sabato 28 novembre 2015

Ecco come funzionano le procedure di asilo in FRANCIA





Le condizioni di ingresso e di permanenza nel territorio di cittadini stranieri sono regolate in Francia dal Codice dell’entrata e del soggiorno degli stranieri e del diritto d’asilo” (CESEDA).
Con riferimento agli apolidi e ai cittadini stranieri provenienti da paesi diversi dai paesi dell’Unione europea (UE), o diversi dai paesi della cosiddetta “area Schengen”, nel CESEDA sono in particolare raccolte le norme che definiscono le condizioni di accesso al territorio nazionale, nonché le regole per lo svolgimento delle attività di rilascio di visti e permessi di soggiorno, e delle attività di controllo e di sorveglianza delle frontiere, nel rispetto del diritto dell’UE e della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU) in materia.
Gli stranieri che arrivano da paesi diversi da quelli sopra elencati sono comunemente definiti come provenienti da “paesi terzi”.

In primo luogo, si rileva che il cittadino straniero proveniente da paesi terzi o l’apolide debba rispettare determinate condizioni di ingresso in Francia, così come in ogni altro paese dell’“area Schengen”, disciplinate dalla “Convenzione di applicazione dell’accordo di Schengen del 14 giugno 1985”. La convenzione è stata firmata il 19 giugno 1990 dai governi degli Stati dell'Unione economica del Benelux, della Repubblica federale di Germania e della Repubblica francese ed è relativa “all'eliminazione graduale dei controlli alle frontiere comuni”. Le norme di interesse sono in particolare: quelle relative alle condizioni di circolazione degli stranieri titolari di un visto uniforme, per il suo periodo di validità, o di un visto rilasciato da una delle Parti contraenti della suddetta convenzione, per il periodo di validità del visto e per una durata massima di tre mesi dalla data del primo ingresso (art. 19); quelle sulle condizioni di circolazione degli stranieri non soggetti all’obbligo del visto, per una durata massima di tre mesi nel corso di un periodo di sei mesi a decorrere dalla data del primo ingresso (art. 20); quelle sulle condizioni di circolazione degli stranieri in possesso di un titolo di soggiorno rilasciato da una delle Parti contraenti o di altro titolo di viaggio, per un periodo massimo di tre mesi (art. 21).
Lo straniero proveniente da paesi terzi che intende entrare in territorio francese deve anche osservare le regole stabilite dal Regolamento CE n. 562/2006, del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 marzo 2006 (codice frontiere Schengen). In particolare è previsto che lo straniero sia tenuto a rispettare le seguenti condizioni elencate all’art. 5, par. 1, lettere a, b, c del suddetto Regolamento:
1)      essere in possesso di uno o più documenti di viaggio validi che consentano di attraversare la frontiera;
2)     essere in possesso di un visto valido, se richiesto, o di un permesso di soggiorno valido;
3)     giustificare lo scopo e le condizioni del soggiorno previsto;
4)     disporre dei mezzi di sussistenza sufficienti, sia per la durata prevista del soggiorno, sia per il ritorno nel paese di origine o per il transito verso un paese terzo nel quale l’ammissione è garantita, ovvero essere in grado di ottenere legalmente detti mezzi.
Inoltre l’ingresso dello straniero in Francia è ritenuto irregolare se non adempie alle condizioni stabilite all’art. 5, par. 4, lettere a, c del Regolamento CE sopra richiamato, in base alle quali può essere ammesso al transito in Francia il cittadino straniero in possesso di un permesso di soggiorno o di un visto di ritorno rilasciato da uno Stato membro dell’“area Schengen”, salvo che egli non figuri tra le persone “segnalate” dallo Stato membro alle cui frontiere si presenti e che la segnalazione in merito sia accompagnata da istruzioni di di respingimento o di rifiuto del transito. Può inoltre essere ammesso all’ingresso in Francia il cittadino straniero per motivi umanitari, o di interesse nazionale, o in virtù di obblighi internazionali.
In secondo luogo, si precisa che il soggiorno fino a tre mesi in Francia, come in ogni altro paese dell’area Schengen, è consentito a tali stranieri a determinate condizioni disciplinate dal Regolamento (CE) n. 810/2009 (codice visti). I soggiorni di più lunga durata sono invece disciplinati da un’apposita normativa nazionale.
In terzo luogo si rileva che, per gli stranieri provenienti da alcuni paesi terzi, l’ingresso in Francia, così come negli altri paesi UE, è consentito solo mediante il possesso di un visto, precedentemente rilasciato nel paese di origine, ai sensi del Regolamento (CE), n. 539/2001 del Consiglio del 15 marzo 2001 (regolamento sui visti). L’allegato 1 del regolamento, periodicamente aggiornato, presenta la lista dei paesi per i quali è previsto un visto obbligatorio.

