domenica 6 dicembre 2015

Cosa succede in Francia?


Il 16 novembre, davanti al Parlamento riunito in Congresso, il Presidente della Repubblica, François Hollande, ha reso una dichiarazione per annunciare che la Francia è in guerra per distruggere un’organizzazione, Daech, che costituisce una minaccia per tutta la comunità internazionale.
Hollande ha annunciato che la Francia intensificherà le sue operazioni in Siria, che è divenuta la più grande fabbrica di terroristi che il mondo abbia conosciuto, ma purtroppo la comunità internazionale è divisa e incoerente. Hollande ha rivendicato di avere sollecitato già da tempo la costituzione di un’unica coalizione, e a questo sta ancora lavorando: in tale contesto, la settimana prossima incontrerà i Presidenti Obama e Putin.
Ciascuno è ormai di fronte alle proprie responsabilità, in particolare l’Europa: ha dunque chiesto al Ministro della difesa di consultare i suoi omologhi europei a titolo dell’articolo 42, comma 7, del Trattato sull’Unione europea, a norma del quale quando uno Stato membro è aggredito, gli altri Stati devono dare prova di solidarietà.
Di fronte agli atti di guerra subiti la Francia deve essere impietosa e difendersi, tenendo conto dell’urgenza e della durata della situazione. Già la sera di venerdì ha ordinato la riattivazione immediata dei controlli alle frontiere e ha proclamato, su proposta del Primo ministro, lo stato d’urgenza, riguardo al quale ha deciso di sottoporre al Parlamento un progetto di legge che introduca una proroga di tre mesi e adatti le norme vigenti all’evoluzione delle tecnologie e delle minacce. Hollande ha invitato il Parlamento ad approvare tale progetto entro la fine della settimana in corso.
Il Presidente ha quindi dichiarato che occorre andare oltre l’urgenza, e modificare la Costituzione, affinché sia possibile ai poteri pubblici di agire contro il terrorismo di guerra in conformità ai principî dello Stato di diritto. La soluzione più adeguata sembra essere quella di modificare l’art. 36, per inserirvi anche lo stato d’urgenza: si avrebbe così uno strumento giuridico appropriato per poter adottare misure straordinarie per un certo periodo, senza compromettere l’esercizio delle libertà pubbliche. Il Presidente ha poi annunciato di aver deciso di rafforzare sensibilmente i mezzi a disposizione della giustizia, delle forze di sicurezza e dell’esercito: ciò comporterà ingenti spese, che dovranno essere inserite nelle previsioni di bilancio contenute nel progetto di legge finanziaria per il 2016. In circostanze come quelle attuali il patto di sicurezza deve avere la meglio sul patto di stabilità.
Hollande ha concluso la sua dichiarazione, annunciando che la Francia continuerà, con unità e sangue freddo, a lavorare, a vivere e a influenzare il mondo: in questo spirito il grande evento della Conferenza sul clima sarà mantenuto, e anzi costituirà un momento di speranza e solidarietà.
Alla dichiarazione del Presidente della Repubblica è seguito un dibattito, nel corso del quale i rappresentanti di tutti i gruppi parlamentari hanno riconosciuto la situazione di guerra, e hanno manifestato la volontà di collaborare per una rapida approvazione delle modifiche legislative e costituzionali richieste dal Presidente.

