lunedì 29 settembre 2014

La situazione dei diritti umani in Eritrea


In occasione della 26a sessione (Ginevra, giugno 2014) del Consiglio per i diritti umani, Sheila Keetharuth (Mauritius), prima Special Rapporteur – nominata nell'ottobre 2012 - sulla situazione dei diritti umani in Eritrea, ha presentato il secondo rapporto (http://daccess-dds-ny.un.org/doc/UNDOC/GEN/G14/082/92/PDF/G1408292.pdf?OpenElement).
Nel documento, che rappresenta la più autorevole ed aggiornata ricognizione della situazione dei diritti umani nel Paese africano, il Consiglio prende atto con preoccupazione dell'uso continuo da parte del Governo di arresti e detenzioni arbitrarie in condizioni di pericolo per la vita di persone sospettate di voler fuggire dal paese - o i cui parenti siano fuggiti – per evadere la coscrizione nazionale, la cui ampiezza e vastità di applicazione, anche a soggetti minori di 18 anni d'età, viene definita alla stregua di un ricorso ai lavori forzati.
Il Consiglio, inoltre, rilevata la mancata implementazione dal parte dell'Eritrea delle raccomandazioni formulate in occasione della prima Revisione Periodica Universale (UPR) e che si riferivano ad un ampio catalogo di vioazioni, lamenta la non collaborazione delle autorità eritree con la Special Rapporteur, cui non è mai stato consentito l'accesso al Paese.
Il Consiglio dei diritti umani, pertanto, strongly condemns:
- la continua ampia e sistematica violazione dei diritti umani fondamentali e delle libertà, comprensiva, tra il resto, dell'uso della tortura;
- le gravi limitazioni della libertà di espressione ed opinione, con riferimento anche alla libertà di pensiero e religiosa;
- la coscrizione forzata "for indefinite periods of national service", comprensiva dell'obbligo di addestramento militare per gli alunni dell'ultimo anno del ciclo di istruzione, e sotto pena di incarcerazione. La coscrizione, estesa ai cittadini senza riguardo all'appartenenza di genere, contempla gravi violazioni dei diritti umani, con punizioni che hanno i connotati della tortura o dei trattamenti inumani e degradanti - e nel caso delle donne implicanti abuso sessuale - impunemente inflitte dai superiori;
- le gravi limitazioni alla libertà di movimento, inclusa la detenzione arbitraria dei soggetti sorpresi durante la fuga dal paese, o anche solo sospettati di voler fuggire;
- l'uso di luoghi di detenzione in nessun modo conformi agli standard internazionali, tra i quali "underground cells and metal shipping containers";
- l'uso di sparare ad altezza d'uomo (shoot-to-kill) per impedire l'uscita dal Paese.
Al Governo eritreo viene reiterata la richiesta di cessare immediatamente tali pratiche e di rilasciare i detenuti politici, i giornalisti e i militari autori del tentato golpe dello scorso 21 gennaio 2014 (quando un centinaio di membri dell'Esercito, guidati dal colonnello Osman Saleh, ha occupato il Ministero delle comunicazioni e la tv di Stato).
Nell'estendere il mandato della Rapporteur per un ulteriore anno, il Consiglio dei Diritti Umani ha istituito una Commissione d'inchiesta, presieduta dalla stessa Relatrice speciale, per investigare su tutte le violazioni dei diritti umani in Eritrea evidenziate dal rapporto.
Quanto alla comunità internazionale, nel report essa è sollecitata ad intensificare gli sforzi per garantire la protezione delle persone in fuga dall'Eritrea, con particolare riguardo ai minori non accompagnati che sono sempre più numerosi.
Il quadro che emerge dal report non si discosta da quelli delineati in precedenti interventi della Rapporteur, quale, ad esempio, quello alla 69a sessione dell'Assemblea Generale Onu (24 ottobre 2013); in quell'occasione la signora Keetharuth aveva richiamato con forza l'attenzione della Comunità internazionale sulla situazione dei diritti umani in Eritrea, definita "estremamente preoccupante" e "disperatamente desolante", caratterizzata dall'ininterrotta compresenza delle più gravi violazioni dei diritti umani che inducono ogni mese un numero tra 2.000 e 3.000 persone – tra cui molti minori non accompagnati – a fuggire dal paese.
Si tratta di un esodo che ha portato il totale della population of concern eritrea per UNHCR, l'Agenzia per i rifugiati delle Nazioni Unite, a quota 305.723 nel 2012 (ulteriormente saliti a circa 338 mila a gennaio 2014) un dato che fa dell'emigrazione eritrea una delle più elevate in rapporto alla popolazione totale del Paese.
All'avv. Keetharuth, come accennato, il Governo di Asmara ha sempre negato l'accesso al territorio nazionale. La posizione ufficiale delle autorità eritree è stata da ultimo ribadita in occasione della seconda Revisione Periodica Universale (3 febbraio 2014) quando, nel "non dare supporto" alla raccomandazione formulata da diversi Paesi – tra i quali l'Italia – volte a consentire l'ingresso in Eritrea alla varie agenzie delle Nazioni Unite dedicate alla tutela dei diritti umani, Asmara ha osservato che è necessario valutare caso per caso "but country specific mandates are not accepted" precisando che la collaborazione dell'Eritrea con la comunità internazionale "should not be linked to the Special Rapporteur on Human Rights in Eritrea".