Con specifico riferimento ai soggiorni fino ad un massimo di tre mesi, il Codice dell’entrata e del soggiorno degli stranieri e del diritto d’asilo “dispone che lo straniero che si reca in Francia per tale periodo, allo scopo di compiere una “visita familiare o privata”, debba presentare un documento nel quale è indicato il posto in cui alloggerà e nel quale è specificato che la persona che lo ospita è in grado di far fronte ad eventuali spese per il suo soggiorno. Tale documento, denominato justificatif d’hébergement, deve essere validato dal sindaco del comune di residenza dell’ospitante o, nel caso di Parigi, Lione o Marsiglia, dal sindaco dell’arrondissement competente (art. L211-3 e ss. CESEDA).
Per quanto riguarda il rilascio dei visti, il codice precisa inoltre che le eventuali decisioni di “rifiuto del visto” di ingresso in Francia, pronunciate da autorità diplomatiche o consolari francesi, non siano di norma motivate, salvo che in alcuni casi (art. L211-2 CESEDA).
In relazione ai soggiorni di durata superiore ai tre mesi, il codice dispone che ogni straniero maggiorenne proveniente da un paese terzo debba essere munito, una volta trascorso il primo periodo di tre mesi, di un “permesso di soggiorno” (art. L311-1 CESEDA).
Le categorie di permessi di soggiorno sono le seguenti (art. L311-2 CESEDA):
1)      carta di soggiorno temporanea, valida per non oltre 1 anno. Le condizioni di rilascio e di rinnovo di tale permesso sono disciplinate dall’art. L313-1 e ss., nonché dall’art. L316-1 e ss. del CESEDA. Le carte di soggiorno temporanee assumono denominazioni diverse in base alla ragione della permanenza in Francia del loro titolare. Esempi di tali carte sono: la carte de séjour temporeur visiteur”, quellaétudiant”, quellaautorisant l’excercice d’une activité professionnelle, quella “vie privée et familiale”, ecc.
2)     carta di residente, valida 10 anni. Le condizioni di rilascio e di rinnovo di tale carta sono disciplinate dall’art. L314-1 e ss. del CESEDA.
3)     carta di soggiorno “competenze e talenti”, valida 3 anni. Le condizioni di rilascio e di rinnovo di tale carta sono disciplinate dall’art. L315-1 e ss. del CESEDA.
4)     carta di soggiorno “pensionato”, valida dieci anni e che può essere acquisita dallo straniero precedentemente in possesso di una carta di residente. Le condizioni di rilascio e di rinnovo di tale carta sono disciplinate dall’art. L317-1 del CESEDA.
Se uno straniero non è titolare di una di queste quattro tipologie di permesso di soggiorno, ma è in possesso di una ricevuta che attesta la domanda di rilascio o di rinnovo di uno di tali documenti, ha ugualmente diritto di circolare nel territorio francese. Il medesimo diritto è riconosciuto allo straniero che attesta il possesso di una ricevuta di domanda di asilo o di una ricevuta di “autorizzazione provvisoria di soggiorno” (cfr. più avanti). Qualora non sia espressamente consentito da norme legislative o regolamentari, queste ricevute di domanda o di rinnovo dei titoli summenzionati non consentono tuttavia allo straniero interessato di esercitare un’attività lavorativa (art. L311-4 CESEDA).
Ad eccezione di alcuni casi previsti da accordi internazionali della Francia o da specifiche disposizioni legislative, per ottenere uno dei titoli di soggiorno sopra elencati lo straniero interessato deve avere un prerequisito: il possesso di un visto per un soggiorno di durata superiore ai tre mesi (art. L311-7 CESEDA). La carta di soggiorno temporaneo e la carta di soggiorno “competenze e talenti” possono essere ritirate dall’autorità pubblica competente qualora non sussistano più le condizioni per il suo rilascio, ma con alcune limitazioni. Inoltre le carte di soggiorno temporanee recanti le indicazioni salarié”, travailleur temporaire”, “scientifique-chercheur” e “carte bleue européenne” non possono essere ritirate se lo straniero si trova senza lavoro per cause indipendenti dalla sua volontà (art. L311-8 CESEDA).
Lo straniero ammesso per la prima volta a soggiornare in Francia, o entrato regolarmente nel territorio francese, di età compresa tra i 16 e i 18 anni e che manifesti l’intenzione di stabilirvisi in modo durevole, conclude con lo Stato un “contratto di accoglienza ed integrazione”, in base al quale si impegna a seguire, gratuitamente, un corso di formazione civica e, se necessario, un corso di lingua francese (art. L311-9 CESEDA). Tali corsi sono organizzati dall’“Ufficio francese dell’immigrazione e dell’integrazione” (Office français de l’immigration et de l’intégrationOFII), ente pubblico operante sotto la tutela del Ministero dell’Interno.
Qualora uno straniero che vive in Francia intenda far entrare nel paese il suo coniuge (di età non inferiore a 18 anni) e i suoi figli minori, ha il diritto di richiedere il loro ingresso nel paese per “ricongiungimento familiare”. Per beneficiare di tale diritto lo straniero deve soggiornare regolarmente in Francia da almeno 18 mesi e possedere un titolo di soggiorno valido che abbia la durata di almeno un anno. I requisiti necessari per la presentazione della domanda di “ricongiungimento familiare” e le procedure per l’esame di tale richiesta sono disciplinati dall’art. L411-1 e ss. del CESEDA. Si rileva in particolare che i membri della famiglia dello straniero che entrano in Francia per motivi di “ricongiungimento familiare”, hanno diritto ad una “carta di soggiorno temporanea” e possono esercitare un’attività lavorativa (art. L431-1 CESEDA).

Qualora lo straniero che intende entrare in Francia non possieda i documenti necessari per l’ammissione, l’ingresso nel paese non gli è consentito. Il “rifiuto di entrata” (refus d’entrée) può essere pronunciato nel caso in cui lo straniero non rispetti gli obblighi stabiliti dall’art. 5 del Regolamento (CE) n. 562/2006, precedentemente richiamato (art. L213-3 CESEDA). Inoltre, il divieto di ingresso può essere deciso nel caso in cui la presenza dello straniero in Francia possa costituire una minaccia per l’ordine pubblico, oppure nel caso in cui egli sia oggetto di una pena di “divieto giudiziario del territorio”, o di un “decreto di espulsione”, o di un “decreto di riconduzione alla frontiera”, emanati meno di tre anni prima (per tali “misure di allontanamento del territorio” cfr. più avanti), o ancora di un “divieto di ritorno sul territorio francese”, o di un “divieto amministrativo del territorio” (art. L213-1 CESEDA). Il Codice dispone anche che “la decisione di rifiuto di ingresso” debba essere scritta, motivata e stabilita dal capo del servizio di polizia o delle dogane, incaricato del controllo delle frontiere, o da un funzionario delegato, o dal comandante di un’unità di gendarmeria marittima o aerea, o da un militare designato (art. L213-2 e ss.; art. R213-1 e ss. CESEDA). Nella decisione, che va notificata allo straniero, deve essere specificato che egli ha il diritto di avvertire la persona che lo avrebbe dovuto ospitare, il suo Consolato o un consulente di sua scelta. Nella decisione è altresì specificato che egli può rifiutarsi di essere rimpatriato prima che sia trascorso un giorno e che può presentare ricorso contro una decisione di rifiuto di ingresso nel caso in cui sia un richiedente asilo (art. L213-2 CESEDA).
Più specificatamente lo straniero che chiede di beneficiare del “diritto di asilo”, e al quale viene opposto un rifiuto di ingresso, può presentare richiesta di annullamento della decisione di refus d’entrée nelle 48 ore successive alla sua notifica. Tale misura di rifiuto non può infatti essere eseguita prima di 48 ore. La richiesta è inviata al Presidente del tribunale amministrativo, che è tenuto a pronunciarsi entro 72 ore dal ricevimento della domanda di annullamento. Lo straniero è ascoltato dal magistrato che lo convoca ad un’udienza e può essere assistito da un consulente legale di sua scelta o richiedere un consulente d’ufficio. Contro una decisione del Tribunale amministrativo può inoltre essere presentato ricorso presso la Corte amministrativa d’appello competente territorialmente. Se il giudice annulla in via definitiva la decisione di rifiuto di ingresso, lo straniero è ammesso nel paese con un visto di regolarizzazione di otto giorni. Entro tale termine l’autorità amministrativa competente rilascia allo straniero, su sua richiesta, “un’autorizzazione provvisoria al soggiorno” che gli permette di presentare la “domanda d’asilo” presso l’“Ufficio francese di protezione dei rifugiati e apolidi” (Office français de protection des réfugiés et apatrides - OFPRA-) (cfr. nel dettaglio più avanti). Se invece il giudice conferma in via definitiva la decisione di rifiuto di ingresso, essa è eseguita d’ufficio (art. L213-9 CESEDA).
Ai fini dell’esecuzione della decisione di refus d’entrée e nel caso in cui lo straniero sia entrato in Francia per via aerea o marittima, l’autorità amministrativa competente può richiedere all’impresa di trasporto che gestisce il mezzo con cui egli è entrato nel paese di ricondurlo nello Stato che gli ha rilasciato il documento di viaggio o in altro paese presso cui egli può essere ammesso. Le stesse disposizioni valgono se lo straniero è entrato in Francia con mezzo di trasporto stradale. Con riferimento al trasporto ferroviario, l’impresa interessata è tenuta, su richiesta dell’autorità amministrativa, a ricondurre lo straniero al di là della frontiera francese. Le spese di viaggio sono a carico delle imprese (da art. L213-4 a art. L213-8 CESEDA).
Con riferimento alle relazioni con altri paesi europei, è stabilito che lo straniero entrato illegalmente in Francia possa essere consegnato alle autorità competenti di un paese dell’UE che abbia consentito il suo ingresso o soggiorno, o dal quale provenga direttamente, in applicazione di convenzioni internazionali concluse in materia (art. L531-1 e art. L531-2 CESEDA). Se uno straniero è stato oggetto di una segnalazione al fine della “non ammissione” da parte di uno degli Stati appartenenti all’“area Schengen”, l’autorità amministrativa francese competente può decidere di ricondurlo alla frontiera (art. L531-3 CESEDA).