Il 19 novembre l’Assemblea nazionale ha esaminato e approvato il progetto di legge relativo allo stato d’urgenza e al rafforzamento dell’efficacia delle sue disposizioni. Il provvedimento - approvato con 551 voti favorevoli, 6 contrari (3 deputati del gruppo socialista e 3 del gruppo ecologista) e 1 astenuto (del gruppo socialista)  su 558 partecipanti alla votazione - è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale del 21 novembre 2015 come Legge 2015-1501 del 20 novembre 2015 recante proroga dell’applicazione della legge n° 55-385 del 3 aprile 1955, relativa allo stato d’urgenza e al rafforzamento dell’efficacia delle sue disposizioni.
La discussione è stata introdotta da una presentazione del Primo ministro, Manuel Valls, il quale ha ribadito che la Francia è in guerra, una guerra di tipo nuovo, esterna e interna, pianificata e condotta da un esercito di criminali con nuovi metodi terrificanti: nulla si può escludere, neanche – con le precauzioni che si impongono – l’uso di armi chimiche e batteriologiche.
Il provvedimento precisa, innanzitutto, la portata degli arresti domiciliari, ai quali si potrà ricorrere non soltanto per attività accertate, ma anche per minacce fondate su presunzioni fondate. È prevista anche un’azione coercitiva per condurre manu militari gli individui interessati nel luogo di arresto assegnato, con possibilità di privarli di passaporto e titoli di viaggio. Si dispone, inoltre, l’interdizione da qualsiasi contatto, diretto o indiretto, tra i detenuti agli arresti domiciliari e altri individui che rappresentino una minaccia.
Il secondo obbiettivo della legge è di rendere più efficaci le perquisizioni, consentendo alle forze di sicurezza di accedere al contenuto di telefoni e computer e di duplicarlo per ulteriori accertamenti. Il provvedimento rispetta, ovviamente, un equilibrio procedurale di protezione delle libertà pubbliche.
Il progetto di legge mira inoltre a chiudere rapidamente le moschee salafiste radicali, per disciogliere le associazioni o i raggruppamenti che di fatto rappresentano una grave minaccia per l’ordine pubblico.
Il Primo ministro ha quindi ringraziato i Presidenti delle Commissioni affari costituzionali dell’Assemblea nazionale e del Senato per avere rapidamente istruito, e migliorato con emendamenti importanti, il progetto di legge, assicurandone il coordinamento con il diritto vigente. In particolare considera importante che si sia prevista un’informazione costante del Parlamento sulle misure che si prenderanno durante lo stato d’urgenza.
Il Primo ministro ha poi annunciato la necessità di agire preventivamente contro la radicalizzazione degli islamici, con un’attività di formazione condotta in modo coordinato da operatori nei settori sociali e giudiziari. Intanto sta per essere creata una prima struttura per giovani radicalizzati: ci sono i finanziamenti, e si sta completando il quadro giuridico e il progetto pedagogico. I soggetti vi saranno ammessi in seguito ad una decisione giudiziaria e non potranno in alcun caso essere jihadisti di ritorno dalla Siria o dall’Iraq: per costoro c’è la prigione.
Alla presentazione del Primo ministro è seguita la discussione generale e la votazione di alcuni emendamenti di forma, al termine delle quali il provvedimento è stato approvato – come si è detto – pressoché all’unanimità.

Il 25 novembre il Primo ministro, Manuel Valls, ha reso una dichiarazione all’Assemblea nazionale sull’autorizzazione al prolungamento dell’impiego di forze aeree sul territorio siriano. Al termine della discussione l’Assemblea ha concesso l’autorizzazione con 515 voti favorevoli, 4 contrari e 10 astenuti.
Nell’introduzione alla discussione, e in replica ai numerosi interventi dei rappresentanti dei gruppi – tutti favorevoli alla concessione dell’autorizzazione -, il Primo ministro ha ribadito che la Francia condurrà una guerra implacabile contro il totalitarismo islamista, fino ad annientarlo. Ciò richiede un deciso rafforzamento degli attacchi aerei sulla Siria, che oggi è l’epicentro da cui Daech organizza e pianifica gli attentati.
La Francia svolge il ruolo centrale nella guerra contro Daech, ma questa lotta contro il terrorismo è anche quella delle Nazioni Unite: su richiesta francese, il 20 novembre il Consiglio di Sicurezza ha approvato la risoluzione n° 2249. In questa guerra è necessaria la più ampia coalizione, che comprenda non soltanto gli Stati Uniti e l’Europa – che hanno già manifestato anche concretamente il loro sostegno – ma un fronte mondiale: ognuno deve assumersi le sue responsabilità e dichiarare che il nemico in Siria è Daech. Per quanto riguarda, in particolare, la Russia si è stabilito un dialogo permanente, che ha consentito un coordinamento operativo efficace mirato esclusivamente contro Daech.
Valls ha tenuto a precisare che l’azione aerea è a sostegno delle truppe locali che sono insorte, compresi curdi e sunniti; sarebbe del tutto irragionevole e improduttivo impegnare truppe francesi sul territorio. Combattere contro Daech significa inserire l’impegno militare in una strategia di lungo termine, ed essere attenti a non alimentare tensioni tra sunniti e sciiti. Nel contempo si deve favorire in Siria una transizione politica sulla base di una riconciliazione nazionale: in questo quadro, Bashar Al-Assad non può rappresentare l’avvenire.
Valls ha concluso, ringraziando tutti i rappresentanti dell’Assemblea nazionale per il sostegno compatto all’azione del Governo: è questo il miglior segnale dell’unità e della forza della democrazia francese.

Nessun commento: