giovedì 9 agosto 2018

Cosa farà la presidenza austriaca dell'UNIONE EUROPEA?

Dal 1° luglio 2018, l'Austria ha assunto la Presidenza semestrale del Consiglio dell'Unione europea, subentrando alla Bulgaria. Il mandato austriaco si concluderà il 31 dicembre e a subentrare alla Presidenza, dal 1° gennaio 2019, sarà la Romania.
Nel documento in cui illustra le proprie priorità, la Presidenza austriaca evidenzia in primo luogo come i suoi lavori e il suo impegno saranno strettamente connessi e insieme condizionati da tre fattori e tre scadenze decisive per il futuro dell'Europa, e segnatamente:
  • la conclusione dei negoziati sulla Brexit, che dovrebbe aver luogo entro l'autunno di quest'anno - con la finalizzazione dell'Accordo di recesso, dei termini del periodo di transizione e di una Dichiarazione politica sul quadro delle relazioni future tra Regno Unito e Unione europea - se si vuol rispettare il termine per il recesso stesso, che l'articolo 50 del TUE fissa al 29 marzo 2019 ( per approfondimenti vedi tema Brexit );
  • l'avvio concreto dei negoziati sul prossimo Quadro finanziario pluriennale 2021-2027, sulla base del pacchetto di proposte perfezionato dalla Commissione europea tra i mesi di maggio e giugno 2018 ( per approfondimenti vedi tema Il nuovo quadro finanziario pluriennale 2021-2027);
  • la necessità, nell'imminenza delle nuove elezioni del Parlamento europeo, programmate per il maggio 2019, di profondere i massimi sforzi per accelerare i negoziati sulle proposte legislative di maggior rilievo, se non per portarli a conclusione.
Rifacendosi al titolo del Programma di lavoro della Commissione europea per il 2017 - "Un'Europa che protegge, dà forza e difende" - la Presidenza austriaca afferma di voler conferire priorità alla funzione protettiva dell'Unione nei confronti dei suoi cittadini, concentrando dunque la propria azione su tre settori: migrazione e sicurezza, mantenimento della competitività attraverso la digitalizzazione, stabilità nelle regioni e nei Paesi del Vicinato.
In tema di migrazioni e sicurezza, la Presidenza austriaca intende:
  • rilanciare i lavori verso la riforma del Sistema comune europeo di asilo, partendo dalla proposta di compromesso presentata dalla Presidenza bulgara e discussa in una sessione informale del Consiglio GAI nel mese di giugno e cercando una sintesi tra le persistenti ragioni di contrasto;
  • lavorare a una nuova focalizzazione e a un rafforzamento dell'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera (FRONTEX), con l'obiettivo di garantire una protezione efficiente delle frontiere esterne dell'Unione;
  • lavorare a più stretto contatto con i Paesi terzi, allo scopo di garantire efficaci politiche di rimpatrio, fornire assistenza a chi necessiti di protezione internazionale prima del suo ingresso nel territorio dell'Unione e al contempo evitare che chi non necessita di protezione affronti viaggi pericolosi nel tentativo di farvi ingresso.
    Le politiche di migrazione e asilo sono state tra i principali temi del Consiglio europeo del 28-29 giugno 2018; in proposito i Capi di Stato e di Governo degli Stati membri hanno concordato una serie di conclusioni, tra l'altro, con particolare riguardo all'istituzione di piattaforme regionali di sbarco in Paesi terzi, alla realizzazione di centri controllati in Stati membri, al proseguimento dei lavori per la revisione del regolamento Dublino, e al rafforzamento della cooperazione con l'Africa per la riduzione delle cause profonde della migrazione irregolare ( per approfondimenti vedi tema Agenda europea sulla migrazione).
Queste tre linee tematiche e di azione saranno discusse nel corso di un Vertice informale dei Capi di Stato e di Governo, già programmato a Salisburgo per il 20 settembre 2018.
Sul piano della sicurezza, inoltre, la Presidenza austriaca intende operare in direzione di una cooperazione più efficiente e di un costante scambio di informazioni tra le autorità di sicurezza degli Stati membri, nonché di una piena interoperabilità dei database più rilevanti, e sottolinea la necessità di ulteriori sforzi congiunti per combattere le minacce terroristiche e ogni forma di radicalizzazione.
In tema di mercato interno e digitalizzazione, il documento della Presidenza austriaca rileva come la percentuale europea del PIL globale e la potenza economica dell'Unione siano in graduale declino. Per garantire la competitività e la prosperità dell'Unione, è essenziale lavorare a una semplificazione del quadro regolatorio e a un progresso costante nel campo dell'innovazione e della digitalizzazione dell'economia. La Presidenza austriaca si ripropone pertanto:
  • di accelerare i lavori per il completamento del Mercato unico digitale, la modernizzazione della pubblica amministrazione su larga scala e il rinnovamento della politica industriale;
  • di dare nuovo impulso ai negoziati sulla tassazione dell'economia digitale, allo scopo di garantire che i profitti siano tassati nel Paese all'interno del quale vengono generati.
