sabato 7 giugno 2014

La Commissione d'inchiesta sulla caduta del Governo Berlusconi (2011)



Oggetto e durata dell'inchiesta
Nel'ambito dell'obiettivo di indagare sulle vicende relative alle dimissioni del quarto Governo Berlusconi, la proposta di legge di Commissione d'inchiesta sulle cause che hanno portato alla caduta del Governo Berlusconi nel 2011 individua compiti della Commissione di inchiesta (articolo 1).
In primo luogo, essa dovrà indagare sulla situazione ed i dati relativi al contesto politico, economico e finanziario, sia nazionale, sia internazionale, del biennio 2010-2011, ossia del periodo precedente le dimissioni del Governo.
In secondo luogo, la Commissione ha il compito di esaminare le vicende immediatamente precedenti le dimissioni del 12 novembre 2011, attraverso la verifica delle diverse testimonianze (nazionali e internazionali, esplicitate per mezzo di dichiarazioni e di pubblicazioni) rilasciate negli ultimi anni aventi per oggetto le vicende dell'estate-autunno 2011.
In terzo luogo, la Commissione dovrà accertare l'eventuale coinvolgimento di soggetti nazionali e internazionali nelle vicende che hanno portato alle dimissioni del Governo.
La durata dell'inchiesta è fissata in sei mesi.

Composizione della Commissione e relazione finale
La proposta prevede che la Commissione sia composta da 12 deputati. I componenti sono nominati dal Presidente della Camera in proporzione al numero dei componenti i gruppi parlamentari, assicurando la presenza di un rappresentante per ciascun gruppo (articolo 2).
Il comma 2 dell'articolo 2 dispone in tema di sostituzioni dei componenti per le fattispecie di dimissioni dalla Commissione o di cessazione del mandato parlamentare. In tal caso la sostituzione è effettuata dal Presidente "con gli stessi criteri e con la stessa procedura" previsti per la costituzione della Commissione.
Il PresidentePresidente della Commissione è nominato dal Presidente della Camera tra i componenti della Commissione appartenenti ai gruppi di opposizione.
Rispetto alla necessità che la nomina sia effettuata tra i componenti appartenenti ai gruppi di opposizione, si ricorda che, in base all'ordinamento vigente, in alcuni casi l'atto istitutivo ha stabilito espressamente che il presidente sia eletto tra i componenti appartenenti ai gruppi di opposizione (art. 30, co. 3, L. 124/2007 che disciplina l'istituzione del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica).
Riguardo all'ipotesi di nomina da effettuare tra i componenti appartenenti ai gruppi di opposizione si ricorda che tale previsione era presente nel testo di legge costituzionale di riforma dell'ordinamento della Repubblica approvato nella XIV legislatura (pubblicato nella G.U. 18 novembre 2005, n. 269) ma non confermato dal referendum costituzionale del 2006 in cui si stabiliva espressamente che, per le commissioni monocamerali di inchiesta istituite dalla Camera e per quelle bicamerali, il Presidente fosse scelto tra i deputati appartenenti a gruppi di opposizione (art. 21).
La Commissione è convocata dal Presidente entro 10 giorni dalla sua nomina per procedere alla costituzione dell'Ufficio di presidenza, composto, oltre che dal presidente, da un vicepresidente e un segretario, eletti dai componenti a scrutinio segreto.
In proposito, si ricorda che, di norma, nel disciplinare l'istituzione dell'ufficio di presidenza, vengono specificate le modalità di elezione, eventualmente con un rinvio espresso al regolamento della Camera (in particolare all'art. 20 che reca le modalità di nomina dell'ufficio di presidenza delle commissioni).
Al termine dei lavori, la Commissione presenta alla Camera una relazione sul risultato dei lavori.