Il refus d’entrée può essere inoltre opposto ad un cittadino straniero oggetto del cosiddetto “divieto amministrativo del territorio” (interdiction administrative du territoire), (art. L214-4 CESEDA). Tale divieto può essere disposto nei confronti di un cittadino straniero che tenti di entrare in Francia, proveniente da un paese non appartenente all’UE o da uno degli Stati firmatari dell’accordo sullo “Spazio economico europeo”, o dalla Confederazione svizzera, o che non sia familiare di un cittadino dei paesi summenzionati. La decisione che impone tale divieto, scritta e motivata, è adottata dal Ministro dell’Interno nei confronti degli stranieri che sono ritenuti rappresentare “una minaccia grave” per l’ordine pubblico, la sicurezza interna o le relazioni internazionali della Francia, nonché per la tutela di interessi fondamentali della società francese. Tale decisione può essere notificata allo straniero che si trovi al di fuori del territorio francese. Qualora lo straniero si trovi invece in Francia al momento in cui gli è notificata la decisione, questi è tenuto a lasciare il paese entro un mese, salvo casi di urgenza. Tale disposizione non è valida per i minori stranieri.
Allo scadere di tale termine lo straniero maggiorenne può essere ricondotto d’ufficio alla frontiera. Lo straniero può inoltre, dopo un anno dal pronunciamento di tale divieto, presentare domanda per la sua abrogazione. Qualora l’autorità amministrativa competente non risponda entro quattro mesi, la domanda si considera rifiutata. I motivi di un divieto amministrativo di territorio sono oggetto di riesame ogni cinque anni (art. L214-1 e ss. CESEDA).

Nel CESEDA è inoltre disciplinato il reato di entrata irregolare” (entrée irrégulière), punito con la reclusione fino a 1 anno e con un’ammenda fino a 3.750 euro (art. L621-2 CESEDA). Nel codice è stabilito che si considera entrato irregolarmente in Francia lo straniero non appartenente ad un paese dell’UE e che non rispetti determinate condizioni di ingresso in paesi dell’“area Schengen” stabilite dal citato Regolamento CE n. 562/2006. In particolare è previsto che lo straniero rispetti le condizioni elencate all’art. 5, par. 1, lettere a, b, c e par. 4, lettere a, c del suddetto Regolamento, illustrate in precedenza.
L’art. L621-2 del CESEDA dispone inoltre che si considera autore del reato di “entrata irregolare” in Francia, lo straniero proveniente da paese terzo che non rispetti in particolare gli articoli 19, 20 e 21 della “Convenzione di applicazione dell’accordo di Schengen del 14 giugno 1985”, sopra richiamata. Oltre alla pena detentiva e all’ammenda, per colui che commette tale reato può essere stabilita la pena aggiuntiva del “divieto di un nuovo ingresso” nel territorio francese, che non può essere superiore ai tre anni. Se lo straniero oggetto di tale pena torna in Francia, è riaccompagnato alla frontiera. Qualora lo straniero debba scontare una pena detentiva, l’accompagnamento ha luogo al termine della detenzione.

Qualora un apolide o un cittadino straniero arrivi in Francia e non possieda i documenti per essere regolarmente ammesso nel paese ovvero abbia presentato domanda di asilo e stia aspettando una risposta, può essere trattenuto in una “area di attesa” (zone d’attente), definita dal prefetto del dipartimento competente. Nell’area di Parigi tale ruolo è svolto dal prefetto di polizia (e, in generale, quando nel CESEDA si fa riferimento all’autorità amministrativa competente per l’area di Parigi, si tratta sempre del prefetto di polizia). L’area di attesa può essere allestita in una stazione ferroviaria, in un porto, in un aeroporto, o in una zona di confine, nei pressi di un punto di passaggio delle frontiere (point de passage frontalier) (art. L221-1 CESEDA). In essa il cittadino straniero può essere trattenuto per quattro giorni al massimo, con decisione scritta e motivata, che può essere assunta dal capo del servizio di polizia o delle dogane, incaricato del controllo delle frontiere, o da un funzionario delegato, o dal comandante di un’unità di gendarmeria marittima o aerea, o da un militare da questi designato (art. R221-1 CESEDA). La decisione è iscritta in un registro in cui sono anche annotati lo stato civile dello straniero, il giorno e l’ora in cui è stata notificata la decisione del trattenimento nell’area, dati che vengono immediatamente comunicati al Procuratore della Repubblica competente (art. L221-3 CESEDA). Lo straniero è poi informato dei suoi diritti. Egli può richiedere nell’area: di ricevere l’assistenza di un interprete; di essere sottoposto a visita medica; di comunicare con una persona; di poter lasciare in ogni momento il territorio francese (art. L221-4 CESEDA). Nel caso dell’arrivo di “un minore straniero non accompagnato”, il Procuratore della Repubblica designa un “funzionario ad hoc” che lo assiste durante la sua permanenza in un’area d’attesa e lo rappresenta nelle procedure amministrative e giudiziarie che lo riguardano (art. L221-5 CESEDA).
La decisione di mantenimento in un’area di attesa può essere inoltre prolungata per un massimo di ulteriori otto giorni su decisione del giudice competente (le juge des libertés et de la détention), cui è rivolta la richiesta dall’autorità amministrativa. Nella richiesta devono essere specificati i motivi per cui lo straniero non abbia potuto essere rimpatriato o se questi ha fatto domanda di asilo e il tempo previsto di permanenza nell’area. In via del tutto eccezionale, il mantenimento nell’area oltre i dodici giorni complessivi previsti dalla normativa (quattro più otto) può essere poi rinnovato per decisione del giudice per altri otto giorni al massimo. Se lo straniero presenta una domanda di asilo può beneficiare di sei giorni di permanenza d’ufficio in un’area di attesa (art. L222-2 CESEDA).
Il giudice competente decide in merito alla richiesta di prolungamento o di rinnovamento del mantenimento dello straniero in un’area di attesa entro 48 ore al massimo da quando è investito del caso. La decisione del giudice assume la forma di un’ordinanza ed è presa, previa audizione dello straniero o del suo consulente legale (art. L222-3 CESEDA). Il giudice può anche stabilire che il mantenimento dello straniero nell’area di attesa debba cessare. L’ordinanza è notificata al Procuratore della Repubblica (art. L222-2 CESEDA).
Lo straniero, sulla base di tale ordinanza, è inoltre autorizzato ad entrare in Francia mediante un “visto di regolarizzazione” valido otto giorni. Entro tale termine lo straniero dovrà aver lasciato il paese, a meno che egli non abbia ottenuto “un’autorizzazione provvisoria al soggiorno”, o una “ricevuta di domanda di carta di soggiorno” o una “ricevuta di domanda di asilo” (art. L224-1 CESEDA). Qualora la partenza dello straniero dalla Francia non possa avvenire dalla stazione ferroviaria, dal porto o dall’aeroporto presso cui si trova l’area di attesa in cui è ospitato, o qualora non possa restarvi dopo un’ordinanza di prolungamento o di rinnovamento, l’autorità amministrativa può disporre il trasferimento dello stesso in un’altra area (art. L224-2 e ss. CESEDA). Il Procuratore della Repubblica e il giudice competenti possono visitare le zones d’attente ogni volta che lo reputino necessario (art. L223-1 CESEDA).