I temi del completamento del Mercato unico digitale e della tassazione dell'economia digitale sono stati oggetto del Consiglio europeo del 28-29 giugno 2018. Circa il completamento del Mercato unico digitale, i Capi di Stato e di Governo degli Stati membri hanno evidenziato l'importanza di conseguire risultati in merito alle rimanenti proposte legislative prima della fine dell'attuale legislatura europea. Per quanto concerne la tassazione dell'economia digitale, invece, hanno, in particolare, invitato il Consiglio dell'UE a proseguire l'esame sulle proposte sulla tassazione digitale, presentate dalla Commissione europea il 21 marzo 2018, che perseguono l'obiettivo di adeguare le norme fiscali europee ai nuovi modelli imprenditoriali della realtà digitale, al fine di assicurare che le imprese che operano nell'UE paghino le tasse nel luogo in cui sono generati gli utili e il valore.
Per quanto attiene infine alla stabilità nel Vicinato dell'Unione, la Presidenza austriaca intende lavorare con decisione a un rafforzamento dei rapporti tra l'Unione e i suoi vicini, concentrandosi nello specifico sui Paesi dei Balcani occidentali e dell'Europa sudorientale.
Più nel dettaglio, in continuità con il lavoro già intrapreso dalla Presidenza bulgara e con la Strategia per l'allargamento presentata dalla Commissione europea il 6 febbraio 2018, e sulla base della relazione 2018 sulla politica dell'allargamento presentata dalla Commissione europea il 17 aprile 2018, l'Austria intende assicurare una concreta prospettiva europea per tutti gli Stati dei Balcani occidentali, basata su criteri chiari connessi alle performance individuali e ai progressi conseguiti.
Le priorità della Presidenza austriaca vengono poi illustrate nel dettaglio procedendo per singole formazioni del Consiglio, e partendo da quelle che saranno le linee di lavoro sviluppate a livello di Consiglio affari generali. Tra i temi cui viene conferito maggior rilievo, in aggiunta ai tre già individuati e illustrati supra, vanno menzionati, in particolare:
  • il dibattito in materia di sussidiarietà e proporzionalità.
    Si ricorda che il 10 luglio 2018 la Task force sulla sussidiarietà e proporzionalità, istituita il 18 gennaio 2018, sulla base di una proposta del Presidente della Commissione europea, ha presentato al Presidente Juncker il proprio rapporto finale recante nove raccomandazioni, accompagnate da misure concrete di attuazione ( per approfondimenti vedi il tema " Rapporto della Task force della Commissione europea sulla sussidiarietà e proporzionalità ").
    La Commissione europea sta preparando una comunicazione incentrata sull'ulteriore rafforzamento della sussidiarietà, proporzionalità e miglioramento della regolamentazione nel funzionamento quotidiano dell'Unione europea.
    La Presidenza austriaca dell'UE organizzerà a novembre 2018 una conferenza sulla sussidiarietà a Bregenz, che offrirà l'opportunità di discutere ulteriormente le raccomandazioni della task force.
  • Il rafforzamento della cooperazione strutturata in materia di politica estera, di sicurezza e di difesa (PESCO), attraverso il rapido sviluppo di efficienti strutture di governance e l'implementazione del primo blocco di progetti già approvati. Sempre in tema di politica di difesa, la Presidenza austriaca intende affrontare in particolare il tema del finanziamento delle missioni e delle operazioni PSDC, attraverso l'esame della proposta relativa al nuovo strumento finanziario relativo alla European Peace facility proposto dall'Alta rappresentante il 13 giugno e che dovrebbe sostituire l'attuale meccanismo ATHENA[1];
    Il Consiglio dell'UE dell'11 dicembre 2017 - sulla base di una proposta presentata da Francia, Germania, Italia e Spagna - ha adottato una decisione con la quale è stata istituita la cooperazione strutturata permanente (PESCO) in materia di difesa, alla quale partecipano tutti gli Stati membri UE tranne Gran Bretagna, Danimarca e Malta.
    Nella decisione del Consiglio dell'UE, istitutiva della PESCO, si stabiliscono una serie di impegni vincolanti:
    - cooperare al fine di conseguire obiettivi concordati riguardanti il livello delle spese per gli investimenti in materia di equipaggiamenti per la difesa. In particolare, si prevede l'impegno degli Stati partecipanti alla PESCO ad aumentare i bilanci per la difesa, al fine di conseguire l'obiettivo di un aumento a medio termine della spesa per investimenti nel settore della difesa del 20% e del 2% del totale della spesa per la difesa destinata alla ricerca;
    - ravvicinare gli strumenti di difesa;
    - rafforzare disponibilità, interoperabilità e schierabilità delle forze;
    - cooperare per colmare, anche attraverso approcci multinazionali e senza pregiudizio della NATO, le lacune constatate nel quadro del «meccanismo di sviluppo delle capacità»;
    - partecipare allo sviluppo di programmi comuni di equipaggiamenti di vasta portata nel quadro dell'Agenzia europea per la difesa.