Poteri e limiti
La proposta richiama quanto già previsto dall'art. 82 Cost. in merito alla possibilità per la Commissione di procedere alle indagini e agli esami con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell'autorità giudiziaria. Per quanto riguarda la limitazione ai poteri della Commissione d'indagine, analogamente a quanto previsto dalle leggi istitutive delle Commissioni d'inchiesta "antimafia" a partire dal 2006 (L. 277/2006, L. 132/2008 e L. 87/2013), si precisa che la Commissione non può adottare provvedimenti con riguardo alla libertà e alla segretezza della corrispondenza e delle altre forme di comunicazione, né limitazioni della libertà personale, ad eccezione dell'accompagnamento coattivo dei testimoni di cui all'articolo 133 del codice di procedura penale (articolo 3, commi 1 e 2).
La norma richiamata prevede che il giudice possa ordinare l’accompagnamento coattivo del testimone, del perito, della persona sottoposta all’esame del perito diversa dall’imputato, del consulente tecnico, dell'interprete o del custode di cose sequestrate, regolarmente citati o convocati, se omettono senza un legittimo impedimento di comparire nel luogo, giorno e ora stabiliti. Il giudice può, inoltre, condannarli, con ordinanza, a pagamento di una somma da euro 51 a euro 516 a favore della cassa delle ammende nonché alle spese alle quali la mancata comparizione ha dato causa.
La limitazione dei poteri della Commissione di inchiesta, introdotta la prima volta con la L. 277/2006 di istituzione della Commissione “antimafia” nella XV legislatura, ha origine da una proposta avanzata dai relatori nel corso dell’esame in sede referente alla Camera del relativo progetto di legge ( A.C. 40 ed abb.). In quella sede i due relatori hanno sottolineato la necessità di predisporre adeguate cautele in ordine alla possibilità per la Commissione di disporre provvedimenti limitativi dei diritti costituzionalmente garantiti, in particolare le intercettazioni, al fine di tutelare i soggetti interessati, in quanto all'interno della Commissione non è attivabile quella garanzia che invece può ravvisarsi all'interno dell'autorità giudiziaria quando assume analoghi provvedimenti, che sono disposti dal giudice su richiesta del pubblico ministero (13 giugno 2006).
Alcune disposizioni precisano i poteri della Commissione in merito alla richiesta di atti e documenti (articolo 3, commi 3-6).
In particolare, si stabilisce che la Commissione può ottenere copie di atti e documenti relativi a procedimenti e inchieste in corso presso l'autorità giudiziaria o altri organi inquirenti, nonché copie di atti e documenti da parte degli organi e degli uffici della pubblica amministrazione, ovvero relativi a indagini e inchieste parlamentari, anche se coperti da segreto. La Commissione garantisce il mantenimento del regime di segretezza fino al momento in cui gli atti e i documenti trasmessi sono coperti da segreto (comma 5). Inoltre, la proposta concede alla Commissione il potere di stabilire gli ulteriori atti che non devono essere divulgati, perché, ad esempio, riguardano altre istruttorie o inchieste in corso. In ogni caso, devono essere segretati le testimonianze e i documenti attinenti a procedimenti giudiziari nella fase delle indagini preliminari (comma 6).
La proposta prevede, come di consueto, obbligo del segreto per i componenti la Commissione, il personale addetto, i collaboratori e tutti i soggetti che, per ragioni d'ufficio o di servizio, vengono a conoscenza degli atti di inchiesta; si precisa che l'obbligo del segreto è circoscritto agli atti sottoposti a segreto, ossia quelli di cui ai commi 5 e 6 (articolo 4).
Per quanto concerne le audizioni a testimonianza rese davanti alla Commissione, la proposta richiama il complesso degli articoli da 366 a 384-bis del codice penale (articolo 5, comma 1).
Si tratta di diversi delitti contro l'attività giudiziaria, che vanno dal rifiuto di uffici legalmente dovuti (366) alla calunnia (368), dalla falsa testimonianza (372) alla frode processuale (374), dall'intralcio alla giustizia (377) al favoreggiamento (378-379), fino alla rivelazione di segreti inerenti a un procedimento penale (379-bis). Per quanto le disposizioni vengano richiamate in blocco si ritiene che alcune di esse non possano, nonostante il richiamo espresso del legislatore, trovare applicazione in relazione all'attività della Commissione d'inchiesta: si pensi, a titolo di esempio, ai delitti di "false informazioni al PM" (371-bis) o di "false informazioni al difensore" nell'ambito di indagini difensive (371-ter).
In tema di segreto, la proposta preve l'applicazione delle disposizioni vigenti in tema di segreto di Stato, d'ufficio, professionale e bancario che prevedono diversi casi di opponibilità del segreto di fronte all'autorità giudiziaria. Viene inoltre espressamente contemplata l'opponibilità del segreto tra difensore e parte processuale (articolo 5, comma 2).
Per quanto riguarda il segreto di Stato si applica l'art. 202 c.p.p.che pone l’obbligo di astenersi dal deporre su fatti coperti dal segreto di Stato in capo a pubblici ufficiali, pubblici impiegati e incaricati di un pubblico servizio. E' invece inopponibile il segreto di Stato per fatti di terrorismo o eversivi dell'ordine costituzionale ai sensi della L. 124/2007.Per il segreto professionale si applica l'art. 200 c.p.p. che prevede che non possono essere obbligati a deporre su quanto hanno appreso coloro che vi sono venuti a conoscenza per ragione del proprio ufficio o professione (sacerdoti, avvocati, medici ecc.), salvi i casi in cui hanno l'obbligo di riferirne all'autorità giudiziaria, mentre per il segreto d'ufficio rileva l'art. 201 c.p.p. che stabilisce una analoga deroga per i pubblici ufficiali, i pubblici impiegati e gli incaricati di un pubblico servizio che hanno l'obbligo di astenersi dal deporre su fatti conosciuti per ragioni del loro ufficio che devono rimanere segreti.
Inoltre, viene esteso anche alle testimonianze davanti alla commissione di inchiesta il divieto da parte dei giudice di chiedere agli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria nonché al personale dipendente dai servizi per le informazioni di rivelare i nomi dei loro informatori (articolo 5, comma 3 che richiama l'art. 203 c.p.p.).

Organizzazione interna
La proposta in esame prevede l'adozione da parte della Commisisone di un Regolamento interno (articolo 6, comma 1).
Si afferma il principio della pubblicità delle sedute della Commissione, ferma restando la possibilità di riunirsi in seduta segreta ove lo si ritenga opportuno (articolo 6, comma 2).
La Commissione può inoltre avvalersi dell'opera di agenti e ufficiali di polizia giudiziaria e di tutte le collaborazioni che ritiene necessarie e fruisce delle risorse di personale e strumentali della Camera (articolo 6, commi 3 e 4).
Le Spese previste per il funzionamento della Commissione sono fissate nel limite massimo di 30.000 euro a carico del bilancio interno della Camera (articolo 6, comma 5).

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