sabato 7 giugno 2014

Grazie S&P. Finalmente qualcuno si è accorto del finto risanamento di Renzi


Italia rimandata. Standard&Poor's, come nelle attese, conferma la 'tripla B' per il nostro Paese. Ma l'outlook - e qui forse qualcosa in piu' si sperava - resta 'negativo'. Il perche' lo spiegano gli analisti dell'agenzia statunitense: "Le intenzioni del governo Renzi sono incoraggianti"  ma e' ancora "troppo presto" per valutare la sua azione. Non una bocciatura, dunque, ma neanche una promozione come quella dell'Irlanda, il cui rating balza da 'BBB+' ad 'A-', due gradini sopra l'Italia. Il giudizio appare piuttosto sospeso. Si aspetta di vedere in che misura l'ambizioso programma del nuovo esecutivo insediatosi a Palazzo Chigi potra' essere realizato, e in che tempi. Per il resto, a pesare sulla pagella di Standar&Poor's ci sono le considerazioni di sempre: un debito sempre troppo elevato, delle riforme strutturali ancora insufficienti e una crescita economica che resta impalpabile. Oltre alle banche che continuano a prestare troppo poco a famiglie ed imprese. Ecco quindi che la conferma del rating 'BBB' viene motivata con un'economia  "ricca e diversificata" dell'Italia e con "la relativa forza della sua posizione internazionale nel settore degli investimenti", frutto questo "del tradizionalmente elevato tasso di risparmio nel settore privato". Inoltre, ci sono le attese per un governo che dovrebbe fare "alcuni progressi" sulle piu' importanti riforme strutturali e sul fronte del bilancio. Nonostante cio' - sottolineano gli analisti di Standar&Poor's - l'outlook rimane negativo perche' "le prospettive di crescita economica rimangono deboli in termini nominali e reali". Perche' finora si vede solo "una modesta crescita che riflette solo i primi progressi compiuti dai tre precedenti governi di riformare il mercato del lavoro e quello della produzione dei beni". Mercati che restano pero' "meno flessibili rispetto agli altri partner dell'Italia". Ci sono poi un debito pubblico che non cala come dovrebbe e che continua a pesare come un macigno e "un meccanismo di trasmissione monetaria danneggiato' che continua a causare una stretta del credito ai danni del settore privato. Insomma, le solite zavorre che impediscono al nostro Paese di spiccare il volo. Ma ora tutti gli occhi, anche quelli di Standard&Poor's, sono puntati sul governo Renzi. "Sta proseguendo sulla strada delle riforme fiscale, elettorale, giudiziaria, politica, del lavoro e dell'economia in generale": uno sforzo enorme. "Ma sebbene le intenzioni, come specificato nel programma di stabilita' del 2014, siano incoraggianti - aggiungono gli analisti dell'agenzia finanziaria - e' troppo presto per valutare quanto di questo programma sara' attuato e in che tempi". Ed e' troppo presto per capire quale effetto reale avranno sull'economia misure come quella della riduzione fiscale sui redditi piu' bassi o il congelamento dei salari pubblici per contenere il deficit. In questo contesto si inserisce anche la missione programmata dal ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan negli Usa. Il ministro sara' a Washington lunedi' 9 giugno e a New York il 10 e l'11 giugno. Scopo della tre giorni in terra americana e' appunto quella di informare e aggiornare la comunita' istituzionale e finanziaria sul lavoro che sta svolgendo il governo Renzi, in particolare sull'attivita' per rafforzare la crescita in Italia e rendere piu' moderno e competitivo il nostro Paese.

La Commissione d'inchiesta sulla caduta del Governo Berlusconi (2011)



Oggetto e durata dell'inchiesta
Nel'ambito dell'obiettivo di indagare sulle vicende relative alle dimissioni del quarto Governo Berlusconi, la proposta di legge di Commissione d'inchiesta sulle cause che hanno portato alla caduta del Governo Berlusconi nel 2011 individua compiti della Commissione di inchiesta (articolo 1).
In primo luogo, essa dovrà indagare sulla situazione ed i dati relativi al contesto politico, economico e finanziario, sia nazionale, sia internazionale, del biennio 2010-2011, ossia del periodo precedente le dimissioni del Governo.
In secondo luogo, la Commissione ha il compito di esaminare le vicende immediatamente precedenti le dimissioni del 12 novembre 2011, attraverso la verifica delle diverse testimonianze (nazionali e internazionali, esplicitate per mezzo di dichiarazioni e di pubblicazioni) rilasciate negli ultimi anni aventi per oggetto le vicende dell'estate-autunno 2011.
In terzo luogo, la Commissione dovrà accertare l'eventuale coinvolgimento di soggetti nazionali e internazionali nelle vicende che hanno portato alle dimissioni del Governo.
La durata dell'inchiesta è fissata in sei mesi.

Composizione della Commissione e relazione finale
La proposta prevede che la Commissione sia composta da 12 deputati. I componenti sono nominati dal Presidente della Camera in proporzione al numero dei componenti i gruppi parlamentari, assicurando la presenza di un rappresentante per ciascun gruppo (articolo 2).
Il comma 2 dell'articolo 2 dispone in tema di sostituzioni dei componenti per le fattispecie di dimissioni dalla Commissione o di cessazione del mandato parlamentare. In tal caso la sostituzione è effettuata dal Presidente "con gli stessi criteri e con la stessa procedura" previsti per la costituzione della Commissione.
Il PresidentePresidente della Commissione è nominato dal Presidente della Camera tra i componenti della Commissione appartenenti ai gruppi di opposizione.
Rispetto alla necessità che la nomina sia effettuata tra i componenti appartenenti ai gruppi di opposizione, si ricorda che, in base all'ordinamento vigente, in alcuni casi l'atto istitutivo ha stabilito espressamente che il presidente sia eletto tra i componenti appartenenti ai gruppi di opposizione (art. 30, co. 3, L. 124/2007 che disciplina l'istituzione del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica).
Riguardo all'ipotesi di nomina da effettuare tra i componenti appartenenti ai gruppi di opposizione si ricorda che tale previsione era presente nel testo di legge costituzionale di riforma dell'ordinamento della Repubblica approvato nella XIV legislatura (pubblicato nella G.U. 18 novembre 2005, n. 269) ma non confermato dal referendum costituzionale del 2006 in cui si stabiliva espressamente che, per le commissioni monocamerali di inchiesta istituite dalla Camera e per quelle bicamerali, il Presidente fosse scelto tra i deputati appartenenti a gruppi di opposizione (art. 21).
La Commissione è convocata dal Presidente entro 10 giorni dalla sua nomina per procedere alla costituzione dell'Ufficio di presidenza, composto, oltre che dal presidente, da un vicepresidente e un segretario, eletti dai componenti a scrutinio segreto.
In proposito, si ricorda che, di norma, nel disciplinare l'istituzione dell'ufficio di presidenza, vengono specificate le modalità di elezione, eventualmente con un rinvio espresso al regolamento della Camera (in particolare all'art. 20 che reca le modalità di nomina dell'ufficio di presidenza delle commissioni).
Al termine dei lavori, la Commissione presenta alla Camera una relazione sul risultato dei lavori.