La Relatrice speciale, allo scopo di raccogliere informazioni di prima mano sulla situazione dei diritti umani in Eritrea ha compiuto una serie di visite nei Paesi di destinazione o di transito dei rifugiati. In tale cornice si inquadra anche la visita in Italia del 22-26 settembre 2014.
In un intervento conclusivo della visita ufficiale in Germania e Svizzera (marzo 2014) la Rapporteur ha affermato che il "Servizio Nazionale a tempo indeterminato domina totalmente la vita in Eritrea" indicandolo, ancora una volta, come la ragione principale dell'esodo, insieme alla paura di essere accusati di ordire complotti finalizzati alla fuga.
Va segnalato che il crescente e pervasivo processo di militarizzazione della popolazione eritrea, strumento di controllo capillare delle popolazione da parte del regime di Isaias Afewerki, si fonda sull'art. 25 della Costituzione, ai sensi del quale il servizio militare è obbligatorio per tutti gli adulti di età compresa tra i 18 ed i 50 anni. Si tratta di una leva di 18 mesi, di cui 6 di addestramento e 12 di servizio militare effettivo, che tuttavia viene usualmente prolungato senza alcun termine di scadenza. I militari, sotto la minaccia di torture, detenzione o ritorsioni sui familiari, sono impiegati anche in attività di tipo non militare, quali i lavori pubblici, l'attività agricola e come mano d'opera a basso costo a vantaggio degli alti quadri del PFDJ, il partito dominante (e unico riconosciuto nel Paese) nonché costretti a forme di lavoro forzato (nel complesso minerario di Bisha, nel settore occidentale del paese).
Anche i giovani ben prima del compimento della maggiore età, sono costretti a prestare servizio militare. Secondo il programma governativo Mahtot, gli studenti della scuola secondaria sono costretti a completare l'ultimo anno del ciclo di studi al campo militare di Sawa, situato nel deserto, al confine con il Sudan.
A seguito delle politiche fortemente restrittive in materia di emigrazione da parte del governo di Asmara, che conduce controlli strettissimi sulle procedure e limita il rilascio di passaporti e visti in uscita, gli eritrei devono emigrare clandestinamente, e ciò costituisce un business vantaggioso per esponenti dell'establishment eritreo. Secondo i rapporti 2012 e 2013 delle Nazioni Unite su Somalia ed Eritrea il controllo del traffico di esseri umani è gestito dal generale Teklai Kifle "Manjus", dal colonnello Fitsum Yishak e da Kassate Ta'ame Akolom, membro di spicco dei servizi segreti.
I clandestini, dapprima concentrati in piccoli villaggi lungo il confine con il Sudan, vengono trasferiti a Wadi Sharifay o Sitau Ashrin, due ex campi profughi in Sudan, dove sono consegnati ai trafficanti Rashaida, un'etnia nomade stanziata lungo il confine eritreo-sudanese (sul loro ruolo si veda il report http://www.unhcr.org/51407fc69.htm). Caricati su camion attraverso le rotte desertiche, i clandestini giungono in Libia o in Egitto. Il viaggio costa circa 3000 dollari a persona, una cifra elevatissima a fronte di un PIL pro capite di circa 700 dollari. Inoltre, in molti casi, i Rashaida, con la complicità della polizia sudanese, rapiscono i clandestini chiedendo riscatti assai elevati, il mancato pagamento dei quali comporta l'uccisione, lo sfruttamento per il traffico di organi, la costrizione alla prostituzione.
La responsabilità del governo di Asmara è richiamata anche nel rapporto annuale 2013 di Amnesty International sulla situazione dei diritti umani in Eritrea: nel documento si sottolinea che nel rapporto del Gruppo di monitoraggio delle Nazioni Unite sulla Somalia ed Eritrea del luglio 2013 si afferma che funzionari eritrei, compresi alti ufficiali militari, coordinavano il contrabbando di armi e la tratta di esseri umani, tramite i canali della criminalità in Sudan e nel Sinai, con un'attività la cui portata consente di sospettare la complicità da parte del governo eritreo.
Sheila B. Keetharuth, avvocato di Mauritius con vasta esperienza nella promozione e nella salvaguardia dei diritti umani, è stata nominata Special Rapporteur sulla situazione dei diritti umani in Eritrea nel corso della 21° sessione del Consiglio per i diritti umani (settembre 2012) ed ha assunto le funzioni il 1° novembre successivo. In qualità di relatore speciale è indipendente da qualsiasi governo o organizzazione e si avvale per il mandato della propria competenza personale.

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