Il cittadino straniero proveniente da un paese diverso dagli Stati membri dell’Unione europea, o dai paesi firmatari dell’accordo sullo “Spazio economico europeo”, o dalla Confederazione svizzera, o che non sia familiare di un cittadino appartenente ai paesi sopra menzionati, e che tenti di soggiornare in Francia in maniera irregolare, può essere oggetto di una decisione di “obbligo di abbandono del territorio francese”. La decisione è assunta dal prefetto del dipartimento competente, qualora ricorrano determinate condizioni:
1)      se lo straniero non dimostri di essere entrato regolarmente in Francia o di essere in possesso di un titolo di soggiorno in corso di validità;
2)     se il suo visto di soggiorno è scaduto o, qualora non sia tenuto a possedere un visto, se allo scadere di un periodo di tre mesi dal suo ingresso in Francia, non possieda un “primo titolo di soggiorno” regolarmente rilasciato;
3)     se allo straniero è stato rifiutato il rilascio o il rinnovo di un titolo di soggiorno o se questo gli è stato ritirato;
4)     se lo straniero non ha richiesto il rinnovo del suo titolo di soggiorno temporaneo e questo sia scaduto;
5)     se allo straniero sono state ritirate la ricevuta della domanda della carta di soggiorno o l’autorizzazione provvisoria al soggiorno o se il rinnovo di tali documenti gli è stato rifiutato.
Tale decisione, che deve essere motivata dall’autorità amministrativa, dispone che lo straniero debba lasciare “volontariamente” il territorio francese entro trenta giorni. Nella decisione è indicato il paese verso il quale il cittadino straniero è inviato in caso di esecuzione d’ufficio della misura.
La partenza deve invece avvenire immediatamente nel caso ricorrano le seguenti circostanze:
1)      se il comportamento dello straniero costituisce una minaccia per l’ordine pubblico;
2)     se allo straniero è stato rifiutato il rilascio o il rinnovo di un titolo di soggiorno o di una ricevuta di domanda di carta di soggiorno o di un’autorizzazione provvisoria al soggiorno poiché la sua richiesta di tali documenti era manifestamente infondata o fraudolenta;
3)     se esiste un rischio che lo straniero non adempia all’obbligo di lasciare il territorio francese. Tale circostanza si considera possibile, ad esempio, nel caso in cui lo straniero sia entrato in modo irregolare in Francia, o non abbia mai effettuato richiesta di rilascio o rinnovo di un titolo di soggiorno, o abbia contraffatto o falsificato un titolo di soggiorno o un documento di identità o di viaggio. La circostanza si verifica inoltre se lo straniero non ha rispettato una precedente misura di allontanamento, o non possiede un documento di identità valido, o ha dissimulato la sua identità, o non ha dichiarato il luogo della sua residenza (art. L511-1 CESEDA).
Il cittadino obbligato a lasciare il territorio francese può richiedere all’autorità amministrativa di beneficiare di un “dispositivo di aiuto al ritorno nel paese d’origine”. Il dispositif d’aide au retour (art. L331-1 CESEDA) consiste in un sussidio finanziario erogato allo straniero e, se del caso, al suo coniuge e ai suoi figli, per le spese di viaggio ai fini del ritorno nel proprio paese, nonché nell’assistenza per organizzare tale viaggio (cfr. scheda informativa: Dispositifs des aides au retour et à la réinsertion).
La decisione di obbligo di abbandono del territorio francese può essere assunta anche nei confronti degli stranieri che non hanno rispettato le condizioni di entrata previste dall’art. 5 del citato Regolamento CE n. 562/2006 o verso coloro i quali, provenendo da altro paese dell’“area Schengen”, non possono dimostrare di essere in possesso dei documenti richiesti.
Oltre ad una simile decisione, l’autorità amministrativa può disporre “un divieto di ritorno sul territorio francese”. Tale divieto e la sua durata sono decisi dall’autorità amministrativa tenendo conto degli anni della presenza del cittadino straniero in Francia, della natura dei suoi legami con il paese, della circostanza per cui sia stato già oggetto di una misura di allontanamento e del fatto che la sua presenza possa costituire una minaccia per l’ordine pubblico. L’autorità amministrativa può inoltre abrogare in ogni momento tale divieto e lo straniero può presentare domanda di abrogazione (art. L511-1 CESEDA). Il CESEDA dispone poi che l’obbligo di abbandono del territorio non possa essere stabilito nei confronti di alcuni stranieri, tra i quali: i minori stranieri; gli stranieri che dimostrano di risiedere abitualmente in Francia dall’età di 13 anni; quelli che risiedono regolarmente in Francia da più di venti anni; quelli che, non vivendo in stato di poligamia, dimostrano di essere genitori di un bambino francese minore residente in Francia e che contribuiscono di fatto alla sua educazione; gli stranieri coniugati con cittadini francesi da almeno tre anni; quelli residenti abitualmente in Francia che necessitano di particolari cure mediche che non potrebbero ricevere in altro paese (art. L511-4 CESEDA).