Poteri e limiti
La proposta richiama quanto già previsto dall'art. 82 Cost. in merito alla possibilità per la Commissione di procedere alle indagini e agli esami con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell'autorità giudiziaria. Per quanto riguarda la limitazione ai poteri della Commissione d'indagine, analogamente a quanto previsto dalle leggi istitutive delle Commissioni d'inchiesta "antimafia" a partire dal 2006 (L. 277/2006, L. 132/2008 e L. 87/2013), si precisa che la Commissione non può adottare provvedimenti con riguardo alla libertà e alla segretezza della corrispondenza e delle altre forme di comunicazione, né limitazioni della libertà personale, ad eccezione dell'accompagnamento coattivo dei testimoni di cui all'articolo 133 del codice di procedura penale (articolo 3, commi 1 e 2).
La norma richiamata prevede che il giudice possa ordinare l’accompagnamento coattivo del testimone, del perito, della persona sottoposta all’esame del perito diversa dall’imputato, del consulente tecnico, dell'interprete o del custode di cose sequestrate, regolarmente citati o convocati, se omettono senza un legittimo impedimento di comparire nel luogo, giorno e ora stabiliti. Il giudice può, inoltre, condannarli, con ordinanza, a pagamento di una somma da euro 51 a euro 516 a favore della cassa delle ammende nonché alle spese alle quali la mancata comparizione ha dato causa.
La limitazione dei poteri della Commissione di inchiesta, introdotta la prima volta con la L. 277/2006 di istituzione della Commissione “antimafia” nella XV legislatura, ha origine da una proposta avanzata dai relatori nel corso dell’esame in sede referente alla Camera del relativo progetto di legge ( A.C. 40 ed abb.). In quella sede i due relatori hanno sottolineato la necessità di predisporre adeguate cautele in ordine alla possibilità per la Commissione di disporre provvedimenti limitativi dei diritti costituzionalmente garantiti, in particolare le intercettazioni, al fine di tutelare i soggetti interessati, in quanto all'interno della Commissione non è attivabile quella garanzia che invece può ravvisarsi all'interno dell'autorità giudiziaria quando assume analoghi provvedimenti, che sono disposti dal giudice su richiesta del pubblico ministero (13 giugno 2006).
Alcune disposizioni precisano i poteri della Commissione in merito alla richiesta di atti e documenti (articolo 3, commi 3-6).
In particolare, si stabilisce che la Commissione può ottenere copie di atti e documenti relativi a procedimenti e inchieste in corso presso l'autorità giudiziaria o altri organi inquirenti, nonché copie di atti e documenti da parte degli organi e degli uffici della pubblica amministrazione, ovvero relativi a indagini e inchieste parlamentari, anche se coperti da segreto. La Commissione garantisce il mantenimento del regime di segretezza fino al momento in cui gli atti e i documenti trasmessi sono coperti da segreto (comma 5). Inoltre, la proposta concede alla Commissione il potere di stabilire gli ulteriori atti che non devono essere divulgati, perché, ad esempio, riguardano altre istruttorie o inchieste in corso. In ogni caso, devono essere segretati le testimonianze e i documenti attinenti a procedimenti giudiziari nella fase delle indagini preliminari (comma 6).
La proposta prevede, come di consueto, obbligo del segreto per i componenti la Commissione, il personale addetto, i collaboratori e tutti i soggetti che, per ragioni d'ufficio o di servizio, vengono a conoscenza degli atti di inchiesta; si precisa che l'obbligo del segreto è circoscritto agli atti sottoposti a segreto, ossia quelli di cui ai commi 5 e 6 (articolo 4).
Per quanto concerne le audizioni a testimonianza rese davanti alla Commissione, la proposta richiama il complesso degli articoli da 366 a 384-bis del codice penale (articolo 5, comma 1).
Si tratta di diversi delitti contro l'attività giudiziaria, che vanno dal rifiuto di uffici legalmente dovuti (366) alla calunnia (368), dalla falsa testimonianza (372) alla frode processuale (374), dall'intralcio alla giustizia (377) al favoreggiamento (378-379), fino alla rivelazione di segreti inerenti a un procedimento penale (379-bis). Per quanto le disposizioni vengano richiamate in blocco si ritiene che alcune di esse non possano, nonostante il richiamo espresso del legislatore, trovare applicazione in relazione all'attività della Commissione d'inchiesta: si pensi, a titolo di esempio, ai delitti di "false informazioni al PM" (371-bis) o di "false informazioni al difensore" nell'ambito di indagini difensive (371-ter).
In tema di segreto, la proposta preve l'applicazione delle disposizioni vigenti in tema di segreto di Stato, d'ufficio, professionale e bancario che prevedono diversi casi di opponibilità del segreto di fronte all'autorità giudiziaria. Viene inoltre espressamente contemplata l'opponibilità del segreto tra difensore e parte processuale (articolo 5, comma 2).
Per quanto riguarda il segreto di Stato si applica l'art. 202 c.p.p.che pone l’obbligo di astenersi dal deporre su fatti coperti dal segreto di Stato in capo a pubblici ufficiali, pubblici impiegati e incaricati di un pubblico servizio. E' invece inopponibile il segreto di Stato per fatti di terrorismo o eversivi dell'ordine costituzionale ai sensi della L. 124/2007.Per il segreto professionale si applica l'art. 200 c.p.p. che prevede che non possono essere obbligati a deporre su quanto hanno appreso coloro che vi sono venuti a conoscenza per ragione del proprio ufficio o professione (sacerdoti, avvocati, medici ecc.), salvi i casi in cui hanno l'obbligo di riferirne all'autorità giudiziaria, mentre per il segreto d'ufficio rileva l'art. 201 c.p.p. che stabilisce una analoga deroga per i pubblici ufficiali, i pubblici impiegati e gli incaricati di un pubblico servizio che hanno l'obbligo di astenersi dal deporre su fatti conosciuti per ragioni del loro ufficio che devono rimanere segreti.
Inoltre, viene esteso anche alle testimonianze davanti alla commissione di inchiesta il divieto da parte dei giudice di chiedere agli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria nonché al personale dipendente dai servizi per le informazioni di rivelare i nomi dei loro informatori (articolo 5, comma 3 che richiama l'art. 203 c.p.p.).

Organizzazione interna
La proposta in esame prevede l'adozione da parte della Commisisone di un Regolamento interno (articolo 6, comma 1).
Si afferma il principio della pubblicità delle sedute della Commissione, ferma restando la possibilità di riunirsi in seduta segreta ove lo si ritenga opportuno (articolo 6, comma 2).
La Commissione può inoltre avvalersi dell'opera di agenti e ufficiali di polizia giudiziaria e di tutte le collaborazioni che ritiene necessarie e fruisce delle risorse di personale e strumentali della Camera (articolo 6, commi 3 e 4).
Le Spese previste per il funzionamento della Commissione sono fissate nel limite massimo di 30.000 euro a carico del bilancio interno della Camera (articolo 6, comma 5).