    Contestualmente alla decisione istitutiva della PESCO, sono stati indentificati una prima serie di 17 progetti di cooperazione, approvati dal Consiglio dell'UE il 6 marzo 2018. L'Italia è capofila in 4 progetti (come la Germania) e partecipa ad 11 progetti. Altri progetti saranno definiti entro dicembre 2018.
    Si ricorda, inoltre, che nell'ambito della Presidenza austriaca dovrebbero proseguire i negoziati relativi alla proposta di regolamento che istituisce il Fondo europeo per la difesa, che prevede uno stanziamento complessivo di 13 miliardi di euro nell'ambito del prossimo quadro finanziario 2021-2027, per azioni volte a promuovere la cooperazione tra Stati membri dell'UE sia nella ricerca che nello sviluppo di prodotti e tecnologia nel settore della difesa.
  • il completamento dell' Unione bancaria, attraverso la ricerca di un accordo in sede negoziale sul pacchetto presentato dalla Commissione europea nel novembre del 2016, e la focalizzazione sui temi della riduzione del rischio, dell'istituzione di un Sistema europeo di assicurazione sui depositi (EDIS) e dell'introduzione di un backstop comune al Fondo di risoluzione unico, fornito dal Meccanismo europeo di stabilità (MES);
    Il 29 giugno, a margine del Consiglio europeo, si è tenuto l' Euro Summit, nel suo formato esteso a 27 Stati membri, che ha convenuto in particolare che:
    - l'accordo in sede di Consiglio sul pacchetto sulla condivisione dei rischi nel settore bancario dovrebbe consentire ai colegislatori di approvarlo entro la fine dell'anno;
    - si dovrebbe iniziare a lavorare a una tabella di marcia al fine di avviare negoziati sul sistema europeo di assicurazione dei depositi; 
    - il Meccanismo europeo di stabilità (MES) fornirà sostegno al Fondo di risoluzione unico (SRF) e sarà rafforzato sulla base degli elementi indicati nella lettera del presidente dell'Eurogruppo (entro dicembre 2018, l'Eurogruppo stabilirà i termini per il sostegno comune e concorderà le condizioni per l'ulteriore sviluppo del MES).
  • il raggiungimento - per quanto possibile - di un accordo globale in sede negoziale sul pacchetto di proposte legislative relative all' Unione dell'energia, delle quali si sottolinea l'interconnessione, che rende improduttivo procedere per parti separate ( per approfondimenti vedi tema L'Unione dell'energia);
  • la prosecuzione del dibattito sulla modernizzazione e la semplificazione della Politica agricola comune dopo il 2020 (parte integrante e decisiva dei lavori consigliari sul nuovo Quadro finanziario pluriennale), che dovrebbe peraltro essere accompagnata da misure a tutela dei produttori agricoli, considerati l'anello più debole nella catena dell'approvvigionamento alimentare;
    Il nuovo quadro finanziario pluriennale per il periodo 2021-2027 prevede 365 miliardi di euro per la PAC (a prezzi correnti), che corrisponde a una percentuale media del 28,5% del bilancio complessivo dell'UE per il periodo 2021-2027. Di questo importo, 265,2 miliardi di euro sono destinati ai pagamenti diretti, 20 miliardi al sostegno al mercato (FEAGA) e 78,8 miliardi allo sviluppo rurale (FEASR). Ulteriori 10 miliardi di euro saranno disponibili attraverso il programma di ricerca dell'UE Orizzonte Europa per sostenere specifiche attività di ricerca e innovazione in prodotti alimentari, agricoltura, sviluppo rurale e bioeconomia. Secondo quanto dichiarato dalla Commissione europea, i finanziamenti a favore della PAC subirebbero una riduzione del 5% rispetto al bilancio UE 2014-2020 (secondo il Parlamento europeo i tagli sarebbero sottostimati e ammonterebbero, nel complesso, al 15%). In dettaglio, appaiono ridotti sia i pagamenti diretti (da 303 miliardi a 286 miliardi di euro) sia le dotazioni del Fondo agricolo europeo per lo sviluppo rurale (FEASR) che si concentra sulla risoluzione di problematiche specifiche delle zone rurali dell'UE (da 95,5 a 78,8 miliardi di euro). Lo scorso 18 giugno, in sede di Consiglio agricoltura, l'Italia si è espressa contro il taglio alla spesa per la politica agricola ( secondo Confagricoltura i tagli per l'Italia ammonterebbero a circa 3 miliardi di euro e colpirebbero soprattutto le aziende di maggiore dimensione).
  • la ricerca di un accordo in sede negoziale per un'ulteriore riduzione delle emissioni CO2 delle auto, passo fondamentale per il conseguimento degli obiettivi fissati a livello di UE per il 2030, accompagnata da un impegno particolare per avviare il dibattito sulla recente proposta della Commissione relativa alla plastica monouso.

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