Nei confronti di un cittadino straniero, la cui presenza in Francia costituisce una minaccia grave per l’ordine pubblico, può essere emanato un “decreto di espulsione” dalla Francia. L’autorità competente in materia è di norma il prefetto del dipartimento (art. L521-1; art. R522-1 CESEDA).
Se ricorrono circostanze eccezionali, in cui la misura dell’espulsione è considerata un’esigenza immediata per la sicurezza dello Stato o per la protezione di alcuni suoi interessi fondamentali, o se si tratta di una “urgenza assoluta”, il decreto è emanato dal Ministro dell’Interno (art.R522-2 CESEDA). Nel codice sono anche stabilite le categorie “protette” di stranieri che possono essere oggetto di misure di espulsione solo in casi straordinari.
In particolare, solo qualora una simile misura sia riconosciuta come una necessità immediata per la sicurezza dello Stato o la sicurezza pubblica, possono essere espulsi gli stranieri che si trovano in una delle seguenti condizioni:
1)      lo straniero che, non essendo poligamo, ha un figlio minore di nazionalità francese e residente in Francia, a condizione che egli contribuisca in modo sostanziale al suo sostentamento e alla sua educazione e che non sia oggetto di una sentenza definitiva di condanna a cinque anni di reclusione;
2)     lo straniero sposato da almeno tre anni con una persona di nazionalità francese;
3)     lo straniero che risiede abitualmente in Francia da almeno dieci anni;
4)     lo straniero titolare di una rendita dovuta ad un incidente sul lavoro o ad una malattia professionale che lo ponga in uno stato di incapacità pari almeno al 20%, tranne che non sia oggetto di una sentenza definitiva di condanna a cinque anni di reclusione;
5)     lo straniero cittadino di un paese membro dell’UE o dello “spazio economico europeo”, o della Confederazione svizzera (art. L521-2 CESEDA).
Inoltre, il codice stabilisce che determinate categorie di stranieri possono essere espulse solo nel caso in cui sia dimostrato che svolgano attività terroristica o compiano atti di incitamento all’odio, alla discriminazione, alla violenza verso una persona o un gruppo di persone. Tali categorie “protette” sono:
1)      lo straniero che dimostri di risiedere abitualmente in Francia dall’età di 13 anni;
2)     lo straniero che risiede regolarmente in Francia da più di venti anni;
3)     lo straniero che risiede regolarmente in Francia da più di dieci anni e che, non vivendo in poligamia, è coniugato da almeno quattro anni con un cittadino francese o straniero che è genitore del proprio figlio, a condizione che contribuisca al suo sostentamento;
4)     lo straniero che risiede abitualmente in Francia e che necessita di particolari cure mediche che non potrebbe ricevere altrove (art. L521-3 CESEDA).
I minori stranieri non possono in alcun caso essere espulsi (art. L521-4 CESEDA). I cittadini di uno Stato dell’UE o dello “spazio economico europeo” o della Confederazione svizzera, o loro familiari possono essere espulsi solo se il loro comportamento rappresenta una minaccia reale, attuale e grave per un interesse fondamentale della società (art. L521-5 CESEDA).
Salvo in caso di “urgenza assoluta”, il procedimento amministrativo ordinario in materia prevede che allo straniero sia notificato che è stata aperta nei suoi confronti una “procedura di espulsione” e per quali fatti. Lo straniero, nel “bollettino di notifica”, riceve inoltre la convocazione presso una apposita commissione. Tale organo è composto dal presidente del tribunale ordinario del capoluogo del dipartimento competente o da un giudice da questi delegato; da un magistrato designato dall’assemblea generale dello stesso tribunale ordinario; da un consulente legale del tribunale amministrativo. Lo straniero è inoltre informato che può presentarsi presso la commissione insieme ad un proprio consulente legale e richiedere un interprete. Egli può anche richiedere un sussidio economico per far fronte alle spese legali per la sua difesa, denominato “aide juridictionnelle” e può presentare ricorso contro un eventuale decreto di espulsione. La commissione, dopo aver ascoltato lo straniero, invia all’autorità amministrativa competente il suo parere entro un mese (art. L522-1 e ss.; art. R522-4 e ss. CESEDA). Qualora, dopo aver ricevuto il parere della commissione, l’autorità competente decida per l’allontanamento dello straniero, emette il “decreto di espulsione” e indica il termine entro il quale deve essere eseguito. Salvo casi di urgenza, tale termine non può essere inferiore ad un mese. Il decreto indica anche il paese di destinazione dello straniero che può essere o quello di cui ha la nazionalità, o quello che gli ha rilasciato un documento di viaggio, o un paese in cui può essere ammesso. In nessun caso lo straniero può essere inviato in un paese in cui la sua vita o la sua libertà siano in pericolo, o in cui possa essere sottoposto a tortura e a pene o trattamenti disumani o degradanti (art. L523-2; art.R523-1 CESEDA). Un decreto di espulsione può essere abrogato in ogni momento dall’autorità che lo ha emanato e lo stesso straniero può presentare domanda per l’abrogazione. I motivi che hanno determinato il decreto di espulsione sono comunque riesaminati ogni cinque anni (art. L524-1 e ss. CESEDA).

Qualora uno straniero abbia commesso un “crimine” o un “delitto”, il tribunale competente a giudicarlo può disporre la pena dell’“interdizione dal territorio francese”, disciplinata dagli articoli L131-30, L131-30-1 e L131-30-2 del Codice penale (CP), e ripresa dall’art. L541-1 del CESEDA.
In particolare l’art. L130-30 CP stabilisce che tale divieto possa durare dieci anni al massimo. La pena comporta inoltre che lo straniero sia ricondotto alla frontiera. Se il divieto di territorio francese costituisce una pena aggiuntiva ad una pena detentiva, la sua data di esecuzione inizia dopo che sia stata scontata la pena carceraria. Ai sensi dell’art. L131-30-1 CP, un tribunale può stabilire un tale divieto solo mediante una decisione “specialmente motivata” qualora lo straniero si trovi in una condizione specifica “protetta”: ad esempio se questi, non vivendo in poligamia, è genitore di un minore francese residente in Francia, a condizione che provveda al suo sostentamento; o se è coniugato da almeno tre anni con un cittadino francese; o in altre situazioni elencate. L’art. L131-30-2 CP specifica inoltre i casi in cui tale pena non possa essere disposta: ad esempio, nel caso in cui lo straniero dimostri di risiedere in Francia dall’età di 13 anni; o da più di vent’anni; o da più di dieci anni e sia coniugato, senza essere poligamo, da almeno quattro anni con un cittadino francese; o da più di dieci anni e sia al contempo genitore di un minore francese che risiede in Francia, a condizione che dimostri di contribuire al suo sostentamento; o in altre situazioni elencate.

Nel caso in cui lo straniero oggetto di un decreto di espulsione, o di altre misure di allontanamento obbligatorio dal territorio francese, dimostri di non potersi recare in breve tempo nel suo paese di origine o in altro paese, l’autorità amministrativa può disporre la sua “assegnazione ad una residenza specifica” (assignation à résidence). Ugualmente, può essere previsto tale obbligo di residenza se lo straniero oggetto di un decreto di espulsione debba sottoporsi a particolari cure mediche. Lo straniero cui è assegnata una residenza specifica deve presentarsi inoltre periodicamente presso un servizio di polizia o unità di gendarmeria. Può inoltre essere stabilito che allo straniero venga applicato un meccanismo di sorveglianza elettronica o che gli sia ritirato il passaporto o altro documento di identità. La decisione di assignation à résidence può essere presa per una durata massima di sei mesi ed essere poi rinnovata più volte (art. L561-1 e ss.; art. R561-1 e ss. CESEDA).
Lo straniero che si trovi nelle stesse condizioni di impossibilità a lasciare il territorio francese e non sia sottoposto ad un obbligo di residenza, può essere anche destinato ad un “centro di permanenza amministrativa” (centre de rétention administrative - CRA) per una durata iniziale di cinque giorni. La decisione di assegnazione ad uno di tali centri è assunta dal prefetto del dipartimento competente (art. L551-1 e ss. CESEDA). Trascorsi i primi cinque giorni di soggiorno presso un CRA, può essere disposto dal giudice competente per il territorio (juge des libertés et de la détention) il suo prolungamento fino ad un massimo di ulteriori 40 giorni(art. L552-7 CESEDA).
Lo straniero oggetto di tale misura è colui che si può trovare in una delle seguenti condizioni:
1)      è in attesa di essere consegnato alle autorità competenti di uno Stato membro dell’UE che lo abbia ammesso ad entrare o dal quale proviene direttamente;
2)     è oggetto di un decreto di espulsione;
3)     deve essere ricondotto alla frontiera in esecuzione di una “interdizione giudiziaria dal territorio francese”;
4)     è oggetto di una segnalazione ai fini della non ammissione da parte di un altro paese;
5)     è oggetto di un decreto che stabilisce il suo riaccompagnamento alla frontiera;
6)     è oggetto di una “decisione di obbligo di lasciare il territorio francese” stabilita meno di un anno prima e il cui termine di esecuzione è scaduto;
7)     deve essere riaccompagnato alla frontiera in esecuzione di un “divieto di ritorno” o di una “interdizione amministrativa dal territorio”;
8)    non ha adempiuto nei termini previsti all’obbligo di lasciare il territorio francese o vi è ritornato senza autorizzazione.
La decisione di collocamento di uno straniero presso un CRA deve essere scritta e motivata. Il Procuratore della Repubblica ne è inoltre immediatamente informato. Lo straniero che arriva in un centro può domandare l’assistenza di un interprete, di un consulente legale e di essere visitato da un medico. Egli è anche informato che può comunicare con il proprio Consolato e con una persona di sua scelta. Quando entra nel centro, lo straniero è in particolare informato dei diritti che può vantare in materia di diritto d’asilo e del fatto che può presentare, entro cinque giorni, la domanda di asilo (art. L551-3 CESEDA). Allo straniero è inoltre comunicato che può richiedere un sussidio economico per far fronte alle spese legali per la sua difesa, denominato “aide juridictionnelle” e che può presentare ricorso contro le decisioni di allontanamento che possono essere assunte dall’autorità amministrativa o da quella giudiziaria nei suoi confronti. Il giudice competente può inoltre stabilire che lo straniero, trascorsi i primi cinque giorni di collocamento in un tale centro, possa essere assegnato “ad una residenza specifica” ed essere anche oggetto di una misura di “sorveglianza elettronica” (art. L552-4 e art. L552-4-1 CESEDA).
In deroga alla durata massima di 45 giorni di permanenza complessiva presso un CRA, il giudice può prolungare la rétention administrative per la durata di un ulteriore mese, rinnovabile fino ad un massimo di sei mesi se lo straniero è stato condannato ad una pena d’interdizione dal territorio per atti di terrorismo o se la sua espulsione è legata ad “attività a carattere terroristico penalmente accertate” (art. L552-7 CESEDA). Tenuto conto dell’interesse particolare legato all’allontanamento di tali stranieri a causa della loro minaccia per la sicurezza pubblica, la rétention administrative de longue durée ha lo scopo di assicurarne l’espulsione dalla Francia solo dopo che siano state adempiute le procedure per registrarne i dati e stabilire il paese di destinazione. Gli stranieri sottoposti ad una misura di rétention administrative de longue durée sono collocati in uno spazio riservato del CRA, senza possibilità di contatto con gli altri stranieri presenti nel centro.

Il diritto d’asilo è riconosciuto in Francia come un diritto di rilievo costituzionale. L’art.4 del Preambolo della Costituzione del 27 ottobre 1946, cui rinvia la Costituzione del 4 ottobre 1958 attualmente in vigore, stabilisce infatti che “tout homme persécuté en raison de son action en faveur de la liberté a droit d'asile sur les territoires de la République”. Il Consiglio costituzionale, nella sua Decisione n. 93-325 DC del 13 agosto 1993, ha anche stabilito che esso è “un principio a valore costituzionale” in base al quale, in modo generale, lo straniero che lo rivendica è autorizzato a soggiornare sul territorio fino a quando non ottenga una risposta alla sua richiesta.
Il diritto d’asilo è inoltre un diritto da tutelare in virtù dell’adesione della Francia alla Convenzione di Ginevra sullo statuto dei rifugiati del 28 luglio 1951. In particolare, si rammenta che l'art. 1, c. 2., della Convenzione dispone che lo stato di “rifugiato” possa essere riconosciuto a colui che “[…] nel giustificato timore di essere perseguitato per la sua razza, la sua religione, la sua cittadinanza, la sua appartenenza a un determinato gruppo sociale o le sue opinioni politiche, si trovi al di fuori dello Stato di cui possiede la cittadinanza e non può o, per tale timore, non vuole domandare la protezione di detto Stato; oppure a chiunque, essendo apolide e trovandosi al di fuori del suo Stato di domicilio […], non può o, per il timore sopra indicato, non vuole ritornarvi”.
Le droit d’asile è disciplinato nello specifico da disposizioni del Libro VII del CESEDA (cfr. art. L711-1 e ss.; art. R721-1 e ss.). In particolare, l’art. L711-1 stabilisce che la qualità di “rifugiato” possa essere riconosciuta alla persona che è esposta ad una delle minacce sopra descritte o ad ogni persona su cui “l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati” esercita un mandato di protezione, ai sensi degli articoli 6 e 7 del suo Statuto.
Nell’ordinamento francese è inoltre previsto che la persona che non si trovi nelle condizioni per poter essere riconosciuto come “rifugiato”, possa ottenere il beneficio della “protezione sussidiaria” (art. L712-1 CESEDA). Questa può essere richiesta qualora la persona sia esposta ad una delle seguenti minacce nel paese in cui risiede: pena di morte; tortura o altre pene disumane o degradanti; pericolo per la sua incolumità a causa di un conflitto interno o internazionale. Tale dispositivo, che costituisce il recepimento della direttiva 2004/83/CE del 29 aprile 2004, può essere concesso per un periodo di un anno, rinnovabile.
Viceversa, la protezione sussidiaria non può essere riconosciuta allo straniero se esiste motivo di credere che egli abbia commesso un crimine contro la pace, un crimine di guerra o un crimine contro l’umanità, o un grave reato di diritto comune, ovvero azioni contrarie agli scopi e ai principi della Nazioni Unite, o infine se la sua attività in Francia costituisce una grave minaccia per l’ordine pubblico e la sicurezza dello Stato (art. L712-2 CESEDA).
Le persecuzioni e le minacce subite da uno straniero, in ragione delle quali può ottenere il titolo di rifugiato o la protezione sussidiaria, possono essere state compiute da: autorità dello Stato di provenienza; organizzazioni che controllano lo Stato o parte di esso; “attori non statali”, nel caso in cui lo Stato o le organizzazioni internazionali e regionali non siano in grado di garantire un’adeguata protezione all’interessato (art. L713-2 CESEDA).
L’organo competente per il rilascio del titolo di rifugiato e per la concessione della protezione sussidiaria è l’Ufficio francese di protezione dei rifugiati e degli apolidi (Office français de protection des réfugiés et apatrides - OFPRA). Si tratta di un ente pubblico, incardinato presso il Ministero dell’interno, ma dotato di autonomia finanziaria e amministrativa (art. L721-1 e ss. CESEDA). Il suo Consiglio di amministrazione è formato da un deputato, un senatore, un rappresentante della Francia presso il Parlamento europeo, sei rappresentanti dello Stato, un rappresentante del personale. L’OFPRA, organizzato al suo interno in divisioni competenti per aree geografiche, esamina le domande di asilo e può convocare la persona interessata per un’audizione. In caso di rigetto di una domanda di asilo, il richiedente ha la possibilità di presentare, entro un mese, una ricorso presso la “Corte nazionale del diritto di asilo” (CNDA), (art. L731-1 e ss.). In tal caso lo straniero ha diritto ad un consulente legale e ad un interprete e può beneficiare del sussidio finanziario denominato “aide juridictionnelle”. La CNDA costituisce una giurisdizione amministrativa specializzata ed è presieduta da un Consigliere di Stato, nominato dal Vice Presidente del Consiglio di Stato. La Corte è organizzata in sezioni, ognuna delle quali deve essere presieduta o da un consigliere di Stato, o da un magistrato della Corte dei conti, o da un magistrato ordinario in servizio o onorario. Ogni sezione è inoltre composta da: una personalità qualificata di nazionalità francese nominata dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati; una personalità qualificata nominata dal Vicepresidente del Consiglio di Stato, su proposta di uno dei ministri rappresentati nel Consiglio di amministrazione dell’OFPRA.
La domanda di asilo può essere presentata dallo straniero interessato o alla frontiera oppure, ed è il caso più frequente, una volta che questi è entrato nel territorio francese. La domanda di asilo deve essere preceduta da una “domanda di ammissione al soggiorno a titolo di asilo” al prefetto del dipartimento competente. Con decreto del Ministero dell’Interno può essere stabilito che il prefetto di un dipartimento sia competente per il ricevimento delle domande in più dipartimenti (art. R741-1 CESEDA). Nel caso in cui lo straniero si trovi in un CRA, la domanda di autorizzazione è indirizzata al prefetto che ne ha ordinato il collocamento presso tale centro. Una volta ricevuta la richiesta, il prefetto controlla alcuni suoi aspetti.
La domanda di asilo non può essere rifiutata, a meno che non si verifichino le seguenti condizioni:
1)      la domanda di asilo che lo straniero intende presentare è di competenza di un altro Stato membro dell’UE, in applicazione del Regolamento CE n. 343/2003 del Consiglio del 18 febbraio 2003;
2)     il richiedente proviene da un paese in cui sono cessate le condizioni per le quali poteva avere diritto all’asilo, o da un “paese di origine sicura[1], giudicato tale poiché vi sono rispettati i principi di libertà e democrazia, lo stato di diritto e i diritti umani;
3)     la presenza in Francia dello straniero può costituire una minaccia grave per l’ordine pubblico e la sicurezza dello Stato;
4)     la domanda è basata su una frode deliberata o costituisce un ricorso abusivo alle procedure del diritto d’asilo. Qualora il prefetto riscontri la sussistenza di una di queste condizioni, può negare l’ammissione al soggiorno.
Lo Stato ha tuttavia il diritto sovrano di concedere l’asilo allo straniero anche se si trova nelle succitate condizioni. Qualora il richiedente asilo si trovi in una delle condizioni sopra elencate, ad eccezione della prima, e gli venga rifiutata l’ammissione provvisoria al soggiorno, può comunque presentare la domanda di asilo entro 15 giorni al prefetto, il quale a sua volta la trasmette all’OFPRA. Tale organo deve quindi esaminare la richiesta con “procedura prioritaria” entro 15 giorni dal suo ricevimento. Se la domanda è presentata da un richiedente asilo collocato in un CRA, l’OFPRA è tenuto a deliberare entro 96 ore (art. L742-5; art. L723-1; art. R723-1; art. R723-3 CESEDA).
In base alla procedura ordinaria, qualora dopo la prima fase istruttoria il prefetto accolga la richiesta di autorizzazione a titolo di asilo, lo straniero riceve un “documento provvisorio di soggiorno” della validità di un mese, durante il quale egli può presentare la domanda di asilo all’OFPRA entro 21 giorni (art. R723-1 CESEDA). La domanda di asilo o di riconoscimento dello status di apolide è redatta in francese su un modulo predisposto dall’OFPRA. Essa deve essere firmata e corredata da due fotografie, dal documento di soggiorno ed eventualmente da un documento di viaggio dell’interessato. Una volta accettata la domanda, lo straniero ritira una “ricevuta di deposito di una domanda di asilo” che gli permette di soggiornare in Francia. La ricevuta può avere una validità da un minimo di tre a un massimo di sei mesi ed è stabilita con decreto del Ministero dell’Interno. La ricevuta è rinnovabile per periodi di tre mesi, fino alla notifica della decisione dell’OFPRA riguardo alla concessione o meno dell’asilo (riconoscimento di “rifugiato” o della “protezione sussidiaria”) (art. L742-1 e ss.; R742-1 e ss. CESEDA). In caso di giudizio favorevole dell’OFPRA, il richiedente asilo che ottiene il riconoscimento della qualità di “rifugiato”, ha diritto al rilascio da parte dell’autorità amministrativa competente di una “carta di residente” che ha validità 10 anni e può essere rinnovata. Nel caso di giudizio positivo dell’OFPRA nei confronti di un richiedente asilo che ottiene la “protezione sussidiaria”, questi ha diritto al rilascio di una “carta di soggiorno temporaneo” recante l’indicazione “vita privata e familiare”, che ha validità di un anno e può essere rinnovata. Sia la “carta di residente” che la “carta di soggiorno temporaneo” danno diritto al coniuge e ai figli del richiedente di ottenere un simile titolo di soggiorno. Entrambe le carte conferiscono inoltre al richiedente il diritto ad esercitare un’attività lavorativa (art. L314-11; art. L313-13; art. L742-6 CESEDA).
In particolare, lo straniero che ottiene il titolo di rifugiato è tenuto a firmare “un contratto di accoglienza ed integrazione” con lo Stato, le cui caratteristiche sono state precedentemente illustrate. Lo straniero che ha firmato un tale contratto beneficia inoltre di un servizio di assistenza personalizzato per la ricerca di un impiego e di un alloggio. Al fine di garantire questo servizio lo Stato conclude con gli enti territoriali e altri soggetti interessati una convenzione (art. L711-2; art. L311-9 CESEDA).
Qualora una domanda di asilo sia definitivamente rifiutata dall’OFPRA e - se adita - dalla CNDA, l’interessato, a meno che non ottenga altro titolo per soggiornare in Francia, è obbligato a lasciare il paese, altrimenti è oggetto di una misura di allontanamento e delle pene previste per il reato di “entrata irregolare” nel territorio (art. L742-7 CESEDA). Dopo che una domanda di asilo è stata definitivamente rifiutata, lo straniero può richiedere un “permesso di soggiorno” se ha i requisiti necessari (art. L311-6 CESEDA).
Dal 2010 è stato attivato in Francia un dispositivo di prima accoglienza dei richiedenti asilo, coordinato dall’OFII (il già menzionato Ufficio francese dell’immigrazione e dell’integrazione). Il dispositivo si articola in una rete di 34 “piattaforme di accoglienza dei richiedenti asilo” (PADA), organizzate a livello regionale. Le PADA, gestite o direttamente dall’OFII o da associazioni (ad es. il Forum réfugiés, la Croix-Rouge Française, ecc.), garantiscono l’assistenza agli stranieri durante l’intero svolgimento della procedura per la presentazione delle domande di asilo e il riconoscimento dello status di rifugiato o di protetto.
Durante lo svolgimento di tale procedura, i richiedenti asilo possono inoltre essere ospitati presso strutture specifiche denominate “Centres d’accueil pour demandeurs d’asile (CADA). Al dicembre 2014 risultavano in Francia: 270 CADA; un centro specializzato per i minori non accompagnati richiedenti asilo; due centri di transito. Tale dispositivo nazionale di accoglienza garantisce oltre 25.000 posti letto. Per i richiedenti asilo non ospitati in tali strutture è previsto il versamento di un sussidio giornaliero denominato “allocation temporaire d’attente” che è di 11, 45 euro. Il sussidio è versato per l’intero periodo di svolgimento della procedura per il riconoscimento dello status di rifugiato. In Francia è inoltre attivo un dispositivo di accoglienza d’urgenza (dispositif d’hébergement d’urgence) per i richiedenti asilo che non possono essere ospitati presso i CADA. Le capacità di accoglienza di tali centri di urgenza varia a seconda delle necessità (cfr. la scheda dedicata a “La demande d’asile” sul sito dell’OFII e la scheda “L’accueil et l’hebergement des demandeurs d’asile” sul sito del Ministero dell’interno).
Il 29 luglio 2015 è stata promulgata in Francia la nuova riforma del diritto di asilo (Loi n. 2015-925 du 29 juillet relatif à la reforme du droit d’asile), al termine di un iter durato circa un anno (il progetto di legge era stato presentato dal Governo all’Assemblea nazionale il 23 luglio 2014). La legge recepisce nell’ordinamento interno due direttive: la Direttiva 2013/32/UE e la Direttiva 2013/33/UE, approvate entrambe dal Parlamento europeo e dal Consiglio il 26 giugno 2013. Il legislatore ha inteso raggiungere, in particolare, due obiettivi: migliorare le garanzie per gli stranieri richiedenti asilo; velocizzare le procedure per l’esame delle domande di asilo.
Il provvedimento in questione, che reca diverse modifiche al CESEDA, si articola in sette capitoli. Il capitolo I verte sulle procedure di rilascio del titolo di rifugiato e della protezione sussidiaria. Il capitolo II contiene le disposizioni relative allo status di apolide. Il capitolo III riguarda le procedure di esame delle domande di asilo. In particolare, in quest’ultimo capitolo, l’art. 9 mira ad introdurre nuove regole per l’elaborazione della lista dei “paesi di origine sicura”, riconosciuti tali dall’OFPRA a condizione che in essi siano rispettati i principi di libertà e democrazia, lo stato di diritto e i diritti umani. La legge stabilisce, inoltre, che essi possano essere considerati “sicuri” se, più precisamente, “sulla base della situazione legale, dell’applicazione del diritto nel quadro di un regime democratico e delle circostanze politiche generali, può essere dimostrato, in modo uniforme per gli uomini e per le donne, che non si sia mai fatto ricorso alla persecuzione, né alla tortura, né a pene o trattamenti disumani o degradanti”, o sia accertato che non vi siano minacce di violenze verso persone in situazioni di conflitto armato internazionale o interno. Inoltre l’art. 6 prevede che il Consiglio di amministrazione dell’OFPRA monitori regolarmente i paesi considerati sicuri per modificare eventualmente la lista in materia. L’art. 11 introduce poi il ricorso ad una “procedura accelerata” da parte dell’OFPRA per l’analisi di alcune domande di asilo: tale procedura diviene obbligatoria nel caso in cui il richiedente provenga da un paese classificato nella lista dei “paesi sicuri” o qualora questi abbia presentato una domanda di riesame; la procedura è invece facoltativa qualora il richiedente esibisca documenti di identità o di viaggio giudicati falsi, o abbia presentato più domande di asilo con identità differenti, o abbia rilasciato dichiarazioni incoerenti, o in altre circostanze previste dalla legge; tale procedura potrebbe inoltre essere attivata su richiesta dell’autorità amministrativa nel caso in cui il richiedente opponga un rifiuto all’obbligo di rilevazione delle proprie impronte digitali, conformemente al Regolamento (UE) n. 603/2013 del 26 giugno 2013, o se al momento della registrazione della domanda presenti documenti di identità o di viaggio falsi, o nasconda la propria nazionalità o il modo in cui è entrato in Francia, o in altri casi elencati. Il capitolo IV concerne la Corte nazionale del diritto di asilo. Il capitolo V riguarda l’accesso alla procedura d’asilo e l’accoglienza dei richiedenti asilo, prevedendo in particolare che nel CESEDA sia introdotto un nuovo capitolo relativo alle regole stabilite a livello europeo di registrazione delle domande di asilo degli stranieri. In particolare è stabilito che l’autorità amministrativa competente proceda alla registrazione della domanda di asilo e alla determinazione dello “Stato responsabile” per la procedura di asilo, in applicazione del Regolamento (UE) n. 604/2013 (c.d. Dublino III) del 26 giugno 2013. Inoltre tale capitolo prevede un “dispositivo nazionale di accoglienza” dei richiedenti asilo che domandano di beneficiare della protezione internazionale, organizzato in conformità alle disposizioni della Direttiva 2013/33/UE del 26 giugno 2013. Il capitolo VI è relativo ad alcuni diritti riconosciuti a coloro che ottengono il titolo di rifugiato o la protezione sussidiaria, prevedendo in particolare, per i primi, di estendere il diritto alla “carta residente” anche al convivente, mentre per i secondi la possibilità di avere una “carta di soggiorno temporaneo” di validità biennale dopo il primo rinnovo. Il Capitolo VII è relativo ad alcune misure per favorire l’integrazione dei rifugiati. Il capitolo VIII riguarda le disposizioni da applicare nei “territori d’Oltremare”. Il capitolo IX contiene alcune disposizioni finali.