Cosa sta accadendo in Libia?


La crisi libica si è aperta nel 2014 con l’assassinio a Sirte del Viceministro dell’industria (12 gennaio), il primo membro del governo a essere ucciso dopo la fine del regime di Gheddafi. Intanto la Libia meridionale era teatro di sanguinosi scontri tribali. Il 18 gennaio si spargeva la notizia del rapimento di due operai edili calabresiad opera di un gruppo armato nella zona libica di Derna, poi rilasciati fortunatamente il 7 febbraio. Il 29 gennaio un altro esponente del governo, il ministro dell’interno e vicepremier Karim, sfuggiva miracolosamente a raffiche di proiettili sparati da sconosciuti nella capitale.
All’inizio di febbraio, comunque,si completava la distruzione dell’arsenale chimico ereditato dal regime di Gheddafi, portata a termine soprattutto con la collaborazione degli Stati Uniti.
A soli due giorni dalle elezioni per l’Assemblea costituente, il 18 febbraio due potenti milizie originarie di Zintan intimavano ai deputati del Congresso nazionale di dimettersi pena l’arresto immediato: quello che sembrava un vero e proprio ‘golpe’ si risolveva nel giro di poche ore con un non meglio precisato compromesso annunciato dal premier Zeidan. Il 20 febbraio la giornata elettorale, caratterizzata da bassa affluenza alle urne, registrava numerosi episodi di violenza e intimidazione ai seggi.

Marzo

Nella serata del 2 marzo una folla inferocita irrompeva nella sede del Congresso nazionale – che, si ricorda, invece di indire le attese elezioni legislative aveva recentemente prolungato il proprio mandato -: i locali erano devastati e diversi deputati aggrediti mentre fuggivano (due di loro sono stati uccisi). Nella stessa giornata a Bengasi e dintorni perdevano la vita sette persone, tra cui un ingegnere francese e un ufficiale delle forze speciali libiche.
Il 6 marzo, dopo lunghe trattative con il Niger, la Libia otteneva l’estradizione di uno dei figli di Gheddafi, Saadi, noto in Italia, tra l’altro, per aver militato in alcune squadre di calcio del nostro paese.Nella stessa giornata si svolgeva a Roma la Conferenza internazionale sulla Libia, con la partecipazione di oltre 40 ministri degli esteri: il Ministro degli esteri Mogherini ha inteso puntualizzare in ordine a precise iniziative in tema di governance e sicurezza, ma ha anche sottolineato la necessità di un impegno forte dei libici per la riuscita del processo di transizione internazionalmente auspicato, anzitutto incardinando un credibile dialogo nazionale. Presupposto di ogni passo avanti dovrà essere il ristabilimento di condizioni di sicurezza accettabili, a partire dal disarmo delle milizie che attualmente spadroneggiano nel paese. Dalla Conferenza non è uscita alcuna precisazione sulla data delle elezioni legislative, mentre è stato fissato un prossimo nuovo incontro in Turchia.
L’11 marzo veniva al pettine anche il nodo dei rapporti di Tripoli con la Cirenaica, che particolarmente dal luglio 2013, sotto la guida di HibrahimJadran, rivendica autonomia dalla capitale e maggiori introiti petroliferi, bloccando i maggiori porti libici. Una petroliera che aveva imbarcato petrolio nel porto di Sidra e cercava di esportarlo illegalmente, con a bordo lo stesso Jadran, veniva intercettata dalla marina di Tripoli, che apriva il fuoco, senza però riuscire a bloccarla – la nave è stata tuttavia abbordata senza incidenti il 17 marzo da un commando di NavySeal statunitensi, il cui intervento era stato richiesto dalle autorità di Tripoli. Poche ore dopo il Congresso nazionale votava a larga maggioranza una mozione di sfiducia contro il premier Ali Zeidan, che in breve riparava in Germania, provvisoriamente sostituito dal ministro della difesa al-Thani. Il presidente del Congresso nazionale, il 12 marzo, lanciava ai separatisti dell’est un ultimatum per lo sgombero di tutti i porti entro due settimane.
Il 22 marzo si diffondeva la notizia della scomparsa in Cirenaica di un tecnico italiano, probabilmente rapito, come ha fatto pensare il ritrovamento nei pressi di Tobruk della sua auto abbandonata e con le chiavi inserite – oltretutto il nostro connazionale, affetto da diabete, non ha potuto portare con sé il kit dell’insulina, rinvenuto nell’autovettura.

Aprile

All'inizio di aprile, dopo una serie di incontri a Brega tra le diverse delegazioni interessate, veniva raggiunto un accordo che sembrava portare uno spiraglio positivo nella difficilissima situazione della Libia: nella serata del 6 aprile venga infatti siglata un’intesa tra il governo di Tripoli e l'ufficio politico della Cirenaica - che aveva guidato per lunghi mesi il blocco dei terminal petroliferi della parte orientale del paese -, per la consegna immediata alle autorità costituite dei due porti di Hariga e Zueitina. L'accordo è stato raggiunto con la mediazione consueta di leader tribali, e tra i punti di esso figura il trasferimento nella città oroentale di Brega del quartier generale delle forze di sicurezza a protezione degli impianti petroliferi della Cirenaica, con il pagamento degli arretrati di stipendio alle guardie che bloccavano i porti.
È stata inoltre assicurata l'impunità ai responsabili del blocco, affidando ad una commissione di sei esperti provenienti da tutte le parti del paese il compito di indagare su eventuali irregolarità nella vendita del greggio. Sarebbe stata inoltre prevista la scarcerazione di tre ribelli della Cirenaica che erano stati bloccati a bordo della petroliera MorningGlory in un tentativo di esportare greggio indipendentemente dalle autorità di Tripoli.
L'importanza dell'accordo, al di là della possibilità di riprendere l'esportazione di 200.000 barili di petrolio al giorno - praticamente pari all'attuale produzione libica, paurosamente calata rispetto a oltre 1,5 milioni di barili quotidiani del periodo di Gheddafi - era nel fatto che esso potesse essere prodromico alla ben più importante riapertura dei terminali di Sirte e Ras Lanuf. Le cose sono andate tuttavia diversamente, poiché il 13 aprile l'instabilità tornava a imperversare in Libia con le dimissioni del neopremier (da appena cinque giorni) al-Thani, conseguenti a un attentato contro la sua persona e la sua famiglia.
Il 29 aprile una nuova escalation di violenza si registrava con l'assalto al parlamento di uomini armati, mentre il Congresso generale nazionale era impegnato nelle votazioni per eleggere il nuovo premier: le forze di sicurezza hanno reagito e vi sono stati diversi feriti, mentre i deputati abbandonavano frettolosamente l'edificio e il voto veniva rinviato di alcuni giorni. L'attacco sarebbe avvenuto proprio poco prima del voto finale, che avrebbe dovuto scegliere tra l'imprenditore di misurata Mitig e l’accademico di Bengasi al-Hassi. Frattanto in Cirenaica venivano uccisi due soldati, e feriti due loro commilitoni, per l'esplosione di un'autobomba in una caserma di Bengasi.
Le continue violenze e l'instabilità della Libia provocavano un deciso intervento del Presidente del Consiglio Matteo Renzi, che nella serata preannunciava un’iniziativa dell'Italia per la nomina di un inviato speciale delle Nazioni Unite per la Libia, di modo che divenga possibile affrontare ad un livello più elevato le questioni umanitarie poste dalla situazione della Libia, rispetto alla quale Renzi non ha mancato di accennare ai rilevanti interessi italiani, soprattutto dell'ENI, sul territorio libico.

