giovedì 11 febbraio 2016

Il grande merito di Edoardo Arbib. Il Risorgimento raccontato attraverso il Parlamento "segreto"


Il nome di Edoardo Arbib (1840-1906) forse non vi dirà nulla. Tuttavia, io - nella mia qualità di giornalista di Radio Radicale - devo molto a quest'uomo. Arbib ha avuto il merito di sdoganare per primo il "mistero parlamentare" e di dare conto ai cittadini cosa accadeva dentro i palazzi della politica del Regno di Piemonte e poi in quello d'Italia. Il suo "Pensieri, sentenze e ricordi di uomini parlamentari" è forse la sintesi meglio riuscita dell'essenza politica della seconda metà del XIX secolo. La raccolta di questi frammenti parlamentari di 50 anni di stroria politica (1848-1899), poi portati al successo - con un altro libro - nel XX secolo da Giulio Andreotti con il suo "Onorevole stia zitto", merita di essere ricordato. Arbib è stato uomo del Risorgimento, garibaldino e rappresentante delle istituzioni: prima anticlericale e poi quasi amico della Chiesa. Ecco perchè "Pensieri, sentenze e ricordi" rappresenta anche una sorta di testamento politico di un epoca e dello stesso Arbib, che è sopravvissuto altri 5 anni a questa fatica che ha portato l'autore a sfogliare migliaia di pagine di atti parlamentari per portali alla nostra attenzione ben 115 anni dopo la sua uscita. Nell'introduzione di questo libro, Arbib spiega che la divulgazione degli atti parlamentari di questo libro è rivolta "ai giovani di più agiata condizione" per far conoscere meglio ad essi cosa si dice nelle assemblee parlamentari che "male giudicano perchè poco ne sanno". Senza nemmeno immaginare la nascita dei più moderni mezzi di comunicazione di massa, Arbib auspica: Se taluno dopo di me seguendo il mio esempio farà ulteriori ricerche, e trarrà fuori, per metterle alla portata del pubblico, nuove ricchezze, la fatica mia avrà con ciò ricevuto la migliore e più gradita ricompensa". E così è stato.  


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