Tabella 1: Il rilascio di “primi titoli di soggiorno”


Motivi di ammissione
2008
2009
2010
2011
2012
2013
2014
(dato provvisorio)
economico
21.352
20.185
18.280
17.834
16.013
17.800
19.071
familiare
83.465
85.715
83.182
81.172
87.170
93.714
91.997
studio
52.163
58.586
65.281
64.928
58.857
62.815
65.199
diversi
9.667
11.343
11.572
11.633
12.624
13.148
13.647
umanitario
17.246
18.581
18.220
17.487
18.456
17.916
19.868
Totale
183.893
194.410
196.535
193.054
193.120
205.393
209.782
Fonte: L’admission au séjour - les titres de séjour: scheda informativa pubblicata sul sito del Ministero degli Interni francese (9 luglio 2015).



Tabella 2: L’allontanamento di stranieri in situazione irregolare


Modalità di allontanamento di stranieri in situazione irregolare
2009
2010
2011
2012
2013
2014
Allontanamenti forzati[2]
13.908
12.034
12.547
13.386
14.076
15.161
Allontanamenti e partenze aiutate [3]
11.818
11.700
13.584
14.981
6.228
4.477
Allontanamenti e partenze spontanee alle frontiere [4]
3.606
4.292
6.781
8.455
6.777
7.968
Fonte: L’éloignement des étrangers en situation irrégulière: scheda informativa pubblicata sul sito del Ministero degli Interni francese (15 gennaio 2015).

Tabella 3: Le procedure di asilo


Le procedure di asilo presso l’OFPRA e la CNDA [5]
2008
2009
2010
2011
2012
2013
2014
Evoluzione
2013-2014
Totale delle domande presentate
42.599
47.686
52.762
57.337
61.468
66.251
64.811
-2,2%
Decisioni dell’OFPRA
32.017
35.490
37.789
42.377
46.267
46.987
52.053
+ 10,8%
 di cui concessione dell’asilo (A)
(1+ 2)
5.153
5.048
5.096
4.630
4.348
5.978
8.763
+ 46,6%
(1: di cui riconoscimento dello stato di “rifugiato”)
4.480
3.907
4.081
3.355
3.163
4.872
6.823


(2: di cui riconoscimento della “protezione sussidiaria”)
673
1.141
1.015
1.275
1.185
1.106
1.940


Ricorsi presso la CNDA
21.636
25.134
27.445
31.983
36.362
34.752
37.345
+ 7,5%
Decisioni della CNDA
25.067
20.343
23.868
34.595
37.350
38.540
39.162
+ 1,6%
di cui annullamenti (B)
6.331
5.353
5.281
6.125
5.680
5.450
5.826
+ 6,9%
Totale concessione dell’asilo (A+B)
11.484
10.401
10.377
10.755
10.028
11.428
14.589
+ 27,7%
Fonte: Les demandes d’asiles: scheda informativa pubblicata sul sito del Ministero degli Interni francese (9 aprile 2015).

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