Maggio

Il 2 maggio veniva attaccata a Bengasi la sede delle forze di sicurezza, e nei gravi scontri a fuoco che ne seguivano si contavano numerosi morti e feriti da entrambe le parti: le autorità di Tripoli hanno nuovamente accusato la formazione estremista islamica di Ansar al-Sharia. Due giorni dopo si toccava con mano la confusione politica del paese, quando il Congresso generale nazionale sembrava aver eletto finalmente il nuovo primo ministro, nella persona di Ahmed Mitig, ma in serata la presidenza dell'assemblea dichiarava l'invalidità dell'elezione per un errore nel conteggio dei voti.
Dietro la controversia vi sarebbe la diffidenza di una larga parte del parlamento di Tripoli per gli appoggi non nascosti a Mitig da parte degli islamici, e dal punto di vista procedurale l'invalidità dell'elezione è stata rivendicata per il fatto che la seconda votazione era avvenuta dopo l'aggiornamento della seduta nella quale, in una prima votazione, Mitig non aveva raggiunto il quorum necessario.
L'8 maggio a Bengasi veniva assassinato il capo dell'intelligence nella parte orientale della Libia Ibrahim Akila, mentre l'autoproclamato governo della Cirenaica capeggiato da al-Baraassi dichiarava di non riconoscere l'elezione di Mitig a capo del governo di Tripoli. In tal modo anche l'accordo faticosissimo raggiunto all'inizio di aprile per lo sblocco dei porti petroliferi in Cirenaica sembrava essere rimesso in discussione, non ultimo per il timore che Mitig abbia in progetto di assegnare i locali terminal petroliferi alle milizie islamiche.
Un nuovo riflesso del caos libico nei confronti dell'Europa si era intanto avuto il 6 maggio con l'affondamento di un barcone carico di immigrati illegali appena al largo delle coste libiche, da cui era partito, con la morte di non meno di 36 persone. La criticità della situazione era stata evidenziata il giorno precedente dal ministro dell'interno di Tripoli Mazek, che aveva criticato la mancanza di impegno dell'Unione europea sulla questione dell'immigrazione clandestina, minacciando di facilitare i flussi di immigrati verso il Vecchio Continente – non troppo difformemente da quando, con intenti palesemente ricattatori, questa minaccia era stata agitata dal colonnello Gheddafi.
Dalla metà di maggio è sembrato emergere nel caos libico un elemento nuovo, quando il giorno 16 sanguinosi combattimenti iniziavano a Bengasi con l’attacco da parte di un gruppo paramilitare in possesso di aerei ed elicotteri dell’aeronautica, guidato dal generale in pensione Khalifa Haftar. L’attacco era diretto contro i gruppi armati e le milizie in vario modo ispirati all’integralismo islamico. Il generale Haftar, che nel 1969 aveva partecipato al colpo di Stato militare che aveva portato al potere Gheddafi, per poi distaccarsi dal regime e rifugiarsi per un ventennio negli Stati Uniti, era tornato in Libia proprio all’inizio della rivolta contro Gheddafi, per assumere la carica di capo delle forze di terra impegnate, sotto la direzione del Consiglio nazionale di transizione, nella lotta armata contro il colonnello.
Haftar caratterizzava la propria leadership per la capacità di aggregare numerosi ufficiali che avevano abbandonato Gheddafi, e che dopo la sua caduta, però, le nuove autorità avrebbero fortemente marginalizzato: sarebbero ora proprio queste forze il nerbo delle truppe che agli ordini di Haftar hanno ingaggiato una durissima lotta contro la deriva integralista della Libia.
Lo scatenarsi dei nuovi combattimenti provocava il 16 maggio la chiusura dell’ambasciata algerina a Tripoli. Il protrarsi degli scontri a Bengasi portava il totale delle vittime, dopo due giorni, a ottanta morti: nel contempo il governo di Tripoli lanciava l’allarme per un presunto colpo di Stato in atto, tramite un comunicato congiunto del governo, del parlamento e delle forze armate, principalmente incentrato a definire illegittima l’azione militare guidata da Haftar nell’est del paese -in relazione alla quale veniva anche dichiarata una zona di esclusione aerea su Bengasi, per impedire l’azione dei velivoli in possesso delle forze guidate da Haftar.
Nella giornata del 18 maggio l’escalation della violenza portava i combattimenti fin dentro la sede del parlamento di Tripoli, con una precipitosa fuga dei deputati e dei dipendenti dell’istituzione: il presidente del Congresso nazionale generale attribuiva anche quest’attacco al parlamento alle milizie guidate da Haftar. Per la verità emergeva subito dopo che l’azione armata contro il parlamento era stata messa in atto dalla milizia di Zintan, che tuttavia anch’essa sin dall’inizio dei combattimenti contro Gheddafi si era caratterizzata per il forte orientamento anti-integralista.
La drammaticità degli sviluppi della situazione libica provocava l’intervento del Ministro degli esteri italiano Mogherini, con un appello alla Comunità internazionale a mettere finalmente in campo tutti gli strumenti diplomatici per scongiurare in Libia l’esplosione di un conflitto senza più ritorno. Il giorno dopo, il 19 maggio, anche il Presidente del consiglio Matteo Renzi richiamava sull’assoluta priorità del problema libico, che solo a livello internazionale potrà trovare una sua soluzione, auspicando anzitutto il coinvolgimento delle Nazioni Unite e dell’Unione europea.
Mentre le nostre autorità diplomatiche prospettavano ai connazionali presenti in Libia ipotesi di un temporaneo rientro in Italia, l’Arabia Saudita disponeva la chiusura della sua ambasciata Tripoli. Il giorno dopo il Presidente del consiglio tornava sull’argomento della Libia, mettendo in evidenza come l’Italia non sia in grado di affrontare da sola il flusso di migranti, prevedibilmente accresciuto dal caos sempre più imperante nel paese nordafricano. Matteo Renzi criticava l’assenza dell’Unione europea dall’operazione Mare Nostrum per il soccorso dei migranti nel Mediterraneo, ma anche la mancanza di una politica europea unitaria nei confronti della situazione libica, sostenendo che la questione doveva essere portata all’attenzione del Consiglio europeo del 27 maggio e del Vertice G7 di inizio giugno. Anche le Nazioni Unite venivano accusate da Matteo Renzi di non essere sufficientemente presenti in Libia, dove invece sarebbe auspicabile aprire campi profughi gestiti dall’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati sulle coste, prima della partenza per l’Italia.
La giornata relativamente tranquilla del 19 maggio consentiva l’emersione di un legame conclamato tra la milizia di Zintan e le truppe guidate da Haftar: congiuntamente decretavano la sospensione del Congresso nazionale generale, e conseguentemente, poche ore dopo, il governo libico disponeva il congelamento delle attività del parlamento fino a nuove elezioni, bloccando pertanto anche i tentativi di elezione di un nuovo premier - evidentemente la nomina di Ahmed Mitig solo alcuni giorni prima era ormai considerata tramontata.
La forza del gruppo paramilitare di Haftar veniva accresciuta quando il capo delle forze speciali libiche Khamada si dichiarava pronto a combattere con i suoi uomini contro il terrorismo e ad affiancare soldati e ufficiali riuniti attorno a Haftar, che in tal modo vedevano aumentare la propria dotazione di aerei, elicotteri e artiglieria pesante. Intanto due basi aeree nella parte orientale del paese, quella di Tobruk e quella di Benina (nei pressi di Bengasi), erano anch’esse passate nelle file del generale.
Il 20 maggio tutte le forze militari di Tobruk si schieravano con l’operazione guidata da Haftar, che incassava anche il consenso dell’ex primo ministro Ali Zeidan. Peraltro iniziavano anche le reazioni di parte islamista contro Haftar, in particolare con minacce di rappresaglia da parte della milizia Ansar al-Sharia. A Tripoli intanto la Commissione elettorale annunciava l’elezione del nuovo parlamento per il 25 giugno. Di fronte alla situazione libica gli Stati Uniti, che già avevano rafforzato la presenza dei marines a Sigonella, raddoppiavano il numero di aerei nella base siciliana e predisponevano piani per l’evacuazione del proprio personale a Tripoli.
Il 21 maggio, mentre riprendevano conflitti a fuoco in varie zone del paese, con il coinvolgimento anche di civili - un ingegnere cinese perdeva la vita a Bengasi - il generale Haftar richiedeva con forza al Consiglio superiore della magistratura libico la formazione di un Consiglio di presidenza incaricato di guidare la transizione fino a nuove elezioni politiche.
Sul piano internazionale il 22 maggio il vertice del Dialogo mediterraneo 5+5, riunito a Lisbona, richiamava sulla drammaticità della crisi libica, che richiede interventi immediati: inimmaginabile quello di tipo militare, ciò che si prospetta indispensabile è invece il lavoro comune delle parti in causa, con il sostegno della Comunità internazionale, per avviare la ricostruzione democratica del paese. I rappresentanti di Libia, Portogallo, Spagna, Francia, Malta, Marocco, Mauritania, Algeria, Tunisia hanno concordato con questa posizione, decisamente sostenuta dall’Italia.
Ulteriore conferma del caos libico veniva fornita il 25 maggio, quando il parlamento sospeso appena una settimana prima votava la fiducia al nuovo governo - che prestava giuramento il giorno seguente – guidato da Ahmed Mitig e composto da 18 ministri. Già il 27 maggio l’abitazione di Mitig a Tripoli veniva fatta oggetto di un attacco armato che fortunatamente non provocava vittime né feriti, mentre fra i tre assalitori uno veniva ucciso e gli altri due feriti e poi arrestati. La reazione al nuovo esecutivo guidato da Mitig da parte degli autonomisti della Libia orientale non si faceva attendere, ed era naturalmente nel senso di non riconoscere la nuova compagine di governo.
Il 28 maggio, dopo il bombardamento di un campo di estremisti islamici alla periferia di Bengasi da parte delle truppe del generale Haftar, il Dipartimento di Stato USA lanciava un perentorio allarme ai propri compatrioti a lasciare immediatamente la Libia, mentre una nave d’assalto americana giungeva al largo delle coste di Tripoli, pronta a fornire assistenza in caso di precipitosa evacuazione degli americani dalla Libia, con a bordo un migliaio di marines e numerosi elicotteri.
Le fazioni integraliste non hanno peraltro tardato a ripresentarsi con atti sanguinosi, rivolti contro due giornalisti: il 26 maggio veniva ucciso a Bengasi Meftah Bouzid, un reporter conosciuto per le sue posizioni fortemente contrarie agli islamisti, mentre il 30 si rinveniva nel sud del paese il corpo della giornalista televisiva Nassib Karnafa, rapita il giorno precedente e sgozzata – chiaro segno della matrice integralista dell’atto criminale.

