riprendere uno sfogo di Greganti su Panorama , in edicola quel giorno, contro i dirigenti del partito: «Andatevene tutti a casa! I compagni non ne possono più di giochini e giochetti di cinquantenni che sembrano ragazzini di 15 anni intenti a trastullarsi. Basta!». E poi aggiunge: «Se non lo capiscono da soli che non si può ostacolare un rinnovamento ormai necessario, glielo faranno capire gli elettori - spiega ancora Greganti - I partiti, di centrosinistra e di centrodestra, non riescono a intercettare le esigenze del Paese». Quanto, in particolare, ai Ds, Greganti aggiunge che «c’è bisogno di un esteso e rapido ricambio generazionale; chi lo ostacola deve essere messo da parte».
Ma il rapporto tra quel particolare militante piemontese di sinistra e il suo partito di proivenienza sembra un legame che non si interrompe.
Qualche giorno dopo Greganti si fa risentire sulla pagina delle lettere de l’Unità per dare il suo «via libera» alla nascita del Pd. Lo fa il 24 marzo 2007 con una missiva pubblicata in grande evidenza (pagina 28, taglio alto) nella ribrica «Cara Unità». In questa lettera, Greganti spiega: «L’attuale fase di dibattito sul Partito Democratico deve saper cogliere il contributo di tutti. E non parlo solo di coloro che dentro i Ds e dentro la Margherita sono stati finora protagonisti politici di primo piano, consentendoci di tornare a crescere e di sconfiggere l’antipolitica e la prepolitica berlusconiana. La nuova domanda di politica che sale dal paese è articolata e coinvolge tutte le categorie, il mondo della cultura, quello del lavoro, i movimenti... Quindi vi è tutto lo spazio per un dibattito ricco e in grado di cogliere i più ampi contributi che vengono dalla cultura socialista, dal mondo cattolico e anche da coloro che non si riconoscono né negli uni né negli altri».
Greganti invita i Ds ad essere meno timidi sul Pd: «In sostanza - aggiunge - i problemi sul tappeto del Pd sono molti e molto concreti: problemi etnici, culturali, economici, ambientali ed energetici hanno raggiunto d imensioni che se non governati attentamente ci porteranno prima di quanto si creda a conflitti e drammi inimmaginabili, di cui già avvertiamo i primi segnali. E noi - conclude Greganti riferendosi ai Ds - che cosa facciamo? Un dibattito autolesionista».
Alla fine arriva il fendente contro la stampa vicina al centrodestra: «L’antidoto che fa la differenza a mio avviso sarà ancora una volta la capacità di interpretare e dare risposte ai problemi del Paese e l’etica morale e serietà che ci distingue dal pattume nel quale sguazzano e vorrebbero portarci i giornali della famiglia Berlusconi».
Ironia della sorte, sopra la lettera di Greganti appare la pubblicità di un libro di Chiara Valentini su Enrico Berlinguer dal titolo «L’eredità difficile».
Alla fine di aprile 2007 Greganti torna a rivendicare, di diritto, la sua appartenenza al Pd. Lo fa nel corso della trasmissione «Markette» di Piero Chiambretti. Il 25 aprile è ancora l’Unità a riprendere il suo intervento con un certo rilievo (pagina 7, taglio alto): «Ho sempre fatto attività per il partito e mi auguro di poterlo fare ancora per il Pd. La verità è che sono stato condannato ingiustamente. Ma non per questo attacco i giudici che mi hanno condannato, sono per lo Stato di diritto e lo Stato di diritto può anche sbagliare». E poi l’immancabile attacco contro il leader di Forza Italia: «Berlusconi cavalcò la situazione, per dire che la politica era screditata e presentarsi come il nuovo, cavalcando così l’antipolitica. Ancora oggi dobbiamo fare i conti con quel messaggio politico di Berlusconi».
Dopo questo fuoco di fila, il «Compagno G» sparisce dalle cronache dell’ Unità per riemergere da quelle nazionali in questi giorni.

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