martedì 3 giugno 2014

Ecco cosa hanno in comune Angela Merkel & Matteo Renzi

GLUCKSRAD 1991


LA RUOTA DELLA FORTUNA 1994


Come funziona la prescrizione dei reati negli altri paesi europei



In Francia i termini di prescrizione del reato variano in base alla qualificazione giuridica dell’illecito. Il codice di procedura penale[8] stabilisce un termine di 10 anni per i crimini (articolo 7), 3 anni per i delitti (articolo 8) e 1 anno per le contravvenzioni (articolo 9). Occorre precisare che nell’ordinamento francese i crimini corrispondono alle infrazioni più gravi di competenza della Corte d’assise, i delitti alle infrazioni di media gravità di competenza del tribunale correzionale (tribunal correctionnel) e le contravvenzioni alle infrazioni minori la cui competenza è attribuita al giudice di prossimità o al tribunale di polizia (tribunal de police).

Molte sono le eccezioni al diritto comune, alcuni reati per la loro estrema gravità sono considerati imprescrittibili, così i crimini contro l’umanità (articolo 213-5 del codice penale) e, tradizionalmente, alcune delle infrazioni militari più gravi (es.: diserzione o insubordinazione in tempo di guerra).

In materia di traffico di stupefacenti e di terrorismo, la legge n.95-125 dell’8 febbraio 1995, ha portato la prescrizione dell’azione penale a 30 anni per i crimini e 20 per i delitti (articolo 706-25-1 c.p.p.). Anche per i crimini contro la specie umana (eugenismo o clonazione a scopo riproduttivo, articoli 214-1 – 215-4 c.p.) è previsto lo stesso termine. In materia di reati sessuali su minori la legge n. 2004-204 portant adaptation de la justice aux évolutions de la criminalité ha innalzato il termine a 20 anni per i crimini ed alcuni delitti aggravati e a 10 anni per gli altri delitti.

Esistono anche termini più brevi rispetto a quelli di diritto comune, così i reati commessi a mezzo stampa, come la diffamazione, si prescrivono in tre mesi ad eccezione dei delitti di provocazione alla discriminazione e all’odio razziale, di diffamazione e ingiuria razziale e di contestazione di un crimine contro l’umanità per cui è previsto il termine di 1 anno. Sei mesi sono poi previsti per alcuni illeciti elettorali, quali, ad esempio, la sottrazione o alterazione di schede e la frode nello scrutinio.

In linea generale la prescrizione decorre dal giorno del compimento del reato per le infrazioni caratterizzate dall’istantaneità e dal giorno in cui è cessato il comportamento delittuoso per le infrazioni che si prolungano nel tempo. Il legislatore ha stabilito che, per i reati contro i minori, la prescrizione decorre dal giorno in cui la vittima abbia raggiunto la maggiore età.

I termini della prescrizione possono essere interrotti da qualsiasi atto di istruzione o di azione giudiziaria (articoli 7, 8 e 9 c.p.p.), il legislatore non ha determinato la lista di tali atti. La sospensione deriva dal principio generale secondo il quale la prescrizione non decorre nel periodo in cui vi siano ostacoli, di diritto o di fatto, all’esercizio dell’azione.

La prescrizione della pena interviene dopo 20 anni per i crimini, 5 anni per i delitti e 2 anni per le contravvenzioni.



In Germania la prescrizione è regolata dal codice penale (Strafgesetzbuch), che distingue tra prescrizione della perseguibilità (Verfolgungsvrjährung, artt. 78-78c) e prescrizione dell’esecuzione (Vollstreckungsverjährung, artt. 79-79b).

I termini di prescrizione della perseguibilità, esclusa nei casi di genocidio e di assassinio, sono di 30 anni per i reati puniti con l’ergastolo, 20 anni per i reati puniti con una pena detentiva massima superiore a 10 anni, 10 anni per i reati puniti con una pena detentiva tra i 5 e i 10 anni, 5 anni per i reati con pene detentive tra 1 e 5 anni, 3 anni per gli altri reati (art. 78).

La prescrizione viene sospesa fino al compimento del diciottesimo anno di vita della vittima nel caso di abusi sessuali nei confronti di minorenni. Nel caso di reati compiuti da membri del parlamento federale o di un organo legislativo di un Land, la prescrizione viene computata a partire dal momento in cui viene avviato (per denuncia o d’ufficio) un procedimento a carico del parlamentare (art. 78b).

La prescrizione viene interrotta nei casi elencati dall’articolo 78c, corrispondenti agli atti tipici dell’autorita giudiziaria: interrogatori, incarichi a periti, sequestri e perquisizioni, ordini di arresto, fissazione di udienza ecc. Dopo ciascuna interruzione, la prescizione ricomincia a decorrere dall’inizio; la perseguibilità è però al più tardi prescritta quando sia trascorso il doppio del termine legale di prescrizione.

I termini di prescrizione dell’esecuzione della pena, esclusa nei casi di pene per il reato di genocidio e dell’ergastolo sono di 25 anni nel caso di pene detentive superiori a 10 anni, 20 anni per pene tra 5 e 10 anni, 10 anni per pene tra 1 e 5 anni, 5 anni per pene inferiori a 1 anno e pene pecuniarie superiori a 30 tassi giornalieri (Tagessätzen, calcolati in base al guadagno netto che l’autore del reato realizza mediamente in un giorno e variabili tra 1 e 5000 euro, art. 40), 3 anni per le pene pecuniarie inferiori a 30 tassi giornalieri (art. 79).

La prescrizione della perseguibilità per atti che comportano sanzioni amministrative viene regolata in linea generale dall’articolo 31 della Legge sulle infrazioni (Gesetz über OrdnungswidrigkeitenGWiG). I termini di prescrizione della perseguibilità sono di 3 anni per le infrazioni che comportano sanzioni superiori a 50.000 euro, 2 anni per sanzioni tra 2500 e 50.000 euro, 1 anno per sanzioni tra 1000 e 2500 euro, 6 mesi per sanzioni inferiori. I termini per la prescrizione dell’esecuzione sono di 5 anni per sanzioni superiori a 1000 euro e 3 anni per tutte le altre (art.34).

Per le sanzioni previste dal Codice della strada (Straßenverkehrsgesetz- StVG), il termine di prescrizione è di tre mesi, tranne nei casi in cui sia stata emanata una notifica di sanzione amministrativa o sia stata intrapresa una azione pubblica, per i quali il termine è di sei mesi (art.26).



L’ordinamento del Regno Unito, com’è tipico della tradizione giuridica di common law, non contempla l’istituto della prescrizione nella forma nota ai Paesi di diritto continentale, ma un limite temporale riferito all’estinzione dell’azione, e non del reato.

I time limits posti dalla legislazione penale per il perseguimento dei reati si applicano, infatti, all’esercizio del potere di proporre l’azione in giudizio; essi rispondono all’esigenza processuale di assicurare, entro un termine ragionevole, l’acquisizione di prove genuine e di gararantire all’accusato un “giusto processo” (due process of law) a non eccessiva distanza di tempo rispetto ai fatti contestati.

I limiti temporali, così intesi, si articolano diversamente a seconda della categoria di reato e dei correlati criteri di competenza processuale (dettati dal Magistrates’ Court Act del 1980). La qualificazione legislativa di un determinato reato come summary offence o, rispettivamente, come indictable offence comporta, infatti, la cognizione della Magistrate’s Courts oppure della Crown Court (integrate dal jury). Scriminanti tra i due tipi di reato sono, per un verso, la minore entità del primo e la previsione, per il secondo, di pene detentive non inferiori a tre mesi; per altro verso, la competenza di un giudice monocratico oppure, per il reato più grave, di una corte integrata dal jury.

Nel caso della summary offence, l’azione penale deve essere avviata entro sei mesi dalla perpetrazione del reato, a meno che la legge non stabilisca termini diversi per specifici reati (un esempio recente è costituito dall’estensione dei limiti per il perseguimento di determinati reati urbanistici dal Climate Change and Sustainable Energy Act del 2006, art. 13).

Nel caso della indictable offence (giudicato dalla Crown Court oppure, ove il reato sia “triable either way”, alternativamente dall’una o dall’altra corte), non sussistono limiti temporali alla prosecution. Inoltre, il tempo trascorso senza che il reato sia stato perseguito (staleness) è soltanto uno dei criteri sulla cui base viene valutata la sussistenza dell’interesse pubblico all’esercizio dell’azione penale, anche a distanza di tempo e specie in relazione ai reati più gravi (public interest criteria).



In Spagna la prescrizione del reato può essere vista come un diritto all’applicazione della legge penale in relazione con l’atto illecito commesso da un soggetto. Questo principio comporta un limite temporale al carattere effettivo dello ius puniendi statale, che non può essere esercitato in maniera integrale ed illimitata per tutti i delitti commessi in tempi anche molto remoti.

La prescrizione dei reati è segnatamente disciplinata dall’art. 131 del codice penale, che si trova all’interno del capitolo I del titolo VII del libro I del codice, comprendente gli articoli da 130 a 135 (De las causas que extinguen la responsabilidad criminal)[9].

In particolare, l’art. 131, comma 1, come modificato dalla legge organica n. 15/2003, prevede che i delitti si prescrivono in:

·         20 anni, quando la pena massima prevista dalla legge è di 15 o più anni;

·         15 anni, quando la pena massima prevista dalla legge è l’inabilitazione per più di 10 anni o la reclusione per più di 10 anni e meno di 15;

·         10 anni, quando la pena massima prevista dalla legge è la reclusione o l’inabilitazione per più di 5 anni e fino a 10;

·         5 anni, quando la pena massima prevista dalla legge è la reclusione o l’inabilitazione per più di 3 anni ma meno di 5;

·         3 anni negli altri casi.

I delitti di calunnia e ingiuria si prescrivono in 1 anno.

I delitti contro l’umanità e di genocidio nonché i delitti contro le persone e i beni protetti in caso di conflitto armato sono imprescrittibili (art. 131, comma 4, come modificato dalla legge organica n. 15/2003). Si ricorda che i delitti contro l’umanità sono disciplinati dall’art. 607-bis del codice penale, mentre le persone protette in caso di conflitto sono indicate agli articoli 608 e seguenti del codice penale, mentre i beni protetti sono disciplinati dall’art. 613 del medesimo codice (http://noticias.juridicas.com/base_datos/Penal/lo10-1995.l2t24.html#c2b).

Le contravvenzioni, invece, si prescrivono nel periodo di sei mesi (art. 131, comma 2).

Ai sensi dell’art. 132 del codice penale, i termini previsti per la prescrizione di computano a partire dal giorno in cui è stata commessa l’infrazione punibile. In caso di delitto continuato, delitto permanente, infrazioni abituali, tali termini si computano rispettivamente, a partire dal giorno in cui è stata commessa l’ultima infrazione, dal giorno in cui è venuta meno la situazione illecita o dal giorno in cui è cessata la condotta. Nei casi di alcuni delitti commessi contro un minore (ad esempio, omicidio, lesioni, aborto senza consenso) i termini si computano a partire dal giorno in cui la vittima compie la maggiore età, o in caso di morte, da tale giorno.

Le prossime scadenze europee dopo il voto del 25 maggio


Tra il 22 e il 25 maggio 2014 si sono svolte le elezioni per rinnovo del Parlamento europeo (PE) che sarà composto, come stabilito dal Trattato di Lisbona, da 751 deputati, di cui 73 assegnati all’Italia.
Nella precedente legislatura europea (2009-2014) il PE era composto da 766 deputati. La riduzione del numero degli europarlamentari discende dall’entrata in vigore del Trattato di Lisbona. A differenza di altri paesi, la riduzione del numero complessivo non ha comportato conseguenze per il numero di europarlamentari eletti in Italia.
La sessione costitutiva del Parlamento europeo si svolgerà a Strasburgo dall’1° al 3 luglio 2014.
Nel corso di questa sessione, indicativamente il 2 luglio, la Presidenza italiana dovrebbe presentare alla plenaria del Parlamento europeo il programma della Presidenza del Consiglio dell’UE per il periodo 1° luglio – 31 dicembre 2014.
La successiva riunione plenaria del Parlamento europeo è prevista dal 14 al 17 luglio 2014.

Costituzione dei gruppi

L’articolo 30 del regolamento del PE prevede che i deputati possano organizzarsi in gruppi secondo le affinità politiche. Un deputato può appartenere a un solo gruppo politico. Ogni gruppo politico deve essere composto da un numero minimo di 25 deputati, eletti in almeno un quarto degli Stati membri (7 stati membri).
Se la consistenza numerica di un gruppo scende al di sotto della soglia richiesta, il Presidente, previo accordo della Conferenza dei presidenti, può autorizzare il gruppo ad esistere fino alla successiva seduta costitutiva del Parlamento, a condizione che:  i suoi membri continuino a rappresentare almeno un quinto degli Stati membri; il gruppo esista da più di un anno.

Elezione del Presidente del PE

In occasione della riunione costitutiva, l’Assemblea provvederà all’elezione del Presidente del PE, dei 14 vicepresidenti e dei 5 questori. Tali cariche hanno una durata di due anni e mezzo.
Per l’elezione del Presidente, l’articolo 16 del regolamento del PE prevede che se, dopo tre scrutini, nessun candidato ha ottenuto la maggioranza assoluta dei voti espressi, possono essere candidati al quarto scrutinio soltanto i due deputati che, al terzo scrutinio, abbiano ottenuto il maggior numero di voti; in caso di parità di voti, è proclamato eletto il candidato più anziano.
Per i vicepresidenti, l’articolo 17 del regolamento del PE prevede siano eletti al primo scrutinio, con una unica scheda e nell'ordine numerico dei voti riportati eletti i vicepresidenti,  i candidati che hanno ottenuto la maggioranza assoluta dei voti espressi. Se il numero dei candidati eletti è inferiore al numero dei seggi da assegnare, si procede a un secondo scrutinio, con le stesse modalità, per l'assegnazione dei seggi restanti. Qualora un terzo scrutinio si renda necessario, l'elezione ha luogo a maggioranza relativa per i seggi che rimangono da attribuire; in caso di parità di voti, sono proclamati eletti i candidati più anziani.
Per i questori si segue la stessa procedura di elezione dei vicepresidenti.

Costituzione delle Commissioni parlamentari

Le riunioni costitutive delle Commissioni parlamentari, nel corso delle quali si procederà alla nomina dei rispettivi Presidenti ed uffici di Presidenza, dovrebbero svolgersi a Bruxelles dal 7 al 10 luglio 2014. Le commissioni parlamentati del PE sono 20.
Ogni Commissione elegge tra i suoi membri un presidente e, in scrutini separati, i vicepresidenti, che insieme costituiscono l'ufficio di presidenza della commissione. Il numero di vicepresidenti da eleggere è determinato dal Parlamento su proposta della Conferenza dei presidenti.
L’articolo 204 del regolamento del PE stabilisce che quando il numero dei candidati corrisponde al numero dei seggi da assegnare, l'elezione può avvenire per acclamazione. In caso contrario o su richiesta di almeno un sesto dei membri della commissione, l'elezione si svolge a scrutinio segreto. In caso di candidatura unica l'elezione ha luogo a maggioranza assoluta dei suffragi espressi, compresi i voti favorevoli e contrari. In caso di più candidature al primo turno, l'elezione ha luogo a maggioranza assoluta dei suffragi espressi; al secondo turno, è eletto il candidato che ottiene il maggior numero di voti. In caso di parità, è eletto il candidato più anziano. In via di prassi, le Presidenze delle Commissioni parlamentari sono distribuite in modo proporzionale tra i diversi gruppi politici con l’applicazione del metodo d’Hondt. All’interno di ciascun gruppo politico le Presidenze sono poi assegnate tenendo conto della consistenza delle rispettive delegazioni nazionali.

elezione del Presidente della Commissione europea e nomina  della Commissione europea

Elezione del Presidente

L’articolo 17, paragrafo 7, del Trattato sull’Unione europea (TUE) prevede che il Consiglio europeo, - tenuto conto delle elezioni del Parlamento europeo e dopo aver effettuato le consultazioni appropriate - deliberando a maggioranza qualificata, proponga al Parlamento europeo un candidato alla carica di presidente della Commissione, che è eletto dal Parlamento europeo a maggioranza dei membri che lo compongono (376 voti). L’articolo 117 del regolamento del PE prevede che il voto avvenga a scrutinio segreto.
Il medesimo articolo del regolamento del PE prevede che, dopo che il Consiglio europeo ha proposto un candidato a Presidente della Commissione, esso sia invitato a presentare i suoi orientamenti politici al Parlamento europeo.
Si ricorda che fino al 31 ottobre 2014 per il calcolo della maggioranza qualificata in seno al Consiglio si utilizzerà il sistema di voto ponderato introdotto dal Trattato di Nizza, che su un totale di 352 voti prevede che la maggioranza qualificata sia raggiunta con 260 voti favorevoli, di almeno 15 Stati membri (a Germania, Francia, Italia e Regno Unito sono attribuiti 29 voti ciascuno). Inoltre, fino al 31 ottobre 2014, uno Stato membro può chiedere la conferma che i voti favorevoli rappresentano almeno il 62% della popolazione totale dell'UE. Se così non dovesse essere, la decisione non è adottata.
A partire dal 1° novembre 2014 entrerà in vigore un sistema che si fonda sul principio della doppia maggioranza di Stati e di popolazione, in base alla quale la maggioranza qualificata è definita come il 55% degli Stati membri dell’Unione (72% se il Consiglio delibera non su proposta della Commissione europea), con un minimo di 15 Stati membri, che rappresentino almeno il 65% della popolazione. La minoranza di blocco deve comprendere almeno 4 membri del Consiglio, in caso contrario la maggioranza qualificata si considera raggiunta. Fino al 31 marzo 2017 un membro del Consiglio può comunque chiedere che le deliberazioni a maggioranza qualificata del Consiglio si svolgano secondo il sistema di voto ponderato in vigore fino al 31 ottobre 2014.
Se il candidato non ottiene la maggioranza, il Consiglio europeo, deliberando a maggioranza qualificata, propone entro un mese un nuovo candidato, che è eletto dal Parlamento europeo secondo la stessa procedura.
Si ricorda che i partiti politici europei – dando seguito alla risoluzione approvata dal PE il 4 luglio 2013 - in  vista del rinnovo del Parlamento europeo hanno designato i candidati alla carica di Presidente della Commissione europea; si tratta di: Jean Claude Junker per il gruppo PPE, Martin Schulz per il gruppo S&D, Alexis Tsipras per il gruppo GUE/NGL, Guy Verhofstadt per il gruppo ALDE, José Bové e Ska Keller per il gruppo VERDI/ALE.

Designazione dei commissari

Il Consiglio dell’UE, di comune accordo con il Presidente eletto, adotta l'elenco delle altre personalità che propone di nominare membri della Commissione europea, sulla base delle proposte presentate dagli Stati membri.
L’articolo 118 del regolamento del PE prevede che i candidati siano invitatati a comparire dinanzi alle varie Commissioni parlamentari secondo le loro competenze. Le audizioni sono pubbliche.

Nomina della Commissione europea

Il collegio della Commissione europea nel suo complesso è soggetto, ai sensi dell’articolo 17 del TUE, ad un voto di approvazione del Parlamento europeo. L’articolo 118 del regolamento del PE prevede che tale voto avvenga a maggioranza dei voti espressi e per appello nominale.
Il medesimo articolo del Regolamento del PE prevede, inoltre, che i candidati alla carica di commissario europeo siano sottoposti ad audizioni pubbliche presso le Commissioni parlamentari del PE, secondo la competenza del portafoglio loro assegnato e che debbano formulare una dichiarazione e rispondere a domande.
A seguito di tale approvazione la Commissione è nominata dal Consiglio europeo, che delibera a maggioranza qualificata.

Prossime scadenze

Il mandato dell’attuale Commissione europea scade il 31 ottobre 2014.
La sera del 27 maggio si è svolta una riunione informale del Consiglio europeo per valutare i risultati delle elezioni del PE. il Consiglio europeo ha dato mandato al Presidente del Consiglio europeo, Van Rompuy, di condurre consultazioni con il Parlamento europeo per l’elezione del Presidente della Commissione europea e consultazioni bilaterali con i Capi di Stato e di Governo sulle future priorità dell’UE e sulla agenda strategica.
Peraltro, la mattina del 27 maggio la Conferenza dei Presidenti dei gruppi politici del Parlamento europeo si è riunita ed a maggioranza ed ha dato mandato al candidato del PPE alla Presidenza della Commissione europea, Jean Claude Junker, di verificare l’esistenza di una maggioranza a suo favore all’interno del PE. Si sono espressi a favore tutti gli attuali gruppi politici del PE, ad eccezione del Gruppo europeo dei conservatori e riformisti (ECR) e del gruppo Europa della Libertà e della Democrazia (EFD).
Il Consiglio europeo dovrebbe continuare la discussione sulla designazione del Presidente della Commissione europea in occasione della riunione del 26  e 27 giugno 2014.
Secondo notizie riportate dalla stampa, nel caso in cui il Consiglio europeo del 26 e 27 giugno non arrivi ad un accordo sulla designazione del candidato alla Presidenza della Commissione europea potrebbe essere convocato nel mese di luglio un Consiglio europeo straordinario (che si svolgerebbe dunque nell’ambito della Presidenza italiana del Consiglio dell’UE).
Le ipotesi che allo stato attuale appaiono più plausibili prevedono che:
·   il voto del Parlamento europeo sull’elezione del Presidente della Commissione europea potrebbe svolgersi in occasione di una delle sessioni plenarie del Parlamento europeo di luglio (1-3 luglio o 14 – 17 luglio);
·   le audizioni dei Commissari designati presso le competenti commissioni parlamentari del PE si svolgeranno nel corso del mese di settembre;
·   il voto per l’approvazione della Commissione europea nel suo complesso da parte del Parlamento dovrebbe aver luogo in una delle sessioni plenarie previste nel mese di ottobre (8 e 9 ottobre e 20-23 ottobre).

Nomina dell’Alto Rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la sicurezza

Ai sensi dell’articolo 18 del TUE, l’Alto rappresentante è nominato dal Consiglio europeo a maggioranza qualificata e con l’accordo del Presidente della Commissione europea, con un mandato di 5 anni.
L’Alto Rappresentante guida la politica estera e di sicurezza dell’Unione, è di diritto uno dei vicepresidenti della Commissione europea.
L’attuale Alto Rappresentante è Catherine Ashton (Regno unito), il suo mandato scade il 31 ottobre 2014.

Nomina del Presidente della Consiglio europeo

Il Presidente del Consiglio europeo è eletto dal Consiglio europeo a maggioranza qualificata per un mandato di due anni e mezzo rinnovabile una volta.
Il mandato del’attuale Presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy (Belgio), scade il 30 novembre 2014.

Nomina del Presidente dell’Eurogruppo

In base alle disposizioni introdotte dal Protocollo (n. 14) sull’Eurogruppo - che riunisce i ministri degli Stati membri che aderiscono all’Euro - allegato ai Trattati, i Ministri delle finanze dei Paesi dell’Eurozona, riuniti nell’Eurogruppo, eleggono a maggioranza semplice un Presidente per un periodo di due anni e mezzo.
L’attuale Presidente dell’Eurogruppo è Jeroen Dijsselbloem, Ministro delle finanze olandese,  che è stato nominato il 21 gennaio 2013 e il cui mandato scade il 20 luglio 2015.

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